La Piadina a Ravenna

La Piadina a Ravenna

«Che ne sai della Romagna, che ne sai della piadina
non c’è solo l’acqua, non c’è solo la farina»
(R. Casadei)

E in effetti nel cibo di Romagna c’è molto di più! Non solo, ovviamente, altri ingredienti (strutto oppure olio, lievito o bicarbonato, sale o a volte anche latte…) ma soprattutto mare, sole (nebbia!), fisarmoniche, racchettoni, mosaici, bicicletta… E una serie di curiosità. Noi ve ne diciamo alcune. Per tutto il resto c’è il Consorzio di tutela e promozione Piadina Romagnola.

La piadina fatta a mano

La piadina fatta a mano

STORIA E FUTURO

La Piadina arriva probabilmente dalla tradizione gastronomica etrusca, circa 1200 anni prima di Cristo, e attraverso l’Impero Romano e i barbari giunge alla sua prima nomina in un documento della fine del 1300, nel quale si parla della Piada in merito ad alcuni tributi da pagare in natura. Ma è nel XX secolo che ha il suo grande rilancio, grazie a nuove farine che la rendono sempre più facile ed economica da preparare. Nel Dopoguerra diventa definitivamente un punto di riferimento gastronomico, che distingue la Romagna e conquista i turisti. È proprio in questi anni che spuntano i primi mitici chioschi, elemento oramai distintivo del paesaggio nostrano, ponte semplice e colorato verso il mondo e la nuova carica dello street food.

Un tipico chiosco di piadina

Un tipico chiosco di piadina

NOMI E DIMENSIONI

Nelle zone limitrofe (Cesena, Forlì, Rimini) si può chiamare Piê, Pièda, Pìda, Pjida, ma a Ravenna è proprio “Piadina”, come cantava il mitico Raul Casadei.
Farcita con salumi, formaggi, verdure, squacquerone e fichi caramellati, carne o creme dolci, è comunque la più “alta” e la più corposa della Romagna. Spessa circa un dito e dalla consistenza “tamugna” (ovvero densa), è buona anche da sola, “vuota”, o magari con un po’ di olive o di rosmarino nell’impasto. Esiste anche la versione “chiusa”, ovvero il crescione. Di solito bollente e grondante goduria.

La piadina di Ravenna

La piadina di Ravenna

QUELLE MACCHIE SCURE

Sapete come si riconosce una piadina fatta con strutto da una fatta con l’olio?
Avete presente le numerose “macchie” che si vedono sulla piada? Bene, se sono più scure significa che è stato usato lo strutto, mentre se sono più chiare, ca va sans dire, nell’impasto c’è invece l’olio. Vegetariani e non, sapevatelo!

PASCOLI E MORETTI

Ecco fatto, – disse infine la Menghinina e parve più vecchia, perché un altro po’ di bianco le s’era posato sui capelli, sul corpetto, fin sulle ciglia.
Prima d’impastare, pensò al fuoco.
Per cuocere la piada occorre la fiamma, la bella fiamma caduca, la vampata, il falò.
Il grande testo rotondo, grande quanto lo staccio, deve riscaldarsi così prima che vi si adagi la pasta…

Il resto del racconto di Marino Moretti, ruspante e sanguigno, lo potete leggere qui.

Lasciamo invece semplicemente la parola al grande poeta, Giovanni Pascoli.

«…» Ma tu, Maria, con le tue mani blande domi la pasta e poi l’allarghi e spiani;
ed ecco è liscia come un foglio, e grande come la luna;
e sulle aperte mani tu me l’arrechi,
e me l’adagi molle sul testo caldo, e quindi t’allontani.
Io, la giro, e le attizzo con le molle il fuoco sotto,
fin che stride invasa dal calor mite, e si rigonfia in bolle:
e l’odore del pane empie la casa. «…»

(Tratto da “La Piada”, G. Pascoli. 1909. Nuovi Pometti)

