Ci sono dei gorilla al Palazzo di Giustizia! Le opere di Davide Rivalta a Ravenna

Ci sono dei gorilla al Palazzo di Giustizia! Le opere di Davide Rivalta a Ravenna

Veniamo quotidianamente subissati da immagini: i nostri occhi si riempono di forme, colori, luci, ma che cosa resta davvero impresso nella memoria? Ciò che sa distinguersi dal restante marasma delle cose, che sa colpire allo stomaco e restare impresso è l’arte. È arduo definire un concetto così ampio, e non si può arrivare ad una risposta assoluta e definitiva, ma io credo che un’opera d’arte, per essere ritenuta tale, non debba tanto essere bella, che non vuol dire niente, ma che piuttosto debba sapersi fare portatrice di un messaggio forte. Beh, non prendetemi alla lettera: non necessariamente e non sempre un artista vuole comunicare qualcosa. Alcune opere non vogliono “dirvi” proprio niente,  e soprattutto un artista non deve essere tenuto a spiegare o a giustificare alcunché.

Quindi, cosa intendo quando scrivo che un’opera d’arte debba saper portare un messaggio? Provo a spiegarmi meglio. Un’opera è efficace se suscita in noi l’istinto e il desiderio di instaurare con essa un dialogo: la vediamo, ci colpisce, e vorremmo che ci dicesse di più. In noi si insinua una sorta di dubbio. Cominciamo ad osservarla, nella speranza di trovare le risposte che stiamo cercando e… Ecco: questo è il forte messaggio che un’opera potente deve veicolare o generare.

Ho iniziato questo sproloquio perché ci sono delle sculture, a Ravenna, che esemplificano perfettamente quello che sto cercando di spiegare. Sto parlando delle opere di Davide Rivalta, artista bolognese che popola le città di tutto il mondo con massicci animali, collocandoli nei posti più impensati. Cosa ci fanno, infatti, i Gorilla al Palazzo di Giustizia di RavennaLa straordinaria forza di questi bronzi sta proprio nella sorpresa che coglie l’avventore quando li scopre nel cortile del Palazzo, senza aspettarselo. Il realismo delle figure, la loro stazza e l’evidenza della loro presenza contrasta con il contesto, creando un effetto straniante, a tratti ironico. I Gorilla (Occulti latices), installati nel 2002, colpiscono perché evocano l’idea della primordialità e della condizione naturale del regno animale in un luogo istituzionale, formale, piuttosto austero, anche. È la loro totale estraneità rispetto al contesto che ci porta ad interrogarci sul messaggio di cui si fanno portatori.

I Gorilla (Occulti latices) di Davide Rivalta al Palazzo di Giustizia di Ravenna | © artribune.it 

I Gorilla (Occulti latices) di Davide Rivalta al Palazzo di Giustizia di Ravenna | © artribune.it

Oltre ai Gorilla di Occulti latices, la città di Ravenna ospita permanentemente altre due opere di Rivalta. Dal 2008, in una delle sale dell’Autorità Portuale campeggiano su una parete le sagome in grafite dei Rinoceronti: il tratto grafico dell’artista sa dare ai suoi disegni lo stesso senso di consistenza che hanno le sue sculture. Davanti alla Basilica di Sant’Apollinare in Classe invece, stanziano sull’erba cinque grandi bisonti in bronzo che sembrano muoversi verso l’ingresso della chiesa.

Nella galleria sottostante, troverete anche alcune foto dall’esposizione di Terre promesse, realizzata dall’artista in città tra il 2012 e il 2013, portando in varie sedi di Ravenna sculture raffiguranti cavalli, asini e… lupi, nel Museo Nazionale!

La presenza dei lavori di Davide Rivalta in città è uno di quei motivi che rendono grande Ravenna, che sa accogliere e valorizzare ogni forma d’arte, dal videomapping alla street art, dal mosaico alla scultura, e che, soprattutto, sa far dialogare l‘antico patrimonio artistico con l’arte contemporanea.

