Perché andare a vedere l’Ultimo Dante alla Classense

Per celebrare il nostro Dante Alighieri ogni occasione è buona, ma si sa che settembre è il mese dantesco per eccellenza. Quest’anno, nell’ambito di Ravenna per Dante (che vedrà eventi fino all’1 dicembre), alla Biblioteca Classense è stata organizzata la mostra L’ultimo Dante e il cenacolo ravennate, in collaborazione con la Società Dantesca Italiana e la curatela di Gabriella Albanese e Paolo Pòntari.

La prima lettura di Dante per me non è sicuramente stata un colpo di fulmine, ma col tempo (e con una certa dose di pazienza) l’amore è sbocciato. Ogni volta che ho la possibilità di conoscere qualcosa di nuovo sul suo conto, ne approfitto. Ma perché scrivo per consigliare una visita all’Ultimo Dante? Non è solamente una mostra sul poeta, secondo me.

Ancor più che per le notizie sull’Alighieri, infatti, il visitatore (e, in particolare, il visitatore ravennate) può sorprendersi dell’accuratezza delle ricostruzioni storiche e della varietà di fonti che illustrano il rapporto di Dante con la città di Ravenna. La-città-di-Ravenna: ossia case, persone, strade, mura, chiese.

Una presentazione digitale illustra i luoghi della città legati al poeta e alla famiglia Alighieri (in particolare ai figli Pietro e Suor Beatrice), ai da Polenta, che accolsero l’esule fiorentino, e al circolo di amici con cui trascorse gli ultimi anni, la cui ricostruzione è stata il frutto dell’analisi puntale di documenti trecenteschi. La mostra prende infatti il nome dal saggio L’ultimo rifugio di Dante, pubblicato nel 1891 da Corrado Ricci, un classico della bibliografia sul rapporto tra il poeta e la città, di cui sono esposte varie edizioni.

L’ultimo Dante alla Classense | © Cesare Pezzi

Bisogna fare uno sforzo per tentare di cogliere quale sia stata la realtà e la concretezza della quotidianità ravennate – attraverso i secoli che ci separano – dell’uomo-Dante, senza cadere nel tranello di elevare sempre la sua persona alla figura imbalsamata  e cristallizzata di Poeta Sommo. Il “cenacolo ravennate” era composto da medici, notai, letterati e filosofi, e nelle vetrine sono esposti alcuni testi scritti di loro pugno e altri documenti legati alla sfera personale degli ultimi anni del poeta. Considerato il fatto che non siamo in possesso di alcun testo autografo dell’Alighieri, questi manoscritti in mostra emanano sicuramente un certo fascino.

Tra tutte le frequentazioni romagnole, spiccano alcune figure in particolare: il dottore Fiduccio de’ Milotti e il notaio di origine fiorentina Dino Perini sono le persone celate dietro due pastori delle Egloghe latine del poeta. Il notaio Menghino Mezzani, invece, scriveva poesie in volgare e fu uno dei primissimi attenti lettori della Commedia. L’umanista Coluccio Salutati infatti, alla vigilia del XV secolo, quando la ricerca dei manoscritti danteschi cominciava a dare i primi grattacapi, faceva richiesta dei testi e degli scritti che erano stati in possesso del Mezzani, in quanto «familiaris et socius Dantis nostri».

Oltre all’attenzione riservata ai luoghi danteschi e ai suoi amici, in mostra ci sono anche esposte alcune riproduzioni di dipinti raffiguranti gli ultimi anni di Dante a Ravenna e il suo rapporto con la città. Il quadro che ho preferito è di William Bell Scott (metà XIX sec.) e fa riferimento ad un episodio avvenuto (forse) dopo la sua morte, intorno al 1350: Boccaccio fa visita alla figlia di Dante raffigura appunto l’incontro che doveva avvenire tra il letterato fiorentino e Suor Beatrice, monaca nel monastero di Santo Stefano degli Ulivi, alla quale doveva portare 10 fiorini.

William Bell Scott, Boccaccio fa visita alla figlia di Dante

William Bell Scott, Boccaccio fa visita alla figlia di Dante  | Foto © Wikimedia

Purtroppo, non si può sapere con certezza se questo episodio si verificò o meno, e la notizia resta incerta, come molte altre legate al poeta. A noi però deve piacere immaginare che l’incontro tra i due avvenne: Boccaccio, grande estimatore del predecessore fiorentino e divulgatore della sua opera, nell’andare a conoscere la figlia del suo idolo letterario deve sembrare come il visitatore contemporaneo che, nonostante i secoli, viaggia per avvicinarsi il più possibile alla persona del grande poeta Dante Alighieri.

[La mostra è gratuita ed è stata allestita tra l’aula magna e il corridoio grande. Inaugurata l’8 settembre, sarà visitabile fino al 28 ottobre 2018 e, in occasione della Notte d’Oro, sarà aperta fino alle 22.30.]

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

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