Storia e leggenda di Teoderico, re dei Goti

La storia di Teoderico, re dei Goti, è un capitolo molto importante per la città di Ravenna: l’ascesa e la caduta del re barbaro ci dicono molto infatti di alcuni dei monumenti più visitati della nostra città.

Al di là dei fatti storici, interessante è anche tutto ciò che riguarda la morte di Teoderico, ammantata dal mistero: la leggenda è un incredibile groviglio di fantasie diverse, una più sorprendente dell’altra. Ma del resto, favola e realtà spesso si intrecciano nel racconto della storia di Ravenna.

Le origini e la giovinezza

Teoderico nacque nel 454 d.C. in Pannonia, una regione che oggi possiamo collocare tra l’Austria e l’Ungheria.
Figlio dal Re degli Ostrogoti Teodemiro, a soli otto anni fu inviato come ostaggio alla corte dell’Imperatore di Costantinopoli Leone I. Qui visse per ben dieci anni come pegno di garanzia per il mantenimento della pace tra Ostrogoti e Bizantini.

Costantinopoli era la città più colta e illuminata del suo tempo: fu istruito dai migliori maestri, anche se non si dedicò mai allo studio con grande dedizione (pare fosse rimasto quasi analfabeta), forse perchè convinto del fatto che l’utilizzo della penna lo rendesse più debole nell’esercizio della spada.

Alla morte del padre gli successe al trono (474 d.C.). Continuò la politica di alleanza con l’Impero Bizantino, appoggiando Zenone nelle sue campagne militari. Quest’ultimo lo insignì del titolo di patrizio, pur cominciando a preoccuparsi della sempre maggiore popolarità che il giovane re ostrogoto stava cominciando a riscuotere tra i suoi, e non solo.
Per evitare pericolose sovrapposizioni di potere, acconsentì che Teoderico partisse alla volta dell’Italia per porre fine al regno erulo di Odoacre.

Teodorico re dei Goti e il Palazzo di Teodorico nella Basilica di Sant'Apollinare Nuovo

Una moneta raffigurante re Teoderico con alle spalle il suo Palazzo, raffigurato nei mosaici della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo

Alla conquista dell’italia

Nel 488 d.C. Teoderico partì per l’Italia con il suo esercito (parliamo di oltre un centinaio di migliaia di persone!), con al seguito anche le famiglie dei soldati.

L’impresa non fu affatto semplice: nel 489, al momento di valicare le Alpi, dovette affrontare un inverno rigidissimo e anche quando giunse a destinazione, nonostante le vittorie riportate contro Odoacre (grazie anche al sostegno dei Visigoti galli di re Alarico II), non riuscì a porre fine alla guerra una volta per tutte.

Odoacre fu costretto a ritirarsi a Ravenna, dove si sentiva protetto dai paesaggi lacustri che circondavano al tempo la città. Dopo ben tre lunghi anni di assedio, i barbari di Teoderico, negli accampamenti, erano vessati dalla malaria: le perdite erano state enormi.

La vittoria giunse nel 493 d.C., dopo la presa di Rimini: Odoacre e il suo popolo si trovavano ormai “chiusi” a Ravenna, dove si moriva di stenti ed epidemie. Il 27 febbraio del 493 fu firmato un trattato di pace ma, durante il banchetto celebrativo, Teoderico con un colpo di scena fece uccidere Odoacre e tutte le persone a lui più fedeli (sembra, infatti, che quest’ultimo fosse intenzionato ad organizzare un colpo di stato).

Re Teoderico e Ravenna capitale

Divenuto padrone d’Italia, Teoderico governò tentando di far convivere pacificamente le due anime del suo Regno, ossia quella gota e quella romana: se ai primi furono lasciate tutte le cariche militari, ai secondi furono assegnati quasi tutti gli incarichi civili.

Allo stesso modo, Teoderico non impose agli ortodossi romani il suo credo religioso, l’arianesimo. Anzi, si infastidiva quando qualcuno cercava di convertirsi pensando di fargli piacere: chi non è fedele al suo Dio, come potrà mai esserlo anche al suo re?

La città di Ravenna tornò a risplendere. La produzione agricola e la costruzione edilizia ebbero una nuova fioritura. Benché Teoderico non fosse molto interessato alla cultura, capiva perfettamente l’importanza di finanziare lo sviluppo delle arti.
Forse era stato Severino Boezio, il grande filosofo che ebbe modo di conoscere a Roma, a fargliene cogliere il grande valore. Attivò pertanto un grande azione di ristrutturazione che perseguì in grande parte del suo Regno, da Roma fino a Ravenna.

