É stato facile innamorarsi di Ravenna

É stato facile innamorarsi di Ravenna

Mi piace viaggiare, conoscere posti nuovi, imbattermi in angoli che non mi aspettavo di scoprire, scovare qualcosa che mi dia l’impressione di aver colto l’essenza di una città. Innamorarsi di Ravenna, per me, è stato molto facile. Qualche anno fa, quando qui ci capitavo molto di rado, confondevo ancora nella memoria la stazione di Ravenna con quella di Ferrara, e prima di orientarmi ci voleva un po’. Ecco, che bel verbo da utilizzare per parlare di Ravenna: orientarsi. Quale verbo più calzante per descrivere lo spaesamento del viaggiatore che cerca la sua strada in questa antica capitale bizantina?

La prima volta che, ormai grandicella, sono tornata in città, non avevo nemmeno pensato di andare a far visita alla Tomba di Dante. Avevo studiato il poeta a menadito, conoscevo più di qualche terzina a memoria, ma non mi era entrato in testa che le sue ossa fossero custodite qui, a Ravenna. Per porre rimedio a quell’errore capitale, le volte successive non ho mai saltato la tappa, divenuta obbligatoria, davanti al suo monumento. Da quei giorni sono passati molti anni, e da allora ho scoperto che la memoria del poeta è viva in molti luoghi della città, e che tanti sono i modi di rendergli omaggio. Uno fra tutti, scoprire e ammirare i mosaici del sito Unesco che l’hanno ispirato nella scrittura della Commedia è stato molto soddisfacente.

Un alieno di Invader in Via di Roma, affianco il Sant'Apollinare Nuovo | © Marco Miccoli

Invader in Via di Roma, affianco la basilica di Sant’Apollinare Nuovo | © Marco Miccoli

Ricordo benissimo la prima volta che ho pensato “io, qui, ci vivrei”. Era qui in occasione della laurea triennale del mio migliore amico, Paolo. Giravamo per le viuzze del centro baldanzosi, col sorriso sulla faccia, e leggevo i nomi delle strade nelle targhe decorate a mosaico. Vedevo mosaico, e colore, ovunque: “che bel modo di decorare le targhe”, pensavo. Un ravennate, magari, non ci fa neanche caso. Ma io venivo da fuori, e ammiravo stupita le decorazioni, tutte diverse. Ovviamente ora so che il mosaico contemporaneo, a Ravenna, è molto più di questo.

Alcune altre cose che, banalmente, ti conquistano di Ravenna (e ti fanno ripetere che “io, qui, ci vivrei”) sono i suoi dintorni. Questa piccola città d’arte si trova infatti in una posizione davvero strategica: a pochissimi chilometri, le sue località di mare sono il porto sicuro dove poter riparare in qualsiasi giornata, che sia per una giornata di sole estivo o per una passeggiata nei mesi più freddi. La campagna romagnola, dall’altra parte, regala paesaggi da cartolina. Cioè, avete presente Brisighella? Poi ci sono le oasi e le valli, le pinete secolari, le saline di Cervia.

Pineta di Classe

Pineta di Classe | Foto @ Delio Mancini, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

La cosa che però forse più ho amato scoprire di Ravenna sono i piccoli dettagli di cui ti accorgi solo vivendola un po’, tipo i mosaici di Invader, disseminati nei più disparati angoli della città, o il giardino di Cripta Rasponi. Mi sono emozionata scoprendo la storia di Droctulfo e del suo muro, quella di Guidarello Guidarelli e della sua leggenda, i viaggi di Klimt e il soggiorno di Byron. A Ravenna puoi ammirare il rosso sgargiante dei pesci nella vasca interrata di una chiesa, scoprire dei lupi tra le mura di un museo, cercare i pavoni nascosti nelle decorazioni dei più importanti monumenti paleocristiani.

