Ricco di sapore e di storia: il castrato di Romagna

Ricco di sapore e di storia: il castrato di Romagna

Tenero, saporito e inconfondibile, il castrato di Romagna è tra le carni più tipiche della nostra terra e fa parte dell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali. Il nome, in dialetto romagnolo “e Castrè”, indica la carne fresca ottenuta da ovini maschi con 5-9 mesi di età e un peso tra 40 e 80 kg sottoposti al processo di castrazione.

L’origine di questa tradizione risale al tempo dei Romani. Nonostante la diffusione dei suini nella Pianura Padana, infatti, i concittadini di Giulio Cesare mantennero la tradizione mediterranea dell’allevamento ovino durante la loro permanenza in questa regione. La netta separazione tra usi alimentari introdotte dai Romani e quelli delle popolazioni padane divenne ancora più marcata nel Medio Evo con l’arrivo dei Longobardi, che si fermarono a Bologna. La Romagna, il cui nome fu coniato proprio in questo periodo, rimase all’interno dei territori bizantini: qui, a differenza dell’Emilia, le carni di maiale hanno continuato da allora ad accompagnarsi a quelle di pecora e, in particolare, quelle del castrato.

Il castrato di Romagna | © baciamiancora.com

La presenza di agnelli al pascolo sul territorio ravennate tra l’inizio del XIV secolo e la fine del XVI è documentata negli Statuti di Ravenna: un soldo di Ravenna era la tassa da pagare al Massaro del Comune “per ogni pecora, montone, capra, becco e castrato” che entrasse nel territorio da settembre a febbraio. In questo periodo il “castrone” era tra le carni utilizzate per la preparazione di banchetti e pranzi di rappresentanza, come riporta nel suo libro di cucina Messisbugo (1559). In Bassa Romagna l’uso della carne ovina si è mantenuto anche successivamente poiché le aree di pianura erano la meta invernale dei pastori appenninici che trasferivano lì le loro greggi e spesso compensavano l’ospitalità delle famiglie locali cedendo uno o più agnelli. Nel corso del Novecento però la diffusione del Castrato è a poco a poco diminuita. Se l’almanacco ravennate del 1956 testimonia la presenza di ben 16.000 capi ovini nel territorio provinciale, già all’inizio degli anni ’70 il numero si era ridotto a 6.000 capi.

A tavola il castrato esprime il meglio di sé in diverse preparazioni: tra le ricette pubblicate da Pellegrino Artusi nel libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene spiccano quelle del cosciotto o della spalla di Castrato in casseruola (due varianti) e della lombata di Castrato ripiena. Le braciole di Castrato ai ferri rimangono però ancora oggi la preparazione più diffusa e amata in Romagna. Un’occasione speciale per gustare questa carne morbida e succulenta lungo la Strada della Romagna è la Sagra del Castrato di Fossolo a Faenza, nata nel 1973 come Festa del Passatore prima di prendere l’attuale nome. L’ultima edizione si è tenuta dal 16 al 20 maggio, mentre a Bagnara di Romagna un analogo appuntamento si è tenuto alla fine di aprile.

Cosa abbinare nel calice a un buon castrato di Romagna alla griglia? Una bottiglia di Romagna Doc Sangiovese Superiore è sicuramente un’ottima scelta. Il suggerimento di giornata è il Centurione della cantina Stefano Ferrucci di Castel Bolognese: un Sangiovese dai profumi intensi e persistenti di marasca e viola e con un sapore pieno e asciutto che ben si accompagna al sapore e alla morbidezza del Castrato.


Se volete conoscere alcuni dei prodotti più tipici di Ravenna, continuate la lettura su questo post!

Godersi la primavera in riva al mare: le spiagge di Ravenna

Godersi la primavera in riva al mare: le spiagge di Ravenna

Questo periodo dell’anno è sicuramente quello che preferisco: comincia a far luce fino a sera, le temperature si alzano, la natura si risveglia e mi viene sempre una gran voglia di passare più tempo all’aria aperta. Quest’anno poi, con le feste di Pasqua, Pasquetta, il 25 aprile e il 1° maggio tutte in fila le occasioni per godersi qualche giornata di relax sono davvero numerose. A Ravenna gli eventi organizzati in questi giorni sono molti (uno fra tutti: la Notte d’Oro Primavera del 27/04), ma se volete prendervi un po’ di tempo per staccare la spina, non c’è niente di meglio che fare una gita al mare.

