10 cose da fare a Ravenna (quasi) gratis: un tour low cost

10 cose da fare a Ravenna (quasi) gratis: un tour low cost

Ravenna on a budget, ossia come godersi la città facendo una visita davvero low cost.
La capitale italiana del mosaico è infatti adatta a tutte le tasche. Aldilà dell’itinerario turistico tradizionale, la città offre molte possibilità a chi vuole scoprire le sue bellezze spendendo poco. Se è questo quello che state cercando, questa guida fa al caso vostro!

Ecco una lista di cose da fare o visitare in città, a costo (quasi) zero!


1. Visitare la Basilica di San Francesco e la sua Cripta

Piazza San Francesco, nel centro di Ravenna, nasconde molti tesori. Uno di questi è la Basilica che dà il nome alla piazza, che nel Trecento era frequentata anche da Dante. L’ingresso è gratuito, e pagando 1 € è possibile illuminare la suggestiva Cripta. Questo luogo, che era stato pensato per ospitare le spoglie del vescovo Neone, è speciale perché si è allagato a causa della subsidenza: nelle sue acque brillano diversi pesci rossi.

La Cripta della Basilica di San Francesco, Ravenna | © edificistoriciravenna.it

La Cripta della Basilica di San Francesco, Ravenna | © edificistoriciravenna.it


2. Fare una visita alla Biblioteca Classense

La Biblioteca Classense è una meta da scegliere per tanti motivi: non è solo un’importante biblioteca, ma la sua struttura è anche testimonianza del passato di Ravenna. Questo edificio nacque nel XVI secolo come sede dell’Abbazia camaldolese, e le tracce di questo passato si vedono nei suoi bei chiostri. Bellissima è l’Aula Magna: un tuffo nel passato e una gioia per gli occhi.
Spesso in Classense sono organizzate delle mostre o delle attività culturali a ingresso libero: su questa pagina potete rimanere sempre aggiornati sui loro eventi. Per gli amanti degli animali, sarà piacevole scoprire che le sue stanze ospitano una colonia felina: Byron, Teresa, Matta e Obama scorrazzano tra gli utenti che frequentano questo luogo speciale. In un chiostro interno, invece, vive una tartaruga ormai ottuagenaria.


3. Fare una passeggiata in spiaggia

Il legame di Ravenna con l’acqua è fortissimo. Una volta, al posto di alcune vie dell’odierno centro storico scorrevano dei fiumi, e il mare arrivava fino in città, a due passi dalla chiesa di San Giovanni Evangelista, fatta costruire da Galla Placidia nel V secolo. Per questo scoprire i  9 lidi di Ravenna è molto importante per capire Ravenna.
Il mare ha il suo fascino in tutte le stagioni, e forse ammirare le nostre spiagge “fuori stagione” dà la possibilità di conoscere la loro natura al meglio. Ogni lido e ogni zona della costa ha la sua peculiarità, e cosa c’è di più rilassante di un bel litorale calmo, dove potersi schiarire i pensieri con il suono delle onde in sottofondo?


4. Scoprire Cripta Rasponi e i Giardini Pensili del Palazzo della Provincia

Ravenna è ricca di Giardini, e quelli Pensili del Palazzo della Provincia sono un luogo davvero affascinante: la vegetazione dei giardini all’italiana circonda l’area centrale, rasserenata dal rumore della fontana, e fascia la torretta neogotica della Cripta Rasponi e delle sue terrazze. Il biglietto intero costa solamente 2 €, ma sono previste riduzioni. A questo link potete trovare tutte le informazioni.