La maggior parte dei turisti viene a Ravenna per vedere i monumenti del sito Unesco, la Tomba di Dante, piazza del Popolo, ma qui c’è molto di più. Sembra banale, ma la bellezza spesso è così: lascia senza tante parole, rincretinisce un po’, lascia solo tanta voglia di viversela. Ravenna è una città viva, in fermento, basta visitarla in estate per capirlo. Siete mai stati al Beaches Brew o ad un evento del Ravenna Festival, in questo periodo?

Ecco cosa vuol dire innamorarsi di Ravenna. Ora avete capito perché per me è stato così facile: ecco myRavenna, secondo me.

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

Alcune cose insolite da vedere a Ravenna

Alcune cose insolite da vedere a Ravenna

Che Ravenna sia la capitale del mosaico, ormai, si potrebbe dire che lo sappiano anche i muri. Nel nostro blog ne abbiamo parlato diffusamente (siete più da mosaico contemporaneo o per i capolavori che ispirarono Dante e Klimt?), e sicuramente una tappa al Sito Unesco, se venite in città, è d’obbligo. Ma se volete andare alla ricerca di qualcosa di insolito e di particolare da vedere a Ravenna per arricchire la vostra visita, questo è il post che fa per voi! Gli appassionati delle mete originali, delle curiosità nascoste e dei musei insoliti qui troveranno pane per i loro denti.


Il Capanno di Garibaldi

A pochi chilometri da Ravenna, su via Baiona, si trova il cosiddetto “Capanno di Garibaldi”. Si tratta di una riproduzione fedele di uno dei luoghi protagonisti della trafila garibaldina, capanno che nel 1810 venne costruito a uso di caccia e distrutto da un incendio nel 1991 e subito ricostruito dalla società che dal 1882 si occupa della sua cura.

In seguito alla caduta della Repubblica Romana nel 1849, Giuseppe Garibaldi si mise in fuga imbarcandosi a Cesenatico con 250 dei suoi uomini, diretto verso Venezia. Scoperto dagli austriaci, dovette riparare sbarcando a Magnavacca (oggi Porto Garibaldi), dove appunto presero avvio i 14 giorni della trafila garibaldina (agosto 1849), operazione che impegnò i patrioti ravennati e ferraresi con l’obiettivo di proteggere il generale e sua moglie Anita, combattente coraggiosa che a Ravenna trovò la morte: a questo link trovate il racconto.

Il capanno si trova lungo la strada che da Ravenna porta al mare, verso Porto Corsini e Marina di Ravenna, immerso nell’affascinante paesaggio della Piallassa della Baiona. La sua posizione rende la visita agevole se avete intenzione di trascorrere una giornata al mare o nelle valli di Ravenna.

Maggiori informazioni sul sito ufficiale.

cose insolite da vedere a Ravenna: il Capanno di Garibaldi

Il Capanno di Garibaldi


Il Piccolo Museo di Bambole e altri balocchi

Tra i musei affascinanti e particolari da vedere a Ravenna c’è sicuramente il Piccolo Museo di Bambole e altri balocchi. Il museo si trova in centro, al numero 4 di Via Fantuzzi, ad angolo di Piazza Kennedy. Nei suoi locali sono esposte bambole e giocattoli collocabili tra la metà del XIX secolo e la metà del XX. Si possono trovvare, ad esempio, bambole in porcellana, in panno imbottito, in celluloide o cartapesta, ma anche accessori o casette, camerette, cucine, animali in peluche. Per gli amanti del vintage sarà una visita fantastica: osservare questi balocchi è come fare un viaggio nel tempo.

Oltre ai giocattoli, alcune teche espongono quaderni e oggetti di cartoleria d’epoca, vestititini e accessori d’altri tempi. Arricchisce il patrimonio una collezione di oltre 300 libri per bambini (scolastici e non) e una raccolta di bambole artigianali dedicata alle diverse zone del mondo: si trovano qui la bambola dell’aborigeno australiano, le bamboline mongole, il maori, la giapponesina e l’amish.

Per maggiori informazioni, qui trovate orari di apertura, prezzi e contatti.