SUL WEB (TRA MUSICA, TRASH E COMICITÀ)

Anche in rete la piadina ha guadagnato un posto di tutto rispetto. Vagando un po’ per il web è possibile trovare il Valzer della Piadina (qui in versione ballo estivo, grazie a Divertiballi), un Magna la Piadina di Alberto Pazzaglia alias Betobahia (sì, quello di Ciapa la Galeina), l’imolese Rosy Velasco con La Piadina, ma anche Luca e Paolo con l’episodio di Camera Café del 2017, “Progetto Piadina“, e a salire “Freak” di Samuele Bersani (“Hai più pensato a quel progetto di esportare la piadina romagnola?!” ). E chiudiamo come abbiamo iniziato, con una rarissima versione hip hop. Il ritornello è di Raoul Casadei, le rappate di Gam Gam. Buon appetito con la “Hip Hop Pida” e le ricette del Consorzio.

Hip Hop Pida

Hip Hop Pida

Venezia e Ravenna: un’eredità vecchia di secoli

Venezia e Ravenna: un’eredità vecchia di secoli

Ravenna-Venezia

Spostandosi tra un mosaico e l’altro, tra un parco e l’altro, tra un chiosco di piadina e un ristorante, è possibile seguire un sentiero che porta a Venezia. Un tour nel tour, una mappa nella mappa, per scoprire un momento della storia di Ravenna che ha lasciato impronte indelebili.

Dal 1441 al 1509 Ravenna visse sotto il dominio della Repubblica di Venezia. A quell’epoca la città era ancora circondata dai fiumi e dalla laguna e intesseva scambi e commerci con il Delta del Po e da lì verso l’Adriatico e l’Europa.

I segni della dominazione veneziana sopravvivono ancora in città, incastonati tra gli strati delle varie epoche, ma se li incorniciamo e li osserviamo da vicino ci fanno sentire il rumore dei canali e lo schiocco dei cavalli sui ponticelli di una volta.

Il ricordo più imponente è senz’altro la Rocca Brancaleone, situata appena fuori dal centro storico. Eretta poco dopo l’arrivo dei veneziani in città, è stata teatro della Battaglia di Ravenna che vide per la prima volta l’uso massiccio di artiglieria da campo, cambiando per sempre il modo di guerreggiare e il concetto stesso di cavalleria.

Rocca Brancaleone

Rocca Brancaleone | Foto @ Nicola Strocchi

Abbandonata per alcuni secoli, nel Novecento è stata recuperata e oggi ospita un grande parco, un’arena sotto le stelle e un punto ristoro. Un leone di marmo protegge ancora l’ingresso al ridotto fortificato.

Ravenna - Rocca Brancaleone

Altorilievo del Leone Alato Veneziano

Al centro del passeggio e della vita istituzionale della città c’è Piazza del Popolo, pensata nelle sue forme attuali dalla Serenissima e da allora rimasta inalterata.
Il primo podestà veneziano ordinò di ricostruire il vecchio palazzo comunale, oggi sede del Municipio, facendolo ornare con stemmi, balconcini e ghiere in terracotta. Il palazzo delimitava la piazza dal lato del fiume Padenna che attraversava la città, passando sotto il grande arco dell’attuale via Cairoli.

Piazza del Popolo (Ravenna)

Piazza del Popolo (Ravenna) | Foto @ Delio Mancini

Di fronte al palazzetto furono erette due colonne, molto simili a quelle che in piazza San Marco a Venezia delimitano lo slargo verso la laguna. Su quella più vicina al palazzo venne collocato un leone di San Marco, mentre l’altra sorreggeva il vescovo Apollinare, santo patrono di Ravenna. Oggi il leone non c’è più, sostituito in epoca papale dalla statua di San Vitale. Dalla parte opposta della piazza fu, invece, posto il primo orologio, sancendo definitivamente il ruolo di potere in quel luogo e della presenza dominante di Venezia in quei decenni.

