Gustav Klimt a Ravenna: due viaggi d’oro

Gustav Klimt a Ravenna: due viaggi d’oro

Se avete seguito gli ultimi articoli del blog, avrete sicuramente notato che si è molto parlato di ispirazione ultimamente. Qui scriviamo di Ravenna, una vera città d’arte, e raccontare della sua storia significa anche ripercorrere i passi dei grandi artisti e scrittori che hanno generato nuova bellezza stimolati da quella che hanno scoperto qui. Dante ha scritto ispirato dai nostri mosaici, D’Annunzio ha composto una poesia per il Guidarello, Dario Fo ha riscritto la storia di Ravenna, Borges ha raccontato di Droctulfo, antico cavaliere… La lista di esempi è lunga, e noi di #myRavenna vogliamo provare a raccoglierli tutti, un pezzo per volta.

Oggi andiamo alla riscoperta del valore del nostro patrimonio artistico attraverso la storia di Gustav Klimt. Il celebre artista austriaco, animatore di quella rivoluzione che fu la cosiddetta secessione viennese, nel 1903 fece due viaggi a Ravenna che furono fondamentali per la sua formazione. Il fatto in sé è piuttosto eccezionale: pare che Klimt fosse un uomo piuttosto ansioso e ipocondriaco, e che non amasse allontanarsi da Vienna e intraprendere lunghi viaggi. Eppure di Ravenna non si fece bastare un solo sopralluogo.

Di questi viaggi restano alcune cartoline, spesso inviate alla sua compagna Emilie Flöge. Una di queste accenna al maltempo e alle avversità che aveva dovuto superare (era appena stato a Venezia, dove c’era l’acqua alta), e racconta di una forte pioggia che gli entrava nella stanza. Ai suoi occhi, Ravenna appariva ancora “molto misera”, forse in confronto alla grande capitale culturale europea che doveva essere Vienna in quegli anni. Quello che però gli interessava davvero del viaggio erano le tessere di mosaici dei nostri monumenti: “di incredibile splendore”.

Gustav Klimt nel 1913, in una foto di Anton Josef Trčka | Photo © Wikimedia

Gustav Klimt nel 1913, in una foto di Anton Josef Trčka | Photo © Wikimedia

Il cuore di Klimt a Ravenna fu rubato proprio dalla grandezza artistica ed espressiva dei nostri mosaici. L’artista era un vero intenditore: quando era ragazzo infatti aveva imparato a padroneggiare i segreti dell’arte musiva alla scuola di arti e mestieri dell’Austria. L’oro dei mosaici di Ravenna inoltre, sicuramente doveva avergli suscitato il ricordo dell’attività del padre e del fratello, che erano orafi di professione.

Ma perché la scoperta di Ravenna è stata così importante per lui?

Con i due viaggi nella nostra città Klimt ha iniziato a scrivere un capitolo fondamentale della sua carriera artistica, il cosiddetto periodo d’oro. I riflessi aurei dei mosaici ravennati hanno ispirato i più grandiosi quadri di quegli anni, come il famoso Ritratto di Adele Bloch-Bauer del 1907, dove la rosea figura femminile sembra liberarsi con un sospiro dal dorato mondo bidimensionale che le fa da sfondo. Non ricordano i nostri mosaici, le decorazioni alle sue spalle e quelle del suo vestito? Molti in lei ravvisano una Teodora! Oltre a questo dipinto, in tanti altri sono riscontrabili le influenze della visita di Klimt a Ravenna: avete forse presente Il bacio?

Ritratto di Adele Bloch-Bauer di Gustav Klimt (1907) | Photo © Wikimedia

Ritratto di Adele Bloch-Bauer di Gustav Klimt (1907) | Photo © Wikimedia

Quest’anno si ricorda questo grande artista nel centenario dalla sua morte, e Klimt a Ravenna verrà celebrato in un modo molto speciale. Visioni di Eterno, la rassegna di video mapping 3D di Andrea Bernabini, per tutte le festività animerà la Basilica di San Vitale e renderà omaggio anche all’ispirazione che Klimt ha tratto dai mosaici al suo interno, per continuare a gettare ponti tra il nostro glorioso passato artistico e il futuro.