MAS – Museo Nazionale delle Attività Subacquee

Il MAS – Museo Nazionale delle Attività Subacquee è la meta perfetta per gli amanti del mare e degli sport acquatici. Il museo si trova a Marina di Ravenna in Piazza Marinai d’Italia ed è visitabile tutto l’anno previa prenotazione. L’esposizione è stata realizzata e curata da The Historical Diving Society Italia, associazione storica di attività subacquee. Aperta nel 1998, in Italia costituisce il primo e unico esempio del suo genere. Il visitatore può ammirare una variegata collezione di materiali, attrezzature, stampe, diorama, attraverso pannelli esplicativi che illustrano i vari aspetti dell’attività subacquea. Il museo è diviso in sezioni dedicate alla Marina Militare, al Cristo degli abissi, al Lavoro subacqueo, a immagini e video subacquee e a mostre tematiche. Non da ultimo, in museo è presente una ricca biblioteca dedicata al mondo subacqueo disponibile per studenti e ricercatori.

Maggiori informazioni a questo sito.

MAS - Museo Nazionale delle Attività Subacquee

MAS – Museo Nazionale delle Attività Subacquee

 


Lo zoo urbano di Davide Rivalta

Le sculture di Davide Rivalta, di cui abbiamo già parlato in questo post, sono indubbiamente tra le opere d’arte contemporanea più interessanti da vedere a Ravenna. In foto potete ammirare i Gorilla (Occulti latices), installati nel 2002 nel Palazzo di Giustizia di Ravenna: questi massicci bronzi sorprendono gli avventori col realismo delle figure e l’estraneità rispetto al contesto così formale. L’effetto è sorprendente ed ironico. Oltre a questi, la città di Ravenna ospita permanentemente altre due opere di Rivalta. Dal 2008, in una delle sale dell’Autorità Portuale campeggiano su una parete le sagome in grafite dei Rinoceronti: il tratto grafico dell’artista sa dare ai suoi disegni lo stessa presenza scenica delle sue sculture. Davanti alla Basilica di Sant’Apollinare in Classe invece, giganteggiano sull’erba grandi bufali in bronzo che sembrano muoversi verso l’ingresso della chiesa, mentre all’interno del Museo Nazionale, invece, potrete trovare dei lupi.

I Gorilla di Davide Rivalta al Palazzo di Giustizia di Ravenna | © artribune.it

I Gorilla di Davide Rivalta al Palazzo di Giustizia di Ravenna | © artribune.it


La casa delle Marionette

La Casa delle Marionette ospita la Collezione Monticelli, ossia una raccolta di marionette, burattini, scenografie, copioni manoscritti e tanto altro che la famiglia ha tramandato, di padre in figlio, per ben cinque generazioni. Furono gli stessi membri della famiglia ad aver creato molte delle marionette, a partire dalla prima metà del XIX fino ai giorni nostri. La collezione comprende una cinquantina di marionette, un centinaio di burattini, circa duecento scenografie, oltre cento copioni manoscritti e numerosi materiali cartacei di tournée. Una sezione del museo è dedicata agli ultimi decenni di lavoro del Teatro del Drago, fondato nel 1979 da Andrea e Mauro Monticelli, appartenenti all’ultima generazione della famiglia.

Per avere maggiori informazioni sulle attività della Casa delle Marionette e per scoprire i giorni di apertura o come prenotare una visita, andate a questo sito.


Questi consigli vi permetteranno di arricchire la vostra permanenza aggiungendo un po’ di originalità alla “classica lista” di cose da fare e vedere a Ravenna. Per trovare altri spunti, vi consiglio di leggere anche i post dedicati alle gite da fare nei dintorni di Ravenna, alle oasi naturali e alle sue località balneari.

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

La storia racchiusa nel Museo Nazionale di Ravenna

La storia racchiusa nel Museo Nazionale di Ravenna

Se cercate un museo che vi sorprenda, il Museo Nazionale di Ravenna è quello giusto. Tra le tante cose da visitare in città, forse è rimasto un po’ più di nicchia, e proprio per questo si presta ad essere rivalutato dai visitatori più attenti e curiosi. La pace che si respira nei suoi chiostri e la storia che racchiude sono tutte da assaporare con una visita accurata. Sapete come è nato e quali collezioni custodisce?