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

La morte di Anita Garibaldi, eroina dei due mondi

La morte di Anita Garibaldi, eroina dei due mondi

La morte di Anita Garibaldi, avvenuta a Mandriole, a pochi chilometri da Ravenna, è uno di quegli episodi che fanno grande ed eroica la storia del Risorgimento italiano. La bella rivoluzionaria brasiliana non era meno coraggiosa e determinata del marito Giuseppe Garibaldi, e il racconto di come si spensero i suoi giorni lo dimostra inequivocabilmente.

Fin da quando era bambina, sembrava che ad Ana Maria (questo il suo nome di battesimo) scorresse sangue rivoluzionario nelle vene: a quattordici anni rimase profondamente colpita dalla rivolta degli straccioni e dai riottosi, che guardava con ammirazione. Conobbe l’eroe dei due mondi nel 1839: Giuseppe Garibaldi si trovava in Brasile perché, in seguito al fallimento dell’insurrezione mazziniana del 1834, aveva riparato in Sud America.

Fu subito un colpo di fulmine. Nei suoi diari, Garibaldi ricorda di come, appena conosciutala, le disse, in italiano: «tu devi essere mia». Lei abbandonò il vecchio marito che era stata costretta a sposare da ragazzina, e si mise al seguito del rivoluzionario italiano. Pare che fu Anita, praticamente un’amazzone, ad insegnare a Garibaldi a cavalcare, mentre lui le insegnò i rudimenti dell’arte militare: condividevano gli ideali repubblicani e tornarono in Italia insieme per fare la rivoluzione.

La sua vita fu costellata di avventure: basti pensare a quando, partorito il primo figlio Menotti da appena dodici giorni, fu costretta ad una rocambolesca fuga per salvarsi dai soldati imperiali che la stavano cercando. Calatasi dalla finestra della casa dove si era nascosta, salì a cavallo con il neonato in braccio e cavalcò fino al cuore di un bosco, dove trovò rifugio. Rimase diversi giorni sola con il bambino, senza viveri, finché finalmente non riuscì a ricongiungersi con Garibaldi e i rivoluzionari.

Anita Garibaldi | © ravennatoday.it

Anita Garibaldi in fuga con il figlio | © ravennatoday.it

Anche alla sua morte si trovava in fuga. Il 4 luglio 1849, dopo il fallimento della Repubblica Romana, i repubblicani dichiararono la resa. Garibaldi decise di spostarsi con chi ancora credeva nella causa verso Venezia, che ancora resisteva agli austriaci. Anita era incinta di quattro mesi ma, ovviamente, non aveva abbandonato il fianco del suo amato. Quando però arrivarono nei pressi di San Marino, la donna era febbricitante.

Decisa a non arrendersi, proseguì la rotta verso Venezia. A Cesenatico si imbarcarono diretti verso la loro meta, ma all’altezza di Punta di Goro le navi austriache gli impedirono di proseguire: sbarcati, Anita e Giuseppe cercarono di seminare i loro inseguitori. Lo stato di salute di Anita peggiorava durante il viaggio, e nelle valli di Comacchio perdette conoscenza: venne infine portata al riparo alla fattoria Guiccioli a Mandriole, vicino Ravenna. Da quelle mura non uscirà mai più: morì il 4 agosto 1849, inseguendo il suo sogno fino alla fine.

Garibaldi e il maggiore Leggero trasportano Anita morente, Pietro Bouvier | © Museo del Risorgimento di Milano

Garibaldi e il maggiore Leggero trasportano Anita morente, Pietro Bouvier | © Museo del Risorgimento di Milano

Data la situazione di allarme e l’urgenza della fuga, non ci fu la possibilità di seppellirla con gli onori che avrebbe meritato, e così fu interrata dal mugnaio della fattoria e da un garzone ad un chilometro di distanza dalla casa, in una brughiera sabbiosa.

Pochi giorni dopo, il 10 agosto, il suo cadavere fu scoperto da un gruppo di ragazzini della zona, probabilmente perché era stato parzialmente dissotterrato da animali selvatici. Si aprì un caso: il corpo sembrava aver subito delle percosse e che la giovane donna incinta fosse stata vittima di strangolamento. Anita venne riconosciuta, e queste dicerie probabilmente vennero alimentate anche per tentare di mettere in cattiva luce il marito: il rivoluzionario doveva sembrare tanto spietato da poter arrivare al punto di uccidere la moglie incinta perché non lo intralciasse nella sua missione.

