Italy – Korea, Art and Culture. Acknowledging the differences

Italy – Korea, Art and Culture. Acknowledging the differences

Al Museo Nazionale di Ravenna, fino al 25 novembre, sarà visibile la mostra Italy – Korea, Art & Culture Acknowledging the differences curata da Giovanni Gardini. Organizzata da Capit Ravenna, Bomnamu Art Seoul in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Ravenna e il Museo Nazionale, l’esposizione è patrocinata dal Comune e dalla Provincia di Ravenna e della Regione Emilia-Romagna.

La mostra è il frutto di un importante progetto, “Acknowledging the differences”, nato con l’obiettivo di creare un vero e proprio collegamento culturale tra due penisole, quella italiana e quella coreana, così distanti tra loro ma incredibilmente simili. L’arte, in tutte le sue forme, è qui elevata a trait d’union, a ponte invisibile che collega Stati e rende libero il dialogo di questi otto giovani artisti, quattro coreani e quattro italiani, che espongono le proprie opere nella sala Sala della Tinazzara del Museo Nazionale di Ravenna.

I giovani protagonisti di Italy – Korea, Art & Culture propongono differenti tecniche ed espongono diversi manufatti contemporanei. Culture distanti tra loro si incontrano, in questo spazio, per generare una comunicazione non verbale fatta di immagini, di arte intesa come linguaggio universale.

Della scuola coreana gli interpreti sono Bo Mi Kim e Yusun Jung: i due artisti, grazie all’utilizzo di carta orientale, inchiostri e pigmenti minerali, portano in Italia una visione artistica ricca di tematiche attuali e tecnicamente legata alla tradizione. Dae Chul Lee e Jun Young Kang propongono invece una ricerca “sperimentale” composta da opere materiche su supporti innovativi, creando in tal modo immagini in rilievo.

Gli artisti italiani sono quattro. Ettore Frani, per l’occasione, espone opere ad olio su tavola laccata raffiguranti paesaggi onirici. Federica Giulianini propone tele nelle quali spicca un delicato cromatismo capace di catturare le vibrazioni della natura. Luca Freschi, ceramista, pone al centro delle sue opere la memoria personale e collettiva. Sara Vasini, mosaicista e scultrice, utilizza piccoli oggetti legati alla propria infanzia che trasforma e arricchisce con occhi nuovi e decorazioni in mosaico.

Questi giovani interpreti ci danno l’occasione di osservare il frutto del proprio lavoro artistico e soprattutto di assistere a una perfetta fusione di due culture così distanti tra loro ma che, proprio nell’arte, ravvisano le proprie similitudini. Italy – Korea, Art & Culture è un evento imperdibile: una vera e propria espressione di accoglienza e dialogo, caratteristiche tipiche della nostra città. Ravenna, infatti, da sempre accoglie, si trasforma e instaura legami, volta com’è verso quell’oriente vicino o lontano che nel corso dei secoli ne ha arricchito le tradizioni.

 

“Moments” foglia d’argento e pigmenti minerali su carta coreana, Yusun Jung, 2018

 

“Si Enim Fallor Sum”, terracotta ceramica dipinta, Luca Freschi, 2018

 

“Listen forest”, inchiostro su carta coreana, Bo Mi Kim, 2014

 

“The Bell Jar”, materiale organogeno in oggetti già fatti, Sara Vasini, 2018

 

La mostra è aperta al pubblico dalle 8.30-19.30 (martedì, giovedì, venerdì, sabato); 8.30-14.00 (mercoledì); 14.00-19.30 (domenica), fino al 25 novembre 2018.


Se vi è piaciuto questo post, ecco a voi altri due racconti che Giulia Ottaviani ha scritto per #myRavenna:  conoscete già la storia della Torraccia, immersa nella campagna tra Lido di Dante e Classe, e quella della Posterula Vincileonis?

Sono appassionata d’arte e fortemente legata alla mia città: laureata in Conservazione dei Beni Culturali, lavoro per Ravenna Festival e collaboro con Trail Romagna.