Forse non tutti sanno che nel complesso monumentale della basilica di San Vitale, dove oggi si trova il Museo Nazionale di Ravenna, si trovava anche un monastero benedettino cassinese, fondato nel 999 e rimasto aperto fino alla sua chiusura del 1797. Era il più ricco e potente della città. L’abbazia ospitava monaci e serventi e godeva di un patrimonio fondiario di lasciti e donazioni, privilegi imperiali e pontifici. I terreni di proprietà del monastero si estendevano per 6400 ettari: terre coltivate, pascolive, vallive e la pineta che tutt’ora chiamiamo di San Vitale. Dopo la soppressione in epoca napoleonica, il monastero divenne di proprietà militare e fu usato da caserma e, in seguito, come dimora per i senzatetto.

Il Museo Nazionale di Ravenna che conosciamo oggi nacque tra il 1877 e il 1889 grazie allo scultore ravennate Enrico Pazzi. L’artista volle creare un istituto progettato sul modello dei musei civici che si erano sviluppati in alcuni capoluoghi del nord Italia. Il Museo, nato anch’esso come Civico, nel 1885 fu tramutato in Nazionale. Inizialmente fu allestito nell’abbazia soppressa di Classe in Città e nel 1910 si trasferì all’abbazia di San Vitale, la sua sede odierna. I primi materiali esposti del Museo Nazionale di Ravenna furono quelli recuperai dalle grandi abbazie cittadine.

Le collezioni del Museo Nazionale di Ravenna

Il Museo Nazionale si Ravenna si articola lungo tre chiostri originari di quello che era il monastero benedettino. All’interno del primo chiostro, o “chiostro della cisterna”, si possono notare antiche finestrelle strombate e resti di archi che attestano l’impianto altomedievale. In questo piano si trovano reperti lapidei di epoca romana, caratterizzati da una vasta raccolta di epigrafi, stele e porzioni di sarcofagi collocabili tra il I e il III secolo; la scultura sepolcrale più celebre è il Bassorilievo di Augusto, la più ricca documentazione di Ravenna romana.

Salendo al secondo chiostro attraverso lo Scalone Fiandrini non si possono non notare il busto di Papa Innocenzo X Pamphili, attribuito ad Algardi, e le due colonne di marmo greco provenienti dal pronao di San Vitale. Al centro del chiostro si trova una statua in marmo di Carrara raffigurante Papa Clemente XII, scolpita nel 1738 da Pietro Bracci. Andando avanti si può osservare una raccolta di capitelli in vario stile, frammenti marmorei di diversa natura e altri manufatti del X-XII secolo; nel lato nord sono presenti alcuni mosaici pavimentali provenienti dall’area della basilica classicana di San Severo. Oltre tutto, si trova l’importante ciclo di affreschi del ‘300 dipinti da Pietro da Rimini, provenienti dal complesso conventuale di Santa Chiara (attuale Teatro Rasi) e visibilmente influenzati dalla pittura giottesca.


Al piano superiore, infine, si trovano numerose collezioni eterogenee. C’è la collezione di bronzetti e placchette, che fanno parte del nucleo più antico del Museo. Il bronzo era simbolo di prestigio e di potere: in epoca ellenistica romana il bronzetto divenne oggetto di collezionismo da esporre in casa. All’interno del Museo è conservato anche il mobilio settecentesco e le ceramiche di un’antica farmacia, acquistato nel 1909 dalla farmacia de’ Mori, che si chiamava così perché due teste di mori, in legno, una volta ornavano i lati del bancale. Proseguendo per le sue sale, vi imbatterete in collezioni di avori, tessuti antichi, oggetti sacri prevenienti dalle abbazie, armi e armature. Seguendo il percorso si troverà una sala intera dedicata alla nascita del Museo stesso e altre sale che percorrono gli anni della Ravenna tardoantica, dove sono collocate le tre transenne e la croce sommitale provenienti dalla chiesa di San Vitale, e bizantina.