Una delle stradine più belle del centro storico è senz’altro via Cairoli. Stretta come il canale che le scorreva in mezzo, è riservata ai pedoni (nemmeno le bici possono passare, se non condotte a mano), ospita negozi e punti gastronomici, oltre a Casa Loredan, forse dimora del primo podestà e capitano di Ravenna. Finestre a balconcino in stile gotico-veneziano, colonnette in marmo rosso di Verona, capitelli di gusto rinascimentale la rendono una delle più eleganti vestigia del governo di Venezia.

Tra le case d’età veneziana questa è forse la più graziosa. È Palazzina Diedo, in via Raul Gardini. Conserva il cotto ruvido della facciata, alcuni elementi in pietra d’Istria, oltre al balconcino sul quale s’affaccia l’elegante bifora e l’arco d’ingresso, sul quale rimangono scolpite le due bande orizzontali dell’arme dei Diedo.

Palazzina Diedo (Ravenna)

Palazzina Diedo (Ravenna) | Foto © Giampiero Corelli Fotoreporter (edificistoriciravenna.it)

La semplice armonia di questo edificio stride con un fatto di sangue che nella notte del 29 gennaio 1576 lo vide protagonista. Girolamo Rasponi, con i suoi seguaci, compì una missione punitiva contro la nipote e la famiglia del marito, venendo poi esiliato dalla città. L’orrendo crimine, tuttavia, non scalfì la secolare egemonia dei Rasponi nel ravennate.

MAR - Museo d'arte della Città di Ravenna

MAR – Museo d’arte della Città di Ravenna | Foto @ Archivio Comune di Ravenna

Per evitare gli assalti via mare ai Canonici regolari lateranensi, la cui sede si trovava troppo vicino alla costa, i veneziani invitarono i religiosi a spostarsi nel nuovo monastero di Santa Maria in Porto, chiamata così poiché si trovava alla foce del fiume Badareno, poi scomparso. Veneziano fu il primo priore, e squisitamente veneziano l’impianto architettonico del nuovo monastero, con l’elegante armonia di forme e proporzioni che caratterizza l’elegante loggiato a due ordini, affacciato su quelli che oggi sono i Giardini Pubblici. Veneziano anche il massiccio impiego di pietra d’Istria e il chiostro, sempre a due ordini. Oggi l’edificio ospita il MAR – Museo d’Arte di Ravenna. Per informazioni sulle mostre in corso ecco il sito del museo.

Ravenna - Palazzo Bracci

Ravenna – Palazzo Bracci (Ravenna)

Palazzo Bracci è l’ultimo dei nostri suggerimenti di questo percorso tra Ravenna e Venezia. Prima che la piazza maggiore venisse ampliata dai veneziani, di fronte a Palazzo Bracci doveva trovarsi il centro pulsante della vita della città. In quella che oggi è piazza Andrea Costa, di fronte al mercato coperto, incastonata tra la chiesa di San Michele in Africisco (oggi un negozio di abbigliamento) e la chiesa di San Domenico (oggi una sala espositiva) si trovava un nodo di acque: il Padenna, che giungeva da nord e un altro piccolo fiume che scendeva parallelo all’attuale via Cavour. Il palazzo, che oggi ospita un albergo, è austero, in laterizio grigio, con qualche tocco di bianco in pietra d’Istria, lavorata a finissimi intagli. Un’eleganza semplice, che culmina nel balconcino tipico delle dimore signorili dell’epoca. All’interno, interessanti pitture ornano il soffitto ligneo della sala lunga, di gusto tipicamente quattrocentesco, e celebrano l’unione tra i Bracci e – non potevano mancare! – i Rasponi, che ricevettero insieme il titolo di Conti, dall’Imperatore, nel 1469.

Non vi abbiamo detto tutto sull’eredità veneziana a Ravenna. Vi sono altri edifici di quell’epoca, custoditi nel centro storico. Ma vorremmo lasciare che sia l’ispirazione – o la fortuna – a farveli incontrare.