Si devono a Teoderico, ad esempio, il battistero degli Ariani, la basilica dello Spirito Santo, la basilica di Sant’Apollinare Nuovo e il suo mausoleo che fece costruire proprio come sua ultima dimora: ben tre degli otto monumenti che compongono il sito Unesco di Ravenna!
A questi si aggiungono innumerevole opere di restauro e urbanizzazione sparse in tutta la città e di cui oggi si possono cogliere alcune tracce nel parco archeologico di Classe, nel nuovo museo di Classis e all’interno del Museo Nazionale. Un esempio su tutti, ad esempio, è il ritrovamento di una conduttura dell’impianto idrico cittadino marchiato con il suo nome.

Da non dimenticare, inoltre, il suo palazzo posto nei pressi della basilica di Sant’Apollinare Nuovo (nei mosaici dell’interno è conservata tra l’altro una sua raffigurazione), in parte scavato nella prima metà del secolo scorso con ambienti mosaicati e splendidi reperti. Lo stesso non deve essere confuso con il Palazzo di Teoderico (cosiddetto), in realtà parte di un edificio di età carolingia costruito secoli dopo sui resti della dimora teodoriciana.

Gli ultimi anni

Purtroppo, benché per gran parte del suo regno Teoderico abbia governato in pace, gli ultimi anni della sua vita furono del tutto diversi. Se prima era stato un sovrano illuminato, alla fine dei suoi giorni divenne invece cupo, diffidente, paranoico. Vedeva nemici e complotti ovunque, e si spezzò quel clima di armonia che aveva contraddistinto fino ad allora il suo regno.

La sua reputazione cominciò a incrinarsi con la condanna a morte di Albino, console romano accusato di aver ordito una congiura, ma anche di Boezio, che era stato un suo grande amico, e di Flavio Simmaco, il suocero, che avevano tentato di opporsi a questa decisione ingiusta.

A peggiorare la situazione, intervenne anche Giustino I, il nuovo Imperatore bizantino che iniziò un’aspra campagna contro l’arianesimo. Il re goto, nel tentativo di arginare il problema, inviò lo stesso papa Giovanni perché convincesse l’Imperatore a ritirare gli editti emanati contro il suo credo religioso. Ma, essendo tornato in Italia senza aver ottenuto risultati, nel 526 Teoderico lo punì richiudendolo in prigione e lasciandolo morire in miseria.

Le tante leggende sulla morte di Teoderico

Teoderico esalò l’ultimo respiro il 30 agosto 526 nel suo Palazzo a Ravenna. Si era guadagnato un bel numero di nemici, e molte sono le leggende che si raccontano sul suo trapasso.
C’è chi crede che, sul punto di spirare, preso dai sensi di colpa vide il fantasma del filosofo Boezio, antico amico che aveva tradito mandando a morte. I cattolici, invece, diffusero la credenza che la sua morte fosse avvenuta per volere divino poiché il re, eretico, aveva mandato a morte il papa. Altri non si sentirono di escludere l’avvelenamento.

Dario Fo, che si interessò ai racconti popolari di Ravenna, non poteva certo trascurare la leggenda di Teoderico! Ne“La vera storia di Ravenna” riportò due differenti versioni. La prima, piuttosto nota, rimanda alla credenza che l’ostrogoto, in groppa al suo cavallo, fu rapito da un demone che si era impossessato dell’animale, trascinandolo con sé nel cratere infuocato di un vulcano. A tal proposito Giosuè Carducci ne racconta una sua personale versione nella lunga poesia “La leggenda di Teoderico”.

Un’altra versione, più fantasiosa, racconta di un Teoderico ormai triste, depresso, roso dai sensi di colpa. I suoi cuochi cercavano sempre di tirarlo su con deliziosi manicaretti, finché…

Steso su un vassoio molto grande viene portato in sala da pranzo un grosso pesce rosato pronto per essere servito a tavola. La bocca del pesce si spalanca e fra i suoi denti appare la testa di un uomo: è quella del senatore Simmaco! Il re, qualche giorno prima, aveva ordinato che gli fosse mozzato il capo, e quindi gettato a mare.
A Teoderico sfugge un urlo di raccapriccio, trema, poi spalanca gli occhi e la bocca in una terrificante smorfia. Si rovescia in avanti verso il pesce e si ritrova faccia a faccia con il capo mozzo del senatore. Entrambi morti stecchiti.

Ancora più suggestiva è l’ultima leggenda che vogliamo raccontarvi. Questa versione narra che Teoderico fosse terrorizzato dai fulmini, soprattutto da quando un’oscura profezia gli aveva predetto che uno gli avrebbe dato la morte. Per combattere questo suo timore fece costruire il mausoleo proprio per ripararsi al suo interno durante i temporali. La grande cupola monolitica in pietra d’Istria non bastò però a proteggerlo dal suo destino e, un giorno, un fulmine la crepò, arrivando a colpire il re dei Goti.

Il Mausoleo di Teodorico a Ravenna | Wikimedia

Il Mausoleo di Teoderico a Ravenna | Foto © Wikimedia

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