Gorilla Davide Rivalta a Ravenna | Lupi al Museo Nazionale di Ravenna per Terre Promesse di Davide Rivalta | © fineartsmag.com

Lupi al Museo Nazionale di Ravenna per Terre Promesse di Davide Rivalta | © fineartsmag.com

Tra tanti dettagli e testimonianze della Ravenna antica, spicca un’opera contemporanea che sorprende sempre i visitatori. Se l’avete già vista, non avrete dubbi: sto parlando dei lupi di Davide Rivalta, artista molto presente in città, che ha portato il suo bestiario nei luoghi più impensati.

Il Museo Nazionale di Ravenna, nel complesso di San Vitale, abbraccia con la pace dei suoi chiostri i visitatori che vanno alla sua esplorazione. Come ogni buon museo, anche questo lascia gli avventori un po’ più ricchi di quando sono entrati. Se vi lascerete guidare, i dettagli delle sue collezioni vi porteranno attraverso tutte le storie che hanno da raccontare.

Appassionata di cultura italiana e straniera, definisco la mia vita un viaggio e chi viaggia vive due volte.

La Cattedra eburnea del vescovo Massimiano di Ravenna

La Cattedra eburnea del vescovo Massimiano di Ravenna

Ci sono tanti musei a Ravenna che quotidianamente vengono visitati da turisti di ogni Paese: dal Museo Nazionale al MAR, da Classis al Museo Dantesco, l’offerta è davvero ricca e variegata. Uno di questi è forse un po’ meno noto, e oggi vi racconto un buon motivo per includerlo nel vostro tour di Ravenna. Sto parlando del Museo Arcivescovile, primo museo diocesano realizzato in Italia, custode geloso di prestigiosi capolavori del mondo ecclesiastico. Al suo interno si trova anche la Cappella Arcivescovile di Sant’Andrea, dichiarata Patrimonio Unesco dell’Umanità per i suoi magnifici mosaici d’inizio V secolo ma anche perché è l’unica cappella arcivescovile paleocristiana giunta integra sino a noi. In questo post però voglio parlarvi di un’altra opera di inestimabile valore conservata all’interno del Museo: la Cattedra eburnea di Massimiano.

Originariamente realizzata in legno ma completamente ricoperta di avorio, si tratta di un trono episcopale di incredibile pregio. La sua forma è tipica dell’epoca paleocristiana: insieme all’alto schienale semicircolare spicca la particolarità dei pomelli posti sui braccioli. Il nome di “cattedra” gli è attribuito per via del compito a cui ogni Vescovo era chiamato ad assolvere quale guida e maestro dei fedeli affidati, e simbolo di dignità e autorità religiosa.

L’attribuzione e l’origine dell’opera non è certa. L’ipotesi più accreditata è che quest’opera d’arte sia probabilmente stata realizzata a Costantinopoli per l’Arcivescovo di Ravenna Massimiano, in carica tra il 546 e il 556, che era in stretti legami con la corte imperiale dell’antica capitale d’Oriente. Il fascino delle sue decorazioni deriva anche dalle numerose influenze artistiche ravvisabili, come quelle anatoliche, alessandrine, egiziane e siriache. C’è chi sostiene che gli artisti intervenuti alla sua realizzazione siano stati quattro, anche se a riguardo non tutti gli studiosi sono concordi.

Cattedra eburnea di Massimiano | © romagnamare.altervista.org

Cattedra vescovile di Massimiano | Foto © romagnamare.altervista.org

La Cattedra eburnea di Massimiano In origine era ricoperta da 26 piccoli pannelli, corrispondenti a due cicli narrativi differenti. 16 sullo schienale, di cui oggi 9 sono purtroppo andati perduti, raffigurano scene della vita di Gesù. Sui braccioli, invece, sono rappresentate scene del ciclo del patriarca Giuseppe l’ebreo. Nella fronte del bancale compaiono i quattro Evangelisti e San Giovanni Battista con il monogramma di “Maximianus episcopus” sono incorniciati da motivi vegetali e diversi animali tra cui il pavone, molto presente anche nelle decorazioni musive di Ravenna.

