Le Porte di Ravenna

Le Porte di Ravenna

Le Porte sono simboli, tracce di una Ravenna sospesa in un’altra epoca. Un arco di tempo lontano dai Regni e dagli Imperi, ma a cavallo in quei secoli fondamentali tra Rinascimento e Unità d’Italia.

Le Porte sono monumenti. Ognuna con la propria architettura, la propria storia, la propria leggenda.

Le Porte sono… portali dello spazio e del tempo. Mentre le mura cedono o sono state smantellate nel corso del tempo perché hanno esaurito la loro funzione, le porte d’accesso alla città vengono conservate, protette e ristrutturate. Restano lì, come perni del tessuto urbano, a ricordarci la Storia e a rinnovare l’idea del bello e della tradizione.

Ichnografia Urbis Antiquae Ravennae (1722, particolare)

Ichnografia Urbis Antiquae Ravennae (1722, particolare)


IL PORTONACCIO O PORTA GONZAGA

Cominciamo con un’eccezione. Questa Porta non è una Porta. Ha tutte le caratteristiche di una Porta (si trova all’estremità sud del Borgo San Rocco), ma non si trovava lungo il perimetro delle mura. Dunque qual era la sua funzione?

Il Cardinale Gonzaga la fece costruire in occasione dei lavori sulla rinnovata strada per Forlì, nel 1785. Da costui prende il nome questo pregevole manufatto, che è dunque più un arco celebrativo che un vero e proprio fornice d’accesso alla città.

Secondo Corrado Ricci non è tuttavia improbabile che sia stata edificata nel luogo ove in precedenza sorgeva un avamposto fortificato delle mura cittadine.


PORTA ADRIANA

Porta Adriana (Ravenna)

Porta Adriana (Ravenna) | Foto © _l_italiano, via Instagram

La più grande, la più famosa, la più bella. Segna il confine del centro storico, tra via Cavour (una delle principali strade pedonali) e piazza Baracca. È il primo e forse più esplicito esempio della travagliata vita che accomuna tutte le Porte di Ravenna.

Il nome le fu dato, forse, a memoria della famiglia degli Andriani, benestanti signorotti locali. Costruita in epoca incerta, venne spostata, poi rimontata dove si trova ora. Venne arricchita con i marmi della Porta Aurea, di origine romana, malamente demolita nel 1545. Durante il dominio di Venezia fu arricchita da due leoni, poi mutilati vero la fine del 1700.
La facciata fu ingrandita, le torri laterali divennero tozzi bastioni quadrati, il ponte sul fiume Montone, che le scorreva di fronte e poi attorno al centro storico, fu demolito nel 1774.  Il passaggio di Papa Pio IX, nel 1857, la arricchì di guglie e pini decorativi. Un destino di mutamenti costanti, che accomuna, come dicevamo, tutte le porte della città.

Sul lato esterno è inoltre possibile poi scorgere un freccia che indica un bisonte nero e il numero 82. L’insegna è quasi certamente quella della 5° Divisione di fanteria “Kresowa” dell’esercito polacco, forse transitato da Ravenna poco prima o poco dopo lo sfondamento del fronte lungo la via Emilia. Coraggiosi, fascinosi, rissosi, i soldati polacchi lasciarono su quel muro un simbolo, romanticamente conservato, di un passaggio (in tutti i sensi) cruciale della storia di tutti.


PORTA SERRATA (O ANASTASIA O CYBO)

Porta Serrata (Ravenna)

Porta Serrata (Ravenna) | Foto © eldem20_09, via Instagram

Tre nomi per una porta. Una grande porta, alla fine di via di Roma, che annuncia uno dei pochi tratti in lieve pendenza di Ravenna.

Il primo epiteto, Serrata, sembra derivare da una leggenda legata alla famiglia dei Da Polenta, che spadroneggò da queste parti tra la fine del 1200 e la metà del 1400. Pare che una profezia avesse predetto la loro cacciata dalla città proprio attraverso tale porta. Essi la fecero dunque murare e così rimase per molti decenni, finché Papa Giulio II la riaprì, ma solo nel 1511.

Il nome di Anastasia forse le venne dato in onore di Nastagio degli Onesti, ravennate eminente del XII secolo, protagonista di una delle novelle del Decameron di Boccaccio.

Cybo, invece, in riferimento al Cardinale Cybo, il quale la fece restaurare dopo un crollo parziale del 1600, imponendole il suo nome. Ordinanza che tuttavia i ravennati non accettarono mai nei fatti, continuando a chiamarla Porta Serrata.


PORTA NUOVA O PANPHILI

Si trova dalla parte opposta di via di Roma e chiude la traiettoria nord-sud delle mura cittadine. Ricostruita nel 1580, da cui il termine “Nuova”, venne poi restaurata a metà del ‘600 forse su progetto del Bernini. È una delle più belle della città e per i ravennati è sempre “Nuova”, anche se ha oltre quattrocento anni.

Il Cardinale Donghi, a cui si deve il restauro, fu il promotore dello scavo del canale “Pamphilio” che aveva il compito di collegare la città al vecchio porto Candiano. Due lapidi alla base ricordano ancora quella grandiosa impresa ingegneristica e civile.