I Giardini Pensili del Palazzo della Provincia e la Torretta Neogotica di Cripta Rasponi | © crisptarasponi.it

I Giardini Pensili del Palazzo della Provincia e la Torretta Neogotica di Cripta Rasponi | © crisptarasponi.it


5. Fare una passeggiata in città: un museo a cielo aperto

Se volete godervi una bella giornata all’aria aperta, sappiate che – se state attenti e vi segnate le tappe giuste – scoprirete che Ravenna è un vero museo a cielo aperto.
Imperdibili sono la tomba di Dante e il Quadrarco del Braccioforte, il percorso delle mura di Ravenna, Piazza del Popolo… Ma ci sono anche piccole storie nascoste in luoghi meno noti: vale la pena cercare il muro di Droctulfo e la Posterula Vincileonis… Le cose da scoprire nel centro di Ravenna sono davvero tante!


6. Far visita al cosiddetto Palazzo di Teoderico

Quando si parla del Palazzo di Teoderico si fa riferimento ai resti architettonici di un palazzo che si trova ad angolo tra Via di Roma e Via Alberoni. Anche se viene chiamato così, non si è sicuri di quale sia la sua origine. Secondo alcuni studiosi, doveva essere un corpo di guardia del VII-VIII secolo costruito a protezione del palazzo degli esarchi, ossia dei governatori delle province italiane incaricati da Bisanzio. Altri invece sostengono che la facciata possa essere il resto della chiesa di San Salvatore ad Calchi. Qui trovate orari e info, mentre il costo dell’ingresso è di 1€.


7. Ammirare i mosaici del Battistero degli Ariani

Il Battistero degli Ariani è un piccolo gioiello, e i mosaici della sua cupola influenzarono anche Dante Alighieri mentre ideava l’ultima delle cantiche della Commedia, il Paradiso. Si trova nella Piazzetta degli Ariani, impreziosita anche dal già citato muro di Droctulfo. L’ingresso al Battistero, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, costa solamente 1 €. Qui gli orari di apertura.

La Piazzetta degli Ariani | © cinema.emiliaromagnacreativa.it

La Piazzetta degli Ariani | © cinema.emiliaromagnacreativa.it


8. Scoprire le erbe dimenticate del Giardino Rasponi

C’è un Giardino nel cuore della città, che ci riporta dritti dritti al passato: è detto delle “Erbe Dimenticate” perché lì vengono coltivate erbe recuperate dagli antichi ricettari degli speziali insieme alle erbe più note al giorno d’oggi. La sua posizione in Piazzetta Paolo Serra lo rende ancora più affascinante perché dal suo interno si gode di una bella vista della cupola del Duomo e del suo bel campanile circolare.
Il Giardino è a ingresso libero aperto dalle 9 alle 12.30, dal lunedì al sabato.


9. Cercare le opere di street art in città

Gli appassionati di street art sicuramente conoscono già Ravenna, ma chi non è così esperto in materia può rimanere piacevolmente colpito dalla ricchezza di opere che offre la nostra città. Tra quelli che potete osservare in città, forse l’artista più noto a livello mondiale è Invader, che fonde street art e arte musiva (qui trovate una gallery), ma tantissimi sono i murales: qui trovate una mappa per scoprire quale sia il vostro preferito!


10. Assaporare la Romagna: mangiare una piadina

Dulcis in fundo, se volete scoprire il sapore autentico della Romagna spendendo poco, la piadina è tra i tanti piatti tipici quella con il miglior rapporto qualità-prezzo. Per pochi euro infatti potrete gustare quello che Pascoli definiva “il cibo nazionale dei Romagnoli“! Si può scegliere la più tradizionale, quella squacquerone e rucola, oppure lasciarsi tentare dalle tante possibili combinazioni… La piadina è buona in ogni modo!

Infine, è bene ricordare che per chi ha la residenza a Ravenna molti monumenti sono ad ingresso libero, così come per la prima domenica di ogni mese è gratuito a tutti l’accesso a diversi musei, ville, scavi e monumenti. Controllate prima di visitare ciò che vi interessa: spesso sono attive riduzioni!


Sul sito turistico di Ravenna, inoltre, è sempre possibile trovare un elenco aggiornato di eventi e manifestazioni, spesso gratuiti, per godersi la vita mondana e culturale della città.

