La Torraccia: l’emblema dell’indissolubile legame tra Ravenna e le sue acque

Immersa nella campagna di Classe, in prossimità della pineta, spicca la cosiddetta Torraccia: un’antica torre di avvistamento. L’edificio, costruito a guardia e difesa del Porto Candiano, sorge a circa tre chilometri dal mare e a uno e mezzo dall’argine dei Fiumi Uniti. La torre, chiamata «Gaetana», in ricordo del legato pontificio Bonifazio Caetani, fu edificata nell’agosto del 1617 e originariamente si ergeva sulla sponda destra del Candiano. Il porto annesso al canale in epoca moderna fu lo snodo marittimo principale di Ravenna e tale rimase fino al 1737, quando si inaugurò un nuovo raccordo col mare nel canale “Corsini”. A quest’ultimo venne poi assegnato l’idronimo “Candiano” tanto era forte, per i cittadini di Ravenna, il legame con il vecchio punto d’approdo.

Alba alla Torraccia

Alba alla Torraccia

Interamente costruita in laterizio, la Torraccia è una struttura a base quadrata della quale si conserva la zona inferiore a larga scarpata e, come sottolinea Gaetano Savini, munita di tre cannoniere al piano terra: una rivolta a mare e due verso la zona anticamente occupata dalla spiaggia. L’edificio è ormai danneggiato alla sommità, ma all’interno ancora si conserva una stretta scala che conduce al piano superiore. Considerata la presenza di questo secondo livello, l’altezza originaria della torre era sicuramente maggiore di quella attuale di circa 13 metri. Come ipotizzato da studi recenti, la sommità probabilmente era dotata di terrazza e merlature.

La Torraccia, utilizzata fino al XVIII secolo, cadde in disuso con la chiusura del canale Candiano. Dapprima fu impiegata come pollaio e stalla, successivamente a fianco alla struttura fu costruita una casa colonica e vennero disposti campi coltivati. Attualmente è raggiungibile solo percorrendo una carraia privata posta sulla via Marabina, la strada che collega Ponte Nuovo a Lido di Dante.

La Torraccia

La Torraccia

La Torraccia è l’emblema dell’indissolubile legame tra Ravenna e le acque che la circondano e, talvolta, la percorrono. Acque stagnati come quelle antiche paludi che oltre a proteggere la città, condizionavano la vita degli abitanti creando un ambiente, come descritto nel V secolo da Sidonio Apollinare, dove «le acque stagnano […] le case crollano e le imbarcazioni si arenano. I vivi muoiono di sete e i morti galleggiano».

Ma la Torraccia ricorda anche quanto l’acqua sia da sempre un bene indispensabile per Ravenna: attraversata da fiumi e canali, fu scalo di commercio marittimo e terrestre fondamentale nell’Adriatico. Percorsi che frammentano e talvolta distruggono, ma allo stesso tempo uniscono fino a divenire vere e proprie vie di comunicazione della nostra città che, proprio dalle acque, affiora.


Se vi è piaciuto questo racconto di Giulia, qui trovate il link al suo articolo sulla Posterula Vincileonisun piccolo varco tra il passato di Ravenna e la nostra quotidianità.

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Sono appassionata d’arte e fortemente legata alla mia città: laureata in Conservazione dei Beni Culturali, lavoro per Ravenna Festival e collaboro con Trail Romagna.

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