La mappa interattiva per scoprire le storie di #myRavenna

La mappa interattiva per scoprire le storie di #myRavenna

Che cosa hanno in comune le storie che raccontiamo su #myRavenna? L’ambizione di raccontare, volta per volta, un piccolo pezzo di storia della città che possa essere scoperta da chi la vive e chi la visita per le strade, i monumenti, le mura.
Questa mappa interattiva vi permette di scoprire i luoghi del centro storico oggetto degli aneddoti, delle curiosità e delle leggende che abbiamo approfondito nel blog. C’è una tappa adatta a tutti: si va dalla Tomba di Dante al labirinto di San Vitale, dagli alieni di Invader alle location dei film di Antonioni… Questo itinerario del centro di Ravenna non vuole essere solo un piccolo tour delle bellezze della città, ma anche una caccia al tesoro: lo spirito giusto è non smettere mai di cercare nuova ispirazione in quello che ci circonda!

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

La storia di Gugù, la Rasponi dal cuore grande

La storia di Gugù, la Rasponi dal cuore grande

Passeggiando per Ravenna è facile che il nome dei Rasponi vi salti agli occhi. Sono molti i Palazzi in città che sono o erano chiamati con questo nome, così come la bellissima Cripta Rasponi, meta molto amata dai visitatori. Il motivo è presto detto: la famiglia Rasponi è stata nel corso dei secoli una delle più ricche ed influenti di Ravenna. Sebbene molti membri di questa famiglia siano ricordati per essersi macchiati di cattive azioni, crimini e delitti, oggi vogliamo parlare di un esempio davvero virtuoso: Gugù Rasponi.

Gugù Rasponi

Gugù Rasponi

Augusta Rasponi del Sale nacque il 16 novembre 1864 a Ravenna, dove operò per la quasi totalità della sua vita, fino alla morte nel 1942. Il nome con cui è nota, Gugù, nasce in ambito familiare: la chiamano così i suoi genitori, il Conte Lucio Rasponi del Sale e Amelia Campana, di cui è l’unica figlia. Cresce nel cuore pulsante di Ravenna, a Palazzo Rasponi del Sale, oggi Gargantini, che affaccia su Piazza del Popolo. Studia lettere classiche, la lingua francese e quella inglese, che conosce bene: tanto che, da adulta, tradurrà anche Kipling. Ha molti talenti, ma una passione spicca su tutte: il disegno.

Augusta inizia a disegnare molto giovane, e si firma da subito Gugù, pseudonimo che nella sua carriera da illustratrice non abbandonerà mai. I soggetti che ritrae sono sempre i bambini, ai quali si dedicherà tutta la vita: spensierati, incuriositi, sereni, sorpresi, intenti a giocare.

Esordisce nel 1899 con Il Calendario di Gugù, e a questo seguono molti libri illustratiMother duck’s children, Inconcludenza di GugùAbecedario di Gugù… Affianco ai ragazzini, spesso c’è una buffa oca, in cui molti vedono una sorta di suo alter ego, che gioca e si diverte insieme a loro. Attraverso il pennello si materializza il suo progetto pedagogico, il suo sogno più grande: il desiderio che ogni fanciullo possa essere sano e felice.

Illustrazione di Gugù, Augusta Rasponi del Sale | © edificistoriciravenna.it

Illustrazione di Gugù, Augusta Rasponi del Sale | © edificistoriciravenna.it

Gugù Rasponi: una vita dedicata alla felicità dei bambini

L’amore di Gugù per bimbe e bimbi nasce infatti da un’attitudine da vera filantropaLa mia statistica, piccolo studio sull’allevamento dei bambini del 1914, ad esempio, nasce come piccolo manuale per istruire i genitori e aiutarli nel crescere bambini sani, descrivendo alcune buone pratiche da adottare.

Tutta la vita si dedicò ai ragazzini in difficoltà economiche, con problemi di salute, o privi di genitori: nel 1908, dopo il terremoto di Messina del 1908, offrì un primo sostegno ai bambini rimasti orfani, e durante la Grande Guerra offerse il suo aiuto nel soccorso dei malati. Della sua immensa fortuna, alla morte dei propri genitori (1916-1918) vendette quasi tutto per donarlo in beneficenza. Lasciò il grande palazzo in Piazza del Popolo, per andare a vivere in una residenza più modesta. Ricoprì importanti incarichi a Ravenna: diresse  l’Opera dei figli dei carcerati, e dal 1933 ricoprì fu patronessa dell’OMNI, Opera Nazionale Maternità e Infanzia.