Agli inizi del ‘900, il tramvai su rotaie che collegava Ravenna e Forlì passava proprio sotto la porta (allora ancora collegata alle mura) e annoverava la fermata “Porta Pamphilia”.


PORTA SISI O URSICINA

Porta Sisi (Ravenna)

Porta Sisi (Ravenna) | Foto © arrangiati2020, via Instagram

Delle due nomenclature, una forse è il diminutivo dell’altra. In documenti di varie epoche si trova traccia di una Porta Ursicinis, poi Usisina, Sisina, Sisna, Sicina, e finalmente, nel 1600 appare chiaramente il nome Sisi. Ursicino, santo cattolico di origine ligure, fu martire a Ravenna nel 66 d.C.

Nel 1568 venne rifatta nella bella e armoniosa forma attuale, ornata da due belle colonne di granito che sostengono il frontone sul quale è ancora scolpita la data del rifacimento. Questa porta era, ed è ancora, soffocata da vecchie costruzioni, tra via Mazzini e Via Castel San Pietro, tanto che pare un arco, quasi un portico, se non vi si presta attenzione.

Una curiosità: in uno statuto comunale del 1200 si proibisce, parole testuali “alle meretrici ed alle ruffiane di sostare nella pubblica via, specie nelle adiacenze di Porta Ursicina e di Porta Anastasia”.

Perché vengano citate solo quelle due porte però non ci è dato saperlo.


PORTA SAN MAMANTE

Il suo nome deriva dalla chiesa e dal monastero di San Mama, che sorgeva nelle vicinanze.

Edificata nel XI secolo nell’insieme di un complesso difensivo da tutti chiamato “I Bastioni” (ancora oggi la zona è detta “I basciòn”), fu testimone dell’inizio della Battaglia di Ravenna del 1512, con le truppe francesi che, per la prima volta  erano sostenute dall’artiglieria pesante. Solo dopo 90 anni da quei duri scontri la porta poté considerarsi completamente restaurata.

Anticamente tra questa porta e Porta Sisi entrava in città il Canale Padenna, per uscire poi dalla parte opposta nei pressi di Porta Serrata, dopo aver attraversato tutta la città.


PORTA AUREA

La Porta che non c’è. Nel periodo romano fu di certo la via d’accesso principale della città. Di fronte ad essa, dove oggi sorge l’ospedale civile, si trovava uno dei principali bacini navali di Ravenna, sede dell’imponente flotta dell’Adriatico.

Si ritiene sia stata edificata verso la metà del I° secolo dall’Imperatore Tiberio Claudio, lo stesso che fece costruire le prime mura di Ravenna. Era certamente decorata con opulenza, ricca di marmi e di intarsi.

Di questo maestoso ingresso alla città oggi rimangono soltanto i basamenti. Le due torri principali vennero demolite dai veneziani nel XV secolo e un secolo dopo venne definitivamente smantellata per ricavare materiale d’ornamento e da costruzione di altre Porte.

Indubbiamente fu una porta prestigiosa che qualcuno vorrebbe addirittura in parte dorata, da cui il nome di Aurea. Nei `”Lustri Ravennati” scritti da Serafino Pasolini si legge che “ella era adornata, tra l’altre cose, di due grandissimi specchi, acciò in essi si potessero specchiare li trionfanti entrando nella città”. Oltre che una porta essa fu, quindi, anche un “Arco di Trionfo” il che aumenta la nostra delusione per una così triste ed immeritata fine.

Gli animali fantastici della basilica San Giovanni Evangelista a Ravenna

Gli animali fantastici della basilica San Giovanni Evangelista a Ravenna

Basilica di San Giovanni Evangelista (Ravenna)

Basilica di San Giovanni Evangelista | Foto © edificistoriciravenna.it

Fra le pagine famose de Il nome della rosa di Umberto Eco vi sono quelle dedicate al portale della chiesa dell’abbazia, abitato da un lungo elenco di creature immaginifiche che spaziano dalle sirene ai dracontopodi, dai minotauri ai grifoni, dai coccodrilli ai cinocefali ai draghi. Un omnicomprensivo «bestiario di Satana» che lascia Adso in bilico tra fascinazione e terrore. 

Si tratta probabilmente di uno degli omaggi moderni più riusciti a quel capitolo della cultura e dell’arte medievale che non cessa di incantare per i suoi contenuti fantastici e favolistici: quello dei bestiari, dilagati nel mondo occidentale sul modello del Physiologus alessandrino.

La chiesa di San Giovanni Evangelista a Ravenna ne conserva un esempio in mosaico, eseguito in date lontane dall’epoca aurea e gloriosa della città. È il 1213 quando Guglielmo, abate del monastero benedettino sorto a ridosso della basilica placidiana, ordina l’innalzamento del piano pavimentale dell’edificio e la realizzazione di una nuova decorazione musiva.