Ma c’è un altro modo per ricordare il passaggio di Klimt a Ravenna: al MAR Museo d’Arte della città di Ravenna è possibile ammirare un suo disegno: Nudo di donna (1914-1915) è uno dei tanti omaggi dell’artista alla femminilità, da cui tutta la vita fu fortemente affascinato.

Nudo di donna di Gustav Klimt (1914-5) | Photo © MAR Museo d'Arte della città di Ravenna

Nudo di donna di Gustav Klimt (1914-5) | Photo © MAR Museo d’Arte della città di Ravenna

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

Invader a Ravenna

Invader a Ravenna

Il nome di Invader a Ravenna vi dice qualcosa? Chi non conosce il nome di questo artista francese, forse però conoscerà Space Invaders, il videogioco giapponese vintage (correva l’anno 1978…) a cui si è ispirato. Magari il titolo non vi è noto, ma sicuramente vi è già capitato di vedere i suoi alieni pixelati da qualche parte, specie se frequentate la nostra città.

Di questo artista, celebre in tutto il mondo, non si conosce la vera identità. Si definisce un “UFA”: Unidentified Free Artist, ossia “artista libero e non identificato”.
Numerosissime sono le sue opere che si trovano a Parigi – dove vive – ma si possono scovare nelle metropoli di ogni angolo del pianeta, come New York, Bangkok, Marrakech, San Paolo… Le incursioni artistiche nelle città che visita sono chiamate nel suo sito waves, ossia “ondate”, e Ravenna ha avuto fortuna di contarne già due: la prima nel 2014, la seconda nel 2015.

La sua tecnica artistica prevede l’installazione di mattonelle colorate che danno vita a piccole raffigurazioni realizzate in mosaico, come se fossero pixelate. L’arrivo di Invader a Ravenna, capitale del mosaico attenta alle capacità espressive della street art, non poteva che dare ricchi frutti.

Invader al Planetario, Giardini pubblici di Ravenna | © www.mosaicoravenna.it

Invader al Planetario, Giardini pubblici di Ravenna | Foto © mosaicoravenna.it

La prima incursione ufficiale avvenne su invito dell’associazione culturale Pianeta Marte, che chiese all’artista di realizzare un’opera per il Planetario dei Giardini pubblici. Invader realizzò per l’occasione un mosaico di 20 metri quadrati raffigurante Spock, l’icona della serie tv di fantascienza per eccellenza Star Trek, in atto di salutare un alieno rosso che sta per invadere la Terra.

Invader sembrò rimanere molto colpito dalla città, che ispirò altre sue piccole installazioni per le vie del centro e i suoi dintorni. In tutto, l’artista ha lasciato 40 opere in due ondate e, come si legge nel suo sito, secondo il suo personale metro di giudizio a Ravenna ha totalizzato 1550 punti: ogni volta che crea un’opera infatti, decide di attribuirle dai 10 ai 100 scores.

Purtroppo però, alcune non sono più visibili. Non essendo “ufficiali”, ma essendo state installate dall’artista di sua sponte, alcune sono state rimosse per via dell’assenza di permessi. È il caso del mosaico raffigurante Giustiniano e Teodora, creato in via Galla Placidia, nelle vicinanze di San Vitale, qui sotto in foto.

Il mosaico rimosso di Invader Giustiniano e Teodora | © bologna.repubblica.it

Il mosaico rimosso di Invader: Giustiniano e Teodora | Foto © bologna.repubblica.it

Nonostante alcune rimozioni, numerosi sono i mosaici street di Invader da scoprire a Ravenna e dintorni, posti in punti strategici. Nascosti qua e là, alcuni sono più facilmente identificabili, mentre altri si mescolano ai colori e alle insegne della città, rimanendo più nascosti.
Tra i tanti, i più facili da scoprire sono forse l’alieno rosso sulla targa di Via di Roma affianco alla basilica di Sant’Apollinare Nuovo, la Teodora che saluta con il suo «Ravenna!» vicino alla stazione e il grande alieno bordeaux di via Boccaccio.