Mappa della Ravenna Veneziana

Mappa della Ravenna Veneziana

La vera storia della Setta degli Accoltellatori di Ravenna

La vera storia della Setta degli Accoltellatori di Ravenna

Che sia Halloween o Ognisanti, resta il fatto che giunge una notte dedicata alle anime, inquiete o gioiose che siano, che tornano a farci visita.
Chissà allora se in questi giorni, o meglio in queste notti, alcune anime inquiete vagheranno per le uggiose vie del centro storico di Ravenna, passando davanti a quei luoghi che le videro vittime in un lontano passato quando l’Italia era appena sorta.
Ecco la storia di alcuni di questi spiriti che perirono qualche secolo fa sotto le lame della Setta degli Accoltellatori.

Agli albori della lotta di classe, nella Ravenna tardo-risorgimentale di fine ‘800, nacque una “società” di accoltellatori che bersagliava esponenti delle istituzioni e facoltosi uomini del sistema bancario locale, ma anche guardie doganali, contrabbandieri, giornalisti e malcapitati.
Tra il 1865 e il 1871 23 membri della setta si macchiarono di una dozzina di delitti, prima che uno di loro, il delatore Giovanni Resta, decise di svelare tutto e poi fuggire impunito all’estero.

Al processo del 1874, che ebbe una eco nazionale, la banda, formata da anarchici ed ex- garibaldini, delusi dalla svolta monarchica che stava concludendo il Rosorgimento, venne ritenuta responsabile di incitamenti alla rivolta e del ferimento e della morte di molte personalità locali.

Questi delitti, spesso compiuti con la saracca (un tipico coltello romagnolo dalla micidiale lama diritta), si collegavano ad altri eventi sparsi per la Romagna, ai tempi percorsa da gruppi ribelli indomabili, fomentati da accese passioni politiche.

Tomba di Dante Alighieri (Ravenna)

Tomba di Dante Alighieri (Ravenna) | Foto @ Nicola Strocchi

I riferimenti toponomastici del processo e delle indagini ci permettono ancora oggi di calcare i passi della setta, immaginando un centro storico fatto di ponticelli e stradine oggi scomparse, viuzze e antiche osterie, una città in parte diversa da quella odierna, ma nella quale tuttavia molti palazzi e vicoli resistono come immutati testimoni.

Così possiamo immaginare, di fronte alla chiesa di Santa Maria del Torrione, un ponte sul fiume Montone (oggi una strada) dal quale venne gettato il corpo di Luigi Tassinari, rapito alla vita da 24 coltellate, come suo fratello, Augusto, che con lui era conosciuto con il soprannome di “Paganéll”. Era una notte di aprile del 1870 e gli accoltellatori colpivano per la settima volta.

La prima volta fu invece cinque anni prima, all’altezza del vicolo Pignata, che oggi non esiste più, all’angolo dell’odierna via Mazzini. Mentre saliva verso Porta Sisi, il Cavalier Antonio Monghini fu ferito, ma non a morte, da un’arma da taglio. Forse un avvertimento all’aristocrazia locale.

Ravenna - Porta Sisi

Ravenna | Porta Sisi

Nel maggio del 1871 venne invece colpito da un colpo di pistola il brigadiere Gaetano Plazzi, mentre sedeva a un tavolino del Caffè del Corso, oggi via Roma.

Il più “prestigioso” è forse però quello che avvenne il 1 giugno del 1868. Il Cavaliere Cesare Cappa, procuratore del Re, il quale, accompagnato dall’avvocato Malacorda, fu pugnalato a morte mentre infilava la chiave nella porta di casa nei pressi del vicolo San Vincenzo (oggi via Antica Zecca).

Così come fu pugnalato a morte il giovane Celeste Gherardi, ultima vittima della Setta, colpito da 26 pugnalate lungo la via Bassa, accanto allo scolo Lama, che ancora oggi costeggia Via Ravegnana.