La vera storia di Ravenna raccontata da Dario Fo

La vera storia di Ravenna raccontata da Dario Fo

C’è chi dice che a volte le favole siano importanti quanto la Storia vera, e anche io penso sia così. Non si può prescindere dalla veridicità delle fonti storiche per conoscere il nostro passato, ma anche le fiabe e le leggende contribuiscono al racconto di ciò che è accaduto. La Storia non è solo ciò che è successo, ma anche il ricordo che ne viene tramandato.

Questo lo sapeva bene anche un grande giullare che amava molto la nostra città e che ne divenne anche cittadino onorario. Di chi sto parlando? Di Dario Fo, ovviamente! Artista poliedrico, si lasciò ispirare dal forte fascino dell’antica capitale bizantina e dalle sue leggende… E alla vigilia del XXI secolo diede alle stampe un bel libro illustrato, emblematicamente intitolato La vera storia di Ravenna.

Ad avvicinare Fo a Ravenna è stata la collaborazione che strinse con l’Accademia di Belle Arti della città tra il ’98 e il ’99. Era un periodo molto particolare: lui fresco fresco di Nobel, l’ABA in procinto di trasferirsi alla Loggetta Lombardesca per fare posto al MAR. L’artista collabora con gli studenti per la realizzazione di briose tende da mare variopinte, alla maniera di una volta. Si rivela un successo: i soldi raccolti con la vendita finanziano attività didattiche dei ragazzi.

Intanto, l’amore è sbocciato: Dario Fo di Ravenna è fortemente entusiasta:

Ravenna può esibire avvenimenti e situazioni uniche e irripetibili, tali da far schiattare di meraviglia ogni abitante di questo mondo, specie se giapponese.

Il lavoro su La vera storia di Ravenna è così che nasce: spontaneamente, con slancio e gioia, ammirazione e senso di appartenenza. L’artista inizia il suo racconto coinvolgendo gli allievi dell’Accademia nella realizzazione di grandi tavole pittoriche dal forte impatto visivo, che dovevano servire anche come invito ai giovani e meno giovani di Ravenna perché ricominciassero a ritrarre la loro città. Fo dipinge, in piedi, con un bastone su cui ha fissato il pennello, come fanno i pittori di scena.

Dario Fo dipinge | © accademiaravenna.net

Dario Fo dipinge | © accademiaravenna.net

Il libro si struttura in brevi capitoletti corredati da vivacissime immagini (sono oltre 150!), dove la storia della Ravenna romana e bizantina viene ripercorsa passo passo, da quando ancora era un insieme di isole, attraverso i fatti salienti, le storie popolari e le leggende. Il titolo è provocatorio:

Tirate a secco quelle storie, le ho ben sbattute in soluzione di lisciva e ve le vado a riproporre, cercando di divertire il lettore e magari anche di scandalizzarlo fino a una salutare indignazione, proprio a partire dal titolo. In questo mondo di sonno collettivo da rintronati, un sussulto con fremito ogni tanto non ci sta male!

I grandi protagonisti del nostro passato sono raccontati attraverso aneddoti poco noti, che Fo ha trovato grazie a un’attenta ricerca bibliografica. Per fare qualche esempio… L’imperatore Onorio, fratello di Galla Placidia, aveva una gallina di nome Roma che amava immensamente, più di sua moglie e di Roma stessa. La portava sempre con sé, e non permetteva a nessuno di prenderlo in giro. Rifugiatosi a Ravenna con la corte, iniziò a temere che qualcuno potesse volergli rubare il suo amatissimo volatile per mangiarselo, visto che con le tempeste e le mareggiate la città si trovava di fatto isolata. Allora fece addestrare un cane che la proteggesse e per un po’ la cosa funzionò… Fintanto che non fu lo stesso cane a cibarsene! Disperato, per vendicare l’onta subita e il gran dolore lo infilzò con la spada e lo fece arrostire: venne servito infarcito di gallina.

Grande attenzione viene dedicata anche all’imperatrice Galla Placidia: la sua biografia è costellata di episodi e avventure, e fu messa alla prova dalla sorte svariate volte. «Sarebbe la storia ideale per costruire un dramma romanzesco – dice Fo -, una soap-opera da 100 puntate minimo». Non mancano nemmeno le leggende che la riguardano! Pare che, in seguito al tentativo di usurpazione di Giovanni Primicerio, quando Galla dovette lanciare l’attacco dell’esercito per riprendersi il trono di Ravenna, il comandante Ardaburio ebbe una guida d’eccezione… Un angelo! La leggenda narra che fu un angelo a indicare il cammino giusto da seguire ai bizantini, tra le sabbie mobili e acquitrini invalicabili, così che Galla poté riottenere la corona imperiale.

