Ravenna e i suoi Porti

Questo porto ci dicono Cangiano
perché andando da qui si va a Marina…
dai “Sonetti Romagnoli” di Olindo Guerrini.

Nata sull’acqua, Ravenna si è vista nei secoli allontanarsi dal mare per l’incessante rimodellamento del Delta del Po. Il suo è, fin dall’antichità, un territorio fragile e mutevole in balìa del mare, dei fiumi e del clima. 

Ravenna, da “città di acque correnti” situata al centro di una laguna viva, si è pertanto trasformata progressivamente in una “città di terra”.

Consapevole dell’importanza di non interrompere questo rapporto, la città si è dotata di un cordone ombelicale, una vera e propria cerniera, che la collegasse all’Adriatico, al mondo. È questa, in sintesi, la storia dei porti di Ravenna.

Dal porto militare di Classe di età augustea a quello commerciale di epoca tardoantica, dal Porto Coriandro, dove probabilmente è sbarcato l’enorme monolite del Mausoleo di Teodorico, al Porto Candiano, posto alla foce del canale Pamphilio che sfociava “In sul lito Adriano” nei pressi della “Turaza”, fino all’attuale canale naviglio Corsini voluto da Giulio Alberoni, il Cardinale Legato al quale dobbiamo il riassetto idraulico che oggi conosciamo.

Ricostruzione di Ravenna (I secolo d.C.)

Ricostruzione di Ravenna (I secolo d.C.) | Foto tratta da http://tamoravenna.info/

Questa trasformazione è avvenuta tra il 1735 e il 1740. Fino ad allora, per secoli, Ravenna era stata una città dove la presenza dell’acqua era stata incombente e massiccia.
Una città in cui la gente aveva a che fare tutti i giorni con l’acqua perché doveva attraversare ponti, si trovava gli argini dei fiumi davanti a casa, respirava nelle stagioni più calde i miasmi di acqua putrida che faticava a scorrere verso il mare.

L’acqua venne definitivamente allontanata dalla città nella prima metà del XVIII secolo in seguito alla diversione dei fiumi Ronco e Montone negli attuali Fiumi Uniti e alla costruzione di Porto Corsini (l’attuale Marina di Ravenna) avvenuta a partire dal 1735 per iniziativa, come già ricordato, del Cardinale Legato Giulio Alberoni (il nome Corsini è il nome del Papa regnante, Clemente XII Corsini). 

Canale Corsini (Ravenna) | Foto © Biserni

Il porto, collegato al centro urbano attraverso un ampio canale navigabile, avrebbe dovuto rilanciare Ravenna come scalo principale nello Stato Pontificio, ma il suo effettivo sviluppo è successivo di oltre un secolo alla costruzione.

Con l’unificazione italiana (1861) e la costruzione della rete ferroviaria (1863), Porto Corsini divenne infatti uno dei luoghi strategici per l’economia ravennate, sia come scalo commerciale che come prima meta del turismo balneare.

Il riconoscimento di Porto Corsini come “porto nazionale”, voluto da Luigi Carlo Farini nel 1860, costituì la premessa alle opere di allargamento del canale e di sistemazione delle banchine, intraprese a partire dal 1870.

In seguito a queste opere, si insediarono, nei pressi della Stazione Ferroviaria e della Dogana, una serie di opifici e magazzini che costituirono il primo nucleo di un comparto manifatturiero destinato a crescere già fra le due guerre mondiali.

Foto Storica della Darsena di Ravenna | Foto © Istituzione Biblioteca Classense

Foto Storica della Darsena di Ravenna | Foto © Istituzione Biblioteca Classense

È curioso che ancora oggi i ravennati preferiscano chiamare il canale navigabile col nome “Candiano” e non con quello ufficiale “Corsini”, probabilmente perché sono rimasti affezionati al nome del vecchio porto ubicato a sud della città.
Candiano è in realtà un nome assai antico la cui etimologia, non nota, risale all’idronimo Candidiano che si riferiva ad uno dei corsi d’acqua che lambivano la città. Candiano è quindi un termine riferito all’acqua, alla città portuale, alle sue isole e, in epoca più recente, al canale Pamphilio. 

Sul braccio interno del canale, si trovava la cosiddetta Darsena dei velieri, che giungeva fin sotto la chiesa dei SS. Simone e Giuda (costruita tra il 1898 e il 1902), ove furono costruiti i magazzini del porto d’epoca settecentesca che Marco Fantuzzi, il magistrato illuminato di Ravenna, fece costruire su progetto di Camillo Morigia. Progetto che riporta la data del 1781.

La Darsena dei velieri, colpita dai bombardamenti aerei del 1944, venne definitivamente tombata nel Secondo Dopoguerra e dagli anni settanta i traffici marittimi si spostarono quasi interamente alle nuove Darsene San Vitale e alla penisola Trattaroli. 

La Dogana ha avuto diverse collocazioni. Inizialmente, come si vede in tante fotografie, la Regia Dogana era ubicata in testa Candiano, proprio di fianco alla Stazione Ferroviaria, poi nel 1930 fu inaugurata una nuova sede, di fianco alla Capitaneria di Porto. Distrutta durante la Seconda Guerra Mondiale fu ricostruita dal lato opposto del Candiano, dove oggi ha sede la Polizia Municipale.

Moltissimi gli stabilimenti industriali e commerciali sorti sulle sponde delle vecchie darsene: raffinerie di zolfo, fornaci per mattoni, stabilimenti di legnami, fabbriche di concimi chimici, fonderie, jutifici…

È interessante notare che in molte di queste fabbriche fosse prevalente la manodopera femminile. Sia la “Saccheria Ravennate Callegari & Ghigi” sia lo “Jutificio Montecatini” assunsero centinaia di lavoratrici che si emanciparono così dalla dipendenza dal lavoro maschile e dalle mansioni domestiche.

Foto Storica della Darsena di Ravenna | Foto © Istituzione Biblioteca Classense

Foto Storica della Darsena di Ravenna | Foto © Istituzione Biblioteca Classense

Quasi tutte donne erano anche le dipendenti della “Società Conserve Alimentari Conti, Calda & C.”, più nota come “Pandurera”, stabilimento sorto a fianco della Raffineria Almagià nel 1906; inizialmente si trattava di una raffineria di zolfo, la “Lama, Giacometti & C.” ma come raffineria ebbe vita brevissima, tant’è che alla fine dello stesso anno si riconvertì in fabbrica di conserve.

Durante la Prima Guerra Mondiale la cosiddetta “Pandurera” fu colpita da un bombardamento aereo. È curioso ricordare che la grande quantità di pomodoro sparso un po’ ovunque fu scambiato per sangue e inizialmente trasse in inganno i soccorritori che temettero una strage fra le operaie, che invece si erano allontanate in tempo.

Oggi Ravenna non è più una città d’acqua, il mare si è ritirato di oltre 10 km a causa dei sedimenti depositati dal Po e dai suoi tanti affluenti, le acque toccano la città solo presso la Darsena.
Quest’area emerge fortemente come un luogo che possiede tutte le potenzialità di una “cerniera” fra il centro storico di Ravenna e il litorale e che per questo andrebbe il più possibile valorizzata.


#myRavennAmbassadors – La storia di Ravenna e del suo territorio comodamente seduti sul divano di casa vostra.

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