La chiesa che si è fatta teatro: la storia del Rasi di Ravenna

Che Ravenna sia una città d’arte in tutte le sue sfaccettature è noto a tutti. Per i viaggiatori interessati alla cultura e all’arte è la meta ideale: i suoi monumenti Unesco e la bellezza dei mosaici testimoniano la  sua grande storia. Insieme al pregio del suo patrimonio artistico, un altro buon motivo per visitare Ravenna è per venire a teatro. Uno dei teatri del centro storico nasconde nella sua struttura un’origine antica e più di un aneddoto da raccontare. Ravenna, si sa, è una città ricca di storie da svelare, alcune più conosciute e altre meno. Alcuni di voi probabilmente avranno già capito che sto parlando del teatro Rasi, ma prima di svelare la misteriosa vicenda, è bene partire con ordine.
Sapete chi erano i da Polenta?

I da Polenta erano una nobile famiglia italiana con casato nella signoria feudale di Ravenna (1275 – 1441). Fu la principale famiglia guelfa della città e alla sua testa spiccava la figura di Guido il Vecchio, che divenne signore assoluto di Ravenna nel 1287. Se il suo nome non vi è molto noto, sicuramente avrete sentito quello di sua figlia, Francesca da Polenta, resa celebre per il racconto che Dante fece del suo amore per Paolo nel V canto dell’Inferno.
Un membro meno “chiacchierato” della famiglia, ma non per questo meno importante, fu suor Chiara da Polenta, sorella di Francesca. Nel 1255, insieme a una comunità di clarisse ravennati, fondò un monastero e una chiesa dedicati a Santa Chiara, lasciando a Ravenna un edificio fondamentale per la cultura della città. La comunità di Santo Stefano in fundamenta Regis crebbe sulle fondamenta di quello che oggi si crede fosse un antico palazzo imperiale o, diversamente, un oratorio.

Il teatro Rasi di Ravenna | © Ravenna Festival

Il teatro Rasi di Ravenna | © Ravenna Festival

Camillo Morigia a fine Settecento ridisegnò la chiesa e l’adiacente monastero, che vennero quasi completamente ricostruiti. Dopo secoli di incessata attività, la vita del monastero si concluse bruscamente nel 1805, con la soppressione ordinata da Napoleone. Questo monastero non fu l’unico ad essere chiuso in città: stessa sorte è toccata anche a quello camaldolese (ospitato dove oggi si trova la Biblioteca Classense) e a quello del complesso di San Vitale (dove oggi si trova il Museo Nazionale). L’edificio conventuale fu demolito in seguito alla sua chiusura, ma la chiesa e il ciclo di affreschi nel presbiterio furono risparmiati. Gli affreschi, attribuiti a Pietro da Rimini e datati al secondo decennio del XIV secolo, oggi sono ammirabili presso il Museo Nazionale, dove sono stati riposti perché fossero maggiormente al riparo.  Rappresentano la storia della Salvezza, gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa.

La chiesa, adattata prima a cavallerizza, alla fine del XIX secolo fu ceduta all’Accademia Filodrammatica e trasformata in teatroNel 1919 il teatro fu intitolato “Luigi Rasi in onore dell’attore, drammaturgo e storico ravennate di fine Ottocento. Oggi il grande artista ravennate è ricordato soprattutto perché si è a lungo dedicato alla ricerca di un metodo di recitazione più spontanea e meno artificiale.

Il teatro Rasi oggi

Oggi il teatro Rasi, in via di Roma 39, è sede di Ravenna Teatro, centro di produzione teatrale fondato dalle compagnie teatrali Teatro delle Albe e Drammatico Vegetale. La stagione teatrale di prosa che ospita è sempre notevole: le proposte sono di grande interesse e rilevanti nel panorama del teatro contemporaneo. Tra le tante iniziative, merita di essere ricordato il il “cantiere Dante” di Marco Martinelli e Ermanna Montanari, omaggio l’opera del grande poeta invitando la cittadinanza a prenderne parte. Oltre alla stagione dei teatri, il Rasi ospita molte altre iniziative nel corso dell’anno, ed è inoltre sede di manifestazioni importanti come quella di Polis Teatro Festival  (a maggio) o del rinomato Ravenna Festival (giugno-luglio).

Ciò che rimane dell’antica chiesa sono la facciata, attuale ingresso del teatro, e l’abside, inserito nell’area scenica e composto dagli stessi antichi mattoni. Questa caratteristica conferisce un carattere suggestivo all’ambiente, soprattutto per l’aspetto raccolto e intimo del palcoscenico. Insomma, il teatro Rasi sfoggia con orgoglio la sua storia portandola sempre con sé in scena… letteralmente!

Appassionata di cultura italiana e straniera, definisco la mia vita un viaggio e chi viaggia vive due volte.

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