Andare alla loro ricerca è molto stimolante, soprattutto se si sceglie di partecipare al gioco FlashInvaders, ideato dall’artista stesso. Questa applicazione gratuita, scaricabile da mobile, fa sembrare la ricerca dei suoi mosaici in giro per il mondo una vera caccia al tesoro! Ogni opera fotografata e caricata dà al giocatore dei punti e l’immagine viene postata sul suo sito ufficiale in tempo reale (date un’occhiata qui).

New Mosaic of Ravenna è stata l’importante mostra che Invader ha portato nel 2017 addirittura ad Hong Kong, nella galleria Over the Influence. Esposte erano le foto delle installazioni ravennati e 25 edizioni deluxe della guida New Mosaic of Ravenna, settima opera cartacea dell’artista. La guida, nell’edizione normale, è stata stampata in 1500 esemplari insieme a una mappa con indicata la posizione di tutti gli space invaders.

Commentando suo stile, così peculiare, Invader usa il verbo “liberare”: gli space invaders dai video games, l’arte dai musei e dalle istituzioni, spazi alienanti. Le strade di Ravenna, capitale del mosaico attenta alle nuove forme d’arte, è la città ideale per scoprire questo artista! E voi, quante opere conoscete di Invader a Ravenna?

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

Un fiore per tutte: Ravenna città amica delle donne

Un fiore per tutte: Ravenna città amica delle donne

Recentemente una mia amica è venuta a Ravenna per una visita. Non tornava da quando era bambina, e a malapena si ricordava della bellezza dei mosaici e dei monumenti paleocristiani e bizantini della città.
Passeggiando per il centro storico, sono state tante le cose che hanno colpito la sua attenzione dopo tutti questi anni.

Queste sono occasioni preziose per chi pensa di conoscere già troppo bene le strade che percorre tutti i giorni, perché lasciarsi guidare da uno sguardo nuovo sulle cose può essere sempre fruttuoso. Tra le tante cose da cui è rimasta affascinata, ce n’è una in particolare che mi ha fatto sentire molto fiera della mia città.

I fiori di Ravenna sono una delle prime cose che ha notato: «Ma guarda che bella targa!» mi ha detto, puntando il dito della sua mano verso la formella decorata a mosaico di via Luca Longhi.
«Sai cos’è?», mi ha chiesto, ammirando il bel disegno floreale.

I fiori di Ravenna | © www.annaffietta.it

I fiori di Ravenna | © www.annaffietta.it

I fiori di Ravenna sono nati nel 2011 grazie a Linea Rosa, un’associazione di volontariato che dal 1991 opera sul territorio per aiutare le donne vittime di qualsiasi tipo di violenza e per creare una rete di solidarietà. All’idea di Linea Rosa hanno collaborato CNA e il CIDM (Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico), aderendo con entusiasmo al progetto. Il loro significato è semplice quanto forte ed efficace vuole essere il messaggio a cui danno voce.

Innanzitutto, la scelta della decorazione musiva è sembrata la più calzante per comunicare l’impegno per l’eliminazione della violenza sulle donne di Ravenna, considerata la capitale del mosaico: non c’è modo migliore di raccontare una città se non usando i mezzi che più la rappresentano. La scelta del fiore poi, non solo omaggia con delicatezza il ricordo di chi è stata vittima, ma soprattutto vuole simboleggiare la vita fiorente di una città che ogni giorno sceglie di rispettare, amare, accogliere e aiutare tutte le donne. I fiori di Ravenna sono in onore di tutte le donne: di quelle che vivono qui, di quelle che vengono in visita e anche di quelle lontane, delle donne del passato e delle donne del futuro.