Non furono gli unici eventi delittuosi e criminali attribuiti alla Setta, e molti di questi rimasero senza movente e senza colpevoli.


Prestate dunque attenzione, in queste sere, perché di sera avvennero tali misfatti. Magari qualche voce riecheggerà tra i portici e la nebbia…

Ravenna e la Street Art

Ravenna e la Street Art

Da diversi anni l’Arte, con la A maiuscola, a Ravenna non è soltanto monumenti, mosaici, cappelletti e piadina. Esiste una mappa, grande come tutta la città, con più di ottanta opere diverse, moderne e sempre visibili.
È l’arte di strada, quella dei murales, quella che colora gli edifici, portando la creatività e alcuni capolavori al di là dei luoghi consueti.
Per una volta cediamo all’inglese, perché non c’è altro modo per nominare questo fenomeno. È la Street Art. E a Ravenna ha trovato casa (anzi, case!).

Ericailcane (Ravenna, via Gulli) | Festival Subsidenze

Ericailcane (Ravenna, via Gulli) | Festival Subsidenze

Grazie soprattutto all’associazione culturale Indastria (artefici del Festival Subsidenze), che in questi anni ha collaborato con l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Ravenna, la città è diventata una piccola capitale romagnola della street art e un punto di riferimento a livello nazionale.

Dalla Darsena a Porta Adriana, dalla zona Stadio alla Rocca Brancaleone, Ravenna si è trasformata in un museo a cielo aperto che ospita opere di artisti italiani e internazionali. Lavori tendenzialmente grandi (o molto grandi!) che portano un messaggio artistico e culturale, a volte onirico, a volte drammatico, a volte romantico, a volte irriverente. Tra queste ne abbiamo scelte alcune, che ci hanno colpito.


Il murales di Millo in Piazzale Sighinolfi

Il murales di Millo (Ravenna, Piazzale Sighinolfi)

La palestra dell’Istituto Tecnico, in via Sighinolfi, è una parallelepipedo grigio e anonimo, quasi industriale. MILLO, artista di origini Brindisine, lo ha interamente ridecorato con un’opera gigante. Due giovani innamorati si elevano sulla città, con lo sguardo fisso sul cellulare. Solo “taggando” i loro luoghi del cuore possono rivelare i propri sentimenti. Sono connessi ma non si incontrano. Forse li salverà la passione.

L'opera di QBIC (Ravenna, via Fiume) | Festival Subsidenze

L’opera di QBIC (Ravenna, via Fiume) | Festival Subsidenze

QBIC invece è un artista kazako, illustratore e designer, che in via Fiume ha realizzato un’immagine onirica, surreale, con grandi uccelli bendati che volano al tramonto, guidati da personaggi incappucciati. Forse un omaggio a chi parte, senza una meta, alla ricerca di una vita più degna.

Dante Alighieri (Opera di Kobra)

Dante Alighieri di Kobra (Ravenna, via Pasolini) | Foto @ Marco Miccoli

Nel centro storico, in via Pasolini, c’è invece un Dante dal profilo solenne, ma dal volto a colori, come fosse una tavolozza geometrica. KOBRA, street artist brasiliano, ha creato il proprio omaggio al Sommo Poeta, tradizionale e vivacissimo allo stesso tempo.

Due innamorati che si baciano prima di essere inghiottiti dalla vegetazione è l’emozionante opera concettuale, robotica, scomposta, che l’artista italiano PIXEL PANCHO, ha realizzato in via Trieste, in verticale. Il colore della pelle dei protagonisti è il medesimo del palazzo che funge loro da dolce riparo. Forse hanno trovato casa, mentre si fondono con la terra…

Jim Avignon (Ravenna, Via Gulli) | Festival Subsidenze

Jim Avignon (Ravenna, Via Gulli) | Festival Subsidenze

Poco lontano, in via Tommaso Gulli, JIM AVIGNON, artista originario di Monaco di Baviera e uno dei primi ad aver realizzato un’opera sul Muro di Berlino dopo la sua caduta, ha creato un’opera che parla di integrazione, realizzata non a caso in uno dei quartieri più multi etnici della città.