Aldilà del valore artistico di questo prezioso oggetto in avorio, la sua funzione rimane a oggi ancora poco chiara: il sedile è infatti troppo fragile per essere utilizzato come  vero e proprio trono episcopale, mentre è più plausibile un suo utilizzo simbolico, come ad esempio una sorta di ripiano su cui poggiare i libri sacri.
E secondo voi qual era la sua vera finalità?

Appassionata di cultura italiana e straniera, definisco la mia vita un viaggio e chi viaggia vive due volte.

I dettagli del corteo di Teodora e Giustiniano della Basilica di San Vitale

I dettagli del corteo di Teodora e Giustiniano della Basilica di San Vitale

Se siete in cerca di arte e storia, a Ravenna, male male non cascherete. Tra le tante cose imperdibili da visitare in città, sicuramente spiccano gli otto monumenti del Sito Unesco.
Se chiedete in giro, scoprirete che ogni abitante di Ravenna ha il suo preferito. C’è il fan club del cielo stellato di Galla Placidia, i sostenitori di Sant’Apollinare in Classe, chi preferisce l’austerità del Mausoleo di Teodorico, chi invece ha eletto la Cappella di Sant’Andrea. Volendo si potrebbe pensare di creare un test della personalità ad hoc, del tipo “scegli il tuo monumento preferito di Ravenna e ti dirò chi sei”.

Ecco, tra tutti devo ammettere che forse io preferisco la basilica di San Vitale: imponente, altissima e grandiosa. I mosaici di San Vitale, poi, sono davvero indimenticabili. Sono sicura che possa confermarlo ogni viaggiatore che ha fatto tappa a Ravenna. A sostegno della mia tesi ci sono diversi esempi illustri: sapete, vero, che Klimt si ispirò all’immagine di Teodora per il Ritratto di Adele Bloch-Bauer? E, giusto per fare un altro grande nome, anche Dante ha tratto spunto dai mosaici di San Vitale per la composizione di alcuni versi della Commedia?

Mosaici della Basilica San Vitale di Ravenna | © Isatz via photo.aptservizi.com

Mosaici della Basilica San Vitale di Ravenna | © Isatz via photo.aptservizi.com

La basilica venne costruita nel corso del VI secolo d.C. su un sacello più antico dedicato a San Vitale, successivamente inglobato. Una leggenda vuole che proprio in questo luogo avvenne il martirio del santo, anche se oggi sappiamo che il suo corpo fu in realtà rinvenuto a Bologna.
Oltre alla cupola affrescata secondo il gusto barocco e il labirinto della pavimentazione, a rendere mozzafiato l’interno della basilica sono i mosaici bizantini che decorano l’abside. Tra gli innumerevoli dettagli che rendono unica questa decorazione musiva spiccano le celebri rappresentazioni dei cortei di Teodora e Giustiniano, collocati nella parte inferiore delle pareti, uno di fronte all’altro.

Vediamo insieme questi preziosi pannelli un più nel dettaglio.

