La mappa interattiva per scoprire le storie di #myRavenna

La mappa interattiva per scoprire le storie di #myRavenna

Che cosa hanno in comune le storie che raccontiamo su #myRavenna? L’ambizione di raccontare, volta per volta, un piccolo pezzo di storia della città che possa essere scoperta da chi la vive e chi la visita per le strade, i monumenti, le mura.
Questa mappa interattiva vi permette di scoprire i luoghi del centro storico oggetto degli aneddoti, delle curiosità e delle leggende che abbiamo approfondito nel blog. C’è una tappa adatta a tutti: si va dalla Tomba di Dante al labirinto di San Vitale, dagli alieni di Invader alle location dei film di Antonioni… Questo itinerario del centro di Ravenna non vuole essere solo un piccolo tour delle bellezze della città, ma anche una caccia al tesoro: lo spirito giusto è non smettere mai di cercare nuova ispirazione in quello che ci circonda!

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

5 consigli per andare alla scoperta dei mosaici contemporanei di Ravenna

5 consigli per andare alla scoperta dei mosaici contemporanei di Ravenna

Ravenna è giustamente conosciuta come la capitale del mosaico, ma spesso si commette l’errore di pensare unicamente ai mosaici dei monumenti del Sito Unesco. Sicuramente le decorazioni dei nostri monumenti paleocristiani valgono il viaggio, ma per scoprire davvero questa tecnica artistica è bene dedicare una visita anche ai più bei mosaici contemporanei di Ravenna.

Che l’arte del mosaico, a Ravenna, sia ancora molto viva si percepisce anche nelle strade del centro storico. Le targhe dove sono inscritti i nomi delle vie sono decorate con variopinte tessere di mosaico, che brillano mentre ci si perde tra le viuzze disegnate dagli antichi corsi fluviali che passavano per la città. Diverse sono le botteghe dei mosaicisti contemporanei che si possono scoprire passeggiando, dove gli artisti si possono vedere all’opera e dove talvolta sono organizzati corsi per principianti.

Dopo aver ammirato le brillanti tessere che ci hanno resi famosi in tutto il mondo, averne scoperto la storia, i simboli e il potere fascinatorio, possono essere utili alcuni consigli per andare alla scoperta dei mosaici contemporanei di Ravenna. Ecco 5 delle tappe che potreste aggiungere al vostro percorso se venite in visita nella nostra città!


La collezione di mosaici contemporanei del MAR

Al MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna è presente la più importante collezione di mosaici contemporanei di Ravenna. Al piano terra della Loggetta Lombardesca si possono ammirare opere dei più importanti artisti italiani e internazionali. Il primo nucleo di questa esposizione nacque per volere di Giuseppe Bovini alla metà del secolo scorso: dopo aver incoraggiato la riproduzione di alcune delle più note raffigurazioni paleocristiane dei monumenti ravennati, organizzò nel ’59 la “Mostra dei Mosaici Moderni”. Ad alcuni artisti figurativi come Chagall, Guttuso, Reggiani, ma anche Michelangelo Antonioni, venne chiesto di disegnare dei cartoni preparatori affinché maestri mosaicisti ne realizzassero dei pannelli in mosaico. Qui sotto trovate l’immagine del mosaico di Antonio Rocchi, su bozzetto di Marc Chagall: Le coq blue.

Insieme a queste opere, la collezione vanta acquisizioni recenti di affermati artisti ravennati, italiani ed internazionali. Qui sotto potete ammirarne due esempi: Folla di Luca Barberini (2011) e Unicorno di Dusciana Bravura (2007).


I mosaici danteschi al museo TAMO

Il TAMO – Tutta l’Avventura del Mosaico è il museo di Ravenna interamente dedicato all’arte musiva. Allestito nella suggestiva chiesa di San Nicolò, propone un affascinante percorso che parte dall’epoca antica, con le pavimentazioni di una domus imperiale romana rinvenuta nel centro storico, fino ad arrivare a produzioni contemporanee. La sezione “Mosaici tra Inferno e Paradiso”, imperdibile, è dedicata a raffigurazioni della commedia dantesca.

