La Ravenna di Montale nella poesia dedicata a Dora Markus

Il nome di Dora Markus forse non sarebbe ricordato se non fosse per l’omonima poesia di Eugenio Montale che l’ha reso immortale. Se non la conoscete (la trovate qui!), forse avrete sentito nominare questo nome perché a lei è stata, non a caso, dedicata una piazza a Marina di Ravenna. Il delicatissimo ritratto che il poeta fa della giovane è infatti intrecciato a qualche istantanea di Ravenna e del suo porto. Questi versi, amari e dolcissimi insieme, hanno regalato uno degli omaggi poetici più belli di questa città.

Le gambe di Dora_Markus | Wikimedia

Le gambe di Dora Markus | Wikimedia

Ma, innanzitutto, chi era Dora Markus? Dora Markus era una ragazza austriaca di origini ebraiche che, in realtà, Montale non ebbe mai modo di conoscere. Il poeta seppe di lei solo attraverso il ritratto che ne fece l’amico in comune Bobi Bazlen, critico letterario e scrittore. Fu lui a inviare a Montale la famosa foto delle “gambe meravigliose” di Dora e a invitarlo a comporre una poesia su di lei.

Il componimento è diviso in due sezioni: alla prima del 1928 ne segue un’altra del 1939. Al ritratto di Dora Markus, percepito come incompleto, si aggiunge questa seconda parte dove alla figura di Dora si sovrappone anche la storia di un’altra donna, con il quale forse il poeta si confuse: Gerti, anch’essa austriaca di origini ebraiche.

La prima parte si apre con l’immagine ampia di Porto Corsini, dove il poeta si immagina di essere stato con Dora“Fu dove il ponte di legno / mette a Porto Corsini sul mare alto / e rari uomini, quasi immoti, affondano / o salpano le reti.”. Da lì, il poeta immagina di proseguire con la giovane fino alla darsena di città, che allora era descritta ancora come “lucida di fuliggine“.

Ma ecco i versi indimenticabili che il poeta ha donato alla città:

E qui dove un’antica vita
si screzia in una dolce
ansietà d’Oriente,
le tue parole iradiavano come le scaglie
della triglia moribonda.

L’immagine della “dolce ansietà d’Oriente” rende omaggio all'”antica vita” della città, ossia quella bizantina. Il poeta condensa in questi pochi versi un grande omaggio al fascino di Ravenna, cogliendo la sua intima essenza e restituendola con un’espressione efficacissima. In queste parole sembrano brillare i tempi del passato glorioso della città, quello che si può ammirare nei mosaici dei suoi monumenti Unesco. Questo omaggio poetico, certo, è in buona compagnia (pensate ad esempio a come Ravenna ispirò Dante), ma trovo che la sensibilità montaliana sia stata capace di riassumere il rapporto della città con il fantasma della capitale bizantina in modo particolarmente sottile.

Poco oltre, a questa immagine si aggiungono  altri versi indimenticabili che Montale concepisce per ritrarre la donna:

è una tempesta anche la tua dolcezza, 
turbina e non appare,
e i suoi riposi sono anche più rari.

Il tono della poesia si fa più cupo nella seconda sezione, dove è già calata l’ombra delle leggi razziali sulla vita di Dora-Gerti, l’aria si è fatta velenosa e il ricordo delle passeggiate ravennati si è ormai lontano.

Marina di Ravenna | © Hajotthu via Wikimedia

Marina di Ravenna | © Hajotthu via Wikimedia

Dora Markus di Eugenio Montale (in Le occasioni) è una lettura imprescindibile se si vuole scoprire come il fascino di Ravenna abbia ispirato poeti e viaggiatori. L’intelligenza e la sensibilità dei suoi versi hanno donato alla città un immortale specchio poetico nel quale riflettersi.

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

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