Da Ravenna a Cervia a piedi, oltre la pineta

È una piccola impresa: da Classe a Cervia, lungo un percorso che si snoda tra campi, valli lagunari e pinete.
Solitamente si fa in mountain bike (MAPPA), noi invece abbiamo deciso di farlo a piedi.

Basta una buona compagnia, qualche litro d’acqua e scarpe adatte alla pianura. Come la tappa di un Cammino di Santiago o della Via Francigena. Ma non c’è bisogno di andare così lontano. Si parte da Ravenna, si sconfina nel cervese e si torna indietro, in treno però.

Partiamo al mattino presto, dal posteggio di fronte a Museo Classis di Ravenna.
Imbocchiamo il sentiero oltre la ferrovia e puntiamo dritti verso la pineta. Attorno a noi solo i campi, quieti e immobili. Qualche ciclista ci supera, salutando. Sopra di noi il cielo immacolato e un bel sole rincuorante. 

Museo Classis - Ravenna

Museo Classis – Ravenna | Foto © RavennAntica

Dopo poco più di mezz’ora raggiungiamo la Pineta di Classe e ci inoltriamo nella vegetazione, godendo della secolare frescura.
Quest’antica foresta, che cullò anche Dante Alighieri, ci accompagna per quasi tutta la prima parte del tragitto.
Ogni tanto, in mezzo alla macchia, spunta un corso d’acqua, o un’ansa di quella vasta laguna che tratteggia senza sosta la costa ravennate. Ascoltare gli uccelli e chiacchierare c’è dolce, in questo mare di verde.

Arriviamo all’altezza di Fosso Ghiaia e del Parco I° Maggio. Superiamo il ponte che separa il nostro itinerario da un altro, altrettanto bello, che devia a est, verso il mare, e fiancheggia il Bevano fino alla sua foce. Un luogo magico e selvaggio lungo il quale, non a caso, si stanno snocciolando stormi di ciclisti e qualche escursionista armato di bastoncini da passeggio. 

Pineta di Classe | Foto © Nicola Strocchi, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Pineta di Classe | Foto © Nicola Strocchi, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Noi, invece, puntiamo ancora più a sud e seguiamo la pineta lungo il suo limitare, a pochi metri dai prati umidi e salmastri dell’Ortazzo e dell’Ortazzino.
Il paesaggio è cambiato ancora. Acque tranquille, isolette selvagge, qualche torretta per l’osservazione di volatili e altri animali. Sembrano lontani i campi di girasoli e il bosco fitto. Eppure siamo partiti da neanche due ore.

Pineta di Classe

Pineta di Classe | Foto © Delio Mancini, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Terminata la pineta, superiamo prima la Bevanella e poi il Bevano, grazie a due bellissimi ponticelli.
Il panorama cambia di nuovo. Un corso d’acqua più corposo, che curva leggermente verso nord. I “Padelloni”, ovvero i capanni da pesca, sobri e in bell’ordine costellano la riva, in attesa di una rete carica.
Poco lontano il Centro Visite – Cubo Magico Bevanella che sorge all’incrocio del torrente con il Canale Pergami. Incrociamo moltissimi escursionisti a piedi e in bicicletta e salutiamo i pescatori.

Capanni di Pesca lungo il torrente Bevano | Foto © La Valigia di Pimpi

Da qui parte una drittissima carrabile sterrata che incrocia via dei Lombardi, la strada che congiunge l’abitato di Savio a Lido di Classe.
Siamo circa a metà dell’impresa. Volendo qui si potrebbe deviare verso il paese e prendere il treno o il bus dalla stazione per rientrare a Ravenna. Ma i cuori pavidi non hanno mai conquistato la meta. Proseguiamo quindi ancora verso Cervia.

Costeggiamo il canale e raggiungiamo la foce del Savio, che oltrepassiamo sul ponte di via Bagnacavallo, per entrare a Lido di Savio.
Restiamo però poco nel centro abitato e torniamo nella campagna, per ricongiungerci a via Marina. In lontananza vediamo il muro verde scuro della Pineta di Milano Marittima.

È ormai mezzogiorno e il sole si fa sentire. Accogliamo con gioia il tetto di alberi che segna la fine del territorio comunale.
Imbocchiamo un sentiero lungo e pulito in mezzo ai pini, quasi una galleria nel fitto e ombreggiato bosco, scavata per gli umani nel cuore della natura.

A tratti, i segni delle trombe d’aria, che qualche tempo addietro hanno creato alcune radure a forma circolare e lingue sottili di vuoto della vegetazione. Il paesaggio è ancora una volta diverso e inaspettato. Sembra quasi di essere a Yellowstone o in Arizona. Uno scenario dalle linee nette, dal contrasto vivido. L’uomo ha ripulito e attende che la natura faccia il suo corso.

Pineta di Cervia

Pineta di Cervia | Foto © www.cerviaemilanomarittima.org

Superiamo i campi da Golf ed entriamo a Cervia, seguendo il canale che corre lungo via Jelenia Gora. Piccoli capanni colorati misurano a intervalli regolari la sua lunghezza. La pace del primo pomeriggio è interrotta ogni tanto dal rumore dell’acqua e da qualche cicala.

Deviamo ancora a sud nella pineta e percorriamo via Stazzone fino al cimitero. Poco dopo ci affacciamo sul bellissimo canale di Cervia e intravediamo alla nostra sinistra il MUSA – Museo del Sale e la Torre San Michele.

Il Canalino, lungo via Jelenia Gora

Il Canalino, lungo via Jelenia Gora (Cervia)

Abbiamo ancora un po’ di tempo prima che parta il treno. Solchiamo il centro assolato di Cervia, come in un quadro di De Chirico.
Ci concediamo una piadina romagnola in Piazza Pisacane e rilassiamo le gambe e la schiena, dopo oltre cinque ore di cammino.

Torniamo a casa in treno stanchi ma raggianti. Alla nostra destra ancora il verde intenso della pineta, che forse nemmeno si è accorta di noi, delle nostre fatiche. Poco oltre il mare, una linea azzurra e sottile, che lascia un gusto di sale nell’aria.

Scendiamo alla stazione di Classe, poco affollata nella domenica da spiaggia.
Una domenica diversa per noi. Una gran bella domenica. Una piccola impresa da raccontare.

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