La Cattedra eburnea del vescovo Massimiano di Ravenna

La Cattedra eburnea del vescovo Massimiano di Ravenna

Ci sono tanti musei a Ravenna che quotidianamente vengono visitati da turisti di ogni Paese: dal Museo Nazionale al MAR, da Classis al Museo Dantesco, l’offerta è davvero ricca e variegata. Uno di questi è forse un po’ meno noto, e oggi vi racconto un buon motivo per includerlo nel vostro tour di Ravenna. Sto parlando del Museo Arcivescovile, primo museo diocesano realizzato in Italia, custode geloso di prestigiosi capolavori del mondo ecclesiastico. Al suo interno si trova anche la Cappella Arcivescovile di Sant’Andrea, dichiarata Patrimonio Unesco dell’Umanità per i suoi magnifici mosaici d’inizio V secolo ma anche perché è l’unica cappella arcivescovile paleocristiana giunta integra sino a noi. In questo post però voglio parlarvi di un’altra opera di inestimabile valore conservata all’interno del Museo: la Cattedra eburnea di Massimiano.

Originariamente realizzata in legno ma completamente ricoperta di avorio, si tratta di un trono episcopale di incredibile pregio. La sua forma è tipica dell’epoca paleocristiana: insieme all’alto schienale semicircolare spicca la particolarità dei pomelli posti sui braccioli. Il nome di “cattedra” gli è attribuito per via del compito a cui ogni Vescovo era chiamato ad assolvere quale guida e maestro dei fedeli affidati, e simbolo di dignità e autorità religiosa.

L’attribuzione e l’origine dell’opera non è certa. L’ipotesi più accreditata è che quest’opera d’arte sia probabilmente stata realizzata a Costantinopoli per l’Arcivescovo di Ravenna Massimiano, in carica tra il 546 e il 556, che era in stretti legami con la corte imperiale dell’antica capitale d’Oriente. Il fascino delle sue decorazioni deriva anche dalle numerose influenze artistiche ravvisabili, come quelle anatoliche, alessandrine, egiziane e siriache. C’è chi sostiene che gli artisti intervenuti alla sua realizzazione siano stati quattro, anche se a riguardo non tutti gli studiosi sono concordi.

Cattedra eburnea di Massimiano | © romagnamare.altervista.org

Cattedra vescovile di Massimiano | Foto © romagnamare.altervista.org

La Cattedra eburnea di Massimiano In origine era ricoperta da 26 piccoli pannelli, corrispondenti a due cicli narrativi differenti. 16 sullo schienale, di cui oggi 9 sono purtroppo andati perduti, raffigurano scene della vita di Gesù. Sui braccioli, invece, sono rappresentate scene del ciclo del patriarca Giuseppe l’ebreo. Nella fronte del bancale compaiono i quattro Evangelisti e San Giovanni Battista con il monogramma di “Maximianus episcopus” sono incorniciati da motivi vegetali e diversi animali tra cui il pavone, molto presente anche nelle decorazioni musive di Ravenna.

Aldilà del valore artistico di questo prezioso oggetto in avorio, la sua funzione rimane a oggi ancora poco chiara: il sedile è infatti troppo fragile per essere utilizzato come  vero e proprio trono episcopale, mentre è più plausibile un suo utilizzo simbolico, come ad esempio una sorta di ripiano su cui poggiare i libri sacri.
E secondo voi qual era la sua vera finalità?

Appassionata di cultura italiana e straniera, definisco la mia vita un viaggio e chi viaggia vive due volte.

I dettagli del corteo di Teodora e Giustiniano della Basilica di San Vitale

I dettagli del corteo di Teodora e Giustiniano della Basilica di San Vitale

Se siete in cerca di arte e storia, a Ravenna, male male non cascherete. Tra le tante cose imperdibili da visitare in città, sicuramente spiccano gli otto monumenti del Sito Unesco.
Se chiedete in giro, scoprirete che ogni abitante di Ravenna ha il suo preferito. C’è il fan club del cielo stellato di Galla Placidia, i sostenitori di Sant’Apollinare in Classe, chi preferisce l’austerità del Mausoleo di Teodorico, chi invece ha eletto la Cappella di Sant’Andrea. Volendo si potrebbe pensare di creare un test della personalità ad hoc, del tipo “scegli il tuo monumento preferito di Ravenna e ti dirò chi sei”.