Gli iracondi di Renato Signorini (su disegno di Domenico Cantatore) | © tamoravenna.it

Gli iracondi di Renato Signorini (su disegno di Domenico Cantatore) | © tamoravenna.it


La fontana dell’Ardea Purpurea

La fontana dell’Adrea Purpurea di Marco Bravura (2004) sorge in Piazza della Resistenza a Ravenna, a due passi dal centro storico. Maestosa nei suoi 12 metri di altezza, è composta da due grandi ali che si torcono su se stesse e sembrano danzare, o abbracciarsi. La sua forma ricorda un po’ quella del DNA, ma è ispirata all’Araba Fenice, l’uccello mitico che rinasce dalle proprie ceneri. Sul sito di mosaicoravenna.it si legge:

L’iconografia è fortemente simbolica e ispirata soprattutto a lingue antiche e orientali: sul prezioso fondo oro le tessere compongono lettere dell’alfabeto fenicio, simboli della religione giudaica, parole in sanscrito, aramaico ed anche in greco e giapponese antico.

Il monumento ravennate ha in realtà un antecedente libanese: Bravura, nel 1999, ne aveva già realizzata una versione per Beirut, leggermente più piccola. La fontana contribuì a dare nuova vita alla città, che doveva rinascere dalle macerie della guerra.

L'Ardea Purpurea di Marco Bravura | © toursinemiliaromagna via Twitter

L’Ardea Purpurea di Marco Bravura | © toursinemiliaromagna via Twitter


La Gerusalemme Celeste ai Giardini Speyer

A pochi passi dalla Stazione e antistante la Basilica di San Giovanni Evangelista, c’è la piccola area verde dei Giardini Speyer, chiamati così in onore della città tedesca di Spira, gemellata con Ravenna. La Gerusalemme Celeste (2003) è la preziosa colonna in mosaico progettata da Enzo Pezzi e realizzata dagli allievi del Consorzio Provinciale per la Formazione Professionale di Ravenna. L’opera si ispira all’iconografia dei mosaici bizantini della Basilica di San Vitale e del Sant’Apollinare nuovo, dove sono rappresentate le torri delle città sante di Betlemme e Gerusalemme. Una scultura in mosaico di arte contemporanea ispirata dai mosaici antichi ravennati: quando passato e presente si fondono armoniosamente.

La Gerusalemme Celeste | via Pinterest

La Gerusalemme Celeste | via Pinterest


Invader a Ravenna

Se siete alla ricerca di mosaici contemporanei di Ravenna, non dovete dimenticarvi della presenza delle opere di Invader, artista francese che fonde street art e mosaico. Questo “UFA” (Unidentified Free Artist) si ispira agli alieni pixelati del celebre gioco Space Invaders, che raffigura con piccole mattonelle colorate che applica nei più disparati angoli delle città del mondo con la tecnica del mosaico. A Ravenna ha già compiuto due incursioni, nel 2014 e nel 2015. Se passeggiate per la città, facilmente troverete una delle sue opere: ne ha realizzate una quarantina! Buona caccia al tesoro 😉

Invader al Porto di Marina di Ravenna | © www.space-invaders.com

Invader a Marina di Ravenna | © space-invaders.com


Oltre a queste 5 tappe proposte, molti altri sono le opere contemporanee di interesse a Ravenna e dintorni, a cominciare dal Parco della Pace, concepito come un museo all’aria aperta, fino ad arrivare all’Onda che esonda, opera simbolo del nuovo museo di Classis.

L’arte del mosaico a Ravenna è più viva che mai: si respira per le strade, nei musei, nei parchi, nelle botteghe. Non ne avete abbastanza? Quest’anno ci sarà anche la biennale di Ravenna Mosaico!