Galla Placidia ritratta da Dario Fo

Galla Placidia ritratta da Dario Fo

Il narratore Fo di certo non poteva omettere la leggenda della morte dell’Imperatore Teodorico. Diverse sono le versioni, e una è più fantasiosa dell’altra! Una di queste vuole che l’Ostrogoto, in groppa al suo fidato destriero, si trovasse sulla cima di un vulcano, l’Etna o lo Stromboli. Il cavallo, impazzito senza motivo, si sarebbe gettato nel cratere infuocato, trascinando con sé il disgraziato re imprecante. Un’altra, racconta di un Teodorico ormai triste, depresso, roso dai sensi di colpa. I suoi cuochi cercavano sempre di tirarlo su con deliziosi manicaretti, finché…

Steso su un vassoio molto grande viene portato in sala da pranzo un grosso pesce rosato pronto per essere servito a tavola. La bocca del pesce si spalanca  e fra i suoi denti appare la testa di un uomo: è quella del senatore Simmaco! Il re, qualche giorno prima, aveva ordinato che gli fosse mozzato il capo, e quindi gettato a mare.
A Teodorico sfugge un urlo di raccapriccio, trema, poi spalanca gli occhi e la bocca in una terrificante smorfia. Si rovescia in avanti verso il pesce e si ritrova faccia a faccia con il capo mozzo del senatore. Entrambi morti stecchiti.

Le fiabe e le leggende, gli aneddoti curiosi e le bizzarrie segrete dei personaggi della nostra storia riescono ad essere sempre più memorabili che i fatti realmente accaduti… Almeno per me. Sarà che hanno a che fare con un immaginario fantasioso, folle, surreale, in grado di aggrapparsi a sogni e incubi, risultando più verosimile del verosimile.

Se questi pochi esempi vi hanno incuriosito, sono sicura che La vera storia di Ravenna di Dario Fo ha per voi in serbo tante sorprese! Sulla pagina Facebook di Ravenna Tourism (a questo link), c’è disponibile anche un video-racconto di Fo sulla sua storia di Ravenna. Enjoy!

 

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

I mosaici di Ravenna che ispirarono Dante Alighieri

I mosaici di Ravenna che ispirarono Dante Alighieri

A Ravenna si possono trovare le tracce di molte fasi importanti della cultura e della storia italiana, e sicuramente una di queste è quella che riguarda gli ultimi anni di vita di Dante Alighieri. Alla nostra città però non è sempre stata data la giusta importanza quando si tratta di riconoscere i meriti che ha avuto come fonte per la Commedia.

Il poeta toscano trovò, infatti, grande ispirazione nei molti luoghi che frequentò durante il suo soggiorno in città. Tra questi, ad esempio, è spesso ricordata la Pineta di Classe che troviamo al v. 2 del XXVIII canto del Purgatorio, dove viene descritta come “la divina foresta spessa e viva”.

Molto presenti ma mai citati sono invece i mosaici bizantini che, oggi come allora, rendono Ravenna davvero unica in tutto il mondo. A tal proposito, in passato non sono stati molti i critici danteschi che si sono accorti di questo importante legame. Negli ultimi anni, però, importanti passi avanti sono stati compiuti, a partire dall’opera di Corrado Ricci – archeologo e storico dell’arte ravennate – che fu uno tra i primi a mettere in luce questo aspetto.

La parete sinistra di Sant'Apollinare Nuovo | © Wikimedia

Il corteo delle Vergini della basilica di Sant’Apollinare Nuovo | © Wikimedia

Per comprendere al meglio come i mosaici ravennati siano stati fonte d’ispirazione per la Commedia dantesca, il nostro consiglio è di visitare la mostra La bellezza ch’io vidi, in programma fino al 6 gennaio 2019 all’interno del nuovo spazio espositivo di Sant’Apollinare Nuovo (prezzo e orari qui). A presiedere il Comitato Scientifico due Professori dell’Università di Bologna: Laura Pasquini – storica dell’Arte Medievale – che si era già dedicata alle fonti iconografiche della Commedia, e Giuseppe Ledda – professore di Letteratura Italiana – che da molti anni tiene corsi di critica e filologia dantesca.