Ecco, tra tutti devo ammettere che forse io preferisco la basilica di San Vitale: imponente, altissima e grandiosa. I mosaici di San Vitale, poi, sono davvero indimenticabili. Sono sicura che possa confermarlo ogni viaggiatore che ha fatto tappa a Ravenna. A sostegno della mia tesi ci sono diversi esempi illustri: sapete, vero, che Klimt si ispirò all’immagine di Teodora per il Ritratto di Adele Bloch-Bauer? E, giusto per fare un altro grande nome, anche Dante ha tratto spunto dai mosaici di San Vitale per la composizione di alcuni versi della Commedia?

Mosaici della Basilica San Vitale di Ravenna | © Isatz via photo.aptservizi.com

Mosaici della Basilica San Vitale di Ravenna | © Isatz via photo.aptservizi.com

La basilica venne costruita nel corso del VI secolo d.C. su un sacello più antico dedicato a San Vitale, successivamente inglobato. Una leggenda vuole che proprio in questo luogo avvenne il martirio del santo, anche se oggi sappiamo che il suo corpo fu in realtà rinvenuto a Bologna.
Oltre alla cupola affrescata secondo il gusto barocco e il labirinto della pavimentazione, a rendere mozzafiato l’interno della basilica sono i mosaici bizantini che decorano l’abside. Tra gli innumerevoli dettagli che rendono unica questa decorazione musiva spiccano le celebri rappresentazioni dei cortei di Teodora e Giustiniano, collocati nella parte inferiore delle pareti, uno di fronte all’altro.

Vediamo insieme questi preziosi pannelli un più nel dettaglio.

Giustiniano e il suo seguito, Basilica di San Vitale | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Giustiniano e il suo seguito, Basilica di San Vitale | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Giustiniano (482-565) fu eletto imperatore dell’Impero romano d’Oriente nel 527, carica che gli restò fino alla morte. Viene ricordato come uno dei più grandi sovrani di età tardo antica, ricordato soprattutto per il Corpus iuris civilis, ancora oggi alla base del diritto civile. Celebre è il VI canto del Paradiso dantesco, dove il poeta ha dedicato numerose terzine al suo ricordo.
Nei mosaici di San Vitale l’imperatore è rappresentato vestito di porpora con in mano un bacile d’oro, vaso liturgico che porge in offerta in occasione della consacrazione della chiesa. Si noti che Giustiniano è dotato di un’aureola dorata, anche se non è un santo: la figura dell’Imperatore era molto idealizzata. Intorno a lui ci sono diverse figure.
Si possono distinguere tre religiosi che lo precedono alla sua sinistra, recanti simboli sacri, tra cui spicca il vescovo Massimiano, di cui è riportato il nome al di sopra del suo capo. Se alla destra dell’Imperatore si possono distinguere gli abiti di due alti dignitari di corte, molte ipotesi si sono fatte circa l’identità dell’uomo che si frappone tra lui e il vescovo. Potrebbe essere Giuliano Argentario, banchiere e finanziatore della costruzione della basilica, ma anche il prefetto del pretorio, alto funzionario imperiale che risiedeva a Ravenna. In un secondo piano, il corteo è seguito da un gruppo di guardie d’onore armate di tutto punto.

