Mito e storia di Stefano Pelloni, il “Passator Cortese” di Romagna

Tra le tante leggende del territorio di Ravenna, sicuramente quella del “Robin Hood” di Romagna ha il suo gran fascino. Il mito del Passator Cortese è stato raccontato da numerosi libri, canzoni popolari, persino dal poeta Giovanni Pascoli, da un film e da una serie televisiva. Dietro alla figura di questo personaggio romanzesco, però, si nasconde la storia di un temibile brigante, che si macchiò dei più efferati crimini.

Stefano Pelloni nacque nel 1824 al Boncellino, una frazione di Bagnacavallo. Il suo singolare pseudonimo ha origine nel mestiere che la sua famiglia faceva da generazioni, ossia quello di traghettare le persone da una parte all’altra del fiume Lamone. Pare che la predisposizione ad una vita violenta l’avesse già nel DNA: viso truce, sguardo arcigno, si avviò alla carriera criminale fin da giovanissimo. Il primo colpo lo fece a soli 18 anni, quando rubò alcuni fucili a danno di braccianti. Prese parte alle ruberie che alcune squadre di malviventi organizzavano nelle campagne di Ravenna, Lugo, Faenza, dove estorcevano sotto minaccia denari e beni alimentari. Venne arrestato per la prima volta il 10 ottobre 1843 a Russi, ma riuscì ad evadere in un solo mese (cosa che, successivamente, avvenne senza difficoltà altre volte).

Viveva in clandestinità e aveva una banda tutta sua, con la quale si dava a furti e omicidi. Fra il 1847 e il 1851 si affiancarono e avvicendarono nella squadra del Passatore una settantina di scagnozzi, che lo accompagnavano nelle sue missioni criminali. Oltre alle rapine di strada, aveva un modus operandi tutto suo: entrando in un paese, per prima cosa si preoccupavano di mettere fuori gioco i rappresentanti della giustizia. Dopodiché, si recavano nei caffè, nei teatri, nei ristoranti o nelle sale da ballo, ossia nei luoghi dove si riunivano le persone più facoltose della zona. Sequestrati i signorotti, si facevano accompagnare presso le loro abitazioni, dove la squadraccia dava il via alle danze. Quando non era rimasto più niente di valore, i briganti si disperdevano con il loro bottino, pronti a prendere di mira una nuova cittadina. Il suo agire era spinto soprattutto dal desiderio di rivalsa nei confronti dei benestanti e dal proposito di vendicarsi di chi collaborava con la giustizia per acciuffarlo.

Un fotogramma del film Il Passatore (1947), regia di Duilio Coletti | © ffdl.it

Un fotogramma del film Il Passatore (1947), regia di Duilio Coletti | © ffdl.it

Come nacque i mito del Passator Cortese

Il Passatore fu ucciso il 23 marzo 1851, ancora molto giovane, nei pressi di Russi. Era insieme al suo compagno Giazzolo, quando un gruppo di guardie armate riuscì a scovarli nascosti in un capanno, dove si erano fermati a riposare. Si racconta che il suo corpo esangue venne fatto sfilare per i paesi che aveva messo a ferro e fuoco, in un macabro festeggiamento della sua morte. Oggi, la domanda sorge spontanea: se, in fin dei conti, Stefano Pelloni era uno spietato criminale, come mai nacque il mito del Passator Cortese? Ad aver alimentato la leggenda del “ladro gentiluomo” furono sicuramente i romanzi a lui dedicati, che all’indomani della sua morte proliferarono numerosi. Ce ne furono almeno una trentina, senza tener conto delle ristampe. Tra questi, l’anonima Rapsodia o storia di Stefano Pelloni, detto il Passatore in versi del 1862 lo volle addirittura figlio naturale di Papa Pio IX, corrotto dalla malizia di un prete e innamorato di Carmela che, ingannato, gli viene sottratta.

Il mito si creò grazie ad un’interpretazione romanzesca della sua vicenda biografica. Pare che quando era ancora adolescente, venne mandato dalla madre alle Terme di Riolo perché il soggiorno potesse giovare alla sua salute. Il centro termale era frequentato soprattutto da persone facoltose, e la disparità economica e sociale tra la sua condizione e quella degli aristocratici che conobbe in quell’occasione sembra essere all’origine del suo desiderio di rivalersi sui più ricchi. La leggenda del “Passator Cortese” come Robin Hood di Romagna nacque sulla falsa idea che il Pelloni ridistribuisse ai poveri ciò che rubava ai benestanti. In realtà, il Pelloni era grato solo a chi, per salvarsi la pelle, cedeva ai suoi ricatti e lo aiutava a nascondersi dalla giustizia!

La sua storia venne resa celebre da Il Passatore, film del 1947 girato da Duilio Coletti a cui partecipò come sceneggiatore anche il cineasta romagnolo Federico Fellini. Il Pelloni era interpretato dell’affascinante Rossano Brazzi, mentre un giovanissimo Alberto Sordi era nei panni di uno dei briganti. La trama del film ha poco a che vedere con la realtà storica: il Passator Cortese, innamorato della bella Barbara, viene ostacolato nel coronamento del suo amore e si vendica brutalmente della felicità che gli è stata negata. Ecco il fotogramma all’inizio del film che vi invitiamo a vedere, se siete curiosi di approfondire questa storia popolare romagnola 😉

Un fotogramma del film Il Passatore (1947), regia di Duilio Coletti | © Wikimedia

Un fotogramma del film Il Passatore (1947), regia di Duilio Coletti | © Wikimedia

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

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