Invader a Ravenna

Invader a Ravenna

Il nome di Invader a Ravenna vi dice qualcosa? Chi non conosce il nome di questo artista francese, forse però conoscerà Space Invaders, il videogioco giapponese vintage (correva l’anno 1978…) a cui si è ispirato. Magari il titolo non vi è noto, ma sicuramente vi è già capitato di vedere i suoi alieni pixelati da qualche parte, specie se frequentate la nostra città.

Di questo artista, celebre in tutto il mondo, non si conosce la vera identità. Si definisce un “UFA”: Unidentified Free Artist, ossia “artista libero e non identificato”.
Numerosissime sono le sue opere che si trovano a Parigi – dove vive – ma si possono scovare nelle metropoli di ogni angolo del pianeta, come New York, Bangkok, Marrakech, San Paolo… Le incursioni artistiche nelle città che visita sono chiamate nel suo sito waves, ossia “ondate”, e Ravenna ha avuto fortuna di contarne già due: la prima nel 2014, la seconda nel 2015.

La sua tecnica artistica prevede l’installazione di mattonelle colorate che danno vita a piccole raffigurazioni realizzate in mosaico, come se fossero pixelate. L’arrivo di Invader a Ravenna, capitale del mosaico attenta alle capacità espressive della street art, non poteva che dare ricchi frutti.

Invader al Planetario, Giardini pubblici di Ravenna | © www.mosaicoravenna.it

Invader al Planetario, Giardini pubblici di Ravenna | Foto © mosaicoravenna.it

La prima incursione ufficiale avvenne su invito dell’associazione culturale Pianeta Marte, che chiese all’artista di realizzare un’opera per il Planetario dei Giardini pubblici. Invader realizzò per l’occasione un mosaico di 20 metri quadrati raffigurante Spock, l’icona della serie tv di fantascienza per eccellenza Star Trek, in atto di salutare un alieno rosso che sta per invadere la Terra.

Invader sembrò rimanere molto colpito dalla città, che ispirò altre sue piccole installazioni per le vie del centro e i suoi dintorni. In tutto, l’artista ha lasciato 40 opere in due ondate e, come si legge nel suo sito, secondo il suo personale metro di giudizio a Ravenna ha totalizzato 1550 punti: ogni volta che crea un’opera infatti, decide di attribuirle dai 10 ai 100 scores.

Purtroppo però, alcune non sono più visibili. Non essendo “ufficiali”, ma essendo state installate dall’artista di sua sponte, alcune sono state rimosse per via dell’assenza di permessi. È il caso del mosaico raffigurante Giustiniano e Teodora, creato in via Galla Placidia, nelle vicinanze di San Vitale, qui sotto in foto.

Il mosaico rimosso di Invader Giustiniano e Teodora | © bologna.repubblica.it

Il mosaico rimosso di Invader: Giustiniano e Teodora | Foto © bologna.repubblica.it

Nonostante alcune rimozioni, numerosi sono i mosaici street di Invader da scoprire a Ravenna e dintorni, posti in punti strategici. Nascosti qua e là, alcuni sono più facilmente identificabili, mentre altri si mescolano ai colori e alle insegne della città, rimanendo più nascosti.
Tra i tanti, i più facili da scoprire sono forse l’alieno rosso sulla targa di Via di Roma affianco alla basilica di Sant’Apollinare Nuovo, la Teodora che saluta con il suo «Ravenna!» vicino alla stazione e il grande alieno bordeaux di via Boccaccio.

Andare alla loro ricerca è molto stimolante, soprattutto se si sceglie di partecipare al gioco FlashInvaders, ideato dall’artista stesso. Questa applicazione gratuita, scaricabile da mobile, fa sembrare la ricerca dei suoi mosaici in giro per il mondo una vera caccia al tesoro! Ogni opera fotografata e caricata dà al giocatore dei punti e l’immagine viene postata sul suo sito ufficiale in tempo reale (date un’occhiata qui).

