L’Ars Bizantina, il ricamo “made in Ravenna”

Ravenna conserva con orgoglio un grande passato. Ad ogni angolo, in ogni pietra la storia rivive.
L’ORO dei suoi mosaici ci svela una gloria ineguagliabile fatta di re, imperatori, soldati, santi che sfilano in lunghe ed eleganti teorie nella cui estensione lo sguardo si perde. Il colore BLU ci ricorda che l’acqua fu compagna di Ravenna per millenni. Il Verde è il colore delle sconfinate pinete che, ancora oggi, circondano la città. Il ROSSO è il colore della passione della gente di Romagna, gente schietta, cordiale e accogliente.

Questa straordinaria gamma cromatica la ritroviamo nei ricami della BIZANTINA ARS, ovvero del ricamo bizantino, quel prezioso ricamo impiegato dalle nostre madri o nonne per realizzare tende, tovaglie o centri tavola custoditi gelosamente nei cassetti dei loro armadi serbandoli per le occasioni più speciali. 

Il ricamo bizantino trae ispirazione dai celebri mosaici ravennati di V e VI secolo e dalle elegantissime decorazioni – geometriche, floreali o animali – degli elementi di arredo liturgico e architettonico delle nostre antiche basiliche: transenne e capitelli che sembrano veri merletti di marmo grazie ai raffinati contrasti chiaroscurali determinati dai pieni e dai vuoti. 

Basilica di San Vitale, Ravenna - Capitelli bizantini

Basilica di San Vitale, Ravenna – Capitelli bizantini | Foto © Sailko, via Wikimedia

Il ricamo bizantino viene eseguito su tessuti a trama fitta e regolare e consiste, innanzitutto, nel contornare con il punto erba semplice le figure del disegno ispirato a motivi tratti dai mosaici o dai rilievi, dopodiché il punto bizantino (punto stuoia) viene utilizzato per la riempitura del fondo. Il punto bizantino deve essere eseguito a telaio, unicamente a drittofilo e ricoprendo, filo per filo, la trama del tessuto. 

Sebbene il nome sappia di antico, il ricamo bizantino è nato soltanto nella prima metà del secolo scorso inserendosi in quel generale fenomeno di risveglio dell’arte del ricamo che si verificò negli ultimi decenni dell’Ottocento, dopo un lungo periodo di decadenza.
Questa rinascita ebbe luogo a partire dal 1872 quando una nobile veneziana, per sostenere le donne in un particolare momento di crisi, diede nuovo impulso alla lavorazione del punto Burano, ormai quasi del tutto cessata.

Questa vicenda sollecitò iniziative analoghe in altre regioni italiane: a Bologna sorse la Aemilia Ars, nelle Marche la Feltria Ars, e così in molte altre zone della penisola. 

Nel primo dopoguerra sorse anche a Ravenna una Scuola di Ricamo per iniziativa delle sorelle Poggiali, Rosalia e Nerina, che invitarono in città un’esperta ricamatrice della ditta milanese Canetta. Questa collaborazione stimolò la creazione di una nuova ed esclusiva forma di ricamo in grado di valorizzare il più possibile il patrimonio artistico della città, ispirandosi a motivi tratti dai mosaici e dai rilievi. 

Secondo alcuni, i primi disegni di ricamo sarebbero addirittura stati realizzati da un sacerdote e ciò convalida ancora di più l’utilizzo di simboli religiosi tratti dall’iconografia cristiana: agnelli, cervi, colombe, pavoni, foglie di acanto, tralci di vite, ghirlande e palme. 

Il successo della Scuola e dei suoi prodotti le consentirono di sostenersi con i proventi della propria attività senza bisogno di sovvenzioni e di avviare, successivamente, un’opera di promozione su tutto il territorio italiano inviando i lavori di maggior pregio a mostre dell’artigianato di rilevanza nazionale. Nacquero così opere di grande valore e di altissimo livello qualitativo come paralumi, tovagliati ed arredi tessili liturgici.

La Scuola fu chiusa durante la Seconda Guerra Mondiale con conseguente sospensione di tutte le attività. Venne riaperta nel dopoguerra sempre su iniziativa delle sorelle Poggiali e diretta dalla ricamatrice Alberta Pironi (già allieva della scuola di ricamo della Gioventù Femminile Cattolica presso la basilica di Santa Maria Maggiore) arrivando a contare più di trenta allieve. Furono ripresi i vecchi disegni e ne furono introdotti di nuovi. 

La Scuola, successivamente, ebbe una serie di difficoltà dovute soprattutto alla promulgazione delle legge sull’apprendistato interrompendo quel processo di sviluppo che sembrava ormai avviato. Il laboratorio fu chiuso ma le ricamatrici continuarono a lavorare presso le proprie abitazioni producendo saltuariamente lavori su commissione. Tutto ciò contribuì, a lungo andare, a destinare il ricamo Bizantino all’oblio. 

Mausoleo di Galla Placidia, Ravenna | Foto © RavennaTourism

Mausoleo di Galla Placidia, Ravenna | Foto © RavennaTourism

Solo alla fine degli anni Ottanta, il CIF (Comitato Italiano Femminile) decise di promuovere il rilancio del Bizantino organizzando nel 1988 una conferenza su questo tema, presieduta dal professor Foschi, e allestendo presso la Casa Matha una mostra di manufatti concessi per l’occasione da privati e sacerdoti.
La mostra ebbe un tale successo per cui fu subito inaugurato un primo corso per l’insegnamento del ricamo bizantino a cui, visto il grandissimo riscontro, ne seguirono molti altri. 

Alla rinascita o riscoperta della Bizantina Ars contribuì anche un concorso, indetto dal Lions Club alla fine degli anni Ottanta, che premiò tale ricamo come “Monumento da salvare”.

Il pubblico femminile che oggi partecipa a questi corsi è assai eterogeneo, sia per età sia per interessi, ma fortemente motivato nella sua scelta. Chi ama dedicarsi al ricamo, non lo fa certo, nella maggioranza dei casi, per trovare una fonte di reddito ma piuttosto per la gioia pura e semplice di stare insieme e per la consapevolezza di coltivare un’arte che ha radici esclusive nella nostra città e che contribuisce a far meglio apprezzare i monumenti paleocristiani e bizantini di Ravenna. 

I ricami bizantini, nei loro colori sgargianti, richiamano il Blu del cielo stellato del Mausoleo di Galla Placidia, il Verde del catino absidale di Sant’Apollinare in Classe, l’Oro usato nei sottofondi dei mosaici, il Porpora dei mantelli di Giustiniano e Teodora in San Vitale. 

Questa forma d’arte, unica e preziosa, costituisce un’importante testimonianza della cultura ravennate. È un vero e proprio patrimonio gestuale che si tramanda da generazioni da maestra ad allieva. La valorizzazione del patrimonio identitario della nostra città passa anche e soprattutto per il recupero e la salvaguardia delle sue tradizioni. 

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