Per noi vale davvero la pena farle una visita: le singole terzine dantesche sono accompagnate da grandi riproduzioni fotografiche dei mosaici che le hanno ispirate. Non capita spesso di poter ammirare così da vicino le immagini musive che hanno reso unica la nostra città!
Certo, vederle dal vivo ha un fascino diverso… Ma osservarle così da vicino permette sicuramente di comprenderle meglio! La mostra è consigliata a tutti: agli appassionati di letteratura, agli appassionati dei mosaici, e a chi non si vuole accontentare di vederli de lonh!

Di seguito potete trovare le fotografie di solo alcune delle raffigurazioni musive che i critici pensano abbiano influenzato l’Alighieri, quando a Ravenna era impegnato a completare il suo capolavoro in versi.


La croce nel mosaico absidale di Sant’Apollinare in Classe

Tra le raffigurazioni che più facilmente si possono riconoscere nel testo dantesco, c’è sicuramente il mosaico dell’abside di Sant’Apollinare in Classe. Un grande disco gemmato contiene un cielo trapuntato di 99 stelle d’oro e d’argento e una croce gemmata, al cui centro si trova il viso di Cristo.
Ecco i versi del canto XIV del Paradiso (97-104) dove viene descritto il passaggio al cielo di Marte: le anime fulgenti lo accolgono disponendosi a croce, e al centro lampeggia Cristo:

Come distinta da minori e maggi
lumi biancheggia tra ’ poli del mondo
Galassia sì, che fa dubbiar ben saggi;

sì costellati facean nel profondo
Marte quei raggi il venerabil segno
che fan giunture di quadranti in tondo.

Qui vince la memoria mia lo ’ngegno;
ché quella croce lampeggiava Cristo

La Croce di Sant'Apollinare in Classe Ravenna | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

La Croce musica dell’abside della basilica di Sant’Apollinare in Classe | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it


Le cupole del battistero Neoniano e degli Ariani

Nel canto X, nel cielo del Sole, Dante incontra un gruppo di beati che circondano lui e a Beatrice, formando una corona formata di dodici anime. A questa, se ne aggiungerà una seconda nel canto XII, muovendosi coordinata alla prima.
Questa immagine potrebbe ricordare le due cupole dei famosi battisteri ravennati, il Neoniano e quello degli Ariani, dove sono raffigurati i dodici apostoli in cerchio: (Par. X, 64-66)

Io vidi più folgór vivi e vincenti
far di noi centro e di sé far corona,
più dolci in voce che in vista lucenti

Battistero degli Ariani | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Battistero degli Ariani | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it


Il ritratto di Giustiniano nella basilica di San Vitale

L’imperatore Giustiniano ha avuto un ruolo di spicco nel Paradiso dantesco: a lui è interamente dedicato il canto politico della terza cantica, ossia il VI. Impossibile non pensare che Dante abbia levato gli occhi spesse volte al ritratto musivo dell’Imperatore nella Basilica di San Vitale, dove si trova circondato dai suoi fedeli.

Cesare fui e son Iustinïano,
che, per voler del primo amor ch’i’ sento,
d’entro le leggi trassi il troppo e ‘l vano.

Giustiniano e il suo seguito, Basilica di San Vitale | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Giustiniano e il suo seguito, Basilica di San Vitale | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it


La sfilata di Vergini e Santi a Sant’Apollinare Nuovo

Nel XXIX canto del Purgatorio, Dante scrive di una grande processione che, nel Paradiso Terrestre, anticipa l’arrivo della sua amata Beatrice. Descrive ventiquattro signori vestiti di bianco, che procedono a due a due, coronati di fiordaliso. 
Che cosa può venirci in mente, se non la decorazione delle pareti di Sant’Apollinare Nuovo? Lì, infatti, si trovano dodici figure femminili a sinistra, come vergini in processione, e altrettanti uomini sulla destra, rappresentanti dei santi. Queste terzine sembrano dar loro vita:

Sotto così bel ciel com’io diviso,
ventiquattro seniori, a due a due,
coronati venien di fiordaliso.