I soggetti scelti rispondono al gusto enciclopedico del tempo, accostando alla vicende della Quarta Crociata da poco conclusa alcune scene ispirate a leggende e romanzi in voga e, appunto, un bestiario del quale oggi possiamo ammirare le raffigurazioni, più prosaiche, del lupo, dell’oca, dei pesci, della mucca, del cervo, e quelle, più favolose, della pantera, del grifone, dell’unicorno, della sirena e della lamia.

Basilica di San Giovanni Evangelista (Ravenna)

Basilica di San Giovanni Evangelista | Foto © edificistoriciravenna.it

Disposte originariamente in maniera contigua lungo la navata mediana, le immagini del mondo animale assumono valenze simboliche che disvelano ai mortali dogmi dottrinali e insegnamenti etici e morali.
La realtà fenomenica, creazione divina, è infatti intesa dall’uomo medievale come specchio di verità superiori. Tutto il sapere antico, dalle sacre scritture ai testi enciclopedici e ai trattati scientifici greci e latini, partecipa alla decifrazione di questa foresta di simboli, la cui corretta interpretazione più farsi guida nel percorso di riavvicinamento al divino.

Incontriamo così il LUPO, che nei testi sacri è sovente contrapposto all’agnello. Come quest’ultimo, animale sacrificale per eccellenza nella sua immacolata perfezione, è immagine di Cristo, così la bestia selvaggia si fa incarnazione del demonio, costante minaccia per il gregge dei fedeli disperso nel mondo. Al contempo, in base alla leggenda per cui il collo del lupo è rigido e impossibilitato a chinarsi, la fiera diviene emblema e monito contro il peccato della superbia, colpa somma Lucifero, il principe degli angeli ribelli.

Al lupo segue il CERVO, che nel Salmo 42,1 è similitudine, nella sua brama dell’acqua, dell’anima del fedele che anela a Dio. Il cervo è anche immagine del peccatore che purga i suoi peccati: era infatti credenza antica che quest’animale fosse in grado di stanare il serpente, divorarlo, e poi purificarsi dal veleno bagnandosi in fonti di acqua pura.

Nei bestiari medievali il nome della PANTERA affonda le proprie radici nel greco pan, tutto; per questo motivo la fiera diviene simbolo di Cristo, salvatore di tutto il creato. Il parallelismo con il Cristo è sottolineato anche nel Physiologus dove si racconta come la pantera, dopo aver mangiato, dorma tre giorni per poi emette un ruggito e un dolce profumo che invita tutti gli animali a seguirla: facile trasposizione della morte e resurrezione del Signore e del suo farsi guida del genere umano verso la salvezza.

Mostri compositi e dalle molteplici nature sono sia la SIRENA sia il GRIFONE. Tentatrice per eccellenza fin dalle pagine dell’Odissea, la sirena, creatura metà donna e metà pesce, è ammonimento costante contro le seduzioni effimere dei piaceri terreni. Significato simile ha il grifone, simbolo del pericolo e degli inganni che sempre incombono sull’uomo penitente. Al contempo però, col suo corpo di leone e le ali e artigli d’aquila, il grifone si fa nel pensiero teologico immagine del Cristo nella sua duplice natura umana e divina.

Solitario e inavvicinabile è l’UNICORNO nelle credenze medievali, e solo con l’inganno può essere catturato: ancora il Physiologus racconta infatti come quest’animale si lasci avvicinare esclusivamente da giovani vergini, nel cui grembo cade addormentato. Nell’interpretazione cristiana esso si fa quindi immagine del Figlio, incarnatosi nel ventre della Vergine Maria.
Forte fu la delusione di Marco Polo quando, nel suo viaggio in Oriente, scoprì che gli unicorni erano grandi quanto elefanti, pelosi, con la testa di cinghiale e amanti della melma e del fango. L’immaginario fantastico medievale mal si conciliava infatti con la realtà concreta, e il rinoceronte poco aveva a che fare con l’incanto seduttivo degli aristocratici unicorni.

Venezia e Ravenna: un’eredità vecchia di secoli

Venezia e Ravenna: un’eredità vecchia di secoli

Ravenna-Venezia

Spostandosi tra un mosaico e l’altro, tra un parco e l’altro, tra un chiosco di piadina e un ristorante, è possibile seguire un sentiero che porta a Venezia. Un tour nel tour, una mappa nella mappa, per scoprire un momento della storia di Ravenna che ha lasciato impronte indelebili.

Dal 1441 al 1509 Ravenna visse sotto il dominio della Repubblica di Venezia. A quell’epoca la città era ancora circondata dai fiumi e dalla laguna e intesseva scambi e commerci con il Delta del Po e da lì verso l’Adriatico e l’Europa.

I segni della dominazione veneziana sopravvivono ancora in città, incastonati tra gli strati delle varie epoche, ma se li incorniciamo e li osserviamo da vicino ci fanno sentire il rumore dei canali e lo schiocco dei cavalli sui ponticelli di una volta.

Il ricordo più imponente è senz’altro la Rocca Brancaleone, situata appena fuori dal centro storico. Eretta poco dopo l’arrivo dei veneziani in città, è stata teatro della Battaglia di Ravenna che vide per la prima volta l’uso massiccio di artiglieria da campo, cambiando per sempre il modo di guerreggiare e il concetto stesso di cavalleria.