 

Augusta Rasponi, detta Gugù, è uno dei grandi personaggi di Ravenna che hanno fatto grande la nostra città. A lei è dedicata una via, vicino al centro storico, e la Scuola dell’Infanzia, perché il suo esempio di bontà non venga dimenticato.

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

Il labirinto della Basilica di San Vitale

Il labirinto della Basilica di San Vitale

La Basilica di San Vitale a Ravenna non ha certo bisogno di presentazioni: la fama della sua bellezza la precede. Le tessere dei suoi mosaici hanno incantato, nel corso dei secoli, poeti e artisti da tutto il mondo, da Dante a Dario Fo, da Klimt a Lagerfeld… Ma c’è un dettaglio del suo interno che, sebbene sia meno conosciuto, conquista l’attenzione di ogni visitatore che si imbatte nel suo intrigante disegno.

Nell’area ottagonale al centro della basilica, proprio al di sotto dei gradini del presbiterio, si può ammirare nella pavimentazione la rappresentazione di un labirinto a forma circolare, che parte dalla figura di una conchiglia. Questi due simboli, comuni nell’iconografia cattolica, sono però rarissimi insieme.

I labirinti hanno sempre un grande fascino. La loro trama geometrica invita l’osservatore alla riflessione, ad indagarne la risoluzione apparentemente più logica. Questo, però, non è uno di quelli in cui ci si smarrisce: questo è un labirinto unicursale, dove il percorso è determinato e unisce la conchiglia al centro esatto della trama. Sapreste dirne il motivo?

Il mosaico del labiritno alla Basilica di San Vitale | © wsimag.com

Il mosaico del labiritno alla Basilica di San Vitale | © wsimag.com

Il labirinto nella simbologia cristiana è figura del pellegrinaggio delle anime in Terra Santa. Per chi non aveva la possibilità di intraprendere quello vero, questo cammino sul posto valeva da sostituto. Il centro rappresenta la meta, il sacro, e l’intimità dei rapporti con il divino, che è il fine ultimo della peregrinazione del fedele. Il suo messaggio è rafforzato appunto dall’immagine della conchiglia, simbolo del pellegrinaggio per eccellenza.

Da alcuni è considerato uno dei labirinti più antichi di Europa, in quanto la Basilica risale al VI secolo, ma non è un dato molto attendibile. Gli esperti infatti sostengono che sia più antico, forse del XV o del XVI secolo, o che comunque sia stato rimaneggiato in quel periodo.

Durante uno dei viaggi che Klimt intraprese a Ravenna (qui trovate il racconto del nostro blog), l’artista scrisse alla madre una lettera dove descriveva questa opera d’arte:

C’è un labirinto raffigurato sul pavimento di fronte all’altare: è un percorso di purificazione che conduce al centro del tempio e che quando lo si percorre fa sentire più leggeri.

Se l’ha detto Klimt, io mi fido. E voi, avete provato a percorrerlo?

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Ci sono dei gorilla al Palazzo di Giustizia! Le opere di Davide Rivalta a Ravenna

Ci sono dei gorilla al Palazzo di Giustizia! Le opere di Davide Rivalta a Ravenna

Veniamo quotidianamente subissati da immagini: i nostri occhi si riempono di forme, colori, luci, ma che cosa resta davvero impresso nella memoria? Ciò che sa distinguersi dal restante marasma delle cose, che sa colpire allo stomaco e restare impresso è l’arte. È arduo definire un concetto così ampio, e non si può arrivare ad una risposta assoluta e definitiva, ma io credo che un’opera d’arte, per essere ritenuta tale, non debba tanto essere bella, che non vuol dire niente, ma che piuttosto debba sapersi fare portatrice di un messaggio forte. Beh, non prendetemi alla lettera: non necessariamente e non sempre un artista vuole comunicare qualcosa. Alcune opere non vogliono “dirvi” proprio niente,  e soprattutto un artista non deve essere tenuto a spiegare o a giustificare alcunché.