Le spiagge di Ravenna, non molto distanti dal centro cittadino, costellano quasi 40 chilometri di costa. I nove lidi di Ravenna sono tra loro molto diversi, e adatti alle esigenze di ciascuno. Le località più a nord, ossia Casal Borsetti, che un tempo un caratteristico borgo di pescatori, e Marina Romea si trovano al centro del Parco del Delta del Po, poco distanti dalle oasi di Valle Mandriole e da Punte Alberete. Queste due, insieme all’affascinante Lido di Dante, sono forse tra le spiagge di Ravenna quelle più adatte per una giornata o una vacanza rilassante. Se avete poco tempo, per ricaricare le batterie basta anche solo fare una passeggiata al crepuscolo.

Lido di Dante | Foto © Delio Mancini, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Lido di Dante | Foto © Delio Mancini, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Porto Corsini, con il suo bel porto turistico di MarinaRa, è separato da Marina di Ravenna solo dal canale Candiano che, come scrive Vania Rivalta, “più che una barriera fisica sembra essere un confine tra due modi di essere”. Se Porto Corsini è un lembo di terra strappato al mare, la spiaggia di Marina di Ravenna è ampia e attrezzata con numerosi stabilimenti, così come a Punta Marina Terme (dove, appunto, c’è anche un bel centro termale) e a Lido Adriano.

Queste località centrali sono perfette per chi, oltre a godersi la brezza primaverile in riva al mare, è in cerca di divertimento. Il 25, 26 e 27 aprile è previsto il Marina Summer Festival: tre giorni di musica e festa per celebrare l’inizio della bella stagione e l’apertura degli stabilimenti balneari, dalle 18 in poi.

Marina di Ravenna | Foto © Simone Masini, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Marina di Ravenna | Foto © Simone Masini, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Il primo dei cosiddetti lidi sud è il già menzionato Lido di Dante. Questa spiaggia prende il nome dal grande poeta, che amava trascorrere del tempo nella Pineta circostante. Se volete visitarla, vi consigliamo un piccola deviazione per andare a vedere la Torraccia, un’antica torre di avvistamento in laterizio.

La costa prosegue con Lido di Classe, località molto amata per la prossimità all’omonima pineta e ideale per chi in spiaggia vuole praticare sport. Non c’è di che annoiarsi: le strutture offrono campi da tennis, moto d’acqua, vengono organizzate lezioni di vela, kite surf, escursioni a cavallo e molto altro ancora. Lido di Savio, nono dei lidi ravennati, come il precedente offre molte attività a chi la visita, e ha in sé molte anime. Se volete venire in visita a Ravenna e state cercando alloggio, potrebbe fare al caso vostro: Lido di Savio offre infatti il maggior numero di hotel della costa ravennate.

Lido di Classe | Foto © Comitato Cittadino di Lido di Classe (via Lido di Classe)

Lido di Classe | Foto © Comitato Cittadino di Lido di Classe (via Lido di Classe)

La bella stagione è arrivata, e il mare vi aspetta: avete deciso quale delle spiagge di Ravenna fa al caso vostro? 😉

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

Romagna slang: un nuovo modo di imparare il dialetto romagnolo

Romagna slang: un nuovo modo di imparare il dialetto romagnolo

Non si conosce veramente un posto finché non si familiarizza con la lingua, le tradizioni e la cucina: è attraverso questi canali che passa la storia popolare di un territorio. Se volete imparare a riconoscere le espressioni più caratteristiche del dialetto romagnolo, o se non vi ricordate come recita esattamente quel detto, c’è qualcosa che fa proprio al caso vostro! Oggi parliamo di Romagna Slang, il canale YouTube che insegna il dialetto romagnolo in pillole. Il progetto è nato da un’idea dell’Associazione Istituto Friedrich Schürr, attiva da più di venti anni a Santo Stefano di Ravenna, che si propone di tenere viva la meravigliosa lingua della tradizione.