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Come Popski salvò Sant’Apollinare in Classe dal bombardamento

Come Popski salvò Sant’Apollinare in Classe dal bombardamento

C’è una pagina della storia della Seconda Guerra Mondiale a Ravenna che sembra essere poco nota ai più, ma che è sicuramente di grande interesse. Si tratta del racconto di come, fortunatamente, la Basilica di Sant’Apollinare in Classe fu salvata dall’essere bombardata. Protagonisti di quest’operazione sono un soldato di origini russe, la sua squadra in jeep, e un gruppo di partigiani del territorio. Ma procediamo con ordine.

Vladimir Peniakoff, detto Popski | Wikimedia

Vladimir Peniakoff, detto Popski | Wikimedia

Vladimir Peniakoff, detto Popski, nato in Belgio da genitori russi, era un uomo di mondo, dotato di grande cultura e fluente in molte lingue. La guerra intralciò i suoi studi quando era giovanissimo: se era stato costretto ad abbandonare l’Università a causa dell’invasione tedesca del Belgio nel 1914, la decisione di lasciare gli studi a Cambridge fu invece consapevole. La Grande Guerra imperversava, e si arruolò come volontario nelle file dell’artiglieria francese.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, visti i suoi successi militari, venne costituita una sua squadra speciale, la Popski’s Private Army (PPA). La PPA era un’unità irregolare delle forze armate britanniche che operò sia sul fronte italiano che su quello africano. Era facile riconoscere gli uomini di Popski perché erano dotati di grandi jeep attrezzate (non a caso Popski intitolò la sua autobiografia Corsari in jeep). Erano soliti portare anche una spilla molto speciale, simbolo del gruppo, appuntata sul basco. Si trattava di un’immagine ispirata ad un ex libris rappresentante un astrolabio, un simbolo adatto “per un’unità che doveva navigare osservando le stelle”.

Popski e la sua Jeep | Wikimedia

Popski e la sua Jeep | Wikimedia

L’operazione Basilica

Popski e la PPA diventano protagonisti della storia che vogliamo raccontare nel 1944, quando si trovavano in missione a Ravenna. L’esercito tedesco si era distaccato dal fronte, aveva preso Cervia, e allagato Ravenna rompendo gli argini del Ronco e del Canale del Molino. In estate i tedeschi occuparono la Basilica di Sant’Apollinare in Classe: il suo bel campanile era stato scelto come torre d’avvistamento in virtù della sua altezza (ben 37 metri!). Il 18 novembre, i tedeschi decisero di minare il campanile della Basilica, per prepararsi all’attacco imminente del fronte opposto. Gli alleati, infatti, avevano intenzione di bombardare il Sant’Apollinare per sconfiggere il distaccamento nazista che lo stava occupando.

Fu il comandante Popski ad opporsi a questo piano. Conosceva il valore artistico e storico della Basilica e dei mosaici che custodiva al suo interno, non poteva permettere che andassero distrutti! Ottenne che l’offensiva fosse rimandata di un giorno, in modo che i partigiani del Distaccamento Garavini (28ª Brigata Garibaldi “Mario Gordini”) potessero tentare un’operazione notturna per evitare di ricorrere al bombardamento dell’area. L’agguato risultò l’arma vincente: l’azione combinata di Popski e dei partigiani salvò la Basilica, che fu liberata la mattina del 19 novembre 1944.

Questa emozionante storia, che oggi sembra essere confermata da più fonti, tuttavia è contestata da altre due versioni. La prima vorrebbe che il merito dell’incursione notturna nella Basilica andasse al repubblicano Guerrino Ravaioli. L’altra racconta che fu un prete a salvare il campanile dal tritolo tedesco, facendo ubriacare il soldato incaricato dell’operazione. Oggi siamo portati a credere che il motivo dell’occultamento dei meriti dei partigiani, ed in particolare del compagno Règan, Ateo Minghelli, fosse di natura politica. Con ogni probabilità, la decisione di non omaggiare i protagonisti dell’eroica impresa dei giusti onori venne presa perché, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, non si voleva far sapere che i salvatori della Basilica paleocristiana fossero stati un russo e dei comunisti.