Vennero accusati e interrogati anche i membri della famiglia Ravaglia, presso cui Anita era stata ospitata quando morì, ma in breve tempo fu decretato che la vera causa della morte furono le “febbri perniciose”. I segni che erano stati trovati sul corpo di Anita erano infatti dovuti al momento del trasporto del cadavere, e non ad altre cause.

Oggi la Fattoria Guiccioli a Mandriole è diventata un piccolo Museo, dedicato alla figure di Anita e alla trafila garibaldina. Ogni anno, in occasione dell’anniversario della sua morte, qui si tiene una piccola commemorazione. Nel 2018, è venuta anche una delegazione dal Brasile per commemorare la rivoluzionaria, e la banda ha suonato inni in suo onore.


La storia di Ravenna è davvero ricca di donne gloriose e di guerrieri, di leggende, di grandi sogni e ospita sepolture davvero degne di nota… Ma credo che Anita faccia caso a sé, non trovate?

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10 cose da fare a Ravenna (quasi) gratis: un tour low cost

10 cose da fare a Ravenna (quasi) gratis: un tour low cost

Ravenna on a budget, ossia come godersi la città facendo una visita davvero low cost.
La capitale italiana del mosaico è infatti adatta a tutte le tasche. Aldilà dell’itinerario turistico tradizionale, la città offre molte possibilità a chi vuole scoprire le sue bellezze spendendo poco. Se è questo quello che state cercando, questa guida fa al caso vostro!

Ecco una lista di cose da fare o visitare in città, a costo (quasi) zero!


1. Visitare la Basilica di San Francesco e la sua Cripta

Piazza San Francesco, nel centro di Ravenna, nasconde molti tesori. Uno di questi è la Basilica che dà il nome alla piazza, che nel Trecento era frequentata anche da Dante. L’ingresso è gratuito, e pagando 1 € è possibile illuminare la suggestiva Cripta. Questo luogo, che era stato pensato per ospitare le spoglie del vescovo Neone, è speciale perché si è allagato a causa della subsidenza: nelle sue acque brillano diversi pesci rossi.

La Cripta della Basilica di San Francesco, Ravenna | © edificistoriciravenna.it

La Cripta della Basilica di San Francesco, Ravenna | © edificistoriciravenna.it


2. Fare una visita alla Biblioteca Classense

La Biblioteca Classense è una meta da scegliere per tanti motivi: non è solo un’importante biblioteca, ma la sua struttura è anche testimonianza del passato di Ravenna. Questo edificio nacque nel XVI secolo come sede dell’Abbazia camaldolese, e le tracce di questo passato si vedono nei suoi bei chiostri. Bellissima è l’Aula Magna: un tuffo nel passato e una gioia per gli occhi.
Spesso in Classense sono organizzate delle mostre o delle attività culturali a ingresso libero: su questa pagina potete rimanere sempre aggiornati sui loro eventi. Per gli amanti degli animali, sarà piacevole scoprire che le sue stanze ospitano una colonia felina: Byron, Teresa, Matta e Obama scorrazzano tra gli utenti che frequentano questo luogo speciale. In un chiostro interno, invece, vive una tartaruga ormai ottuagenaria.


3. Fare una passeggiata in spiaggia

Il legame di Ravenna con l’acqua è fortissimo. Una volta, al posto di alcune vie dell’odierno centro storico scorrevano dei fiumi, e il mare arrivava fino in città, a due passi dalla chiesa di San Giovanni Evangelista, fatta costruire da Galla Placidia nel V secolo. Per questo scoprire i  9 lidi di Ravenna è molto importante per capire Ravenna.
Il mare ha il suo fascino in tutte le stagioni, e forse ammirare le nostre spiagge “fuori stagione” dà la possibilità di conoscere la loro natura al meglio. Ogni lido e ogni zona della costa ha la sua peculiarità, e cosa c’è di più rilassante di un bel litorale calmo, dove potersi schiarire i pensieri con il suono delle onde in sottofondo?