Corteo di Teodora del mosaico della Basilica di San Vitae a Ravenna | © Stefano Guerrini, Wikimedia Commons, License CC-BY-SA 3.0

Corteo di Teodora del mosaico della Basilica di San Vitae a Ravenna | © Stefano Guerrini, Wikimedia Commons, License CC-BY-SA 3.0

Di fronte al corteo di Giustiniano si trova quello dell’Imperatrice Teodora. La donna è raffigurata mentre porge verso l’altare un calice dorato tempestato di gemme preziose. Davvero iconica è la decorazione del suo capo: un grande diadema di pietre e perle orna il suo viso chiaro, il cui candore risplende in contrasto con l’oro che la circonda.
La decorazione degli abiti delle sue dame di corte dà un’idea dello sfarzo, del lusso e dello splendore che caratterizzava la corte di Bisanzio, e di cui oggi ci è rimasta traccia nell’oro di questi mosaici. Alle loro spalle, infatti, lo sfondo decorato con tende, colonne, fontane, presumo dovesse rimandare all’aspetto degli interni delle sue stanze. Alla destra dell’imperatrice, completano il corteo i due dignitari di corte che la precedono.

Dettaglio del corteo di Teodora della Basilica di San Vitale a Ravenna

I cortei di Giustiniano e Teodora dei mosaici di San Vitale, oltre che essere un prodigioso esempio di arte bizantina, offrono anche una testimonianza storica che ci racconta come doveva essere Ravenna nel VI secolo. Sarà per questo, forse, che la basilica di San Vitale è il mio monumento preferito del Sito Unesco: con un po’ di immaginazione, visitarla è come fare un tuffo nel passato bizantino della città.

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

Visite guidate ed escursioni per scoprire Ravenna in primavera

Visite guidate ed escursioni per scoprire Ravenna in primavera

Ci sono molti modi per godersi la primavera. Le giornate si allungano, le temperature si alzano, viene voglia di passare più tempo all’aria aperta, di passeggiare per le vie del centro e di scoprire cose nuove. Se avete aperto questo post, siete probabilmente alla ricerca di buoni consigli per visitare Ravenna. Beh, siete nel posto giusto! Qui troverete qualche suggerimento per scegliere tra le tante visite guidate di Ravenna quella che fa per voi. Ce n’è davvero per tutti i gusti, che abbiate voglia di immergevi nella natura o che vogliate approfondire il passato glorioso della città.

Alla scoperta del patrimonio storico-artistico di Ravenna e del suo sito Unesco

Tanto ricco è il patrimonio storico, artistico e archeologico di Ravenna, tante sono le visite ad esso dedicate: sul sito turismo.ra.it troverete numerose offerte che propongono percorsi dedicati alle Tessere di Mosaico e ai principali monumenti del Sito Unesco (come Ravenna Welcome, La Tomba del Re, Visione di Paradiso…). Tra tutte le visite guidate di Ravenna, mi sento di consigliarvi quelle al Parco Archeologico di Classe, a pochi chilometri dalla città, per scoprire i segreti dell’Antico Porto e il nuovo Classis – Museo della Città e del Territorio.


Passeggiate ed escursioni per immergersi nella natura di Ravenna

Ravenna è molto famosa per il suo patrimonio storico e artistico, ma non è solo questo: i territori che la circondano sono ricchi di bellezza, che si tratti delle Pinete o delle valli dove poter fare birdwatching. Questa primavera molte sono le visite guidate e le escursioni organizzate che vi porteranno alla scoperta della natura di Ravenna. Il Museo NatuRa e il Centro Visite Cubo Magico Bevanella, da sempre in prima linea, offrono moltissime possibilità, a partire dal tour delle Valli meridionali di Comacchio alla scoperta dei fenicotteri (sia in bici che in pulmino), fino alle passeggiate alla ricerca delle orchidee selvatiche e dei punti più suggestivi del Parco del Delta del Po. Qui trovate tutti gli apputamenti!

Se volete scegliere sentieri poco battuti, vi consigliamo anche la Passeggiata delle Erbe, un’escursione adatta a tutti per imparare a riconoscere le erbe aromatiche che crescono in natura e scoprire come si possono utilizzare in cucina.

Fenicotteri | © Flavio Bianchedi

Fenicotteri | © Flavio Bianchedi


Scoprire la tecnica del Mosaico

Quasi tutte le visite guidate di Ravenna hanno a che fare con le brillanti tessere dei mosaici che hanno reso questo luogo la capitale italiana di questa antica arte, ma solo con il tour guidato in una vera bottega potete osservare come questa tecnica sia più viva che mai in città. Ravenna Incoming e Koko Mosaico organizzano ogni sabato mattina (fino al 30/06/19) una visita in italiano e una in inglese: un’esperienza davvero unica che di certo vi sorprenderà.