Giustiniano e il suo seguito, Basilica di San Vitale | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Giustiniano e il suo seguito, Basilica di San Vitale | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Giustiniano (482-565) fu eletto imperatore dell’Impero romano d’Oriente nel 527, carica che gli restò fino alla morte. Viene ricordato come uno dei più grandi sovrani di età tardo antica, ricordato soprattutto per il Corpus iuris civilis, ancora oggi alla base del diritto civile. Celebre è il VI canto del Paradiso dantesco, dove il poeta ha dedicato numerose terzine al suo ricordo.
Nei mosaici di San Vitale l’imperatore è rappresentato vestito di porpora con in mano un bacile d’oro, vaso liturgico che porge in offerta in occasione della consacrazione della chiesa. Si noti che Giustiniano è dotato di un’aureola dorata, anche se non è un santo: la figura dell’Imperatore era molto idealizzata. Intorno a lui ci sono diverse figure.
Si possono distinguere tre religiosi che lo precedono alla sua sinistra, recanti simboli sacri, tra cui spicca il vescovo Massimiano, di cui è riportato il nome al di sopra del suo capo. Se alla destra dell’Imperatore si possono distinguere gli abiti di due alti dignitari di corte, molte ipotesi si sono fatte circa l’identità dell’uomo che si frappone tra lui e il vescovo. Potrebbe essere Giuliano Argentario, banchiere e finanziatore della costruzione della basilica, ma anche il prefetto del pretorio, alto funzionario imperiale che risiedeva a Ravenna. In un secondo piano, il corteo è seguito da un gruppo di guardie d’onore armate di tutto punto.

Corteo di Teodora del mosaico della Basilica di San Vitae a Ravenna | © Stefano Guerrini, Wikimedia Commons, License CC-BY-SA 3.0

Corteo di Teodora del mosaico della Basilica di San Vitae a Ravenna | © Stefano Guerrini, Wikimedia Commons, License CC-BY-SA 3.0

Di fronte al corteo di Giustiniano si trova quello dell’Imperatrice Teodora. La donna è raffigurata mentre porge verso l’altare un calice dorato tempestato di gemme preziose. Davvero iconica è la decorazione del suo capo: un grande diadema di pietre e perle orna il suo viso chiaro, il cui candore risplende in contrasto con l’oro che la circonda.
La decorazione degli abiti delle sue dame di corte dà un’idea dello sfarzo, del lusso e dello splendore che caratterizzava la corte di Bisanzio, e di cui oggi ci è rimasta traccia nell’oro di questi mosaici. Alle loro spalle, infatti, lo sfondo decorato con tende, colonne, fontane, presumo dovesse rimandare all’aspetto degli interni delle sue stanze. Alla destra dell’imperatrice, completano il corteo i due dignitari di corte che la precedono.

Dettaglio del corteo di Teodora della Basilica di San Vitale a Ravenna

I cortei di Giustiniano e Teodora dei mosaici di San Vitale, oltre che essere un prodigioso esempio di arte bizantina, offrono anche una testimonianza storica che ci racconta come doveva essere Ravenna nel VI secolo. Sarà per questo, forse, che la basilica di San Vitale è il mio monumento preferito del Sito Unesco: con un po’ di immaginazione, visitarla è come fare un tuffo nel passato bizantino della città.

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

Visite guidate ed escursioni per scoprire Ravenna in primavera

Visite guidate ed escursioni per scoprire Ravenna in primavera

Ci sono molti modi per godersi la primavera. Le giornate si allungano, le temperature si alzano, viene voglia di passare più tempo all’aria aperta, di passeggiare per le vie del centro e di scoprire cose nuove. Se avete aperto questo post, siete probabilmente alla ricerca di buoni consigli per visitare Ravenna. Beh, siete nel posto giusto! Qui troverete qualche suggerimento per scegliere tra le tante visite guidate di Ravenna quella che fa per voi. Ce n’è davvero per tutti i gusti, che abbiate voglia di immergevi nella natura o che vogliate approfondire il passato glorioso della città.

Alla scoperta del patrimonio storico-artistico di Ravenna e del suo sito Unesco

Tanto ricco è il patrimonio storico, artistico e archeologico di Ravenna, tante sono le visite ad esso dedicate: sul sito turismo.ra.it troverete numerose offerte che propongono percorsi dedicati alle Tessere di Mosaico e ai principali monumenti del Sito Unesco (come Ravenna Welcome, La Tomba del Re, Visione di Paradiso…). Tra tutte le visite guidate di Ravenna, mi sento di consigliarvi quelle al Parco Archeologico di Classe, a pochi chilometri dalla città, per scoprire i segreti dell’Antico Porto e il nuovo Classis – Museo della Città e del Territorio.