Tutti cantavan: “Benedicta tue
ne le figlie d’Adamo, e benedette
sieno in etterno le bellezze tue!”.

Corteo dei santi (dettaglio), Sant'Apollinare in Classe | © turismo.ra.it

Corteo dei santi (dettaglio), Sant’Apollinare in Classe | © turismo.ra.it

 

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

Piazza San Francesco e i suoi tesori

Piazza San Francesco e i suoi tesori

Durante il periodo di alternanza scuola lavoro che ho svolto allo IAT, l’Ufficio del Turismo di Ravenna, ho avuto il piacere di riscoprire il valore ed i segreti di Piazza San Francesco. Nonostante io viva a Ravenna da diciotto anni, purtroppo ho dato per scontati alcuni tesori della mia città, e questa occasione mi è stata utile per conoscerla più a fondo.

Piazza San Francesco è testimonianza dei tanti secoli di storia della nostra città e la visita all’omonima Basilica e alla Cripta Rasponi sono proprio un salto nel passato.

La Basilica di San Francesco è antichissima (risale al V secolo d.C.!) e nel Trecento era frequentata persino dal Sommo Poeta Dante Alighieri. Nel 1321, alla sua morte, il rito funebre venne celebrato proprio tra queste mura! Questo fatto forse non è molto noto, ma è una tappa importante per chi voglia ripercorrere le sue tracce in città.

La Basilica ha una facciata molto semplice, ma al suo interno, osservabile da una finestrella sotto l’altare maggiore, c’è una cripta unica e suggestiva, costruita nel X secolo per accogliere le spoglie del vescovo Neone, costruttore del primo nucleo della chiesa. Lì si scorgono mosaici antichi che sono sempre ricoperti d’acqua poiché, a causa della subsidenza, si trova sotto il livello del mare. E oggi nella “piscinetta” ci sono anche dei pesci!

Cripta della Basilica di San Francesco | © Nicola Strocchi, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Cripta della Basilica di San Francesco | © Nicola Strocchi, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

La Cripta Rasponi oggi è all’interno dei giardini del Palazzo della Provincia ed è a due passi dalla Basilica. Risale alla fine del XVIII secolo ed è uno spettacolo vederla: è una torretta neogotica circondata da un giardino all’italiana. Anche se viene chiamata così, la cripta non fu mai utilizzata come tale, ed è in realtà una cappella gentilizia.

I suoi giardini pensili e la bella fontana trasmettono serenità e pace e sono un vero toccasana per gli occhi. Una terrazza consente di avere una vista panoramica e suggestiva su questa piazza “ritrovata”.

Il giardino di Cripta Rasponi | © www.criptarasponi.it

Il giardino di Cripta Rasponi | © www.criptarasponi.it

A pochi passi dalla piazza, attraversando un corridoio di alberi, si può ammirare la tomba di Dante Alighieri, che dà un ulteriore motivo per considerare questa zona della città un vero tesoro.

Riscoprire le bellezze nascoste di piazza San Francesco mi ha fatto sentire fiera della mia città. Non posso far altro che essere orgogliosa di Ravenna, che riesce sempre a stupire, anche chi vive qui da una vita!

Arianna, giovanissima, ha svolto l’alternanza scuola-lavoro allo IAT di Ravenna, dove ha avuto modo di conoscere meglio le bellezze della sua città.

Droctulfo, difensore di Ravenna: la storia che ha ispirato Borges

Droctulfo, difensore di Ravenna: la storia che ha ispirato Borges

Vicino al Battistero degli Ariani c’è un muro molto particolare, terminante in tre grandi cuspidi con croci e ornamenti in marmo, che si distingue dalle altre mura di Ravenna (di cui abbiamo già parlato qui e qui). In molti lo hanno visto, ma non tutti ne conoscono il nome: viene detto il Muro di Droctulfo.

Secondo lo storico ravennate Agnello (IX secolo d.C.), in quest’area aveva vissuto Droctulfo, un cavaliere di origini longobarde del VI secolo, noto per la sua particolarissima storia. Oggi non si sa quanto del muro sia originale, e quanto sia stato aggiunto in epoche successive, ma resta la certezza del sito.