Un mosaicista all'opera | © Ravenna Incoming

Un mosaicista all’opera | © Ravenna Incoming


Non la solita visita: conoscere la vera cucina ravennate

Walk and Taste è la visita organizzata per scoprire la città insieme alle sue tradizioni a tavola. Cosa c’è di meglio che passeggiare assaggiando la piadina, i cappelletti di Ravenna, la ciambella, sorseggiando i vini tipici del territorio? Questa è la visita guidata che dovete scegliere se pensate che non si possa davvero conoscere un territorio finché non si sono assaporati i prodotti locali. Per maggiori informazioni, potete dare un’occhiata a questa pagina di Ravenna Incoming.

Se assaggiare non vi basta, ma avete proprio voglia di mettere le pani in pasta… Beh, c’è la Romagna Cooking Experience con le azdore!

Romagna Cooking Experience | © Ravenna Incoming

Romagna Cooking Experience | © Ravenna Incoming


Ravenna, città dantesca

Se siete appassionati di letteratura, non potete perdervi le visite guidate dedicate al legame profondo che nacque tra Dante e Ravenna negli anni che trascorse in città. Scopri Ravenna prende le mosse proprio dalla Zona del Silenzio per mostrare la città, partendo dalla Basilica di San Francesco, frequentata dal poeta, e dalla Tomba di Dante. Raccontando Dante è invece tra le visite guidate di Ravenna quella che dovete scegliere se volete scoprire proprio tutto sulla sui suoi ultimi anni: in due date (27/04/19 o 25/05/19) una guida esperta vi porterà per le vie del centro alla scoperta dei luoghi legati alla sua storia.

Tomba di Dante (Ravenna)

Tomba di Dante (Ravenna) | Foto © Giacomo Banchelli


Qui avete trovato giusto qualche assaggio, quindi vi consigliamo di consultare la sezione Eventi del sito turismo.ra.it, sempre aggiornata con passeggiate e visite guidate di Ravenna. Tra quelle proposte alcune è possibile prenotarle in anticipo, in particolare quelle organizzate da Ravenna Incoming (date un’occhiata anche al loro sito!).

Bene, ora che siete preparatissimi… vi aspettiamo a Ravenna!

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

Dante a Ravenna: i luoghi del Poeta

Dante a Ravenna: i luoghi del Poeta

Dante, il padre della lingua italiana, calpestò più volte il suolo ravennate, fino a stabilirvisi definitivamente qualche anno dopo il suo esilio da Firenze. La data precisa del suo trasferimento rimane incerta, anche se diverse sono le ipotesi: Giovanni Boccaccio indica il 1314, mentre il ravvenate Corrado Ricci propone il 1317. Quello che è sicuro è che il suo soggiorno durò fino alla sua morte, avvenuta nel 1321.

Non molti anni, ma abbastanza per ispirarlo alla produzione di molti dei suoi lavori letterari. Concluse infatti qui anche la Commedia, l’opera che più delle altre lo ha reso celebre in tutto il mondo.
In città sono ancora visibili e tangibili le tracce lasciateci dal Sommo Poeta: vi accompagneremo a riscoprirle attraverso un vero e proprio itinerario “dantesco”.


Casa Scarabigoli

Casa Scarabigoli | Foto © http://www.turismo.ra.it

Casa Scarabigoli | Foto © turismo.ra.it

All’angolo fra via da Polenta e via Dante Alighieri si trova un’antica dimora medievale, ritenuta casa dei Polentani. Una lapide ricorda che il poeta vi avesse dimorato durante il suo soggiorno ravennate, perché ospite dei proprietari.