New Mosaic of Ravenna è stata l’importante mostra che Invader ha portato nel 2017 addirittura ad Hong Kong, nella galleria Over the Influence. Esposte erano le foto delle installazioni ravennati e 25 edizioni deluxe della guida New Mosaic of Ravenna, settima opera cartacea dell’artista. La guida, nell’edizione normale, è stata stampata in 1500 esemplari insieme a una mappa con indicata la posizione di tutti gli space invaders.

Commentando suo stile, così peculiare, Invader usa il verbo “liberare”: gli space invaders dai video games, l’arte dai musei e dalle istituzioni, spazi alienanti. Le strade di Ravenna, capitale del mosaico attenta alle nuove forme d’arte, è la città ideale per scoprire questo artista! E voi, quante opere conoscete di Invader a Ravenna?

La vera storia di Ravenna raccontata da Dario Fo

La vera storia di Ravenna raccontata da Dario Fo

C’è chi dice che a volte le favole siano importanti quanto la Storia vera, e anche io penso sia così. Non si può prescindere dalla veridicità delle fonti storiche per conoscere il nostro passato, ma anche le fiabe e le leggende contribuiscono al racconto di ciò che è accaduto. La Storia non è solo ciò che è successo, ma anche il ricordo che ne viene tramandato.

Questo lo sapeva bene anche un grande giullare che amava molto la nostra città e che ne divenne anche cittadino onorario. Di chi sto parlando? Di Dario Fo, ovviamente! Artista poliedrico, si lasciò ispirare dal forte fascino dell’antica capitale bizantina e dalle sue leggende… E alla vigilia del XXI secolo diede alle stampe un bel libro illustrato, emblematicamente intitolato La vera storia di Ravenna.

Ad avvicinare Fo a Ravenna è stata la collaborazione che strinse con l’Accademia di Belle Arti della città tra il ’98 e il ’99. Era un periodo molto particolare: lui fresco fresco di Nobel, l’ABA in procinto di trasferirsi alla Loggetta Lombardesca per fare posto al MAR. L’artista collabora con gli studenti per la realizzazione di briose tende da mare variopinte, alla maniera di una volta. Si rivela un successo: i soldi raccolti con la vendita finanziano attività didattiche dei ragazzi.

Intanto, l’amore è sbocciato: Dario Fo di Ravenna è fortemente entusiasta:

Ravenna può esibire avvenimenti e situazioni uniche e irripetibili, tali da far schiattare di meraviglia ogni abitante di questo mondo, specie se giapponese.

Il lavoro su La vera storia di Ravenna è così che nasce: spontaneamente, con slancio e gioia, ammirazione e senso di appartenenza. L’artista inizia il suo racconto coinvolgendo gli allievi dell’Accademia nella realizzazione di grandi tavole pittoriche dal forte impatto visivo, che dovevano servire anche come invito ai giovani e meno giovani di Ravenna perché ricominciassero a ritrarre la loro città. Fo dipinge, in piedi, con un bastone su cui ha fissato il pennello, come fanno i pittori di scena.

Dario Fo dipinge | © accademiaravenna.net

Dario Fo dipinge | © accademiaravenna.net

Il libro si struttura in brevi capitoletti corredati da vivacissime immagini (sono oltre 150!), dove la storia della Ravenna romana e bizantina viene ripercorsa passo passo, da quando ancora era un insieme di isole, attraverso i fatti salienti, le storie popolari e le leggende. Il titolo è provocatorio:

Tirate a secco quelle storie, le ho ben sbattute in soluzione di lisciva e ve le vado a riproporre, cercando di divertire il lettore e magari anche di scandalizzarlo fino a una salutare indignazione, proprio a partire dal titolo. In questo mondo di sonno collettivo da rintronati, un sussulto con fremito ogni tanto non ci sta male!