Il campanile di Sant'Apollinare in Classe Danneggiato | © resistenzamappe.it

Il campanile di Sant’Apollinare in Classe Danneggiato | © resistenzamappe.it

 

Purtroppo, l’azione di Popski non bastò a salvaguardare completamente l’integrità della Basilica. Prima che i tedeschi lasciassero definitivamente Ravenna, quell’obiettivo venne preso di mira da oltre duecento granate naziste, che danneggiarono la fiancata nord, l’ingresso e alcuni mosaici, come si legge su Resistenza mAPPe. Se volete approfondire la storia della Resistenza a Ravenna e in Emilia Romagna, ecco il link alla loro pagina!

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La storia del trafugamento delle ossa dantesche

La storia del trafugamento delle ossa dantesche

La Tomba di Dante è uno dei punti di interesse più visitati di Ravenna. Moltissimi sono i turisti, italiani e stranieri, e gli studenti che amano recarsi nella Zona del Silenzio, il cuore dantesco della città, a rendere omaggio al Sommo Poeta nel luogo della sua sepoltura. Anche i ravennati, benché siano familiari al tempietto, non si scordano di onorare l’Alighieri, ogni tanto. C’è una storiella interessante che, però, non tutti conoscono, e che vale la pena di conoscere: riguarda le ossa di Dante e il trafugamento di cui furono oggetto nel Cinquecento.

Come ben saprete, Dante a Ravenna ha trovato il suo ultimo rifugio, dove riparò all’esilio da Firenze cui era stato condannato per motivi politici. Non si sa di preciso quando si installò in città definitivamente (Boccaccio indicava il 1314, ma è più probabile che fu tra il ’17 e il ’18), ma vi restò fino alla fine dei suoi giorni, nel 1321. Era ospite di Guido Novello Da Polenta, che gli fornì una casa e incoraggiò la scrittura delle sue opere. Alla sua morte, vennero celebrati i funerali solenni nella Basilica di San Francesco, luogo a cui Dante era molto affezionato. Il poeta venne sepolto inizialmente in un sarcofago collocato all’esterno della Basilica, a sinistra, accanto alle mura del convento dei Francescani.

Trascorsi quasi due secoli, i Fiorentini iniziarono a reclamare i resti del poeta perché volevano restituirlo alla città da cui aveva dovuto dolorosamente distaccarsi. Nel 1519, l’allora papa Leone X, fiorentino di nascita in quanto Medici, autorizzò le richieste dell’Accademia Medicea per trasferire le ossa di Dante. Michelangelo Buonarroti, che era tra i firmatari, prometteva di erigere una sepoltura degna del poeta. Ma quando i delegati dell’Accademia aprirono il sarcofago dantesco lo trovarono vuoto, e dovettero andarsene a mani vuote.

 

In seguito si scoprì che erano stati i frati francescani ad aver prontamente fatto sparire le ossa del Poeta, rimuovendole dal sarcofago attraverso un foro effettuato nel muro di cinta su cui poggiava il sarcofago. I frati le tennero celate all’interno del convento e nel 1677 furono collocate in una cassetta di legno per volere del priore Antonio Santi. Nel 1810, a causa delle leggi napoleoniche, i frati dovettero lasciare il convento e quindi si premurarono di nascondere la cassetta in una porta murata del Quadrarco di Braccioforte.

Le ossa di Dante furono ritrovate per caso solamente nel 1865, durante alcuni lavori fatti eseguire nella zona in vista delle celebrazioni del poeta. La piccola cassa, apparentemente anonima e degna di poco interesse, pare che stesse per essere buttata, come se fosse cosa di poco conto. Fortunatamente, un giovane studente di nome Anastasio Matteucci si accorse che su di essa vi erano scritte alcune scarne informazioni che chiarivano inequivocabilmente quanto di prezioso vi era contenuto. I resti furono finalmente sistemati nel tempietto commemorativo eretto nel 1780 dall’architetto Camillo Morigia, quello che oggi conosciamo come Tomba di Dante.