Quindi, cosa intendo quando scrivo che un’opera d’arte debba saper portare un messaggio? Provo a spiegarmi meglio. Un’opera è efficace se suscita in noi l’istinto e il desiderio di instaurare con essa un dialogo: la vediamo, ci colpisce, e vorremmo che ci dicesse di più. In noi si insinua una sorta di dubbio. Cominciamo ad osservarla, nella speranza di trovare le risposte che stiamo cercando e… Ecco: questo è il forte messaggio che un’opera potente deve veicolare o generare.

Ho iniziato questo sproloquio perché ci sono delle sculture, a Ravenna, che esemplificano perfettamente quello che sto cercando di spiegare. Sto parlando delle opere di Davide Rivalta, artista bolognese che popola le città di tutto il mondo con massicci animali, collocandoli nei posti più impensati. Cosa ci fanno, infatti, i Gorilla al Palazzo di Giustizia di RavennaLa straordinaria forza di questi bronzi sta proprio nella sorpresa che coglie l’avventore quando li scopre nel cortile del Palazzo, senza aspettarselo. Il realismo delle figure, la loro stazza e l’evidenza della loro presenza contrasta con il contesto, creando un effetto straniante, a tratti ironico. I Gorilla (Occulti latices), installati nel 2002, colpiscono perché evocano l’idea della primordialità e della condizione naturale del regno animale in un luogo istituzionale, formale, piuttosto austero, anche. È la loro totale estraneità rispetto al contesto che ci porta ad interrogarci sul messaggio di cui si fanno portatori.

I Gorilla (Occulti latices) di Davide Rivalta al Palazzo di Giustizia di Ravenna | © artribune.it 

I Gorilla (Occulti latices) di Davide Rivalta al Palazzo di Giustizia di Ravenna | © artribune.it

Oltre ai Gorilla di Occulti latices, la città di Ravenna ospita permanentemente altre due opere di Rivalta. Dal 2008, in una delle sale dell’Autorità Portuale campeggiano su una parete le sagome in grafite dei Rinoceronti: il tratto grafico dell’artista sa dare ai suoi disegni lo stesso senso di consistenza che hanno le sue sculture. Davanti alla Basilica di Sant’Apollinare in Classe invece, stanziano sull’erba cinque grandi bisonti in bronzo che sembrano muoversi verso l’ingresso della chiesa.

Nella galleria sottostante, troverete anche alcune foto dall’esposizione di Terre promesse, realizzata dall’artista in città tra il 2012 e il 2013, portando in varie sedi di Ravenna sculture raffiguranti cavalli, asini e… lupi, nel Museo Nazionale!

La presenza dei lavori di Davide Rivalta in città è uno di quei motivi che rendono grande Ravenna, che sa accogliere e valorizzare ogni forma d’arte, dal videomapping alla street art, dal mosaico alla scultura, e che, soprattutto, sa far dialogare l‘antico patrimonio artistico con l’arte contemporanea.

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

Pavoni, colombi e faraone: gli uccelli nei mosaici di Ravenna

Pavoni, colombi e faraone: gli uccelli nei mosaici di Ravenna

Si parla spesso di Ravenna come della città d’arte, dell’antica capitale che racchiude tra le sue porte ancora tutti i segreti del periodo bizantino e che ha saputo affascinare poeti, artisti e cantori… Ma più di rado viene ricordata come meta di interesse naturalistico, anche se le valli limitrofe sono ricche di paesaggi mozzafiato e offrono la possibilità di fare tante attività all’aperto. Tra queste, il birdwatching è una di quelle che contraddistingue il territorio: Ravenna è infatti una nota meta per chi è appassionato dell’osservazione di uccelli, con oltre 310 specie segnalate, di cui 152 nidificanti e 176 svernanti, la cui presenza ha influenzato anche le decorazioni musive dei monumenti del sito Unesco! Moltissime sono infatti le raffigurazioni di uccelli nei mosaici di Ravenna, bellissime e ricche di simbologie: le conoscete già? Ornitologi di tutto il mondo, questo articolo è per voi!