Ma cosa rende così speciale questo Droctulfo? 

Il muro di Droctulfo | © www.edificistoriciravenna.it

Il muro di Droctulfo | © www.edificistoriciravenna.it

Aveva origine sveva o alamanna e in gioventù fu schiavo presso la corte del re longobardo Alboino. Nonostante questo, divenne duca longobardo per i suoi grandi meriti. Nel 572 la svolta che lo rese celebre: durante la guerra tra il suo popolo e i Bizantini per la conquista dell’Italia, disertò i suoi e si mise a combattere a fianco dei ravennati per la difesa della città.

Non si sa il motivo di questa scelta, ma lo storico Paolo Diacono ipotizzò che il cambio di bandiera avvenne per vendicare lo stato di prigionia subito da giovane. Da allora, Droctulfo visse e combatté sempre a fianco dei Bizantini e si distinse in imprese importanti, come la liberazione di Classe. Morì lontano da Ravenna ma, per sua stessa richiesta, fu sepolto qui.

Fu celebrato con tutti gli onori e la sua tomba collocata a fianco del martire Vitale. Gli fu dedicato un bellissimo epitaffio, lodato per la sua qualità letteraria da Benedetto Croce e che ha ispirato un racconto del grandissimo Jorge Luis Borges

Jorge Luis Borges | © www.cultora.it

Jorge Luis Borges | © www.cultora.it

Il racconto dello scrittore argentino si intitola Storia del guerriero e della prigioniera e oggi si può trovare nella raccolta L’Aleph. Borges rielabora la storia del guerriero Droctulfo, difensore “per caso” di Ravenna, raccontando il colpo di fulmine che provò per la città. Eccone un breve brano:

Vede un insieme che è molteplice senza disordine; vede una città, un organismo fatto di statue, di templi, di giardini, di case, di gradini, di vasi, di capitelli, di spazi regolari e aperti. Nessuna di quelle opere, è vero, lo impressiona per la sua bellezza; lo toccano come oggi si toccherebbe un meccanismo complesso, il cui fine ignoriamo, ma nel cui disegno si scorgesse un’intelligenza immortale. Forse gli basta. vedere un solo arco, con un’incomprensibile iscrizione in eterne lettere romane. Bruscamente, lo acceca e lo trasforma questa rivelazione: la Città. Sa che in essa egli sarà un cane, un bambino, e che non potrà mai capirla, ma sa anche ch’essa vale più dei suoi dèi e della fede giurata e di tutte le paludi di Germania. Droctulft abbandona i suoi e combatte per Ravenna.

Non c’è niente da fare: non si può aggiungere niente di più efficace di quanto non abbia già scritto Borges, autentico genio della parola. Del racconto potete leggere alcuni stralci qui, mentre in questo video ne potete ascoltare una lettura in lingua originale:

 

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

La leggenda di Guidarello Guidarelli

La leggenda di Guidarello Guidarelli

Non c’è da soprendersi che il Guidarello – di cui abbiamo iniziato a parlare nel precedente post – sia divenuto oggetto di una delle sezioni del video contest #myRavenna. Be inspired: come vedremo, è stato infatti fonte di ispirazione per molti artisti nel corso dei secoli, ha suggestionato innumerevoli visitatori e si dice che abbia ricevuto anche qualche milione di baci.

Sicuramente, dobbiamo ammettere che sia molto fotogenico: trovo affascinanti le fotografie che lo rappresentano perché spesso accade che l’obiettivo ne ingentilisca la bocca e l’espressione. Se si osserva bene la statua nella Loggetta Lombardesca del Museo MAR dove si trova, si può leggere nelle sue labbra una leggera smorfia, che tradisce la sofferenza che portò il cavaliere alla morte. La scultura pare sia stata creata avendo a disposizione la maschera mortuaria di Guidarello, che quindi doveva essere del tutto simile al viso marmoreo.

A proposito della bellezza della sua scultura, molti di voi sapranno già che è stato catturato anche dall’obbiettivo della macchina da presa di Marcello Aliprandi per il film La ragazza di latta. Nei titoli di testa, infatti, la protagonista interpretata da Sydne Rome si china sulla statua per baciare le sue labbra marmoree.