I grandi protagonisti del nostro passato sono raccontati attraverso aneddoti poco noti, che Fo ha trovato grazie a un’attenta ricerca bibliografica. Per fare qualche esempio… L’imperatore Onorio, fratello di Galla Placidia, aveva una gallina di nome Roma che amava immensamente, più di sua moglie e di Roma stessa. La portava sempre con sé, e non permetteva a nessuno di prenderlo in giro. Rifugiatosi a Ravenna con la corte, iniziò a temere che qualcuno potesse volergli rubare il suo amatissimo volatile per mangiarselo, visto che con le tempeste e le mareggiate la città si trovava di fatto isolata. Allora fece addestrare un cane che la proteggesse e per un po’ la cosa funzionò… Fintanto che non fu lo stesso cane a cibarsene! Disperato, per vendicare l’onta subita e il gran dolore lo infilzò con la spada e lo fece arrostire: venne servito infarcito di gallina.

Grande attenzione viene dedicata anche all’imperatrice Galla Placidia: la sua biografia è costellata di episodi e avventure, e fu messa alla prova dalla sorte svariate volte. «Sarebbe la storia ideale per costruire un dramma romanzesco – dice Fo -, una soap-opera da 100 puntate minimo». Non mancano nemmeno le leggende che la riguardano! Pare che, in seguito al tentativo di usurpazione di Giovanni Primicerio, quando Galla dovette lanciare l’attacco dell’esercito per riprendersi il trono di Ravenna, il comandante Ardaburio ebbe una guida d’eccezione… Un angelo! La leggenda narra che fu un angelo a indicare il cammino giusto da seguire ai bizantini, tra le sabbie mobili e acquitrini invalicabili, così che Galla poté riottenere la corona imperiale.

Galla Placidia ritratta da Dario Fo

Galla Placidia ritratta da Dario Fo

Il narratore Fo di certo non poteva omettere la leggenda della morte dell’Imperatore Teodorico. Diverse sono le versioni, e una è più fantasiosa dell’altra! Una di queste vuole che l’Ostrogoto, in groppa al suo fidato destriero, si trovasse sulla cima di un vulcano, l’Etna o lo Stromboli. Il cavallo, impazzito senza motivo, si sarebbe gettato nel cratere infuocato, trascinando con sé il disgraziato re imprecante. Un’altra, racconta di un Teodorico ormai triste, depresso, roso dai sensi di colpa. I suoi cuochi cercavano sempre di tirarlo su con deliziosi manicaretti, finché…

Steso su un vassoio molto grande viene portato in sala da pranzo un grosso pesce rosato pronto per essere servito a tavola. La bocca del pesce si spalanca  e fra i suoi denti appare la testa di un uomo: è quella del senatore Simmaco! Il re, qualche giorno prima, aveva ordinato che gli fosse mozzato il capo, e quindi gettato a mare.
A Teodorico sfugge un urlo di raccapriccio, trema, poi spalanca gli occhi e la bocca in una terrificante smorfia. Si rovescia in avanti verso il pesce e si ritrova faccia a faccia con il capo mozzo del senatore. Entrambi morti stecchiti.

Le fiabe e le leggende, gli aneddoti curiosi e le bizzarrie segrete dei personaggi della nostra storia riescono ad essere sempre più memorabili che i fatti realmente accaduti… Almeno per me. Sarà che hanno a che fare con un immaginario fantasioso, folle, surreale, in grado di aggrapparsi a sogni e incubi, risultando più verosimile del verosimile.

Se questi pochi esempi vi hanno incuriosito, sono sicura che La vera storia di Ravenna di Dario Fo ha per voi in serbo tante sorprese! Sulla pagina Facebook di Ravenna Tourism (a questo link), c’è disponibile anche un video-racconto di Fo sulla sua storia di Ravenna. Enjoy!

 

I mosaici di Ravenna che ispirarono Dante Alighieri

I mosaici di Ravenna che ispirarono Dante Alighieri

A Ravenna si possono trovare le tracce di molte fasi importanti della cultura e della storia italiana, e sicuramente una di queste è quella che riguarda gli ultimi anni di vita di Dante Alighieri. Alla nostra città però non è sempre stata data la giusta importanza quando si tratta di riconoscere i meriti che ha avuto come fonte per la Commedia.