Il ritrovamento delle ossa di Dante durante i lavori al Quadrarco di Braccioforte del 1865 | © centrodantesco.it

Il ritrovamento delle ossa di Dante durante i lavori al Quadrarco di Braccioforte del 1865 | © centrodantesco.it

 

Purtroppo, le spoglie dantesche non conobbero pace nemmeno nel XX secolo. Chi ha fatto visita alla sua sepoltura probabilmente sa già a che cosa mi riferisco: tra la Tomba di Dante e il Quadrarco di Braccioforte, è infatti ancora visibile il cumulo sotto il quale la cassetta fu nascosta nel 1944 per proteggere le reliquie dai bombardamenti della seconda guerra mondiale: una lapide ne dà notizia.

 

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Alla scoperta dei film girati a Ravenna

Alla scoperta dei film girati a Ravenna

I film girati a Ravenna sono davvero numerosi, e adesso c’è uno strumento che va in soccorso agli appassionati che vogliono scoprire quali sono: Cineturismo è il progetto della Cineteca di Bologna che fornisce una mappatura di tutte le location che in Emilia Romagna hanno ospitato set cinematografici.

La storia della settima arte ha toccato ogni angolo della regione, dall’inizio della via Emilia fino alle coste dell’Adriatico, e Ravenna, città di arte, storia, mare e natura non poteva che attrarre numerosi cineasti per la varietà delle location che offre.  Raccontando la storia del cavaliere Guidarello, abbiamo già parlato de La ragazza di latta, film del 1970 che ritrae la protagonista nell’atto di baciare la statua del celebre guerriero, ma questa pellicola è solo una delle tante che sono state girate in città! Volete qualche esempio?

Potremmo iniziare parlando dei due capolavori che Michelangelo Antonioni ha scelto di riprendere qui in città, ossia Il grido (1957), iscritto nella lista di 100 film italiani da salvare, e Deserto rosso (1964), Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia. Il sito di Cineturismo propone un percorso dedicato che si articola tra i luoghi che hanno fatto da ambientazione alle scene dei due film. C’è la zona ANIC, sfondo di Deserto rosso, poi Porta Nuova e il Ricovero Garibaldi in Via di Roma, dove sono ambientate scene de Il grido. Lo sapete che il negozio di Giuliana (Monica Vitti) del Deserto era in via Pietro Alighieri numero 8? A questo link trovate il percorso dettagliato con note del regista e stralci di interviste.

Monica Vitti in Deserto rosso di Michelangelo Antonioni, film girato a Ravenna | © ohtenderisthenight.wordpress.com

Monica Vitti in Deserto rosso di Michelangelo Antonioni, girato a Ravenna | © ohtenderisthenight.wordpress.com

Nella zona delle valli del Parco del Delta del Po hanno avuto luogo le riprese del film Camicie Rosse – Anita Garibaldi (1952): la pellicola racconta del Risorgimento italiano e della morte di Anita, moglie di Giuseppe Garibaldi e coraggiosa rivoluzionaria. Come abbiamo raccontato in questo post infatti, l’eroina dei due mondi spirò in un capanno a Mandriole, a pochi chilometri dal centro della città.

Ravenna, città dantesca, non poteva non ospitare le riprese di Paolo e Francesca – La storia di Francesca da Rimini (1950), ossia la ricostruzione della tragedia che portò alla morte due tra le anime più note di tutta la Commedia. Tra le location di questo film (di cui qui trovate la scheda di Cineturismo) figurano anche la Rocca Brancaleone e il cosiddetto Palazzo di Teodorico.

Siete curiosi di sapere quali siano tutti i film girati a Ravenna? Il sito di Cineturismo offre online una lunga lista da poter consultare, dove potrete trovare tutte le informazioni sulle pellicole che sono state riprese in città e nel territorio. Non vi resta che recuperare i film che vi interessano, preparare i pop corn e scoprire Ravenna attraverso il racconto di grandi cineasti.

 

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