Rocca Brancaleone

Rocca Brancaleone | Foto @ Nicola Strocchi

Abbandonata per alcuni secoli, nel Novecento è stata recuperata e oggi ospita un grande parco, un’arena sotto le stelle e un punto ristoro. Un leone di marmo protegge ancora l’ingresso al ridotto fortificato.

Ravenna - Rocca Brancaleone

Altorilievo del Leone Alato Veneziano

Al centro del passeggio e della vita istituzionale della città c’è Piazza del Popolo, pensata nelle sue forme attuali dalla Serenissima e da allora rimasta inalterata.
Il primo podestà veneziano ordinò di ricostruire il vecchio palazzo comunale, oggi sede del Municipio, facendolo ornare con stemmi, balconcini e ghiere in terracotta. Il palazzo delimitava la piazza dal lato del fiume Padenna che attraversava la città, passando sotto il grande arco dell’attuale via Cairoli.

Piazza del Popolo (Ravenna)

Piazza del Popolo (Ravenna) | Foto @ Delio Mancini

Di fronte al palazzetto furono erette due colonne, molto simili a quelle che in piazza San Marco a Venezia delimitano lo slargo verso la laguna. Su quella più vicina al palazzo venne collocato un leone di San Marco, mentre l’altra sorreggeva il vescovo Apollinare, santo patrono di Ravenna. Oggi il leone non c’è più, sostituito in epoca papale dalla statua di San Vitale. Dalla parte opposta della piazza fu, invece, posto il primo orologio, sancendo definitivamente il ruolo di potere in quel luogo e della presenza dominante di Venezia in quei decenni.

Una delle stradine più belle del centro storico è senz’altro via Cairoli. Stretta come il canale che le scorreva in mezzo, è riservata ai pedoni (nemmeno le bici possono passare, se non condotte a mano), ospita negozi e punti gastronomici, oltre a Casa Loredan, forse dimora del primo podestà e capitano di Ravenna. Finestre a balconcino in stile gotico-veneziano, colonnette in marmo rosso di Verona, capitelli di gusto rinascimentale la rendono una delle più eleganti vestigia del governo di Venezia.

Tra le case d’età veneziana questa è forse la più graziosa. È Palazzina Diedo, in via Raul Gardini. Conserva il cotto ruvido della facciata, alcuni elementi in pietra d’Istria, oltre al balconcino sul quale s’affaccia l’elegante bifora e l’arco d’ingresso, sul quale rimangono scolpite le due bande orizzontali dell’arme dei Diedo.

Palazzina Diedo (Ravenna)

Palazzina Diedo (Ravenna) | Foto © Giampiero Corelli Fotoreporter (edificistoriciravenna.it)

La semplice armonia di questo edificio stride con un fatto di sangue che nella notte del 29 gennaio 1576 lo vide protagonista. Girolamo Rasponi, con i suoi seguaci, compì una missione punitiva contro la nipote e la famiglia del marito, venendo poi esiliato dalla città. L’orrendo crimine, tuttavia, non scalfì la secolare egemonia dei Rasponi nel ravennate.

MAR - Museo d'arte della Città di Ravenna

MAR – Museo d’arte della Città di Ravenna | Foto @ Archivio Comune di Ravenna

Per evitare gli assalti via mare ai Canonici regolari lateranensi, la cui sede si trovava troppo vicino alla costa, i veneziani invitarono i religiosi a spostarsi nel nuovo monastero di Santa Maria in Porto, chiamata così poiché si trovava alla foce del fiume Badareno, poi scomparso. Veneziano fu il primo priore, e squisitamente veneziano l’impianto architettonico del nuovo monastero, con l’elegante armonia di forme e proporzioni che caratterizza l’elegante loggiato a due ordini, affacciato su quelli che oggi sono i Giardini Pubblici. Veneziano anche il massiccio impiego di pietra d’Istria e il chiostro, sempre a due ordini. Oggi l’edificio ospita il MAR – Museo d’Arte di Ravenna. Per informazioni sulle mostre in corso ecco il sito del museo.

Ravenna - Palazzo Bracci

Ravenna – Palazzo Bracci (Ravenna)

Palazzo Bracci è l’ultimo dei nostri suggerimenti di questo percorso tra Ravenna e Venezia. Prima che la piazza maggiore venisse ampliata dai veneziani, di fronte a Palazzo Bracci doveva trovarsi il centro pulsante della vita della città. In quella che oggi è piazza Andrea Costa, di fronte al mercato coperto, incastonata tra la chiesa di San Michele in Africisco (oggi un negozio di abbigliamento) e la chiesa di San Domenico (oggi una sala espositiva) si trovava un nodo di acque: il Padenna, che giungeva da nord e un altro piccolo fiume che scendeva parallelo all’attuale via Cavour. Il palazzo, che oggi ospita un albergo, è austero, in laterizio grigio, con qualche tocco di bianco in pietra d’Istria, lavorata a finissimi intagli. Un’eleganza semplice, che culmina nel balconcino tipico delle dimore signorili dell’epoca. All’interno, interessanti pitture ornano il soffitto ligneo della sala lunga, di gusto tipicamente quattrocentesco, e celebrano l’unione tra i Bracci e – non potevano mancare! – i Rasponi, che ricevettero insieme il titolo di Conti, dall’Imperatore, nel 1469.