Il poeta toscano trovò, infatti, grande ispirazione nei molti luoghi che frequentò durante il suo soggiorno in città. Tra questi, ad esempio, è spesso ricordata la Pineta di Classe che troviamo al v. 2 del XXVIII canto del Purgatorio, dove viene descritta come “la divina foresta spessa e viva”.

Molto presenti ma mai citati sono invece i mosaici bizantini che, oggi come allora, rendono Ravenna davvero unica in tutto il mondo. A tal proposito, in passato non sono stati molti i critici danteschi che si sono accorti di questo importante legame. Negli ultimi anni, però, importanti passi avanti sono stati compiuti, a partire dall’opera di Corrado Ricci – archeologo e storico dell’arte ravennate – che fu uno tra i primi a mettere in luce questo aspetto.

La parete sinistra di Sant'Apollinare Nuovo | © Wikimedia

Il corteo delle Vergini della basilica di Sant’Apollinare Nuovo | © Wikimedia

Per comprendere al meglio come i mosaici ravennati siano stati fonte d’ispirazione per la Commedia dantesca, il nostro consiglio è di visitare la mostra La bellezza ch’io vidi, in programma fino al 5 maggio 2019 all’interno del nuovo spazio espositivo di Sant’Apollinare Nuovo (prezzo e orari qui). A presiedere il Comitato Scientifico due Professori dell’Università di Bologna: Laura Pasquini – storica dell’Arte Medievale – che si era già dedicata alle fonti iconografiche della Commedia, e Giuseppe Ledda – professore di Letteratura Italiana – che da molti anni tiene corsi di critica e filologia dantesca.

Per noi vale davvero la pena farle una visita: le singole terzine dantesche sono accompagnate da grandi riproduzioni fotografiche dei mosaici che le hanno ispirate. Non capita spesso di poter ammirare così da vicino le immagini musive che hanno reso unica la nostra città!
Certo, vederle dal vivo ha un fascino diverso… Ma osservarle così da vicino permette sicuramente di comprenderle meglio! La mostra è consigliata a tutti: agli appassionati di letteratura, agli appassionati dei mosaici, e a chi non si vuole accontentare di vederli de lonh!

Di seguito potete trovare le fotografie di solo alcune delle raffigurazioni musive che i critici pensano abbiano influenzato l’Alighieri, quando a Ravenna era impegnato a completare il suo capolavoro in versi.


La croce nel mosaico absidale di Sant’Apollinare in Classe

Tra le raffigurazioni che più facilmente si possono riconoscere nel testo dantesco, c’è sicuramente il mosaico dell’abside di Sant’Apollinare in Classe. Un grande disco gemmato contiene un cielo trapuntato di 99 stelle d’oro e d’argento e una croce gemmata, al cui centro si trova il viso di Cristo.
Ecco i versi del canto XIV del Paradiso (97-104) dove viene descritto il passaggio al cielo di Marte: le anime fulgenti lo accolgono disponendosi a croce, e al centro lampeggia Cristo:

Come distinta da minori e maggi
lumi biancheggia tra ’ poli del mondo
Galassia sì, che fa dubbiar ben saggi;

sì costellati facean nel profondo
Marte quei raggi il venerabil segno
che fan giunture di quadranti in tondo.