L'opera in zona Darsena di Ericailcane | Foto ©BlindEyeFactory

L’opera in zona Darsena di Ericailcane (Ravenna, via Salona)  | Foto ©BlindEyeFactory

In Darsena invece campeggia il “mostruoso” murales di ERICAILCANE, artista di fama mondiale, collocato sui muri dell’ex mangimificio Marini. Un grande serpente marino spaventa i poveri topolini a bordo di una barca assai stipata. Chiedono la resa, sventolando una bandiera bianca, per poter passare oltre e magari raggiungere un luogo sicuro, al riparo dalle minacce della modernità.
Poco più in là, nei pressi del Pala de André, due nuove opere realizzate una da Ericailcane e l’altra dalla compagna BASTARDILLA ci fanno riflettere sulla fatica dura ma necessaria per combattere contro il fascismo.

Ma, più o meno nascoste per le vie del centro (e dei lidi), vi sono anche opere molto più piccole. Sono gioielli incastonati, da scovare col tempo, magari una “scusa” per aggirarsi in parti della città al di fuori delle solite rotte turistiche.

Dell’artista francese Invader e delle sue opere ne abbiamo già parlato qui, dunque la nostra suggestione per la minuteria artistica questa volta riguarda BLUB, artista fiorentino, celebre a livello internazionale per le sue opere della serie “L’arte sa nuotare”, per la quale ha realizzato ritratti di personaggi famosi (cantanti, stilisti, attori, compositori, personaggi storici e molti altri), rigorosamente sott’acqua e con maschera da sub. Le sue opere, alcune delle quali sono state rubate – segno, quantomeno, di apprezzamento – vengono realizzate solitamente sugli sportelli che racchiudono le terminazioni elettriche urbane. A Ravenna sono oramai una trentina, e formano una nuova mappa nella mappa della nostra street art.

Una delle opere di Blub a Ravenna

Una delle opere di Blub a Ravenna

Queste opere, e moltissime altre, sono sempre a portata di mano. Visitabili liberamente, creandosi un proprio itinerario per gusto e ispirazione, oppure prendendo parte ad una delle “biciclettate” guidate da esperti che nella bella stagione portano i curiosi a spasso per la città, per guardarla con occhi nuovi e da angolazioni diverse. C’è un nuovo “strato” artistico a Ravenna, una nuova dimensione dell’arte. Un mosaico di opere continuo e mai finito, che si rinnova da secoli.

10 motivi per visitare Ravenna in Autunno

10 motivi per visitare Ravenna in Autunno

Dopo l’estate c’è subito Natale… E invece no!

Nei prossimi mesi la città ospiterà una miriade di eventi molto interessanti che vi consigliamo assolutamente di non perdere: si va dalla nuova edizione della Biennale di Mosaico Contemporaneo ai weekend dedicati all’enogastronomia, dalla Maratona internazionale all’opera lirica e la musica di ricerca e sperimentazione, da Star Wars ai festival di letteratura e cinematografia gialla, horror e fantastica, senza ovviamente poi dimenticare Dante. Ecco 10 motivi per visitare Ravenna prima della fine dell’anno, rigorosamente in ordine casuale.

1. Viva Dante

Tomba di Dante (Ravenna)

Tomba di Dante (Ravenna) | Foto © Giacomo Banchelli

Il vero mese di Dante Alighieri è settembre, quando ricade l’anniversario della dipartita, ma fino al 1 dicembre si susseguono incontri, letture, concerti e mostre dedicate al Sommo Poeta.
Dal programma completo, scaricabile qui, estrapoliamo la mostra collettiva di opere contemporanee Dante Plus (con i quadri che si animano grazia all’App Aria) e Per l’altrui scale, percorso guidato fra i luoghi famosi e segreti di Dante esule a Ravenna, tutti i sabati di ottobre. Ah, sapevate che ogni giorno la campana di Dante, posta alle spalle della sua tomba, suona tredici rintocchi, nell’ora che volge al desio?