Un fiore in mosaico dice tante cose, soprattutto che Ravenna è «città amica delle donne». Il fiore in mosaico accoglie in una città aperta, vitale, grande nel suo opporsi con amore e rispetto ad ogni tipo di violenza. Ovviamente, oltre all’importanza del messaggio, i fiori sono bellissimi e davvero variegati. A dedicarsi alla loro creazione sono le tante mosaiciste ravennati che hanno aderito al progetto.
È possibile acquistarli e affiggerli vicino all’ingresso della propria casa, del proprio negozio o dell’istituzione per cui si lavora per decorare le strade di Ravenna e diffondere questo spirito.

I fiori ci ricordano ogni giorno che ci si deve impegnare affinché la violenza di genere scompaia, e alcune giornate sono importanti perché è giusto ribadirlo forte e chiaro: il 25 novembre è la Giornata Internazionale Contro la Violenza sulle Donne, e Ravenna sarà, come sempre, dalla loro parte.

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Spettacoli e visioni ai teatri di Ravenna

Spettacoli e visioni ai teatri di Ravenna

Il forte rapporto della comunità di Ravenna con i suoi teatri e le arti performative sono uno dei fiori all’occhiello della nostra città. Le proposte sono molteplici in tutti i periodi dell’anno, e vengono accontentati gli spettatori di tutti i gusti e tutte le età.

Gli affezionati dei palcoscenici estivi che già guardano con nostalgia al Ravenna Festival non devono quindi disperare: la programmazione da qui alla primavera è molto ricca, e i primi freddi autunnali sono il miglior invito a teatro!

Il panorama culturale della città è sempre in fermento, e gli artisti attivi in città sono molti.
Diamo perciò un’occhiata ai teatri della città, alla loro storia e ai programmi della stagione teatrale 2018/2019.


Il Teatro Dante Alighieri

Il Teatro Alighieri si trova a pochi passi dalla tomba del grande poeta, nella zona dell’odierna Piazza Garibaldi. Iniziarono a costruirlo nel 1840, in sostituzione a un vecchio teatro, il Comunicativo. All’epoca era una zona piuttosto marginale e degradata della città: l’Alighieri doveva servire a dare nuovo lustro alla città. La costruzione fu affidata ai fratelli Tommaso e Giambattista Meduna, e quando venne inaugurato fu acclamato come uno dei migliori e meglio attrezzati d’Italia.

Oggi il Teatro Alighieri ospita molte rassegne importanti. Innanzitutto, anche quest’anno è prevista l’attesissima Trilogia d’Autunno del Ravenna Festival che porterà sulle scene tre capolavori di Giuseppe Verdi, dal 23 novembre al 2 dicembre: il Nabucco, il Rigoletto e l’Otello.

Anche quest’anno, la Stagione dei Teatri è curata da Ravenna Teatro e unisce la programmazione dei due teatri cittadini, l’Alighieri e il Rasi, che tradizionalmente si occupano l’uno del teatro di prosa e l’altro di quello contemporaneo (qui il programma completo). Per quanto riguarda la Prosa, gli appuntamenti sembrano tutti molto interessanti e, se volete qualche assaggio… Ci saranno il Churchill interpretato da Battiston, poi un adattamento del grandioso Don Chisciotte e il pirandelliano Il piacere dell’onestà. Davvero imperdibile, l’Aminta di Tasso riportato sul palcoscenico da Antonio Latella.

La programmazione dell’Alighieri non si ferma però alla Prosa. Come ogni anno, diverse le proposte anche della Stagione di Opera: si vuole consigliare Il viaggio di Roberto – Un treno verso Auschwitz, storia vera di un ragazzino di quindici anni che perdette la vita nel campo di concentramento. La Stagione di Danza ha in serbo per voi diversi appuntamenti, tra il repertorio classico e quello più sperimentale.

Gli appassionati di musica invece saranno lieti di sapere che torna l’appuntamento autunnale dei Concerti della Domenica e la rassegna Giovani in Musica. Chi invece preferisce alla musica classica il cantautorato pop, sarà bene che si segni sul calendario il giorno 7 dicembre: sul palco dell’Alighieri canterà la grande Malika Ayane!

Comico d’Autore è invece la stagione comica che l’Accademia perduta porta in scena all’Alighieri con quattro spettacoli. Si comincia con l’Artusi, bollito d’amore, ricostruzione ridanciana della nascita del manuale capolavoro La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene.

