Gli animali fantastici della basilica San Giovanni Evangelista a Ravenna

Basilica di San Giovanni Evangelista (Ravenna)

Basilica di San Giovanni Evangelista | Foto © edificistoriciravenna.it

Fra le pagine famose de Il nome della rosa di Umberto Eco vi sono quelle dedicate al portale della chiesa dell’abbazia, abitato da un lungo elenco di creature immaginifiche che spaziano dalle sirene ai dracontopodi, dai minotauri ai grifoni, dai coccodrilli ai cinocefali ai draghi. Un omnicomprensivo «bestiario di Satana» che lascia Adso in bilico tra fascinazione e terrore. 

Si tratta probabilmente di uno degli omaggi moderni più riusciti a quel capitolo della cultura e dell’arte medievale che non cessa di incantare per i suoi contenuti fantastici e favolistici: quello dei bestiari, dilagati nel mondo occidentale sul modello del Physiologus alessandrino.

La chiesa di San Giovanni Evangelista a Ravenna ne conserva un esempio in mosaico, eseguito in date lontane dall’epoca aurea e gloriosa della città. È il 1213 quando Guglielmo, abate del monastero benedettino sorto a ridosso della basilica placidiana, ordina l’innalzamento del piano pavimentale dell’edificio e la realizzazione di una nuova decorazione musiva.

I soggetti scelti rispondono al gusto enciclopedico del tempo, accostando alla vicende della Quarta Crociata da poco conclusa alcune scene ispirate a leggende e romanzi in voga e, appunto, un bestiario del quale oggi possiamo ammirare le raffigurazioni, più prosaiche, del lupo, dell’oca, dei pesci, della mucca, del cervo, e quelle, più favolose, della pantera, del grifone, dell’unicorno, della sirena e della lamia.

Basilica di San Giovanni Evangelista (Ravenna)

Basilica di San Giovanni Evangelista | Foto © edificistoriciravenna.it

Disposte originariamente in maniera contigua lungo la navata mediana, le immagini del mondo animale assumono valenze simboliche che disvelano ai mortali dogmi dottrinali e insegnamenti etici e morali.
La realtà fenomenica, creazione divina, è infatti intesa dall’uomo medievale come specchio di verità superiori. Tutto il sapere antico, dalle sacre scritture ai testi enciclopedici e ai trattati scientifici greci e latini, partecipa alla decifrazione di questa foresta di simboli, la cui corretta interpretazione più farsi guida nel percorso di riavvicinamento al divino.

Incontriamo così il LUPO, che nei testi sacri è sovente contrapposto all’agnello. Come quest’ultimo, animale sacrificale per eccellenza nella sua immacolata perfezione, è immagine di Cristo, così la bestia selvaggia si fa incarnazione del demonio, costante minaccia per il gregge dei fedeli disperso nel mondo. Al contempo, in base alla leggenda per cui il collo del lupo è rigido e impossibilitato a chinarsi, la fiera diviene emblema e monito contro il peccato della superbia, colpa somma Lucifero, il principe degli angeli ribelli.

Al lupo segue il CERVO, che nel Salmo 42,1 è similitudine, nella sua brama dell’acqua, dell’anima del fedele che anela a Dio. Il cervo è anche immagine del peccatore che purga i suoi peccati: era infatti credenza antica che quest’animale fosse in grado di stanare il serpente, divorarlo, e poi purificarsi dal veleno bagnandosi in fonti di acqua pura.

Nei bestiari medievali il nome della PANTERA affonda le proprie radici nel greco pan, tutto; per questo motivo la fiera diviene simbolo di Cristo, salvatore di tutto il creato. Il parallelismo con il Cristo è sottolineato anche nel Physiologus dove si racconta come la pantera, dopo aver mangiato, dorma tre giorni per poi emette un ruggito e un dolce profumo che invita tutti gli animali a seguirla: facile trasposizione della morte e resurrezione del Signore e del suo farsi guida del genere umano verso la salvezza.

Mostri compositi e dalle molteplici nature sono sia la SIRENA sia il GRIFONE. Tentatrice per eccellenza fin dalle pagine dell’Odissea, la sirena, creatura metà donna e metà pesce, è ammonimento costante contro le seduzioni effimere dei piaceri terreni. Significato simile ha il grifone, simbolo del pericolo e degli inganni che sempre incombono sull’uomo penitente. Al contempo però, col suo corpo di leone e le ali e artigli d’aquila, il grifone si fa nel pensiero teologico immagine del Cristo nella sua duplice natura umana e divina.

Solitario e inavvicinabile è l’UNICORNO nelle credenze medievali, e solo con l’inganno può essere catturato: ancora il Physiologus racconta infatti come quest’animale si lasci avvicinare esclusivamente da giovani vergini, nel cui grembo cade addormentato. Nell’interpretazione cristiana esso si fa quindi immagine del Figlio, incarnatosi nel ventre della Vergine Maria.
Forte fu la delusione di Marco Polo quando, nel suo viaggio in Oriente, scoprì che gli unicorni erano grandi quanto elefanti, pelosi, con la testa di cinghiale e amanti della melma e del fango. L’immaginario fantastico medievale mal si conciliava infatti con la realtà concreta, e il rinoceronte poco aveva a che fare con l’incanto seduttivo degli aristocratici unicorni.

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