2. Biennale del Mosaico Contemporaneo

Ogni due anni a Ravenna espongono i migliori mosaicisti del mondo, in vari luoghi della città. Quest’anno dal 6 ottobre al 24 novembre si potranno assaporare opere contemporanee veramente suggestive, tra citazioni pop e omaggi al passato, grazie al programma di RavennaMosaico.
Il punto di partenza è sicuramente il MAR – Museo d’Arte di Ravenna, che ospita le personali di Chuck Close e Riccardo Zangelmi. Ma la MAPPA degli eventi comprende una miriade di eventi, visite guidate, site specific e laboratori, da Palazzo Rasponi dalle Teste alla Biblioteca Classense, dal Museo Nazionale agli Antichi Chiostri Francescanii. Insomma, Ravenna si conferma a pieno titolo capitale del Mosaico da 1500 anni.

3. Trilogia d’Autunno

Uno spettacolo al Teatro Dante Alighieri di Ravenna | © riminiduepuntozero.it

Trilogia d’autunno al Teatro Dante Alighieri di Ravenna

Norma, Aida, Carmen: tre donne straordinarie, tre modi di vivere l’800, tre opere magistrali. Dal 1 al 10 novembre al Teatro te Dante Alighieri va in scena il capitolo autunnale del Ravenna Festival , la cosiddetta Trilogia, con un susseguirsi a incastro di evocazioni liriche ed emozionanti vicende dell’animo umano. Info e costi sul sito di Ravenna Festival. Si tu ne m’aimes pas, je t’aime / Si je t’aime, prends garde à toi!

4. Star Wars è tra noi

Ravenna Strikes Back

Ravenna Strikes Back

Episodio X. Il 30 novembre e 1 dicembre alle Artificerie Almagià – e zone limitrofe – va in scena Ravenna Strikes Back – Star Wars Fan Fest, un evento mai visto prima in Romagna, e forse nemmeno in Italia, legato al mitico universo di Guerre Stellari.
Creata dai fan per i fan, la due giorni di eventi prevede ricostruzioni in scala dei mezzi della saga, esposizione di LEGO, jedi training, escape room, giochi, conferenze e ospiti legati a Star Wars, artisti, attori, doppiatori. Questi sono proprio i droidi che state cercando!

5. Halloween

Ravenna Nightmare Film Fest

Ravenna Nightmare Film Fest

Incubi sul grande schermo, gialli in città, brividi al parco divertimenti. A cavallo tra ottobre e novembre a Ravenna si vive l’atmosfera di Halloween con il Ravenna Nightmare Film Fest, al Palazzo dei Congressi: diciassettesima edizione per il lato oscuro del cinema, con anteprime nei sabati di ottobre e clou del programma dal 30 ottobre al 3 novembre.
Quasi in contemporanea (dal 1 al 3 novembre) alla Biblioteca Oriani editori indipendenti dei generi giallo, thriller, noir e spionaggio danno vita al progetto “Una città in giallo”, nato all’interno del festival GialloLuna NeroNotte, che vanta ben sedici edizioni alle spalle, con grandi ospiti, premi letterari e incontri in vari luoghi della città. Alla Rocca Brancaleone Halloween Party per bambini e famiglie nel pomeriggio del 31 ottobre, mentre a Mirabilandia apertura autunnale straordinaria nei fine settimana di ottobre e ad Halloween, con il LaBRIVInto stregato, fantasmi, scheletri e ombre malefiche. Perché abbiamo tutti diritto a un piccolo spavento…

6. Transmissions XII

Transmissions XII

Transmissions XII

Dal 21 al 23 novembre approda l’XII edizione di Transmissions, il festival di Ravenna che, senza sbagliare, possiamo ritenere un vero e proprio viaggio esplorativo lungo i percorsi alternativi della musica moderna.
Un cammino lungo e coerente, ostinatamente visionario e al contempo assolutamente concreto, che nasce e vive non a caso nella Ravenna dei mosaici bizantini e di Dante Alighieri, da sempre approdo per viaggiatori e punto di partenza per nuove esplorazioni e ispirazioni. Quest’anno ci sono anche due curatori d’eccezione Martin Bisi, guru della scena alternativa e noise newyorkese e Radwan Ghazi Moumneh, ingegnere del suono, produttore e musicista canadese di origini libanesi.