4. Scoprire Cripta Rasponi e i Giardini Pensili del Palazzo della Provincia

Ravenna è ricca di Giardini, e quelli Pensili del Palazzo della Provincia sono un luogo davvero affascinante: la vegetazione dei giardini all’italiana circonda l’area centrale, rasserenata dal rumore della fontana, e fascia la torretta neogotica della Cripta Rasponi e delle sue terrazze. Il biglietto intero costa solamente 2 €, ma sono previste riduzioni. A questo link potete trovare tutte le informazioni.

I Giardini Pensili del Palazzo della Provincia e la Torretta Neogotica di Cripta Rasponi | © crisptarasponi.it

I Giardini Pensili del Palazzo della Provincia e la Torretta Neogotica di Cripta Rasponi | © crisptarasponi.it


5. Fare una passeggiata in città: un museo a cielo aperto

Se volete godervi una bella giornata all’aria aperta, sappiate che – se state attenti e vi segnate le tappe giuste – scoprirete che Ravenna è un vero museo a cielo aperto.
Imperdibili sono la tomba di Dante e il Quadrarco del Braccioforte, il percorso delle mura di Ravenna, Piazza del Popolo… Ma ci sono anche piccole storie nascoste in luoghi meno noti: vale la pena cercare il muro di Droctulfo e la Posterula Vincileonis… Le cose da scoprire nel centro di Ravenna sono davvero tante!


6. Far visita al cosiddetto Palazzo di Teoderico

Quando si parla del Palazzo di Teoderico si fa riferimento ai resti architettonici di un palazzo che si trova ad angolo tra Via di Roma e Via Alberoni. Anche se viene chiamato così, non si è sicuri di quale sia la sua origine. Secondo alcuni studiosi, doveva essere un corpo di guardia del VII-VIII secolo costruito a protezione del palazzo degli esarchi, ossia dei governatori delle province italiane incaricati da Bisanzio. Altri invece sostengono che la facciata possa essere il resto della chiesa di San Salvatore ad Calchi. Qui trovate orari e info, mentre il costo dell’ingresso è di 1€.


7. Ammirare i mosaici del Battistero degli Ariani

Il Battistero degli Ariani è un piccolo gioiello, e i mosaici della sua cupola influenzarono anche Dante Alighieri mentre ideava l’ultima delle cantiche della Commedia, il Paradiso. Si trova nella Piazzetta degli Ariani, impreziosita anche dal già citato muro di Droctulfo. L’ingresso al Battistero, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, costa solamente 1 €. Qui gli orari di apertura.

La Piazzetta degli Ariani | © cinema.emiliaromagnacreativa.it

La Piazzetta degli Ariani | © cinema.emiliaromagnacreativa.it


8. Scoprire le erbe dimenticate del Giardino Rasponi

C’è un Giardino nel cuore della città, che ci riporta dritti dritti al passato: è detto delle “Erbe Dimenticate” perché lì vengono coltivate erbe recuperate dagli antichi ricettari degli speziali insieme alle erbe più note al giorno d’oggi. La sua posizione in Piazzetta Paolo Serra lo rende ancora più affascinante perché dal suo interno si gode di una bella vista della cupola del Duomo e del suo bel campanile circolare.
Il Giardino è a ingresso libero aperto dalle 9 alle 12.30, dal lunedì al sabato.


9. Cercare le opere di street art in città

Gli appassionati di street art sicuramente conoscono già Ravenna, ma chi non è così esperto in materia può rimanere piacevolmente colpito dalla ricchezza di opere che offre la nostra città. Tra quelli che potete osservare in città, forse l’artista più noto a livello mondiale è Invader, che fonde street art e arte musiva (qui trovate una gallery), ma tantissimi sono i murales: qui trovate una mappa per scoprire quale sia il vostro preferito!


