La storia racchiusa nel Museo Nazionale di Ravenna

Se cercate un museo che vi sorprenda, il Museo Nazionale di Ravenna è quello giusto. Tra le tante cose da visitare in città, forse è rimasto un po’ più di nicchia, e proprio per questo si presta ad essere rivalutato dai visitatori più attenti e curiosi. La pace che si respira nei suoi chiostri e la storia che racchiude sono tutte da assaporare con una visita accurata. Sapete come è nato e quali collezioni custodisce?

Forse non tutti sanno che nel complesso monumentale della basilica di San Vitale, dove oggi si trova il Museo Nazionale di Ravenna, si trovava anche un monastero benedettino cassinese, fondato nel 999 e rimasto aperto fino alla sua chiusura del 1797. Era il più ricco e potente della città. L’abbazia ospitava monaci e serventi e godeva di un patrimonio fondiario di lasciti e donazioni, privilegi imperiali e pontifici. I terreni di proprietà del monastero si estendevano per 6400 ettari: terre coltivate, pascolive, vallive e la pineta che tutt’ora chiamiamo di San Vitale. Dopo la soppressione in epoca napoleonica, il monastero divenne di proprietà militare e fu usato da caserma e, in seguito, come dimora per i senzatetto.

Il Museo Nazionale di Ravenna che conosciamo oggi nacque tra il 1877 e il 1889 grazie allo scultore ravennate Enrico Pazzi. L’artista volle creare un istituto progettato sul modello dei musei civici che si erano sviluppati in alcuni capoluoghi del nord Italia. Il Museo, nato anch’esso come Civico, nel 1885 fu tramutato in Nazionale. Inizialmente fu allestito nell’abbazia soppressa di Classe in Città e nel 1910 si trasferì all’abbazia di San Vitale, la sua sede odierna. I primi materiali esposti del Museo Nazionale di Ravenna furono quelli recuperai dalle grandi abbazie cittadine.

Le collezioni del Museo Nazionale di Ravenna

Il Museo Nazionale si Ravenna si articola lungo tre chiostri originari di quello che era il monastero benedettino. All’interno del primo chiostro, o “chiostro della cisterna”, si possono notare antiche finestrelle strombate e resti di archi che attestano l’impianto altomedievale. In questo piano si trovano reperti lapidei di epoca romana, caratterizzati da una vasta raccolta di epigrafi, stele e porzioni di sarcofagi collocabili tra il I e il III secolo; la scultura sepolcrale più celebre è il Bassorilievo di Augusto, la più ricca documentazione di Ravenna romana.

Salendo al secondo chiostro attraverso lo Scalone Fiandrini non si possono non notare il busto di Papa Innocenzo X Pamphili, attribuito ad Algardi, e le due colonne di marmo greco provenienti dal pronao di San Vitale. Al centro del chiostro si trova una statua in marmo di Carrara raffigurante Papa Clemente XII, scolpita nel 1738 da Pietro Bracci. Andando avanti si può osservare una raccolta di capitelli in vario stile, frammenti marmorei di diversa natura e altri manufatti del X-XII secolo; nel lato nord sono presenti alcuni mosaici pavimentali provenienti dall’area della basilica classicana di San Severo. Oltre tutto, si trova l’importante ciclo di affreschi del ‘300 dipinti da Pietro da Rimini, provenienti dal complesso conventuale di Santa Chiara (attuale Teatro Rasi) e visibilmente influenzati dalla pittura giottesca.


Al piano superiore, infine, si trovano numerose collezioni eterogenee. C’è la collezione di bronzetti e placchette, che fanno parte del nucleo più antico del Museo. Il bronzo era simbolo di prestigio e di potere: in epoca ellenistica romana il bronzetto divenne oggetto di collezionismo da esporre in casa. All’interno del Museo è conservato anche il mobilio settecentesco e le ceramiche di un’antica farmacia, acquistato nel 1909 dalla farmacia de’ Mori, che si chiamava così perché due teste di mori, in legno, una volta ornavano i lati del bancale. Proseguendo per le sue sale, vi imbatterete in collezioni di avori, tessuti antichi, oggetti sacri prevenienti dalle abbazie, armi e armature. Seguendo il percorso si troverà una sala intera dedicata alla nascita del Museo stesso e altre sale che percorrono gli anni della Ravenna tardoantica, dove sono collocate le tre transenne e la croce sommitale provenienti dalla chiesa di San Vitale, e bizantina.

Gorilla Davide Rivalta a Ravenna | Lupi al Museo Nazionale di Ravenna per Terre Promesse di Davide Rivalta | © fineartsmag.com

Lupi al Museo Nazionale di Ravenna per Terre Promesse di Davide Rivalta | © fineartsmag.com

Tra tanti dettagli e testimonianze della Ravenna antica, spicca un’opera contemporanea che sorprende sempre i visitatori. Se l’avete già vista, non avrete dubbi: sto parlando dei lupi di Davide Rivalta, artista molto presente in città, che ha portato il suo bestiario nei luoghi più impensati.

Il Museo Nazionale di Ravenna, nel complesso di San Vitale, abbraccia con la pace dei suoi chiostri i visitatori che vanno alla sua esplorazione. Come ogni buon museo, anche questo lascia gli avventori un po’ più ricchi di quando sono entrati. Se vi lascerete guidare, i dettagli delle sue collezioni vi porteranno attraverso tutte le storie che hanno da raccontare.

Appassionata di cultura italiana e straniera, definisco la mia vita un viaggio e chi viaggia vive due volte.

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