Non vi abbiamo detto tutto sull’eredità veneziana a Ravenna. Vi sono altri edifici di quell’epoca, custoditi nel centro storico. Ma vorremmo lasciare che sia l’ispirazione – o la fortuna – a farveli incontrare.

Mappa della Ravenna Veneziana

Mappa della Ravenna Veneziana

Ravenna e la Street Art

Ravenna e la Street Art

Da diversi anni l’Arte, con la A maiuscola, a Ravenna non è soltanto monumenti, mosaici, cappelletti e piadina. Esiste una mappa, grande come tutta la città, con più di ottanta opere diverse, moderne e sempre visibili.
È l’arte di strada, quella dei murales, quella che colora gli edifici, portando la creatività e alcuni capolavori al di là dei luoghi consueti.
Per una volta cediamo all’inglese, perché non c’è altro modo per nominare questo fenomeno. È la Street Art. E a Ravenna ha trovato casa (anzi, case!).

Ericailcane (Ravenna, via Gulli) | Festival Subsidenze

Ericailcane (Ravenna, via Gulli) | Festival Subsidenze

Grazie soprattutto all’associazione culturale Indastria (artefici del Festival Subsidenze), che in questi anni ha collaborato con l’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Ravenna, la città è diventata una piccola capitale romagnola della street art e un punto di riferimento a livello nazionale.

Dalla Darsena a Porta Adriana, dalla zona Stadio alla Rocca Brancaleone, Ravenna si è trasformata in un museo a cielo aperto che ospita opere di artisti italiani e internazionali. Lavori tendenzialmente grandi (o molto grandi!) che portano un messaggio artistico e culturale, a volte onirico, a volte drammatico, a volte romantico, a volte irriverente. Tra queste ne abbiamo scelte alcune, che ci hanno colpito.


Il murales di Millo in Piazzale Sighinolfi

Il murales di Millo (Ravenna, Piazzale Sighinolfi)

La palestra dell’Istituto Tecnico, in via Sighinolfi, è una parallelepipedo grigio e anonimo, quasi industriale. MILLO, artista di origini Brindisine, lo ha interamente ridecorato con un’opera gigante. Due giovani innamorati si elevano sulla città, con lo sguardo fisso sul cellulare. Solo “taggando” i loro luoghi del cuore possono rivelare i propri sentimenti. Sono connessi ma non si incontrano. Forse li salverà la passione.

L'opera di QBIC (Ravenna, via Fiume) | Festival Subsidenze

L’opera di QBIC (Ravenna, via Fiume) | Festival Subsidenze

QBIC invece è un artista kazako, illustratore e designer, che in via Fiume ha realizzato un’immagine onirica, surreale, con grandi uccelli bendati che volano al tramonto, guidati da personaggi incappucciati. Forse un omaggio a chi parte, senza una meta, alla ricerca di una vita più degna.

Dante Alighieri (Opera di Kobra)

Dante Alighieri di Kobra (Ravenna, via Pasolini) | Foto @ Marco Miccoli

Nel centro storico, in via Pasolini, c’è invece un Dante dal profilo solenne, ma dal volto a colori, come fosse una tavolozza geometrica. KOBRA, street artist brasiliano, ha creato il proprio omaggio al Sommo Poeta, tradizionale e vivacissimo allo stesso tempo.

Due innamorati che si baciano prima di essere inghiottiti dalla vegetazione è l’emozionante opera concettuale, robotica, scomposta, che l’artista italiano PIXEL PANCHO, ha realizzato in via Trieste, in verticale. Il colore della pelle dei protagonisti è il medesimo del palazzo che funge loro da dolce riparo. Forse hanno trovato casa, mentre si fondono con la terra…

Jim Avignon (Ravenna, Via Gulli) | Festival Subsidenze

Jim Avignon (Ravenna, Via Gulli) | Festival Subsidenze

Poco lontano, in via Tommaso Gulli, JIM AVIGNON, artista originario di Monaco di Baviera e uno dei primi ad aver realizzato un’opera sul Muro di Berlino dopo la sua caduta, ha creato un’opera che parla di integrazione, realizzata non a caso in uno dei quartieri più multi etnici della città.

L'opera in zona Darsena di Ericailcane | Foto ©BlindEyeFactory

L’opera in zona Darsena di Ericailcane (Ravenna, via Salona)  | Foto ©BlindEyeFactory

In Darsena invece campeggia il “mostruoso” murales di ERICAILCANE, artista di fama mondiale, collocato sui muri dell’ex mangimificio Marini. Un grande serpente marino spaventa i poveri topolini a bordo di una barca assai stipata. Chiedono la resa, sventolando una bandiera bianca, per poter passare oltre e magari raggiungere un luogo sicuro, al riparo dalle minacce della modernità.
Poco più in là, nei pressi del Pala de André, due nuove opere realizzate una da Ericailcane e l’altra dalla compagna BASTARDILLA ci fanno riflettere sulla fatica dura ma necessaria per combattere contro il fascismo.