10. Assaporare la Romagna: mangiare una piadina

Dulcis in fundo, se volete scoprire il sapore autentico della Romagna spendendo poco, la piadina è tra i tanti piatti tipici quella con il miglior rapporto qualità-prezzo. Per pochi euro infatti potrete gustare quello che Pascoli definiva “il cibo nazionale dei Romagnoli“! Si può scegliere la più tradizionale, quella squacquerone e rucola, oppure lasciarsi tentare dalle tante possibili combinazioni… La piadina è buona in ogni modo!

Infine, è bene ricordare che per chi ha la residenza a Ravenna molti monumenti sono ad ingresso libero, così come per la prima domenica di ogni mese è gratuito a tutti l’accesso a diversi musei, ville, scavi e monumenti. Controllate prima di visitare ciò che vi interessa: spesso sono attive riduzioni!


Sul sito turistico di Ravenna, inoltre, è sempre possibile trovare un elenco aggiornato di eventi e manifestazioni, spesso gratuiti, per godersi la vita mondana e culturale della città.

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Invader a Ravenna

Invader a Ravenna

Il nome di Invader a Ravenna vi dice qualcosa? Chi non conosce il nome di questo artista francese, forse però conoscerà Space Invaders, il videogioco giapponese vintage (correva l’anno 1978…) a cui si è ispirato. Magari il titolo non vi è noto, ma sicuramente vi è già capitato di vedere i suoi alieni pixelati da qualche parte, specie se frequentate la nostra città.

Di questo artista, celebre in tutto il mondo, non si conosce la vera identità. Si definisce un “UFA”: Unidentified Free Artist, ossia “artista libero e non identificato”.
Numerosissime sono le sue opere che si trovano a Parigi – dove vive – ma si possono scovare nelle metropoli di ogni angolo del pianeta, come New York, Bangkok, Marrakech, San Paolo… Le incursioni artistiche nelle città che visita sono chiamate nel suo sito waves, ossia “ondate”, e Ravenna ha avuto fortuna di contarne già due: la prima nel 2014, la seconda nel 2015.

La sua tecnica artistica prevede l’installazione di mattonelle colorate che danno vita a piccole raffigurazioni realizzate in mosaico, come se fossero pixelate. L’arrivo di Invader a Ravenna, capitale del mosaico attenta alle capacità espressive della street art, non poteva che dare ricchi frutti.

Invader al Planetario, Giardini pubblici di Ravenna | © www.mosaicoravenna.it

Invader al Planetario, Giardini pubblici di Ravenna | Foto © mosaicoravenna.it

La prima incursione ufficiale avvenne su invito dell’associazione culturale Pianeta Marte, che chiese all’artista di realizzare un’opera per il Planetario dei Giardini pubblici. Invader realizzò per l’occasione un mosaico di 20 metri quadrati raffigurante Spock, l’icona della serie tv di fantascienza per eccellenza Star Trek, in atto di salutare un alieno rosso che sta per invadere la Terra.

Invader sembrò rimanere molto colpito dalla città, che ispirò altre sue piccole installazioni per le vie del centro e i suoi dintorni. In tutto, l’artista ha lasciato 40 opere in due ondate e, come si legge nel suo sito, secondo il suo personale metro di giudizio a Ravenna ha totalizzato 1550 punti: ogni volta che crea un’opera infatti, decide di attribuirle dai 10 ai 100 scores.

Purtroppo però, alcune non sono più visibili. Non essendo “ufficiali”, ma essendo state installate dall’artista di sua sponte, alcune sono state rimosse per via dell’assenza di permessi. È il caso del mosaico raffigurante Giustiniano e Teodora, creato in via Galla Placidia, nelle vicinanze di San Vitale, qui sotto in foto.

Il mosaico rimosso di Invader Giustiniano e Teodora | © bologna.repubblica.it

Il mosaico rimosso di Invader: Giustiniano e Teodora | Foto © bologna.repubblica.it

Nonostante alcune rimozioni, numerosi sono i mosaici street di Invader da scoprire a Ravenna e dintorni, posti in punti strategici. Nascosti qua e là, alcuni sono più facilmente identificabili, mentre altri si mescolano ai colori e alle insegne della città, rimanendo più nascosti.
Tra i tanti, i più facili da scoprire sono forse l’alieno rosso sulla targa di Via di Roma affianco alla basilica di Sant’Apollinare Nuovo, la Teodora che saluta con il suo «Ravenna!» vicino alla stazione e il grande alieno bordeaux di via Boccaccio.