Gli uccelli della Cappella Arcivescovile (o di Sant’Andrea)

La Cappella Arcivescovile è l’ultima paleocristiana ad essere giunta fino a noi integramente: oggi questo piccolo gioiello si trova all’interno del Museo Arcivescovile. È chiamata anche Cappella di Sant’Andrea in quando, intorno alla metà del VI secolo, le reliquie del Santo furono trasferite da Costantinopoli a Ravenna.

Il sacello cruciforme è preceduto da un vestibolo rettangolare molto interessante. L’ordine inferiore è totalmente rivestito in marmo, mentre la parte superiore in mosaico rappresenta un centinaio uccelli differenti, dagli esemplari presenti nei territori limitrofi fino a quelli esotici. Le rappresentazioni degli uccelli sono intervallate da gigli bianchi stilizzati.

Tra i tanti, importante è la presenza di ben 11 faraone e di 8 storni, animali che raramente vengono rappresentati. Non mancano ovviamente pavoni, fagiani (che non erano considerati cacciagione, ma animali da ammirare per la loro bellezza, come i pavoni) e aironi. La volta dorata, decorata con questi bei fiori e con gli uccelli sgargianti, sembra voler alludere alla gioia paradisiaca e inneggiare alla gloria del creato: a questo link potete avere una panoramica della Cappella Arcivescovile.


Le colombe abbeveranti: dal Mausoleo di Galla Placidia a Invader

I più famosi uccelli nei mosaici di Ravenna sono sicuramente le colombe abbeveranti raffigurate nel piccolo Mausoleo di Galla Placidia. Sono sicuramente uno dei più noti simboli di Ravenna, nonché una delle raffigurazioni che restano più impresse a chi scopre la città. Non a caso, un ospite d’eccezione come il famoso artista francese Invader le ha rivisitate, riproponendole in versione street art. In questo articolo raccontavamo di come lo street artist ami “invadere” le città che visitava creando un dialogo tra il suo stile personale e i simboli del luogo.

La colomba è presente anche in altri monumenti come nella Basilica di San Vitale, nella Cappella Arcivescovile e nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Da sempre simbolo dello Spirito Santo, se la colomba è accostata alla fonte può rappresentare anche l’anima del cristiano assetata della grazia divina.


Il bosco incantato dell’abside di Sant’Apollinare in Classe

Sant’Apollinare in Classe, considerato una delle più belle basiliche paleocristiane, colpisce chi lo visita per la decorazione musiva dell’abside, dove il Santo patrono è al centro di un armonioso bosco popolato da numerose specie vegetali, dal gregge sacro e da numerosi uccelli. Molti di questi attori hanno valore figurativo, come gli ulivi, simboli di pace, che toccano il cielo dorato con le loro chiome. Altri, come il pino domestico, hanno un forte legame con il territorio ravennate per l’importanza delle pinete di Classe e di San Vitale.

Tra la vegetazione, sono raffigurati molti uccelli: ci sono colombi, il pollo sultano e il parrocchetto dal collare, fagiani, la coturnice e altri difficilmente identificabili. I pennuti danno colore e dinamismo alla scena, arricchendo il paesaggio e contribuendo all’amenità di questo bosco sacro.


Alla ricerca dei pavoni di Ravenna: da San Vitale alla Classense

Forse meno noto della colomba ma non meno importante, il pavone è davvero molto presente nelle decorazioni musive ravennati. Questo bellissimo animale rappresentava già nelle antiche religioni pagane l’immortalità, in quanto una leggenda voleva che le sue carni non si decomponessero dopo la morte. Questa simbologia fu adottata anche dai cristiani, che la adattarono al concetto di risurrezione e vita eterna.

Vi sfidiamo a cercare tutti i pavoni presenti nella Basilica di San Vitale! Sapreste elencarne alcuni? Alla base di una delle vele dell’abside, dove sono raffigurate molte specie animali e volatili, si distinguono due begli esemplari. A questi se ne aggiungono altri quattro posti alla base dei festoni floreali, dove sono rappresentati poggiati su globi azzurri mentre fanno la ruota. Oltre a quelli sgargianti del soffitto, in San Vitale si possono ammirare pavoni anche nella pavimentazione in mosaico dell’abside e nella lastra dei resti del sacello risalente alla prima metà del V secolo, oltre all’immagine incisa sul sarcofago dell’esarca Isacio.

