Marina Romea – Relax tra due spiagge

“La chiamavano Bocca di Rosa metteva l’amore, metteva l’amore, la chiamavano Bocca di Rosa metteva l’amore sopra ogni cosa”.
Ore sette di sera, visi abbrustoliti, la palla del sole che cerca un nascondiglio dietro la linea delle valli, chitarre, gambe incrociate, battiti di mani. La ruota della mia bici supera la ghiaia del sentiero e approda a un raduno di gente giovane e vecchia prima di cena, vino versato nei bicchieri di plastica e triangoli di pizza mentre si canta De André. Dopo la spiaggia, eccone un’altra.

A Marina Romea è il privilegio di pochi, di chi cerca quella pace di cui parla un cartello all’ingresso del paese. L’altra spiaggia, la distesa delle valli, sta oltre le case, dietro le strade, dietro i bazar di materassini-salvagenti-creme abbronzanti. Un vecchio pedalò abbandonato ricorda le gite alla boa per tuffarsi dove non si toccava e guardare il nostro ombrellone diventare piccolo piccolo. Ma qui non ci sono bagnini, né sedie a sdraio. C’è un’acqua piatta, una luce diversa, un orizzonte oltre al quale, chissà. Qui si viene a compensare la domenica sulla spiaggia vera, quella che – mi dicevano da piccola – era la più lunga del litorale e per raggiungere la riva dalla cabine ci mettevi un bel po’.

Ancora oggi il mare è un obiettivo da conquistare, un viaggio iniziatico attraverso la pineta. Rucola, asparagi, more, pinoli grassi che per aprirli ci facevano venire le mani nere come carbone. I frutti proibiti, oggi. Che profumano ancora i viali di un aroma che anticipa il fragore delle onde. Quante volte avrei voluto chiamarlo diversamente, questo paese amato e odiato.

Da bambina mi svegliavano i timbri dell’ufficio postale sotto camera mia. Ma quando aprivo la finestra vedevo i pini e tra i loro rami cercavo il viale che ancora una volta mi avrebbe portato in spiaggia. Marina Pineta, Marina Pace, Valle Marina. Invece no, avevano scelto una strada per battezzare questo angolo di mondo. Una strada verso Roma. I ragazzini storpiavano Romea in Mortea, desiderando discoteche o chissà che. Poi si rifugiavano al cinema all’aperto e si mangiavano un gelato sulle panchine. La sala giochi, un’istituzione. Come il mercato del martedì.

Marina Romea | Foto © Nicola Strocchi, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Marina Romea | Foto © Nicola Strocchi, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Marina Romea non è cambiata, negli anni. È cresciuta, questo sì, ed è più amata. Ma non si è tradita. Resta il regno delle famiglie, della passeggiata, della natura. Il parco pubblico si chiama “Parco degli alberi fatati”: è lì che si incontrano genitori e nonni, baby sitter e animatori. Sotto i pini si colorano cartelloni, si leggono storie, si costruiscono giocattoli, si fa merenda. È l’estate della città da
dimenticare, della routine che rilassa gli animi, dei riti.

A Marina Romea molti hanno la seconda casa con il giardino e le chiavi da lasciare nella serratura, con la citronella per tenere lontane le zanzare. Se pedali per le strade prima di cena senti il rumore delle stoviglie. Se passeggi all’ora di colazione vedi i bambini sulla bicicletta, pronti a raggiungere l’ombrellone prenotato da anni allo stesso nome. Quello sotto il quale si mangia il panino con la cioccolata dopo il bagno di metà mattina. Quante volte mi sono chiesta come mai chi veniva in vacanza a Marina Romea quando era bambino lo fa ancora oggi, con i suoi figli. Mi dicevo: “Una spiaggia, il mare a volte torbido, la pineta. E poi?”. L’ho capito con gli anni che quel senso di pace è quasi un sogno proibito per chi, per qualche intoppo, un anno non riesce ad arrivare fin qua.

Sull’isola che è sempre un po’ difficile da raggiungere. Che trovi dopo le brutture. Dopo la Baiona scandita di industrie che fumano troppo. E che dimentichi girandoti dall’altra parte e assistendo allo spettacolo della Piallassa punteggiata di capanni da pesca.

Marina Romea è come un chiodo fisso, un atto d’amore. Solo d’inverno qualcosa muta: è il letargo di un luogo nascosto sotto gli alberi, protetto dalla frenesia. Che si riposa per tornare, l’estate dopo, alla sua natura secolare.

Silvia Manzani


9 spiagge in cerca d’autrice

Nove lidi e 40 chilometri di spiaggia, nove storie, nove stili diversi di vivere la vacanza, un microcosmo di realtà del litorale ravennate che offre sguardi differenti. Nascono così nove racconti imperniati sull’identità di ogni luogo, tra memorie, ricordi e fascinazioni.
Casal Borsetti, Marina Romea, Porto Corsini, Marina di Ravenna, Punta Marina Terme, Lido Adriano, Lido di Dante, Lido di Classe, Lido di Savio. Nove località raccontate da altrettante giornaliste.
Un viaggio in parole dove l’innovazione si affianca all’offerta balneare più tradizionale, con modalità diverse, passando da antichi borghi di pescatori, alle lottizzazioni degli anni ’70, alle riqualificazioni urbane ai grandi progetti del porto turistico e del terminal crociere, dalla pineta agli stabilimenti balneari più trendy, dalla natura incontaminata ai bagni attrezzati per lo sport.

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

Share This

Share this post with your friends!