La Cattedra eburnea del vescovo Massimiano di Ravenna

La Cattedra eburnea del vescovo Massimiano di Ravenna

Ci sono tanti musei a Ravenna che quotidianamente vengono visitati da turisti di ogni Paese: dal Museo Nazionale al MAR, da Classis al Museo Dantesco, l’offerta è davvero ricca e variegata. Uno di questi è forse un po’ meno noto, e oggi vi racconto un buon motivo per includerlo nel vostro tour di Ravenna. Sto parlando del Museo Arcivescovile, primo museo diocesano realizzato in Italia, custode geloso di prestigiosi capolavori del mondo ecclesiastico. Al suo interno si trova anche la Cappella Arcivescovile di Sant’Andrea, dichiarata Patrimonio Unesco dell’Umanità per i suoi magnifici mosaici d’inizio V secolo ma anche perché è l’unica cappella arcivescovile paleocristiana giunta integra sino a noi. In questo post però voglio parlarvi di un’altra opera di inestimabile valore conservata all’interno del Museo: la Cattedra eburnea di Massimiano.

Originariamente realizzata in legno ma completamente ricoperta di avorio, si tratta di un trono episcopale di incredibile pregio. La sua forma è tipica dell’epoca paleocristiana: insieme all’alto schienale semicircolare spicca la particolarità dei pomelli posti sui braccioli. Il nome di “cattedra” gli è attribuito per via del compito a cui ogni Vescovo era chiamato ad assolvere quale guida e maestro dei fedeli affidati, e simbolo di dignità e autorità religiosa.

L’attribuzione e l’origine dell’opera non è certa. L’ipotesi più accreditata è che quest’opera d’arte sia probabilmente stata realizzata a Costantinopoli per l’Arcivescovo di Ravenna Massimiano, in carica tra il 546 e il 556, che era in stretti legami con la corte imperiale dell’antica capitale d’Oriente. Il fascino delle sue decorazioni deriva anche dalle numerose influenze artistiche ravvisabili, come quelle anatoliche, alessandrine, egiziane e siriache. C’è chi sostiene che gli artisti intervenuti alla sua realizzazione siano stati quattro, anche se a riguardo non tutti gli studiosi sono concordi.

Cattedra eburnea di Massimiano | © romagnamare.altervista.org

Cattedra vescovile di Massimiano | Foto © romagnamare.altervista.org

La Cattedra eburnea di Massimiano In origine era ricoperta da 26 piccoli pannelli, corrispondenti a due cicli narrativi differenti. 16 sullo schienale, di cui oggi 9 sono purtroppo andati perduti, raffigurano scene della vita di Gesù. Sui braccioli, invece, sono rappresentate scene del ciclo del patriarca Giuseppe l’ebreo. Nella fronte del bancale compaiono i quattro Evangelisti e San Giovanni Battista con il monogramma di “Maximianus episcopus” sono incorniciati da motivi vegetali e diversi animali tra cui il pavone, molto presente anche nelle decorazioni musive di Ravenna.

Aldilà del valore artistico di questo prezioso oggetto in avorio, la sua funzione rimane a oggi ancora poco chiara: il sedile è infatti troppo fragile per essere utilizzato come  vero e proprio trono episcopale, mentre è più plausibile un suo utilizzo simbolico, come ad esempio una sorta di ripiano su cui poggiare i libri sacri.
E secondo voi qual era la sua vera finalità?

Appassionata di cultura italiana e straniera, definisco la mia vita un viaggio e chi viaggia vive due volte.