Uno spettacolo al Teatro Dante Alighieri di Ravenna | © ravennafestival.it

Uno spettacolo al Teatro Dante Alighieri di Ravenna | Foto © ravennafestival.it


Il Teatro Luigi Rasi

Il Teatro Luigi Rasi, in via di Roma 39,  può stupire chi lo vede per la prima volta: si tratta infatti dell’ex-chiesa di Santa Chiara datata al Duecento. Nel periodo napoleonico venne sconsacrata e, dopo essere stata utilizzata come cavallerizza, venne adibita alla fine del XIX secolo a Teatro, grazie all’Accademia Filodrammatica.

L’ambiente è molto suggestivo, soprattutto per l’aspetto raccolto e intimo dell’abside, che ospita il palcoscenico. Il Rasi è sede di Ravenna Teatro dal 1991, fondato dal Teatro delle Albe e dalla Compagnia Drammatico Vegetale. La stagione teatrale è invidiabile, le proposte sono sempre di altissimo interesse e di rilevanza per il teatro contemporaneo.
Qui trovate il programma completo, sempre insieme alla prosa dell’Alighieri, ma se volete un consiglio spassionato io non mi lascerei sfuggire Il regno profondo. Perchè sei qui? di e con Claudia Castellucci e Chiara Guidi, e Settimo cielo di Caryl Churchill e con la regia di Giorgina Pi.

Ritroviamoci al Rasi, ormai alla sua XXXVII edizione, è il programma dialettale che porta in scena le compagnie amatoriali romagnole alla domenica, nel segno della tradizione e del teatro popolare.

Il Rasi ospita anche moltissimi appuntamenti per bambini e ragazzi:  Le stagioni dei piccoli è il nome del programma a cura di Drammatico Vegetale, mentre il programma completo della rassegna per i ragazzi delle scuole lo trovate qui.

L’ex chiesa di Santa Chiara ospita anche eventi di natura culturale: è già prevista la serie di incontri Storie di Ravenna, che una volta al mese metterà l’attenzione su un diverso periodo storico della nostra città, dall’epoca romana alla trafila garibaldina.

Ermanna Montanari in Fedeli d'Amore, in programma al Rasi | © ravennateatro.com

Ermanna Montanari in Fedeli d’Amore, in programma al Rasi | Foto © ravennateatro.com


Il Teatro Socjale di Piangipane

A Piangipane, a pochi chilometri dalle porte di Ravenna, c’è un teatro molto speciale, unico nel suo genere e nella sua storia, che inizia Il 7 gennaio del 1911, quando la cooperativa dei braccianti del luogo acquisiscono il terreno su cui doveva ergersi questo spazio di aggregazione. Il Teatro Socjale fu inaugurato nel 1921 con una grande festa: i lavori erano stati lunghi perché i contadini riuscivano a dedicarsi alla costruzione solo nei ritagli di tempo, e la Grande Guerra aveva causato dei ritardi.

La “j” di “Socjale” sembra sia un vezzo estetico, dettaglio che dà un tocco di originalità in più a questo spazio già così particolare. Il Teatro ha un fascino retrò che si mantiene ancora oggi, nonostante gli anni. Sarà anche grazie al fatto che, tradizionalmente, durante l’intervallo degli spettacoli è possibile gustarsi in platea i loro deliziosi cappelletti!

Il Circolo Arci propone una vasta gamma di spettacoli: c’è la rassegna i Martedì del Socjale, per cominciare, dedicata alle giovani promesse del territorio. Poi grande è lo spazio dato alla musica con i Venerdì in Musica e al performativo, con I Sabato in Teatro. I grandi nomi sono tanti: qui trovate il loro ricco programma! Da quest’anno, per la prima volta il Socjale ospiterà anche due spettacoli in collaborazione con il Ravenna Festival.


… e molto altro ancora!