La pineta di Classe

[…] ma con piena letizia l’ore prime,
cantando, ricevieno intra le foglie,
che tenevan bordone a le sue rime,
tal qual di ramo in ramo si raccoglie
per la pineta in su ‘l lito di Chiassi,
quand’Eolo scilocco fuor discioglie.
(Pg. XXVIII, 16-21)

Pineta di Classe | Foto ©http://www.forlieventi.it

La Pineta di Classe

La pineta di Classe, situata a pochi chilometri a sud di Ravenna, ha ispirato Dante nella rappresentazione della selva «spessa e viva» del paradiso terrestre, che accoglie Dante e Virgilio lungo il loro cammino nel Canto XXVIII del Purgatorio.


Centro Dantesco: Il museo e la biblioteca

Biblioteca del Centro Dantesco | Foto ©http://www.turismo.ra.it

La Biblioteca del Centro Dantesco | Foto © turismo.ra.it

Il museo del Centro Dantesco dei Frati Minori, in via Dante Alighieri 4/6, è ospitato nella suggestiva cornice degli Antichi Chiostri Francescani, a pochi passi dalla Tomba di Dante.
Il museo conserva tante testimonianze del culto tributato nei secoli alla figura del Sommo Poeta: opere pittoriche, di grafica, di scultura, rari e curiosi cimeli (come la cassetta di legno che contenne le ossa di Dante dal 1677 al 1865).
Il Centro Dantesco ospita anche una biblioteca, che ha come nucleo principale alcuni manoscritti danteschi del secolo XIV e le più antiche edizioni a stampa (sec. XV-XVII) delle opere dell’Alighieri.


La Basilica di San Francesco

Cripta della Basilica di San Francesco | Foto ©http://www.edificistoriciravenna.it

La Cripta della Basilica di San Francesco | Foto © edificistoriciravenna.it

La Basilica di San Francesco, costruita nel V sec. d.C. e riedificata nel X sec. d.C., viene detta “chiesa di Dante” perché il poeta vi si recava a pregare e meditare. Qui, inoltre, gli furono anche tributati gli onori funebri dalla signoria dei Da Polenta.
In fondo alla navata centrale è possibile ammirare, attraverso una finestrella, la cripta. Costantemente sommersa dall’acqua, in cui nuotano diversi pesci rossi (è infatti situata sotto il livello del mare), ospita i frammenti musivi del pavimento della chiesa originaria. Basta inserire una moneta da 1 € per illuminarla ed ammirarla in tutto il suo splendore.


Tomba di Dante e Quadrarco di Braccioforte

Tomba di Dante | Foto © www.paesionline.it

La Tomba di Dante | Foto © paesionline.it

In fondo a via Dante troviamo la tomba di Dante, costruita tra il 1780 e il 1781 per volontà del cardinal legato Luigi Valenti Gonzaga. Progettata dall’architetto ravennate Camillo Morigia, segue i canoni neoclassici settecenteschi.
Il piccolo edificio, a cui si accede attraverso un porta bronzea, ospita il sarcofago di epoca romana contenente le spoglie del Poeta.

Giardino del Quadriarco | Foto ©http://www.augustobaldoni.it

Il Giardino del Quadrarco di Braccioforte | Foto © .augustobaldoni.it

A destra della tomba è situato il Quadrarco di Braccioforte, antico oratorio originariamente collegato alla chiesa di San Francesco. All’interno del giardino si trova un rudere dell’antico muro in cui vennero nascoste le ossa di Dante nel 1810, mentre un cumulo di terra coperto di edera segna il posto dove vennero sepolti i resti del poeta, per proteggerli durante il secondo conflitto mondiale.

Questo è solo un assaggio dei tanti luoghi legati al nostro Dante a Ravenna. Armandosi di tanta curiosità e voglia di conoscere, non resta altro da fare che scoprirne altri, magari proprio quelli nascosti tra le righe della sua Divina Commedia.

La Ravenna di Lord Byron, il più eccentrico degli inglesi

La Ravenna di Lord Byron, il più eccentrico degli inglesi

Per gli appassionati di letteratura e storia che, quando viaggiano, amano ripercorrere le tracce dei più grandi poeti e scrittori, Ravenna offre diverse possibilità. Oggi è soprattutto nota per essere una delle “capitali” dantesche, ma la città si presta anche a chi vuole avvicinarsi al poeta più eccentrico della letteratura inglese, che soggiornò a lungo tra queste mura. Avete capito chi sarà il protagonista di questo post? Ecco la storia di Lord Byron a Ravenna!