7. Maratona

La Maratona di Ravenna Città d'Arte 2018 | © romagnawebtv.it

La Maratona di Ravenna Città d’Arte 2018

15.000 atleti da tutto il mondo hanno partecipato alla due giorni della Maratona di Ravenna Città d’Arte nel 2018. E c’è da aspettarsi che questa edizione possa essere ancora più sorprendente, visti i successi della Night Run di giugno e della Park Race dello scorso settembre.
Maratona, mezza maratona, e 10,5 km per la Martini Good Morning Race: tante corse e passeggiate tra i monumenti e il mare, tra sport e sociale con il progetto Correndo Senza Frontiere. Quest’anno anche il Campionato Italiano di Maratona, Assoluti e Master, con il patrocinio dell’UNESCO. Perché un atleta in corsa è un’opera d’arte in movimento. Dall’8 al 10 novembre.

8. GiovinBacco e Art&Cioc

GiovinBacco

GiovinBacco

Per tre giorni le piazze del centro storico di Ravenna diventeranno una grande cantina a cielo aperto con GiovinBacco. Sangiovese in Festa. Dal 25 al 27 ottobre piazza del Popolo ospiterà le migliori produzioni della Romagna di rossi, bianchi, rosé e passiti, mentre piazza Kennedy sarà dedicata alla ristorazione nostrana di qualità. Il sabato e la domenica anche la mostra-mercato Madra nelle vie adiacenti le piazze.
Dal 31 ottobre al 3 novembre, invece, arrivano in piazza del Popolo, da otto regioni italiane, i mastri cioccolatieri di Art&Ciocc, tra golosità classiche e innovazioni gastronomiche.

9. In mezzo alla natura

Pineta di Classe

Pineta di Classe

Il mare è stupendo in questa stagione, per una bella passeggiata, magari con il cane o a cavallo, una scivolata lungo le dune e un affondo di piedi nell’acqua fresca. Sul camminare, abbiamo scelto ItineRA – Festa del Cammino Consapevole, una cavalcata podistico-culturale (ma anche gastronomica e conviviale), tra passeggiate e incontri letterari, ancora per pochi giorni! Programma sul sito di Trail Romagna.

10. Monumenti UNESCO e Museo Classis Ravenna

Mosaici della Basilica San Vitale di Ravenna | © Isatz via photo.aptservizi.com

Mosaici della Basilica San Vitale di Ravenna | © Isatz via photo.aptservizi.com

I monumenti UNESCO di Ravenna sono come quei film che non ti stanchi mai di rivedere, quelle foto che conservi, quella cosa che ti porti dietro dopo ogni trasloco.
Sono ben 8, di importanza straordinaria per la storia d’Europa e di bellezza unica, specialmente in autunno. Visitabili in autonomia o con le mitiche visite guidate, tutto l’anno.
Ovviamente c’è tanto altro: la Domus dei Tappeti di Pietra, la Cripta Rasponi, il TAMO e poi il nuovissimo Classis – Museo della Città e del Territorio. Nato all’interno dell’ex zuccherificio di Classe, racconta la storia dell’età preromana fino all’Alba del Medioevo, con oltre 600 reperti originali, film e ricostruzioni 3D. Il museo, insieme all’Antico Porto e alla Basilica di Sant’Apollinare in Classe costituisce il Parco .Archeologico di Classe.

Buon viaggio allora e buon divertimento nella nostra bella città!