La storia del trafugamento delle ossa dantesche

La Tomba di Dante è uno dei punti di interesse più visitati di Ravenna. Moltissimi sono i turisti, italiani e stranieri, e gli studenti che amano recarsi nella Zona del Silenzio, il cuore dantesco della città, a rendere omaggio al Sommo Poeta nel luogo della sua sepoltura. Anche i ravennati, benché siano familiari al tempietto, non si scordano di onorare l’Alighieri, ogni tanto. C’è una storiella interessante che, però, non tutti conoscono, e che vale la pena di conoscere: riguarda le ossa di Dante e il trafugamento di cui furono oggetto nel Cinquecento.

Come ben saprete, Dante a Ravenna ha trovato il suo ultimo rifugio, dove riparò all’esilio da Firenze cui era stato condannato per motivi politici. Non si sa di preciso quando si installò in città definitivamente (Boccaccio indicava il 1314, ma è più probabile che fu tra il ’17 e il ’18), ma vi restò fino alla fine dei suoi giorni, nel 1321. Era ospite di Guido Novello Da Polenta, che gli fornì una casa e incoraggiò la scrittura delle sue opere. Alla sua morte, vennero celebrati i funerali solenni nella Basilica di San Francesco, luogo a cui Dante era molto affezionato. Il poeta venne sepolto inizialmente in un sarcofago collocato all’esterno della Basilica, a sinistra, accanto alle mura del convento dei Francescani.

Trascorsi quasi due secoli, i Fiorentini iniziarono a reclamare i resti del poeta perché volevano restituirlo alla città da cui aveva dovuto dolorosamente distaccarsi. Nel 1519, l’allora papa Leone X, fiorentino di nascita in quanto Medici, autorizzò le richieste dell’Accademia Medicea per trasferire le ossa di Dante. Michelangelo Buonarroti, che era tra i firmatari, prometteva di erigere una sepoltura degna del poeta. Ma quando i delegati dell’Accademia aprirono il sarcofago dantesco lo trovarono vuoto, e dovettero andarsene a mani vuote.

 

In seguito si scoprì che erano stati i frati francescani ad aver prontamente fatto sparire le ossa del Poeta, rimuovendole dal sarcofago attraverso un foro effettuato nel muro di cinta su cui poggiava il sarcofago. I frati le tennero celate all’interno del convento e nel 1677 furono collocate in una cassetta di legno per volere del priore Antonio Santi. Nel 1810, a causa delle leggi napoleoniche, i frati dovettero lasciare il convento e quindi si premurarono di nascondere la cassetta in una porta murata del Quadrarco di Braccioforte.

Le ossa di Dante furono ritrovate per caso solamente nel 1865, durante alcuni lavori fatti eseguire nella zona in vista delle celebrazioni del poeta. La piccola cassa, apparentemente anonima e degna di poco interesse, pare che stesse per essere buttata, come se fosse cosa di poco conto. Fortunatamente, un giovane studente di nome Anastasio Matteucci si accorse che su di essa vi erano scritte alcune scarne informazioni che chiarivano inequivocabilmente quanto di prezioso vi era contenuto. I resti furono finalmente sistemati nel tempietto commemorativo eretto nel 1780 dall’architetto Camillo Morigia, quello che oggi conosciamo come Tomba di Dante.

Il ritrovamento delle ossa di Dante durante i lavori al Quadrarco di Braccioforte del 1865 | © centrodantesco.it

Il ritrovamento delle ossa di Dante durante i lavori al Quadrarco di Braccioforte del 1865 | © centrodantesco.it

 

Purtroppo, le spoglie dantesche non conobbero pace nemmeno nel XX secolo. Chi ha fatto visita alla sua sepoltura probabilmente sa già a che cosa mi riferisco: tra la Tomba di Dante e il Quadrarco di Braccioforte, è infatti ancora visibile il cumulo sotto il quale la cassetta fu nascosta nel 1944 per proteggere le reliquie dai bombardamenti della seconda guerra mondiale: una lapide ne dà notizia.

 

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

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