Qui vince la memoria mia lo ’ngegno;
ché quella croce lampeggiava Cristo

La Croce di Sant'Apollinare in Classe Ravenna | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

La Croce musica dell’abside della basilica di Sant’Apollinare in Classe | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it


Le cupole del battistero Neoniano e degli Ariani

Nel canto X, nel cielo del Sole, Dante incontra un gruppo di beati che circondano lui e a Beatrice, formando una corona formata di dodici anime. A questa, se ne aggiungerà una seconda nel canto XII, muovendosi coordinata alla prima.
Questa immagine potrebbe ricordare le due cupole dei famosi battisteri ravennati, il Neoniano e quello degli Ariani, dove sono raffigurati i dodici apostoli in cerchio: (Par. X, 64-66)

Io vidi più folgór vivi e vincenti
far di noi centro e di sé far corona,
più dolci in voce che in vista lucenti

Battistero degli Ariani | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Battistero degli Ariani | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it


Il ritratto di Giustiniano nella basilica di San Vitale

L’imperatore Giustiniano ha avuto un ruolo di spicco nel Paradiso dantesco: a lui è interamente dedicato il canto politico della terza cantica, ossia il VI. Impossibile non pensare che Dante abbia levato gli occhi spesse volte al ritratto musivo dell’Imperatore nella Basilica di San Vitale, dove si trova circondato dai suoi fedeli.

Cesare fui e son Iustinïano,
che, per voler del primo amor ch’i’ sento,
d’entro le leggi trassi il troppo e ‘l vano.

Giustiniano e il suo seguito, Basilica di San Vitale | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Giustiniano e il suo seguito, Basilica di San Vitale | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it


La sfilata di Vergini e Santi a Sant’Apollinare Nuovo

Nel XXIX canto del Purgatorio, Dante scrive di una grande processione che, nel Paradiso Terrestre, anticipa l’arrivo della sua amata Beatrice. Descrive ventiquattro signori vestiti di bianco, che procedono a due a due, coronati di fiordaliso. 
Che cosa può venirci in mente, se non la decorazione delle pareti di Sant’Apollinare Nuovo? Lì, infatti, si trovano dodici figure femminili a sinistra, come vergini in processione, e altrettanti uomini sulla destra, rappresentanti dei santi. Queste terzine sembrano dar loro vita:

Sotto così bel ciel com’io diviso,
ventiquattro seniori, a due a due,
coronati venien di fiordaliso.

Tutti cantavan: “Benedicta tue
ne le figlie d’Adamo, e benedette
sieno in etterno le bellezze tue!”.

Corteo dei santi (dettaglio), Sant'Apollinare in Classe | © turismo.ra.it

Corteo dei santi (dettaglio), Sant’Apollinare in Classe | © turismo.ra.it

 

?War is over: una mostra tra sogni e incubi

?War is over: una mostra tra sogni e incubi

Dopo ogni guerra
c’è chi deve ripulire.
In fondo un po’ d’ordine
da solo non si fa.
[…]
Non è fotogenico,
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono già partite
per un’altra guerra.

Wisława Szymborska

?War is over – Arte e conflitti tra mito e contemporaneità è la mostra che quest’autunno è stata organizzata dal MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna. Inaugurata il 6 ottobre, in occasione della Notte d’Oro 2018, chiuderà i battenti il 13 gennaio 2019. L’esposizione è ricca di opere di arte contemporanea, e i riflettori sono puntati sui grandi nomi degli artisti ospitati. Per farne giusto alcuni dei più “chiacchierati”, si possono ammirare opere di Picasso e di De Chirico, della Abramović, di Jan Fabre Andy Warhol, di Christo

Questa è una mostra molto forte e piuttosto complicata. Non tanto perché sia di difficile comprensione, ma perché è molto coinvolgente dal punto di vista emotivo: il percorso di ogni visitatore sarà diverso, e trovo quindi inutile stilare una lista di “cose da non perdere”. Preferisco raccontarvi alcune delle opere che hanno colpito me, nella speranza di invogliarvi ad andare a scoprire di persona le emozioni che vi aspettano. Già il titolo della mostra è di per sé emblematico: ?War is over è una domanda che si maschera da affermazione.