Ma, più o meno nascoste per le vie del centro (e dei lidi), vi sono anche opere molto più piccole. Sono gioielli incastonati, da scovare col tempo, magari una “scusa” per aggirarsi in parti della città al di fuori delle solite rotte turistiche.

Dell’artista francese Invader e delle sue opere ne abbiamo già parlato qui, dunque la nostra suggestione per la minuteria artistica questa volta riguarda BLUB, artista fiorentino, celebre a livello internazionale per le sue opere della serie “L’arte sa nuotare”, per la quale ha realizzato ritratti di personaggi famosi (cantanti, stilisti, attori, compositori, personaggi storici e molti altri), rigorosamente sott’acqua e con maschera da sub. Le sue opere, alcune delle quali sono state rubate – segno, quantomeno, di apprezzamento – vengono realizzate solitamente sugli sportelli che racchiudono le terminazioni elettriche urbane. A Ravenna sono oramai una trentina, e formano una nuova mappa nella mappa della nostra street art.

Una delle opere di Blub a Ravenna

Una delle opere di Blub a Ravenna

Queste opere, e moltissime altre, sono sempre a portata di mano. Visitabili liberamente, creandosi un proprio itinerario per gusto e ispirazione, oppure prendendo parte ad una delle “biciclettate” guidate da esperti che nella bella stagione portano i curiosi a spasso per la città, per guardarla con occhi nuovi e da angolazioni diverse. C’è un nuovo “strato” artistico a Ravenna, una nuova dimensione dell’arte. Un mosaico di opere continuo e mai finito, che si rinnova da secoli.

10 motivi per visitare Ravenna in Autunno

10 motivi per visitare Ravenna in Autunno

Dopo l’estate c’è subito Natale… E invece no!

Nei prossimi mesi la città ospiterà una miriade di eventi molto interessanti che vi consigliamo assolutamente di non perdere: si va dalla nuova edizione della Biennale di Mosaico Contemporaneo ai weekend dedicati all’enogastronomia, dalla Maratona internazionale all’opera lirica e la musica di ricerca e sperimentazione, da Star Wars ai festival di letteratura e cinematografia gialla, horror e fantastica, senza ovviamente poi dimenticare Dante. Ecco 10 motivi per visitare Ravenna prima della fine dell’anno, rigorosamente in ordine casuale.

1. Viva Dante

Tomba di Dante (Ravenna)

Tomba di Dante (Ravenna) | Foto © Giacomo Banchelli

Il vero mese di Dante Alighieri è settembre, quando ricade l’anniversario della dipartita, ma fino al 1 dicembre si susseguono incontri, letture, concerti e mostre dedicate al Sommo Poeta.
Dal programma completo, scaricabile qui, estrapoliamo la mostra collettiva di opere contemporanee Dante Plus (con i quadri che si animano grazia all’App Aria) e Per l’altrui scale, percorso guidato fra i luoghi famosi e segreti di Dante esule a Ravenna, tutti i sabati di ottobre. Ah, sapevate che ogni giorno la campana di Dante, posta alle spalle della sua tomba, suona tredici rintocchi, nell’ora che volge al desio?

2. Biennale del Mosaico Contemporaneo

Ogni due anni a Ravenna espongono i migliori mosaicisti del mondo, in vari luoghi della città. Quest’anno dal 6 ottobre al 24 novembre si potranno assaporare opere contemporanee veramente suggestive, tra citazioni pop e omaggi al passato, grazie al programma di RavennaMosaico.
Il punto di partenza è sicuramente il MAR – Museo d’Arte di Ravenna, che ospita le personali di Chuck Close e Riccardo Zangelmi. Ma la MAPPA degli eventi comprende una miriade di eventi, visite guidate, site specific e laboratori, da Palazzo Rasponi dalle Teste alla Biblioteca Classense, dal Museo Nazionale agli Antichi Chiostri Francescanii. Insomma, Ravenna si conferma a pieno titolo capitale del Mosaico da 1500 anni.

3. Trilogia d’Autunno

Uno spettacolo al Teatro Dante Alighieri di Ravenna | © riminiduepuntozero.it

Trilogia d’autunno al Teatro Dante Alighieri di Ravenna

Norma, Aida, Carmen: tre donne straordinarie, tre modi di vivere l’800, tre opere magistrali. Dal 1 al 10 novembre al Teatro te Dante Alighieri va in scena il capitolo autunnale del Ravenna Festival , la cosiddetta Trilogia, con un susseguirsi a incastro di evocazioni liriche ed emozionanti vicende dell’animo umano. Info e costi sul sito di Ravenna Festival. Si tu ne m’aimes pas, je t’aime / Si je t’aime, prends garde à toi!