Ecco il trailer:

Quaranta brevi video illustrano come le frasi tipiche del dialetto romagnolo si inseriscano nella vita di tutti i giorni di un nonno e i suoi nipoti, nella zona tra Cotignola, Bagnacavallo, Ravenna e Faenza. Avete sempre sentito usato il cióh”, ma non sapreste insegnarne il significato ad un amico? Vi siete da poco trasferiti a Ravenna e non capite cosa voglia dire “burdël”? Volete scoprire la radice etimologica del termine “bajoch”? Un esperto, libro alla mano, chiarisce i vostri dubbi in ognuno di questi video.

 

Vi siete incuriositi? Ecco il link al canale di Romagna Slang – In rumagnôl u s dis… 😉

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La storia delle tele romagnole stampate a mano

La storia delle tele romagnole stampate a mano

Alcune delle tradizioni che oggi sembrano raccontare meglio chi siamo hanno origini tanto antiche quanto umili: a volte si stenta a crederlo. Le tele romagnole stampate a mano sono uno dei simboli della Romagna e spesso sono protagoniste assolute dell’addobbo della tavola in occasione delle feste, come quelle natalizie. Oggi forse non lo diremmo mai, ma le radici di questa usanza sono contadine. Conoscete la loro storia?

Si può ipotizzare che le tele romagnole si producessero già nel XVII secolo, quando la Romagna faceva parte dello Stato Pontificio, dove la pratica era piuttosto diffusa. L’origine accertata di questa pratica però non si conosce, ma pare che all’epoca fosse utilizzata anche a Roma.

Le tele stampate di Romagna | © cittadarte.emilia-romagna.it

Le tele stampate di Romagna | © cittadarte.emilia-romagna.it

Le tele sono prodotte in fibre naturali: canapa spesso, ma anche cotone o lino. Per decorarle si utilizzano stampi intagliati a mano in legno di pero, molto tenero e molto diffuso in Romagna. In queste matrici possono esserci incise diverse raffigurazioni e decorazioni e le più tipiche vedono fiori, spighe di grano, tralci di vite, galli, pigne, o la caveja, l’asta in acciaio decorata con anelli e immagini allegoriche che rappresenta uno dei più importanti simboli del territorio…. Molti elementi che rimandano ad una Romagna bucolica e contadina, anche se non mancano tele con motivi geometrici e astratti.

Gli stampi per le tele romagnole | Photo © foodandsoon.com

Gli stampi per le tele romagnole | Photo © foodandsoon.com

Il colore più tipico è il ruggine che non si chiama così tanto per dire, ma che viene creato con vero ossido di ferro! Farina, aceto di vino e ruggine vengono miscelate in proporzioni segrete (ogni bottega ha la sua ricetta). A questo se ne sono ovviamente aggiunti altri, come il rosso, il blu, il verde o il marrone scuro.

Il procedimento di stampa consiste nel battere con un “mazzuolo” di circa 3 o 4 chili sullo stampo in legno appoggiato sulla tela, che si deve trovare distesa su una superficie non troppo rigida. Così si creano tovaglie, tovaglioli, grembiuli, coperte e molto altro ancora: doni graditi a chi ama avere un po’ di tradizione in casa.

La stampa delle tele romagnole | Photo © foodandsoon.com

La stampa delle tele romagnole | Photo © foodandsoon.com

Questa tradizionale lavorazione è venuta un po’ a mancare con l’intensificazione novecentesca della produzione industriale, come se ne rammaricava il poeta Aldo Spallicci. Le botteghe sono molto diminuite, ma ancora oggi se ne trovano in provincia di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Per tutelare l’operato delle botteghe artigiane, nel 1997 è nata l’Associazione Stampatori Tele Romagnole con l’intento di tutelare il grande valore di questa antica tradizione.

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Guida sentimentale ai prodotti e ai piatti tipici di Ravenna

Guida sentimentale ai prodotti e ai piatti tipici di Ravenna

La tradizione enogastronomica romagnola è ricchissima, e chi vive o visita Ravenna può confermare che la nostra città ne è un’ottima rappresentante! I prodotti e i piatti tipici sono numerosi e vengono apprezzati in tutta Italia: la piadina, ad esempio, è l’ambasciatrice numero 1 della buona cucina romagnola!