George Gordon Noel Byron (1788 – 1824) ebbe una vita molto avventurosa. Nato a Londra da una famiglia nobile, ebbe modo di viaggiare fin da giovanissimo: il suo animo irrequieto e la sua curiosità lo portarono alla scoperta dell’Europa. Ahhh, i bei tempi del grand tour!
Per la prima volta arrivò in Italia nel 1816, dove si creò la fama di essere un grande amatore. Delle tante donne che frequentò, quella che ebbe più a cuore fu la bella ravennate Teresa Gamba Guiccioli. Si conobbero nel 1819 a Venezia, in primavera, nel salotto della Contessa Benzoni. Fu amore a prima vista. Teresa era già sposata con Alessandro Guiccioli, un conte di oltre quarant’anni più vecchio, ma questo matrimonio combinato non impedì i due giovani innamorati di lasciarsi andare al sentimento. Il 9 giugno 1819 fu la prima volta di Lord Byron a Ravenna, dove si recò per poter stare vicino alla sua amata Teresa.

Lord Byron | © Wikimedia

Lord Byron | © Wikimedia

A Ravenna, dove ormai era diventato l’amante ufficiale e riconosciuto della contessina, Byron trascorse alcuni anni felici. L’influenza di Teresa rese questo soggiorno tra i periodi più sereni della sua vita, anche se non mancò l’avventura. Qui infatti, grazie alla conoscenza di Pietro Gamba, fratello dell’amata, si avvicinò alla setta dei Carbonari, di cui sposò la causa. Quando nel 1821 Guiccioli, il marito di Teresa, lo denunciò, dovette lasciare velocemente Ravenna per raggiungere prima Pisa e poi Livorno, fintantoché, nel 1823, Byron lasciò definitivamente l’Italia (e Teresa). Andò in Grecia per prendere parte alla guerra d’indipendenza dove, l’anno successivo, trovò la morte.

In due anni di permanenza a Ravenna Byron compose quattro grandi opere drammaturgiche: Caino, Marin Faliero, Sardanapalo e I due Foscari, più alcuni brani del Don Giovanni, la Profezia di Dante e il Lamento del Tasso. Oltre a questi, molti frammenti e poesie testimoniano la sua permanenza nel nostro territorio. Di Ravenna, in una lettera del 1819, scriveva:

Ravenna conserva forse del vecchio stile italiano più di qualsiasi altra città. Resta fuori dai tragitti dei viaggiatori e dei soldati e quindi quello stile si è mantenuto originale. La gente fa molto l’amore e assassina ogni tanto. Governa il dipartimento un cardinal legato […] al quale sono stato presentato e che mi ha raccontato qualche aneddoto curioso del passato, su Alfieri e su altri.

Teresa Gamba Guiccioli ritratta da Giuseppe Fagnani (dettaglio) | © finestresullarte.it

Teresa Gamba Guiccioli ritratta da Giuseppe Fagnani (dettaglio) | © finestresullarte.it


Se volete ripercorrere le sue tracce, ecco qui qualche consiglio per andare alla riscoperta dei luoghi di Lord Byron a Ravenna: da quelli che ha vissuto e frequentato, a quelli che hanno ispirato i suoi componimenti.

La Biblioteca Oriani e Palazzo Guiccioli

Se volete visitare i luoghi dove soggiornò Lord Byron a Ravenna, potete partire dalla Biblioteca Oriani. Anche se oggi Casa Rizzetti non esiste più, è qui che sorgeva l’Albergo Imperiale dove il poeta soggiornò durante la sua prima visita a Ravenna nel 1819. Si trovava nel vero cuore della città: a due passi da Piazza San Francesco e dalla Tomba di Dante, dove passava ogni giorno in cerca di ispirazione poetica.