4. Star Wars è tra noi

Ravenna Strikes Back

Ravenna Strikes Back

Episodio X. Il 30 novembre e 1 dicembre alle Artificerie Almagià – e zone limitrofe – va in scena Ravenna Strikes Back – Star Wars Fan Fest, un evento mai visto prima in Romagna, e forse nemmeno in Italia, legato al mitico universo di Guerre Stellari.
Creata dai fan per i fan, la due giorni di eventi prevede ricostruzioni in scala dei mezzi della saga, esposizione di LEGO, jedi training, escape room, giochi, conferenze e ospiti legati a Star Wars, artisti, attori, doppiatori. Questi sono proprio i droidi che state cercando!

5. Halloween

Ravenna Nightmare Film Fest

Ravenna Nightmare Film Fest

Incubi sul grande schermo, gialli in città, brividi al parco divertimenti. A cavallo tra ottobre e novembre a Ravenna si vive l’atmosfera di Halloween con il Ravenna Nightmare Film Fest, al Palazzo dei Congressi: diciassettesima edizione per il lato oscuro del cinema, con anteprime nei sabati di ottobre e clou del programma dal 30 ottobre al 3 novembre.
Quasi in contemporanea (dal 1 al 3 novembre) alla Biblioteca Oriani editori indipendenti dei generi giallo, thriller, noir e spionaggio danno vita al progetto “Una città in giallo”, nato all’interno del festival GialloLuna NeroNotte, che vanta ben sedici edizioni alle spalle, con grandi ospiti, premi letterari e incontri in vari luoghi della città. Alla Rocca Brancaleone Halloween Party per bambini e famiglie nel pomeriggio del 31 ottobre, mentre a Mirabilandia apertura autunnale straordinaria nei fine settimana di ottobre e ad Halloween, con il LaBRIVInto stregato, fantasmi, scheletri e ombre malefiche. Perché abbiamo tutti diritto a un piccolo spavento…

6. Transmissions XII

Transmissions XII

Transmissions XII

Dal 21 al 23 novembre approda l’XII edizione di Transmissions, il festival di Ravenna che, senza sbagliare, possiamo ritenere un vero e proprio viaggio esplorativo lungo i percorsi alternativi della musica moderna.
Un cammino lungo e coerente, ostinatamente visionario e al contempo assolutamente concreto, che nasce e vive non a caso nella Ravenna dei mosaici bizantini e di Dante Alighieri, da sempre approdo per viaggiatori e punto di partenza per nuove esplorazioni e ispirazioni. Quest’anno ci sono anche due curatori d’eccezione Martin Bisi, guru della scena alternativa e noise newyorkese e Radwan Ghazi Moumneh, ingegnere del suono, produttore e musicista canadese di origini libanesi.

7. Maratona

La Maratona di Ravenna Città d'Arte 2018 | © romagnawebtv.it

La Maratona di Ravenna Città d’Arte 2018

15.000 atleti da tutto il mondo hanno partecipato alla due giorni della Maratona di Ravenna Città d’Arte nel 2018. E c’è da aspettarsi che questa edizione possa essere ancora più sorprendente, visti i successi della Night Run di giugno e della Park Race dello scorso settembre.
Maratona, mezza maratona, e 10,5 km per la Martini Good Morning Race: tante corse e passeggiate tra i monumenti e il mare, tra sport e sociale con il progetto Correndo Senza Frontiere. Quest’anno anche il Campionato Italiano di Maratona, Assoluti e Master, con il patrocinio dell’UNESCO. Perché un atleta in corsa è un’opera d’arte in movimento. Dall’8 al 10 novembre.

8. GiovinBacco e Art&Cioc

GiovinBacco

GiovinBacco

Per tre giorni le piazze del centro storico di Ravenna diventeranno una grande cantina a cielo aperto con GiovinBacco. Sangiovese in Festa. Dal 25 al 27 ottobre piazza del Popolo ospiterà le migliori produzioni della Romagna di rossi, bianchi, rosé e passiti, mentre piazza Kennedy sarà dedicata alla ristorazione nostrana di qualità. Il sabato e la domenica anche la mostra-mercato Madra nelle vie adiacenti le piazze.
Dal 31 ottobre al 3 novembre, invece, arrivano in piazza del Popolo, da otto regioni italiane, i mastri cioccolatieri di Art&Ciocc, tra golosità classiche e innovazioni gastronomiche.

9. In mezzo alla natura

Pineta di Classe

Pineta di Classe

Il mare è stupendo in questa stagione, per una bella passeggiata, magari con il cane o a cavallo, una scivolata lungo le dune e un affondo di piedi nell’acqua fresca. Sul camminare, abbiamo scelto ItineRA – Festa del Cammino Consapevole, una cavalcata podistico-culturale (ma anche gastronomica e conviviale), tra passeggiate e incontri letterari, ancora per pochi giorni! Programma sul sito di Trail Romagna.