Le sagre e le feste in onore della nostra cucina tipica sono tante. Oggi, ad esempio, inizierà la sedicesima edizione di GiovinBacco, Sangiovese in festa che si tiene dal 26 al 28 ottobre a Ravenna, tra piazze e palazzi. Questa manifestazione vuole celebrare i migliori prodotti del territorio, il mangiar bene e lo slow food: in mostra (e nei calici) ci saranno i vini delle cantine di Romagna, i prodotti della terra, street food di qualità, piadine, formaggi e tanto altro ancora!

Insomma, se si dice che pânza pïna us rasòna mej, un motivo ci sarà… No? Ecco una piccola guida (sentimentale) ad alcuni dei piatti tipici di Ravenna e dei prodotti del suo territorio!

I Cappelletti Romagnoli

Quando si pensa all’oro di Ravenna forse la prima cosa che viene in mente sono i mosaici, ma i veri intenditori faranno un pensiero anche a un bel piatto di cappelletti nel brodo fumante. La tipica pasta all’uovo, a differenza degli omonimi cappelletti emiliani e dei tortellini bolognesi, qui dalle nostre parti viene tradizionalmente riempita con formaggi e servita in brodo di cappone, talvolta con il ragù. A Natale non possono mancare in tavola, ma sanno scaldare il cuore in ogni occasione e soddisfare ogni palato.

I Cappelletti Romagnoli | © Travel Emilia Romagna

I Cappelletti Romagnoli | © Travel Emilia Romagna


I Passatelli

Sicuramente mancheranno tanti piatti della tradizione in questa lista (impossibile parlare di tutti!), ma non si poteva evitare di citare i passatelli. Un impasto di uova, formaggio, pane raffermo grattugiato, e noce moscata, viene “schiacciato” con un attrezzo apposito chiamato “il ferro da passatelli” o, quando manca, con uno schiacciapatate a fori grossi. Sono serviti in brodo e sono un piatto tipico dei giorni di festa.


Il Castrato di Romagna

Il castrato (Castrébrasula ‘d castrè) è il tipico piatto di carne di Ravenna: con questo termine si indica solitamente il maschio ovino castrato e le carni che se ne ricavano. Questi animali vengono allevati al pascolo e nutriti con erbe fresche, granaglie e cereali. Solitamente questa carne viene marinata con sale, aglio e rosmarino e cotta in graticola su braci. Infine può essere servita semplicemente con olio d’oliva e limone, oppure in umido con lo scalogno. Molto appetitose sono anche le costolette di castrato, impanate con farina, uova sbattute, pangrattato, parmigiano grattugiato e fritte in abbondante olio d’oliva o alla griglia.


Le Cozze di Marina di Ravenna

Ogni città di mare che si rispetti ha una tradizione culinaria legata al pescato, ma poche possono vantare cozze ottime come quelle di Marina di Ravenna. Quelle di questa località vengono considerate selvatiche e cresce in alto mare. Per raccoglierla, i pescatori devono immergersi per 10/15 metri, e a volte addirittura fino a 25!
Anche le vongole sono presenti in buone quantità, e si possono gustare come le cozze: alla marinara o in guazzetto. Per gli amanti dei piatti di pesce, ottimo è anche il pesce azzurro, sempre pescato fresco.

Le cozze di Marina di Ravenna | © emiliaromagnaturismo.it

Le cozze di Marina di Ravenna | © emiliaromagnaturismo.it


La Piadina Romagnola

La piadina a Ravenna è famosa per essere più alta e soffice rispetto a quella cucinata in altre zone della Romagna, dove è servita più sottile e croccante. Ha origini antiche, ma non certe, e la sua ricetta è davvero semplicissima: si consuma sia farcita, in mille vesti, che come companatico da accompagnare alle varie portate.
Giovanni Pascoli la definiva addirittura «il pane, anzi il cibo nazionale dei Romagnoli». La più famosa? Quella allo squacquerone e rucola. La più “artistica”? Quella in mosaico di Silvia Naddeo, intitolata Romagna Pride ed esposta al MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna.

