?War is over: una mostra tra sogni e incubi

Dopo ogni guerra
c’è chi deve ripulire.
In fondo un po’ d’ordine
da solo non si fa.
[…]
Non è fotogenico,
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono già partite
per un’altra guerra.

Wisława Szymborska

?War is over – Arte e conflitti tra mito e contemporaneità è la mostra che quest’autunno è stata organizzata dal MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna. Inaugurata il 6 ottobre, in occasione della Notte d’Oro 2018, chiuderà i battenti il 13 gennaio 2019. L’esposizione è ricca di opere di arte contemporanea, e i riflettori sono puntati sui grandi nomi degli artisti ospitati. Per farne giusto alcuni dei più “chiacchierati”, si possono ammirare opere di Picasso e di De Chirico, della Abramović, di Jan Fabre Andy Warhol, di Christo

Questa è una mostra molto forte e piuttosto complicata. Non tanto perché sia di difficile comprensione, ma perché è molto coinvolgente dal punto di vista emotivo: il percorso di ogni visitatore sarà diverso, e trovo quindi inutile stilare una lista di “cose da non perdere”. Preferisco raccontarvi alcune delle opere che hanno colpito me, nella speranza di invogliarvi ad andare a scoprire di persona le emozioni che vi aspettano. Già il titolo della mostra è di per sé emblematico: ?War is over è una domanda che si maschera da affermazione.

Qui di seguito trovate una galleria con alcune opere che sono stata felice di aver scoperto:

  • La prima è un’opera del 2013 di Alfredo Jaar e ritrae Lucio Fontana nel 1946, al suo ritorno dall’Argentina, dove si era rifugiato durante la guerra. L’artista italiano cammina tra quelle che erano le mura del suo studio a Milano, ridotto in macerie con i bombardamenti. Jaar, fuggito dalla dittatura di Pinochet nel 1982, utilizza l’arte come strumento di riflessione e denuncia politica: anche la gigantografia in mostra vuole rappresentare il riscatto culturale di un artista che può ancora ergersi sulle rovine della guerra nonostante ciò che ha perso. Vicino alla grande stampa, in mostra c’è anche un’opera in ceramica di Fontana, intitolata Battaglia. Le ceramiche, poco note rispetto ai tagli che l’hanno reso celebre, sicuramente meritano attenzione.

 

  • L’opera Senza titolo degli italiani Perino & Vele, che lavorano spesso con la tecnica della cartapesta, colpisce innanzitutto per la sua grandezza. Un grande sacco cela al suo interno una sfera, che grazie al sottotitolo si scopre essere un Mappamondo intrappolato. Il mondo, offeso nella sua cecità, è stato colpito da una scarica di proiettili. Ho trovato significativo l’utilizzo di quotidiani nella sua realizzazione. Le testate utilizzate? “Il Mattino”, “La Gazzetta dello Sport”, “Italia Oggi”, “Il Sole 24 Ore”.

 

  • Non conoscevo Pino Pascali prima di visitare ?War is over, e la sua Bomba a mano mi ha davvero commosso. L’arma si fa Diario quando l’artista, trovando una vera bomba a mano inesplosa, decide di svuotarne il contenuto e di riempirla nuovamente con qualcosa di intimo e personale: un messaggio. Dice: “il 24-1-67 ho ricaricato la bomba con questo biglietto. | Pascali | l’ho riverniciata oggi con smalto verde di cadmio”. Pascali ha notevolmente contribuito a dare importanza internazionale al movimento dell’Arte Povera, di cui fanno parte anche altre opere in mostra.

 

  • La Fucilazione in campagna è stata datata dal suo autore Renato Guttuso al 1939, anche se forse venne dipinta l’anno precedente. Il quadro è stato composto pensando alla fucilazione del poeta Federico García Lorca ad opera dai franchisti, avvenuta nel 1936 durante la guerra civile spagnola. Per  non correre il rischio di essere censurato dai fascisti, Guttuso lasciò credere che rappresentasse un delitto di mafia. La Fucilazione è una dei primi memorabili risultati artistici del pittore e del suo “realismo lirico”.

 

  • Emilio Isgrò immagina un mondo senza più né nomi, né confini, perché le guerre non debbano più esistere: Weltanschauung, “visione del mondo”, è quasi un’utopia cartografica. L’opera consiste in dodici tavole di carte geografiche di epoca prussiana alle quali sono stati cancellati i nomi con il colore nero. Lo spazio, privato dei suoi toponimi, viene restituito alla pace. Questa tecnica ha reso celebre l’artista: Isgrò iniziò le prime opere di “cancellatura” nel 1964, quando aveva dichiarato morta la parola.

 

  • Andy Warhol non ha certo bisogno di presentazioni, ma alla ?War is over sono esposte due opere meno “pop” di quelle che si vedono di solito. Due sono le serigrafie esposte, entrambe intitolate Sedia elettricaLo strumento di morte è reso con colori saturi e vivaci, come se la foto fosse destinata ad essere usata per una pubblicità,: il risultato visivo è straniante e molto sgradevole. La spettacolarizzazione della morte qui va di pari passo con la critica alla pena capitale in America, molto viva negli anni Settanta quando le serigrafie sono state realizzate.
Marzia Migliore, Pier Paolo Pasolini | © www.theartstack.com

Marzia Migliore, Pier Paolo Pasolini | © theartstack.com

?War is over è un percorso tra sogni di libertà, desideri atavici di pace e un unico incubo ricorrente: la guerra che non finisce mai. Questa mostra non vi deluderà!

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

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