Le proposte teatrali della città di Ravenna non si limitano ai tradizionali spazi scenici. Nel corso dell’anno, vengono allestiti spettacoli in tutta la città e vengono organizzate diverse manifestazioni e festival. Si è da poco concluso, ad esempio, Fèsta 2018 di e-production, che, tra le tante iniziative, ha portato reading di Primo Levi in diversi luoghi della città e spettacoli all’Almagià.

L’Almagià ospiterà anche la trentesima rassegna delle Arti della Marionetta: dal 1989 il Teatro del Drago organizza questo ricco programma per allietare le giornate domenicali dei bambini e delle loro famiglie. Il primo appuntamento è il 18 novembre con Teo ha le orecchie curiose, adatto anche ai più piccini.

Il teatro Alighieri di Ravenna | © ravennafestival.org

Il teatro Alighieri di Ravenna da una prospettiva insolita| © ravennafestival.org

La vita culturale e teatrale della nostra città è sempre in fermento, e forse fu anche quest’atmosfera elettrica ad aver conquistato un uomo di teatro come Dario Fo quando ha scritto della nostra storia. Le proposte dei teatri di Ravenna sono sempre numerose e varie in tutti i mesi dell’anno. In questo spazio ci siamo focalizzati soprattutto su questo periodo dell’anno, ma ricordatevi che le rassegne e iniziative estive sono altrettante: oltre al sopracitato Ravenna Festival, si pensi ad esempio anche a Polis Teatro Festival, al teatro di imprò di Oh!festivà! o ad Approdi.

Se volete restare aggiornati sugli eventi performativi in città e sui festival, restate sintonizzati su questa pagina, per non perdervi mai le sorprese che si celano dietro il sipario… metaforico e non.

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Italy – Korea, Art and Culture. Acknowledging the differences

Italy – Korea, Art and Culture. Acknowledging the differences

Al Museo Nazionale di Ravenna, fino al 25 novembre, sarà visibile la mostra Italy – Korea, Art & Culture Acknowledging the differences curata da Giovanni Gardini. Organizzata da Capit Ravenna, Bomnamu Art Seoul in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Ravenna e il Museo Nazionale, l’esposizione è patrocinata dal Comune e dalla Provincia di Ravenna e della Regione Emilia-Romagna.

La mostra è il frutto di un importante progetto, “Acknowledging the differences”, nato con l’obiettivo di creare un vero e proprio collegamento culturale tra due penisole, quella italiana e quella coreana, così distanti tra loro ma incredibilmente simili. L’arte, in tutte le sue forme, è qui elevata a trait d’union, a ponte invisibile che collega Stati e rende libero il dialogo di questi otto giovani artisti, quattro coreani e quattro italiani, che espongono le proprie opere nella sala Sala della Tinazzara del Museo Nazionale di Ravenna.

I giovani protagonisti di Italy – Korea, Art & Culture propongono differenti tecniche ed espongono diversi manufatti contemporanei. Culture distanti tra loro si incontrano, in questo spazio, per generare una comunicazione non verbale fatta di immagini, di arte intesa come linguaggio universale.

Della scuola coreana gli interpreti sono Bo Mi Kim e Yusun Jung: i due artisti, grazie all’utilizzo di carta orientale, inchiostri e pigmenti minerali, portano in Italia una visione artistica ricca di tematiche attuali e tecnicamente legata alla tradizione. Dae Chul Lee e Jun Young Kang propongono invece una ricerca “sperimentale” composta da opere materiche su supporti innovativi, creando in tal modo immagini in rilievo.

Gli artisti italiani sono quattro. Ettore Frani, per l’occasione, espone opere ad olio su tavola laccata raffiguranti paesaggi onirici. Federica Giulianini propone tele nelle quali spicca un delicato cromatismo capace di catturare le vibrazioni della natura. Luca Freschi, ceramista, pone al centro delle sue opere la memoria personale e collettiva. Sara Vasini, mosaicista e scultrice, utilizza piccoli oggetti legati alla propria infanzia che trasforma e arricchisce con occhi nuovi e decorazioni in mosaico.

