Guidarello Guidarelli: storia dell’uomo di marmo

In occasione della Notte d’Oro ho visitato la città con mia mamma, che non veniva a Ravenna da qualche anno. Mentre ci incamminavamo verso il Mar, all’inaugurazione della mostra ?War is over, si sforzava di ricordare in che anno avesse visitato Sant’Apollinare Nuovo e, arrivate davanti il Museo d’Arte della città, mi disse che non c’era ancora mai stata. Si ricordava però di una Pinacoteca che aveva visitato da ragazza, dove aveva visto la statua di un soldato che l’aveva colpita molto. Stentavo a credere a quella coincidenza: «Ma stai parlando del Guidarello Guidarelli!».

Era qualche tempo che di Guidarello sentivo parlare spesso in quanto oggetto di una delle sezioni del video contest che sarebbe stato inaugurato proprio il 6 ottobre, e sapevo che era stato valorizzato anche nella mostra in corso. Diciamo che, delle tante opere esposte al Mar, era forse quella che più bramavo di vedere.
L’aura intorno alla Lastra tombale di Guidarello Guidarelli è percepibile già prima che la scultura venga effettivamente vista. La suggestione inizia quando si scopre dell’esistenza di una leggenda che lo riguarda: se una ragazza bacia le labbra marmoree del guerriero, si sposerà entro l’anno e, se è già stata maritata, le proprietà taumaturgiche del Guidarello le faranno avere un figlio entro gli stessi dodici mesi.

Oltre alla leggenda, che ha creato un vero e proprio mito intorno alla sua bianca effigie, il Guidarello suscita l’interesse di molti anche per altri misteri che lo riguardano, due in particolare: il primo è legato all’autorialità della statua, che ha fatto sorgere molti dibattiti, mentre il secondo riguarda la storia della sua vita o, meglio, quella della sua morte.

Lastra tombale di Guidarello Guidarelli | © Wikimedia

Lastra tombale di Guidarello Guidarelli | © Wikimedia

Chi era, quindi, Guidarello?

Nato a Ravenna attorno alla metà del XV secolo, venne nominato cavaliere del Sacro Romano Impero nel 1468, ancora giovanissimo. Era un mercenario, di quelli contro cui Ludovico Ariosto si scagliava nell’Orlando furioso: aspetto che a noi, forse, sembrerà poco affascinante. Ai suoi tempi Ravenna era sotto l’influenza veneziana, e quindi più volte combatté nelle fila della Serenissima, per la quale faceva anche da informatore. In seguito, combatté per Papa Alessandro VI e, infine, per il figlio illegittimo Cesare Borgia.

Ve lo ricordavate che Borgia, detto il Valentino, era figlio di un papa? Io mi stupisco ogni volta che torno su questa notizia. Insomma, il nostro Guidarello combatté a lungo per il controverso Cesare Borgia, che lo nominò anche capitano. Al tempo il Valentino era impegnato nella conquista della Romagna, di cui poi il padre lo rese Duca.

Era per una di queste campagne belliche che nel 1501 Guidarello si trovava a Imola, durante il periodo del carnevale, quando trovò la morte. A lungo la sua causa restò ignota, e nacquero diverse ipotesi e leggende. Si può leggere, ad esempio, che forse venne fatto decapitare da Borgia a causa del suo ruolo di informatore per la Repubblica di Venezia, oppure che spirò a causa di un duello scoppiato per amore. Quest’ultima notizia pare oggi poco verosimile: forse venne diffusa per alimentarne il mito romantico.

La versione che oggi è più accreditata non è comunque meno curiosa di queste. Stando ad un frammento ritrovato nel 1930 da Augusto Campana in una cronaca del tempo, sembra che, in occasione di un ballo in maschera, il guerriero avesse prestato una bella camicia alla spagnola, tutta ornata d’oro, ad un certo Virgilio Romano e che questi, non volendogliela rendere, si infuriò e lo uccise. Il Duca vendicò poi l’ingiusta uccisione del Guidarello e fece uccidere Virgilio Romano. Ecco l’antico testo da cui è stata tratta la notizia:

Miser Guidarelo da Ravenna, soldato dignissimo del duca, abiando imprestato una sua camisa a la spagnola, belissima de lavori d’oro, a Virgilio Romano a Imola, per farsi mascara, e non je la volendo rendere e cruzatosi con lui, el ditto Virgilio lo tajò a pezzi e amazollo; el Duca fatollo pjare li fé tajare la testa.

Durante una lunga agonia, che si protrasse fino al 6 o al 7 di marzo, Guidarello riuscì a dare disposizioni alla moglie Benedetta Del Sale per il suo stesso rito funebre, chiedendo che una sorta di commissione composta da sei umanisti decidesse come investire una somma di 500 o 600 ducati per la costruzione della sua tomba.
Queste sono le notizie che abbiamo sull’uomo Guidarello Guidarelli. Sicuramente le circostanze della sua morte sono interessanti, ma possiamo ammettere che, se non fosse stato per la bellezza della Lastra a lui dedicata, oggi non sarebbe altrettanto noto. Molti però sono i dubbi che la riguardano: non si sa con sicurezza né chi la realizzò, né quando venne conclusa.

Lo scultore più accreditato è Tullio Lombardo, autore anche della lastra raffigurante Dante nel Monumento a lui dedicato. Nel 1525 gli vennero pagati 350 ducati per il restauro della cappella di San Liberio nella Basilica di San Francesco, dove il sepolcro ebbe collocazione fino alla metà del XVII secolo. Fu forse realizzato in quell’occasione? A molti studiosi questo dato non basta per affermarlo.

Oltre al nome di Tullio Lombardo, erano già stati fatti altri nomi in precedenza, come quello di Giacomello Baldini o del padre Pietro Lombardo, già attivo a Ravenna (suoi, ad esempio, i basamenti delle colonne di Piazza del Popolo). Probabilmente ci dovremo accontentare di rimanere nell’incertezza: oltretutto, forse materialmente forse non fu solo un “maestro” ad aver liberato il Guidarello dal marmo, perché spesso alla realizzazione di una scultura contribuivano tutti i membri della bottega di un artista.

Come se non bastasse il mistero intorno all’autore della Lastra, negli anni Novanta due storici dell’arte, Andrea Bacchi e Desideria Cavina, hanno sollevato l’ipotesi che il Guidarello possa non essere l’originale, ma una copia di epoca romantica. A sostegno di questa tesi possono essere i numerosi spostamenti che ha subito l’opera: c’è infatti chi sostiene che l’originale possa essere stato sostituito con una copia in una di queste occasioni.

Xilografia del Quadrarco di Braccioforte del 1900 | © Wikimedia

Xilografia del Quadrarco di Braccioforte del 1900 | © Wikimedia

A metà del XVII secolo la scultura fu spostata da San Francesco al Quadrarco di Braccioforte, motivo per cui a lungo infatti il cavaliere venne chiamato Braccioforte da chi faceva visita a Ravenna. Nell’Ottocento venne poi collocato all’Accademia di Belle Arti, dal quale venne rimosso e messo al riparo durante la seconda guerra mondiale in una ignota villa in campagna. Scampato il pericolo, tornò all’Accademia, dove rimase fino al 1972, quando venne collocato nella Loggetta lombardesca del Museo d’Arte della città di Ravenna, l’odierno MAR.


Il prossimo post di #myRavenna sarà dedicato al fascino auratico del Guidarello e, se intanto vi è venuta voglia di ammirare il Guidarello, perché non fare una visita al Mar?

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

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