Romagna Pride di Silvia Naddeo | ©Pinterest

Romagna Pride di Silvia Naddeo, esposta al MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna | © Pinterest


Lo Squacquerone di Romagna

Lo Squacquerone è il formaggio tipico del territorio ravennate ed è tradizionalmente consumato con la piadina. Ha origini rurali ed è una variante dello storico formaggio raviggiolo, da cui si differenzia per salatura e maturazione. Molle, tenero e senza crosta, è ottenuto da latte vaccino intero e va consumato fresco. Che sia 100% romagnolo lo dice anche la commissione Europea: lo Squacquerone di Romagna è D.O.P., ovvero di Denominazione Origine Protetta!


I Pinoli

Ogni primavera, a Fosso Ghiaia, una sagra lo celebra: il pinolo delle pinete dell’area circostante Ravenna è da molto tempo uno dei simboli della città, nonché uno dei migliori in Italia. Nel Settecento si era creata una piccola economia intorno alla sua raccolta, e i piccoli semi erano esaltati per i loro effetti medicamentosi.
La raccolta dei pinoli iniziava in ottobre, e in primavera le pigne si stendevano sulle aie delle pinete di San Vitale e Classe, dove erano battute con delle mazze. Poi, grazie al calore del sole e dei falò, le pigne si aprivano lasciando cadere i pinoli, diffondendo nell’aria il tipico odore aromatico e resinoso.

I Pinoli di Ravenna | © romagna.com

I Pinoli di Ravenna | © romagna.com


Lo Scalogno

Dal 1997 il nostro Scalogno di Romagna è I.G.P., a Indicazione Geografica Protetta, si distingue da tutte le altre varietà coltivate in Italia e all’estero. Si tratta di una cipolla della specie “Allium Ascalonicum”. Ha una particolare forma a fiaschetto, la buccia coriacea e un colore bruno rossastro molto vivace. È coltivato senza l’utilizzo di trattamenti e concimi chimici. La zona di produzione principale del prodotto è a Riolo Terme.
Viene utilizzato come base nella preparazione di moltissimi piatti della nostra tradizione: salse, sughi, zuppe, soffritti, ripieni, farciture… Difficile che un ravennate ne faccia a meno quando si mette ai fornelli!

Scalogno di Romagna | © imolafaenza.it

Scalogno di Romagna | © imolafaenza.it


La Pesca Nettarina di Romagna

Anche le pesche nettarine di Romagna hanno l’I.G.P.! Nate dall’incrocio di diverse tipologie a polpa gialla e bianca, sono tra le prime varietà di pesche ad aver ottenuto questo riconoscimento in Europa. La provincia di Ravenna è da sempre stata all’avanguardia per quanto riguarda la floricoltura, anche a livello industriale. I primi impianti a frutteto di pescheti soprattutto, ma anche di altra frutta, iniziarono a essere coltivati intorno a Massa Lombarda verso la fine dell’Ottocento.
La nettarina è anche nota come “pesca noce” e si distingue per la sua buccia molto liscia e compatta. Cosa le rende speciali? Sono ricche di vitamina C e potassio, e hanno una buona presenza di ß carotene e provitamina A. Sono il miglior spuntino della bella stagione!


Gli Asparagi di Pineta

L’Asparago di Ravenna nasce spontaneamente nelle sue pinete, e fino alla metà del secolo scorso era raccolto dai cosiddetti “pinaroli”. Al giorno d’oggi viene però coltivato anche in serra e nei campi, grazie a un progetto di recupero e valorizzazione dei prodotti del territorio.
Ci sono due tipi principali di asparago: il “San Vitale” (Asparagus tenuifolius), più fine e delicato, e il “Bardello” (Asparagus marittimus), rustico e dal gusto pungente. Vengono consumati sia lessati e conditi con olio e limone, oppure utilizzati per ottimi primi piatti, frittate e torte salate.

Asparagi Selvatici di Pineta © auserravenna.it

Asparagi Selvatici di Pineta © auserravenna.it


Il Sale di Cervia

A poco più di 20 chilometri da Ravenna, si trova una delle produzioni più antiche di tutta Italia: le saline di Cervia sono infatti attive da oltre 2000 anni e il loro sale è utilizzato in tutta Italia. In antichità era preziosissimo perché permetteva la conservazione dei cibi, al punto che venne usato anche come moneta: ai tempi di Augusto era il “salario” per il pagamento dei soldati!

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