Il pennuto blu si può trovare anche in altri luoghi della città e, per iniziare la caccia al tesoro, ve ne segnaliamo altri tre: ne potrete ammirare uno alla Biblioteca Classense, nella sala del mosaico, dove è al centro di un bellissimo pavimento del VI secolo; l’ingresso della Cappelleria Inglese, in via Raul Gardini 3, ospita una di queste affascinanti creature in un’opera di mosaico contemporaneo del 1998 di Cesare Vitali; infine, due pavoni sono scolpiti in uno dei pannelli centrali della cattedra eburnea del vescovo Massimiano del VI secolo, il fiore all’occhiello del Museo Arcivescovile.

 


 

Aggiungereste qualcosa a questa lista? Scrivetecelo nei commenti 😉

 

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Ravenna in luce: i sogni luminosi della città

Ravenna in luce: i sogni luminosi della città

Anche l’edizione 2018 di Ravenna in Luce è stata un successo… E come poteva non esserlo?
L’appuntamento di quest’anno si è fatto in tre. Dal 21 dicembre al 6 gennaio 2019, ogni sera dalle 18.00 alle 22.00, tre luoghi della città hanno preso vita illuminandosi a festa con sorprendenti proiezioni.

Il primo – Visioni di Eterno® di Andrea Bernabini (N.E.O. Project) – ha animato la prestigiosa Basilica di San Vitale, monumento Unesco dal 1996, con un suggestivo videomapping 3D dal titolo Il dono dell’Imperatrice. Un’animazione capace d’instaurare un dialogo perfetto tra la sua decorazione musiva e le suggestioni che suscita quando la si visita.
Ogni sera al calare della luce la coppia imperiale bizantina, Giustiniano e Teodora, risplende sulla basilica, dando forza a quel legame esistente tra arte e bellezza. Tra i mosaici proiettati compaiono nella notte l’opera di Klimt, il Ritratto di Adele Bloch-Bauer, ispirato dai viaggi compiuti a Ravenna (trovate qui il racconto!) e l’inconfondibile profilo del Sommo Poeta Dante Alighieri, che proprio a Ravenna trovò dimora e ispirazione per completare la sua Commedia (leggete un nostro vecchio articolo).

Giustiniano e Teodora a Visioni di Eterno 2018, Ravenna in Luce, Basilica di San Vitale, ad opera di Andrea Bernabini - N.E.O. Project | Photo © Nicola Strocchi

Giustiniano e Teodora a Visioni di Eterno 2018, Ravenna in Luce, Basilica di San Vitale, ad opera di Andrea Bernabini – N.E.O. Project | Photo © Nicola Strocchi

Se dalla basilica ci si sposta in Piazzetta Unità d’Italia, s’incontra il secondo spettacolo dalla rassegna Ravenna In Luce. Accanto a Piazza del Popolo, è qui che myRavenna Be Inspired narra attraverso due diversi video cosa significhi sognare e scoprire una città come Ravenna.
Alice in RavennaLand è un cartone animato confezionato da Panebarco & C. e racconta di una bambina che, mentre è in viaggio verso la nostra città, fantastica sui suoi tesori. She Walks in Beauty di Matteo Bevilacqua, invece, segue il cammino di una ragazza alle prese con la bellezza di Ravenna e il suo potenziale onirico e suggestivo.

Il terzo spettacolo di Ravenna In Luce, infine, si presenta davanti allla facciata del Museo MAR che fino al 13 gennaio ospita la mostra ?War is Over. Arte e Conflitti tra mito e contemporaneità (se ancora non avete avuto modo di vederla, sbrigatevi prima che finisca).
A risplendere questa volta – in dialogo con le opere presenti all’interno dello spazio espositivo – è forse la più importante opera d’arte del Novecento di denuncia alla guerra: Guernica di Pablo Picasso.

Se ancora non vi abbiamo convinto, ecco qui una galleria d’immagini della rassegna Ravenna in Luce.
Pronti a sognare? Avete tempo fino a domenica 6 gennaio!

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