Andare alla loro ricerca è molto stimolante, soprattutto se si sceglie di partecipare al gioco FlashInvaders, ideato dall’artista stesso. Questa applicazione gratuita, scaricabile da mobile, fa sembrare la ricerca dei suoi mosaici in giro per il mondo una vera caccia al tesoro! Ogni opera fotografata e caricata dà al giocatore dei punti e l’immagine viene postata sul suo sito ufficiale in tempo reale (date un’occhiata qui).

New Mosaic of Ravenna è stata l’importante mostra che Invader ha portato nel 2017 addirittura ad Hong Kong, nella galleria Over the Influence. Esposte erano le foto delle installazioni ravennati e 25 edizioni deluxe della guida New Mosaic of Ravenna, settima opera cartacea dell’artista. La guida, nell’edizione normale, è stata stampata in 1500 esemplari insieme a una mappa con indicata la posizione di tutti gli space invaders.

Commentando suo stile, così peculiare, Invader usa il verbo “liberare”: gli space invaders dai video games, l’arte dai musei e dalle istituzioni, spazi alienanti. Le strade di Ravenna, capitale del mosaico attenta alle nuove forme d’arte, è la città ideale per scoprire questo artista! E voi, quante opere conoscete di Invader a Ravenna?

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La vera storia di Ravenna raccontata da Dario Fo

La vera storia di Ravenna raccontata da Dario Fo

C’è chi dice che a volte le favole siano importanti quanto la Storia vera, e anche io penso sia così. Non si può prescindere dalla veridicità delle fonti storiche per conoscere il nostro passato, ma anche le fiabe e le leggende contribuiscono al racconto di ciò che è accaduto. La Storia non è solo ciò che è successo, ma anche il ricordo che ne viene tramandato.

Questo lo sapeva bene anche un grande giullare che amava molto la nostra città e che ne divenne anche cittadino onorario. Di chi sto parlando? Di Dario Fo, ovviamente! Artista poliedrico, si lasciò ispirare dal forte fascino dell’antica capitale bizantina e dalle sue leggende… E alla vigilia del XXI secolo diede alle stampe un bel libro illustrato, emblematicamente intitolato La vera storia di Ravenna.

Ad avvicinare Fo a Ravenna è stata la collaborazione che strinse con l’Accademia di Belle Arti della città tra il ’98 e il ’99. Era un periodo molto particolare: lui fresco fresco di Nobel, l’ABA in procinto di trasferirsi alla Loggetta Lombardesca per fare posto al MAR. L’artista collabora con gli studenti per la realizzazione di briose tende da mare variopinte, alla maniera di una volta. Si rivela un successo: i soldi raccolti con la vendita finanziano attività didattiche dei ragazzi.

Intanto, l’amore è sbocciato: Dario Fo di Ravenna è fortemente entusiasta:

Ravenna può esibire avvenimenti e situazioni uniche e irripetibili, tali da far schiattare di meraviglia ogni abitante di questo mondo, specie se giapponese.

Il lavoro su La vera storia di Ravenna è così che nasce: spontaneamente, con slancio e gioia, ammirazione e senso di appartenenza. L’artista inizia il suo racconto coinvolgendo gli allievi dell’Accademia nella realizzazione di grandi tavole pittoriche dal forte impatto visivo, che dovevano servire anche come invito ai giovani e meno giovani di Ravenna perché ricominciassero a ritrarre la loro città. Fo dipinge, in piedi, con un bastone su cui ha fissato il pennello, come fanno i pittori di scena.

Dario Fo dipinge | © accademiaravenna.net

Dario Fo dipinge | © accademiaravenna.net

Il libro si struttura in brevi capitoletti corredati da vivacissime immagini (sono oltre 150!), dove la storia della Ravenna romana e bizantina viene ripercorsa passo passo, da quando ancora era un insieme di isole, attraverso i fatti salienti, le storie popolari e le leggende. Il titolo è provocatorio:

Tirate a secco quelle storie, le ho ben sbattute in soluzione di lisciva e ve le vado a riproporre, cercando di divertire il lettore e magari anche di scandalizzarlo fino a una salutare indignazione, proprio a partire dal titolo. In questo mondo di sonno collettivo da rintronati, un sussulto con fremito ogni tanto non ci sta male!