Qui di seguito trovate una galleria con alcune opere che sono stata felice di aver scoperto:

  • La prima è un’opera del 2013 di Alfredo Jaar e ritrae Lucio Fontana nel 1946, al suo ritorno dall’Argentina, dove si era rifugiato durante la guerra. L’artista italiano cammina tra quelle che erano le mura del suo studio a Milano, ridotto in macerie con i bombardamenti. Jaar, fuggito dalla dittatura di Pinochet nel 1982, utilizza l’arte come strumento di riflessione e denuncia politica: anche la gigantografia in mostra vuole rappresentare il riscatto culturale di un artista che può ancora ergersi sulle rovine della guerra nonostante ciò che ha perso. Vicino alla grande stampa, in mostra c’è anche un’opera in ceramica di Fontana, intitolata Battaglia. Le ceramiche, poco note rispetto ai tagli che l’hanno reso celebre, sicuramente meritano attenzione.

 

  • L’opera Senza titolo degli italiani Perino & Vele, che lavorano spesso con la tecnica della cartapesta, colpisce innanzitutto per la sua grandezza. Un grande sacco cela al suo interno una sfera, che grazie al sottotitolo si scopre essere un Mappamondo intrappolato. Il mondo, offeso nella sua cecità, è stato colpito da una scarica di proiettili. Ho trovato significativo l’utilizzo di quotidiani nella sua realizzazione. Le testate utilizzate? “Il Mattino”, “La Gazzetta dello Sport”, “Italia Oggi”, “Il Sole 24 Ore”.

 

  • Non conoscevo Pino Pascali prima di visitare ?War is over, e la sua Bomba a mano mi ha davvero commosso. L’arma si fa Diario quando l’artista, trovando una vera bomba a mano inesplosa, decide di svuotarne il contenuto e di riempirla nuovamente con qualcosa di intimo e personale: un messaggio. Dice: “il 24-1-67 ho ricaricato la bomba con questo biglietto. | Pascali | l’ho riverniciata oggi con smalto verde di cadmio”. Pascali ha notevolmente contribuito a dare importanza internazionale al movimento dell’Arte Povera, di cui fanno parte anche altre opere in mostra.

 

  • La Fucilazione in campagna è stata datata dal suo autore Renato Guttuso al 1939, anche se forse venne dipinta l’anno precedente. Il quadro è stato composto pensando alla fucilazione del poeta Federico García Lorca ad opera dai franchisti, avvenuta nel 1936 durante la guerra civile spagnola. Per  non correre il rischio di essere censurato dai fascisti, Guttuso lasciò credere che rappresentasse un delitto di mafia. La Fucilazione è una dei primi memorabili risultati artistici del pittore e del suo “realismo lirico”.

 

  • Emilio Isgrò immagina un mondo senza più né nomi, né confini, perché le guerre non debbano più esistere: Weltanschauung, “visione del mondo”, è quasi un’utopia cartografica. L’opera consiste in dodici tavole di carte geografiche di epoca prussiana alle quali sono stati cancellati i nomi con il colore nero. Lo spazio, privato dei suoi toponimi, viene restituito alla pace. Questa tecnica ha reso celebre l’artista: Isgrò iniziò le prime opere di “cancellatura” nel 1964, quando aveva dichiarato morta la parola.

 

  • Andy Warhol non ha certo bisogno di presentazioni, ma alla ?War is over sono esposte due opere meno “pop” di quelle che si vedono di solito. Due sono le serigrafie esposte, entrambe intitolate Sedia elettricaLo strumento di morte è reso con colori saturi e vivaci, come se la foto fosse destinata ad essere usata per una pubblicità,: il risultato visivo è straniante e molto sgradevole. La spettacolarizzazione della morte qui va di pari passo con la critica alla pena capitale in America, molto viva negli anni Settanta quando le serigrafie sono state realizzate.
Marzia Migliore, Pier Paolo Pasolini | © www.theartstack.com

Marzia Migliore, Pier Paolo Pasolini | © theartstack.com

?War is over è un percorso tra sogni di libertà, desideri atavici di pace e un unico incubo ricorrente: la guerra che non finisce mai. Questa mostra non vi deluderà!