Guidarello Guidarelli gif | © www.youtube..com

Il Guidarello Guidarelli ne La ragazza di latta | © www.youtube.com

Il bacio cinematografico non è che uno tra i tanti: gli innumerevoli baci che il Guidarello ha ricevuto non sono merito solo del suo fascino, ma anche di una leggenda che, sicuramente, i ravennati conosceranno mentre forse è meno noto il motivo per cui nacque.

Negli anni Trenta la statua del cavaliere era stata mandata a Parigi per una mostra sull’arte rinascimentale italiana al Petit Palais e, quando fece ritorno a Ravenna, si notarono alcuni difetti che non aveva alla sua partenza. Fu rinvenuta infatti una crepa superficiale sul piede destro della scultura, che oltretutto sembrava sporca e imbrattata, come se ne avessero fatto un calco e non fosse stata ripulita a dovere.

L’Accademia di Belle Arti di Ravenna decise allora di non prestare più la Lastra tombale in occasione di mostre e non la fece partire per l’esposizione già fissata a Budapest. Ne seguirono molte polemiche e, nel tentativo di metterle a tacere, si disse che il Guidarello era tornato sporco del rossetto delle tante parigine che avevano voluto sfiorare le sue labbra.

Questa storiella, inventata dall’allora direttore dell’Accademia Vittorio Guaccimanni, fu resa più accattivante dai giornalisti di allora, che misero in circolo la diceria che sarebbero andate in sposa entro l’anno coloro che avrebbero baciato il bel Guidarello. La leggenda prese a circolare ancora di più negli anni Cinquanta e Sessanta, grazie all’enfasi romantica di articoli usciti su riviste come «Oggi», «Epoca», «Confidenze», «Il Tempo».

Per l’effetto che il Guidarello ha suscitato non si può fare a meno che pensare alla sindrome di Stendhal.
In passato, quando il Museo d’Arte era ancora Pinacoteca Comunale, si dovette addirittura provvedere a nasconderlo per qualche tempo, per evitare che le effusioni amorose delle sue ammiratrici potessero danneggiarlo: sembra che alcune donne avessero tentato di nascondersi nelle sale del museo per restarvi la notte e passarla con l’uomo d’arme.
Per qualche anno fu quindi portato nei seminterrati e momentaneamente sostituito con una copia. Ovviamente, per preservare la statua correttamente, oggi è vietatissimo avvicinarsi troppo alla Lastra e toccarla, soprattutto in seguito all’attento restauro di cui è stata oggetto!

Il Guidarello ha ispirato generazioni di visitatori già prima che la leggenda su di lui circolasse, sia italiani che stranieri. In Europa il nostro cavaliere fu conosciuto grazie alle testimonianze e ai racconti di viaggiatori o dei giovani che sostavano in Italia durante il grand tour. Ne scrisse anche Louise Colet, che fu a lungo compagna dello scrittore Gustave Flaubert, dicendo di esserne rimasta abbagliata.
Non c’è quindi da stupirsi se possiamo trovare delle copie del Guidarello in giro per il mondo tanto che oggi ospitano una riproduzione il South Kensington Museum di Londra, il Museum of Fine Arts di Boston e quello di Buenos Aires.

Guidarello, Gabriele D'Annunzio | © Wikimedia

Ravenna, Gabriele D’Annunzio | © Wikimedia

Per chiudere in bellezza questo breve percorso, riporto di seguito il testo di Ravenna, poesia scritta da Gabriele D’Annunzio in onore del nostro cavaliere:

Ravenna

Ravenna, Guidarello Guidarelli
dorme supino con le man conserte
su la spada sua grande. Al volto inerte
ferro morte dolor furon suggelli.

Chiuso nell’arme attende i dì novelli
il tuo Guerriero, attende l’albe certe
quando una voce per le vie deserte
chiamerà le Virtù fuor degli avelli.

Gravida di potenze è la tua sera,
tragica d’ombre, accesa dal fermento
dei fieni, taciturna e balenante.

Aspra ti torce il cuor la primavera;
e, sopra te che sai, passa nel vento
come polline il cenere di Dante.

 

E voi, siete già stati stregati dal Guidarello?

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.