Passeggiate ed escursioni per immergersi nella natura di Ravenna

Ravenna è molto famosa per il suo patrimonio storico e artistico, ma non è solo questo: i territori che la circondano sono ricchi di bellezza, che si tratti delle Pinete o delle valli dove poter fare birdwatching. Questa primavera molte sono le visite guidate e le escursioni organizzate che vi porteranno alla scoperta della natura di Ravenna. Il Museo NatuRa e il Centro Visite Cubo Magico Bevanella, da sempre in prima linea, offrono moltissime possibilità, a partire dal tour delle Valli meridionali di Comacchio alla scoperta dei fenicotteri (sia in bici che in pulmino), fino alle passeggiate alla ricerca delle orchidee selvatiche e dei punti più suggestivi del Parco del Delta del Po. Qui trovate tutti gli apputamenti!

Se volete scegliere sentieri poco battuti, vi consigliamo anche la Passeggiata delle Erbe, un’escursione adatta a tutti per imparare a riconoscere le erbe aromatiche che crescono in natura e scoprire come si possono utilizzare in cucina.

Fenicotteri | © Flavio Bianchedi

Fenicotteri | © Flavio Bianchedi


Scoprire la tecnica del Mosaico

Quasi tutte le visite guidate di Ravenna hanno a che fare con le brillanti tessere dei mosaici che hanno reso questo luogo la capitale italiana di questa antica arte, ma solo con il tour guidato in una vera bottega potete osservare come questa tecnica sia più viva che mai in città. Ravenna Incoming e Koko Mosaico organizzano ogni sabato mattina (fino al 30/06/19) una visita in italiano e una in inglese: un’esperienza davvero unica che di certo vi sorprenderà.

Un mosaicista all'opera | © Ravenna Incoming

Un mosaicista all’opera | © Ravenna Incoming


Non la solita visita: conoscere la vera cucina ravennate

Walk and Taste è la visita organizzata per scoprire la città insieme alle sue tradizioni a tavola. Cosa c’è di meglio che passeggiare assaggiando la piadina, i cappelletti di Ravenna, la ciambella, sorseggiando i vini tipici del territorio? Questa è la visita guidata che dovete scegliere se pensate che non si possa davvero conoscere un territorio finché non si sono assaporati i prodotti locali. Per maggiori informazioni, potete dare un’occhiata a questa pagina di Ravenna Incoming.

Se assaggiare non vi basta, ma avete proprio voglia di mettere le pani in pasta… Beh, c’è la Romagna Cooking Experience con le azdore!

Romagna Cooking Experience | © Ravenna Incoming

Romagna Cooking Experience | © Ravenna Incoming


Ravenna, città dantesca

Se siete appassionati di letteratura, non potete perdervi le visite guidate dedicate al legame profondo che nacque tra Dante e Ravenna negli anni che trascorse in città. Scopri Ravenna prende le mosse proprio dalla Zona del Silenzio per mostrare la città, partendo dalla Basilica di San Francesco, frequentata dal poeta, e dalla Tomba di Dante. Raccontando Dante è invece tra le visite guidate di Ravenna quella che dovete scegliere se volete scoprire proprio tutto sulla sui suoi ultimi anni: in due date (27/04/19 o 25/05/19) una guida esperta vi porterà per le vie del centro alla scoperta dei luoghi legati alla sua storia.

Tomba di Dante (Ravenna)

Tomba di Dante (Ravenna) | Foto © Giacomo Banchelli


Qui avete trovato giusto qualche assaggio, quindi vi consigliamo di consultare la sezione Eventi del sito turismo.ra.it, sempre aggiornata con passeggiate e visite guidate di Ravenna. Tra quelle proposte alcune è possibile prenotarle in anticipo, in particolare quelle organizzate da Ravenna Incoming (date un’occhiata anche al loro sito!).

Bene, ora che siete preparatissimi… vi aspettiamo a Ravenna!

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.