Palazzo Guiccioli (via Conte di Cavour 54) dimora di Alessandro Guiccioli e Teresa Gamba, divenne presto anche la casa ravennate di Lord Byron. Al poeta, una volta divenuto amante ufficiale della contessa, vennero affittati gli appartamenti del primo piano di quel prestigioso palazzo. Questo edificio, quando saranno finiti i lavori di ristrutturazione tuttora in corso, diventerà sede della Byron Society e verrà allestito un Museo in sua memoria, dove sarà possibile ammirare preziosi cimeli del poeta.

I busti di Teresa Gamba Guiccioli e Lord Byron, oggi alla Biblioteca Classense | © finestresullarte.it

I busti di Teresa Gamba Guiccioli e Lord Byron, oggi alla Biblioteca Classense | © finestresullarte.it


Le Pinete di San Vitale e di Classe

Negli anni che trascorse qui, Lord Byron amava trascorrere molto tempo negli affascinanti paesaggi naturali nei dintorni di Ravenna. Soprattutto, frequentemente si dedicava ad escursioni a cavallo nella Pineta di Classe e in quella di San Vitale, che gli ispirarono più di un pensiero poetico:

… Dolce ora del crepuscolo!…nella solitudine della Pineta…
sulle rive silenziose cui circoscrive l’immemorabile foresta di
Ravenna che copre quel suolo dove un tempo ruggirono le
onde dell’Adriatico, fino ai luoghi in cui sorgeva l’ultima
fortezza dei Cesari; foresta sempre verde che rendono sacre per
me le pagine di Boccaccio e i canti di Dryden, oh! quanto io
ho amato l’ora del crepuscolo e te!

La Pineta di Classe (Ravenna)

La Pineta di Classe


Palazzo Cavalli

In via Salara 40, dimora del Conte Cavalli, nel 1820 si tenne una delle feste a cui Byron non mancava mai di farsi notare. Grande conoscitore delle raffinatezze della mondanità, sapeva sempre come attirare l’attenzione. Quell’occasione passò alla storia perché, quando fu introdotto come il cavalier servente della bella Teresa Gamba, il poeta fece il suo ingresso accompagnato da sette domestici, nove cavalli, tre pavoni, due gatti, un mastino e un’oca.


La Tomba di Dante

Come poteva, un poeta della sua levatura, non lasciarsi affascinare dalla presenza della sepoltura dantesca? Byron si lasciò ispirare dal ricordo del Sommo Poeta italiano, a cui dedicò molte riflessioni. Nel 1820 si cimentò anche nella traduzione dell’episodio infernale di Paolo e Francesca, forse la coppia di amanti più celebre dell’intera Commedia, la cui storia è profondamente legata al territorio romagnolo.

Questo passo testimonia la devozione che la Tomba di Dante suscitava in Byron, ogni volta che vi passava davanti:

Io passo ogni giorno dove giacciono le ossa di Dante: una
piccola cupola più forbuta che solenne protegge le sue ceneri,
ma è la tomba del bardo, non la colonna del guerriero che quivi
è venerata: tempo verrà in cui, subendo entrambe la stessa

sorte, il trofeo del conquistatore e il volume del poeta
scompariranno nella notte che copre i canti e le guerre anteriori alla
morte del Pelide e alla nascita di Omero.

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La mappa interattiva per scoprire le storie di #myRavenna

La mappa interattiva per scoprire le storie di #myRavenna

Che cosa hanno in comune le storie che raccontiamo su #myRavenna? L’ambizione di raccontare, volta per volta, un piccolo pezzo di storia della città che possa essere scoperta da chi la vive e chi la visita per le strade, i monumenti, le mura.
Questa mappa interattiva vi permette di scoprire i luoghi del centro storico oggetto degli aneddoti, delle curiosità e delle leggende che abbiamo approfondito nel blog. C’è una tappa adatta a tutti: si va dalla Tomba di Dante al labirinto di San Vitale, dagli alieni di Invader alle location dei film di Antonioni… Questo itinerario del centro di Ravenna non vuole essere solo un piccolo tour delle bellezze della città, ma anche una caccia al tesoro: lo spirito giusto è non smettere mai di cercare nuova ispirazione in quello che ci circonda!

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.