La Storia delle Colonne in Piazza del Popolo a Ravenna

Una volta in Piazza del Popolo c’era l’acqua. C’era un piccolo fiume, il Padenna, che solcava la città da nord a sud. Poi arrivarono i Veneziani, verso il 1441, e decisero di interrarlo, allargare la pizza e, poco dopo, innalzare due colonne, molto simili a quelle che si trovano in Piazza San Marco, a pochi passi dalla celebre Laguna.

Piazza del Popolo (Ravenna)

Piazza del Popolo (Ravenna)

Caratteristici del centro di Ravenna, queste due elementi architettonici apparentemente molto simili nascondono in realtà una serie di segreti e curiosità che vale la pena approfondire insieme.

Quando nel 1483 furono erette a delimitare la Piazza verso il corso del Padenna, in cima a una delle due fu collocato il leone di San Marco; sull’altra, la statua del patrono Sant’Apollinare. Dal 1509, anno in cui il pontefice Giulio II prese possesso della città sconfiggendo i veneziani alla Ghiaia d’Adda, le insegne della Serenissima sparirono: il leone fu sostituito dal Santo Patrono e al suo fianco comparse la statua di San Vitale, opera di Clemente Molli.

Piazza del Popolo - La statua di Sant'Apollinare

La statua di Sant’Apollinare (Piazza del Popolo) | Foto © tinatin.zu, via Instagram

Osservando con attenzione la colonna di San Vitale  – seconda curiosità! – noteremo che sulla sua superficie si trova un orologio “a linea meridiana”, realizzato prima dai veneziani e successivamente inciso nel 1793.

Serviva per indicare il mezzogiorno solare di Ravenna con le corrispondenti ore italiche cosiddette “da campanile”, a quel tempo in uso, ma anche per regolare l’orologio pubblico della piazza – meccanico – fatto costruire per la prima volta dai Da Polenta.

Dopo un restauro promosso nel 1868, la meridiana rimase senza gnomone anche perché pian piano era diventata oggetto di discussione nell’opinione pubblica (e sulle pagine del Ravennate) a causa della sua presunta inesattezza, soprattutto nei pressi di solstizi ed equinozi.

La meridiana sulla colonna nord di Piazza del Popolo, Ravenna

Piazza del Popolo (Ravenna) | Meridiana incisa sulla colonna di San Vitale

A questo punto entra in ballo l’Ofiuco, detto anche il Serpentario. Di cosa si tratta?
Ofiuco potrebbe essere il 13° carattere dello Zodiaco, ma di fatto è l’unica costellazione attraversata dall’eclittica che non ha dato il nome a un segno zodiacale.

Citato sin dai tempi di Tolomeo, raffigura un possente uomo, forse Asclepio, che tiene a bada un serpente enorme. Nel 1604 Keplero osservò vicino alla sua stella principale una delle rarissime esplosioni di supernova avvistate negli ultimi cinquecento anni.

In uno dei due basamenti delle colonne di Piazza del Popolo, entrambi realizzati da Pietro Lombardo (padre di Tullio, autore della statua del Guidarello, di cui vi abbiamo parlato in quest’articolo) troviamo un ciclo di bassorilievi con i dodici segni zodiacali, e un elemento in più raffigurante proprio l’Ofiuco che, quasi dimenticato per secoli, riappare in Piazza del Popolo a Ravenna.

Ercole Orario

Ercole Orario

Sotto l’iscrizione che conferma la paternità dei basamenti e che recita Opus Petri Lombardi 1483, è raffigurato anche un Ercole Orario, detto dai ravennati anche Conchincollo. Si tratta della miniatura di una grande statua di Ercole, fatta erigere dall’Imperatore Claudio che la tradizione toponomastica colloca più o meno nel cuore della città.

Il semidio sorreggeva, inginocchiato a causa del grande peso, un quadrante sotto forma di semisfera (quasi una conchiglia), sopra la quale era conficcato lo stilo da cui si dipartivano le linee orarie. Un enorme orologio solare, dunque (che per lungo tempo si pensò anche lunare), che segnò il tempo dei cittadini di Ravenna fino a quando crollò, nel 1591, a causa di un terremoto.

Alcuni frammenti furono in seguito utilizzati per la base della colonna che ora si trova in piazza dell’Aquila. Un piede è invece conservato al Museo Nazionale di Ravenna.

Il sapore di una terra, di una città, di un popolo, si trova spesso nei dettagli, nei centimetri, nelle porzioni di arte e bellezza, che magari ci sorprende proprio dove non ce lo aspettiamo.

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