10. Monumenti UNESCO e Museo Classis Ravenna

Mosaici della Basilica San Vitale di Ravenna | © Isatz via photo.aptservizi.com

Mosaici della Basilica San Vitale di Ravenna | © Isatz via photo.aptservizi.com

I monumenti UNESCO di Ravenna sono come quei film che non ti stanchi mai di rivedere, quelle foto che conservi, quella cosa che ti porti dietro dopo ogni trasloco.
Sono ben 8, di importanza straordinaria per la storia d’Europa e di bellezza unica, specialmente in autunno. Visitabili in autonomia o con le mitiche visite guidate, tutto l’anno.
Ovviamente c’è tanto altro: la Domus dei Tappeti di Pietra, la Cripta Rasponi, il TAMO e poi il nuovissimo Classis – Museo della Città e del Territorio. Nato all’interno dell’ex zuccherificio di Classe, racconta la storia dell’età preromana fino all’Alba del Medioevo, con oltre 600 reperti originali, film e ricostruzioni 3D. Il museo, insieme all’Antico Porto e alla Basilica di Sant’Apollinare in Classe costituisce il Parco .Archeologico di Classe.

Buon viaggio allora e buon divertimento nella nostra bella città!

É stato facile innamorarsi di Ravenna

É stato facile innamorarsi di Ravenna

Mi piace viaggiare, conoscere posti nuovi, imbattermi in angoli che non mi aspettavo di scoprire, scovare qualcosa che mi dia l’impressione di aver colto l’essenza di una città. Innamorarsi di Ravenna, per me, è stato molto facile. Qualche anno fa, quando qui ci capitavo molto di rado, confondevo ancora nella memoria la stazione di Ravenna con quella di Ferrara, e prima di orientarmi ci voleva un po’. Ecco, che bel verbo da utilizzare per parlare di Ravenna: orientarsi. Quale verbo più calzante per descrivere lo spaesamento del viaggiatore che cerca la sua strada in questa antica capitale bizantina?

La prima volta che, ormai grandicella, sono tornata in città, non avevo nemmeno pensato di andare a far visita alla Tomba di Dante. Avevo studiato il poeta a menadito, conoscevo più di qualche terzina a memoria, ma non mi era entrato in testa che le sue ossa fossero custodite qui, a Ravenna. Per porre rimedio a quell’errore capitale, le volte successive non ho mai saltato la tappa, divenuta obbligatoria, davanti al suo monumento. Da quei giorni sono passati molti anni, e da allora ho scoperto che la memoria del poeta è viva in molti luoghi della città, e che tanti sono i modi di rendergli omaggio. Uno fra tutti, scoprire e ammirare i mosaici del sito Unesco che l’hanno ispirato nella scrittura della Commedia è stato molto soddisfacente.

Un alieno di Invader in Via di Roma, affianco il Sant'Apollinare Nuovo | © Marco Miccoli

Invader in Via di Roma, affianco la basilica di Sant’Apollinare Nuovo | © Marco Miccoli

Ricordo benissimo la prima volta che ho pensato “io, qui, ci vivrei”. Era qui in occasione della laurea triennale del mio migliore amico, Paolo. Giravamo per le viuzze del centro baldanzosi, col sorriso sulla faccia, e leggevo i nomi delle strade nelle targhe decorate a mosaico. Vedevo mosaico, e colore, ovunque: “che bel modo di decorare le targhe”, pensavo. Un ravennate, magari, non ci fa neanche caso. Ma io venivo da fuori, e ammiravo stupita le decorazioni, tutte diverse. Ovviamente ora so che il mosaico contemporaneo, a Ravenna, è molto più di questo.

Alcune altre cose che, banalmente, ti conquistano di Ravenna (e ti fanno ripetere che “io, qui, ci vivrei”) sono i suoi dintorni. Questa piccola città d’arte si trova infatti in una posizione davvero strategica: a pochissimi chilometri, le sue località di mare sono il porto sicuro dove poter riparare in qualsiasi giornata, che sia per una giornata di sole estivo o per una passeggiata nei mesi più freddi. La campagna romagnola, dall’altra parte, regala paesaggi da cartolina. Cioè, avete presente Brisighella? Poi ci sono le oasi e le valli, le pinete secolari, le saline di Cervia.

Pineta di Classe

Pineta di Classe | Foto @ Delio Mancini, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

La cosa che però forse più ho amato scoprire di Ravenna sono i piccoli dettagli di cui ti accorgi solo vivendola un po’, tipo i mosaici di Invader, disseminati nei più disparati angoli della città, o il giardino di Cripta Rasponi. Mi sono emozionata scoprendo la storia di Droctulfo e del suo muro, quella di Guidarello Guidarelli e della sua leggenda, i viaggi di Klimt e il soggiorno di Byron. A Ravenna puoi ammirare il rosso sgargiante dei pesci nella vasca interrata di una chiesa, scoprire dei lupi tra le mura di un museo, cercare i pavoni nascosti nelle decorazioni dei più importanti monumenti paleocristiani.

La maggior parte dei turisti viene a Ravenna per vedere i monumenti del sito Unesco, la Tomba di Dante, piazza del Popolo, ma qui c’è molto di più. Sembra banale, ma la bellezza spesso è così: lascia senza tante parole, rincretinisce un po’, lascia solo tanta voglia di viversela. Ravenna è una città viva, in fermento, basta visitarla in estate per capirlo. Siete mai stati al Beaches Brew o ad un evento del Ravenna Festival, in questo periodo?

Ecco cosa vuol dire innamorarsi di Ravenna. Ora avete capito perché per me è stato così facile: ecco myRavenna, secondo me.