I grandi protagonisti del nostro passato sono raccontati attraverso aneddoti poco noti, che Fo ha trovato grazie a un’attenta ricerca bibliografica. Per fare qualche esempio… L’imperatore Onorio, fratello di Galla Placidia, aveva una gallina di nome Roma che amava immensamente, più di sua moglie e di Roma stessa. La portava sempre con sé, e non permetteva a nessuno di prenderlo in giro. Rifugiatosi a Ravenna con la corte, iniziò a temere che qualcuno potesse volergli rubare il suo amatissimo volatile per mangiarselo, visto che con le tempeste e le mareggiate la città si trovava di fatto isolata. Allora fece addestrare un cane che la proteggesse e per un po’ la cosa funzionò… Fintanto che non fu lo stesso cane a cibarsene! Disperato, per vendicare l’onta subita e il gran dolore lo infilzò con la spada e lo fece arrostire: venne servito infarcito di gallina.

Grande attenzione viene dedicata anche all’imperatrice Galla Placidia: la sua biografia è costellata di episodi e avventure, e fu messa alla prova dalla sorte svariate volte. «Sarebbe la storia ideale per costruire un dramma romanzesco – dice Fo -, una soap-opera da 100 puntate minimo». Non mancano nemmeno le leggende che la riguardano! Pare che, in seguito al tentativo di usurpazione di Giovanni Primicerio, quando Galla dovette lanciare l’attacco dell’esercito per riprendersi il trono di Ravenna, il comandante Ardaburio ebbe una guida d’eccezione… Un angelo! La leggenda narra che fu un angelo a indicare il cammino giusto da seguire ai bizantini, tra le sabbie mobili e acquitrini invalicabili, così che Galla poté riottenere la corona imperiale.

Galla Placidia ritratta da Dario Fo

Galla Placidia ritratta da Dario Fo

Il narratore Fo di certo non poteva omettere la leggenda della morte dell’Imperatore Teodorico. Diverse sono le versioni, e una è più fantasiosa dell’altra! Una di queste vuole che l’Ostrogoto, in groppa al suo fidato destriero, si trovasse sulla cima di un vulcano, l’Etna o lo Stromboli. Il cavallo, impazzito senza motivo, si sarebbe gettato nel cratere infuocato, trascinando con sé il disgraziato re imprecante. Un’altra, racconta di un Teodorico ormai triste, depresso, roso dai sensi di colpa. I suoi cuochi cercavano sempre di tirarlo su con deliziosi manicaretti, finché…

Steso su un vassoio molto grande viene portato in sala da pranzo un grosso pesce rosato pronto per essere servito a tavola. La bocca del pesce si spalanca  e fra i suoi denti appare la testa di un uomo: è quella del senatore Simmaco! Il re, qualche giorno prima, aveva ordinato che gli fosse mozzato il capo, e quindi gettato a mare.
A Teodorico sfugge un urlo di raccapriccio, trema, poi spalanca gli occhi e la bocca in una terrificante smorfia. Si rovescia in avanti verso il pesce e si ritrova faccia a faccia con il capo mozzo del senatore. Entrambi morti stecchiti.

Le fiabe e le leggende, gli aneddoti curiosi e le bizzarrie segrete dei personaggi della nostra storia riescono ad essere sempre più memorabili che i fatti realmente accaduti… Almeno per me. Sarà che hanno a che fare con un immaginario fantasioso, folle, surreale, in grado di aggrapparsi a sogni e incubi, risultando più verosimile del verosimile.

Se questi pochi esempi vi hanno incuriosito, sono sicura che La vera storia di Ravenna di Dario Fo ha per voi in serbo tante sorprese! Sulla pagina Facebook di Ravenna Tourism (a questo link), c’è disponibile anche un video-racconto di Fo sulla sua storia di Ravenna. Enjoy!

 

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