Questi giovani interpreti ci danno l’occasione di osservare il frutto del proprio lavoro artistico e soprattutto di assistere a una perfetta fusione di due culture così distanti tra loro ma che, proprio nell’arte, ravvisano le proprie similitudini. Italy – Korea, Art & Culture è un evento imperdibile: una vera e propria espressione di accoglienza e dialogo, caratteristiche tipiche della nostra città. Ravenna, infatti, da sempre accoglie, si trasforma e instaura legami, volta com’è verso quell’oriente vicino o lontano che nel corso dei secoli ne ha arricchito le tradizioni.

 

“Moments” foglia d’argento e pigmenti minerali su carta coreana, Yusun Jung, 2018

 

“Si Enim Fallor Sum”, terracotta ceramica dipinta, Luca Freschi, 2018

 

“Listen forest”, inchiostro su carta coreana, Bo Mi Kim, 2014

 

“The Bell Jar”, materiale organogeno in oggetti già fatti, Sara Vasini, 2018

 

La mostra è aperta al pubblico dalle 8.30-19.30 (martedì, giovedì, venerdì, sabato); 8.30-14.00 (mercoledì); 14.00-19.30 (domenica), fino al 25 novembre 2018.


Se vi è piaciuto questo post, ecco a voi altri due racconti che Giulia Ottaviani ha scritto per #myRavenna:  conoscete già la storia della Torraccia, immersa nella campagna tra Lido di Dante e Classe, e quella della Posterula Vincileonis?

Sono appassionata d’arte e fortemente legata alla mia città: laureata in Conservazione dei Beni Culturali, lavoro per Ravenna Festival e collaboro con Trail Romagna.

La vera storia di Ravenna raccontata da Dario Fo

La vera storia di Ravenna raccontata da Dario Fo

C’è chi dice che a volte le favole siano importanti quanto la Storia vera, e anche io penso sia così. Non si può prescindere dalla veridicità delle fonti storiche per conoscere il nostro passato, ma anche le fiabe e le leggende contribuiscono al racconto di ciò che è accaduto. La Storia non è solo ciò che è successo, ma anche il ricordo che ne viene tramandato.

Questo lo sapeva bene anche un grande giullare che amava molto la nostra città e che ne divenne anche cittadino onorario. Di chi sto parlando? Di Dario Fo, ovviamente! Artista poliedrico, si lasciò ispirare dal forte fascino dell’antica capitale bizantina e dalle sue leggende… E alla vigilia del XXI secolo diede alle stampe un bel libro illustrato, emblematicamente intitolato La vera storia di Ravenna.

Ad avvicinare Fo a Ravenna è stata la collaborazione che strinse con l’Accademia di Belle Arti della città tra il ’98 e il ’99. Era un periodo molto particolare: lui fresco fresco di Nobel, l’ABA in procinto di trasferirsi alla Loggetta Lombardesca per fare posto al MAR. L’artista collabora con gli studenti per la realizzazione di briose tende da mare variopinte, alla maniera di una volta. Si rivela un successo: i soldi raccolti con la vendita finanziano attività didattiche dei ragazzi.

Intanto, l’amore è sbocciato: Dario Fo di Ravenna è fortemente entusiasta:

Ravenna può esibire avvenimenti e situazioni uniche e irripetibili, tali da far schiattare di meraviglia ogni abitante di questo mondo, specie se giapponese.

Il lavoro su La vera storia di Ravenna è così che nasce: spontaneamente, con slancio e gioia, ammirazione e senso di appartenenza. L’artista inizia il suo racconto coinvolgendo gli allievi dell’Accademia nella realizzazione di grandi tavole pittoriche dal forte impatto visivo, che dovevano servire anche come invito ai giovani e meno giovani di Ravenna perché ricominciassero a ritrarre la loro città. Fo dipinge, in piedi, con un bastone su cui ha fissato il pennello, come fanno i pittori di scena.

Dario Fo dipinge | © accademiaravenna.net

Dario Fo dipinge | © accademiaravenna.net

Il libro si struttura in brevi capitoletti corredati da vivacissime immagini (sono oltre 150!), dove la storia della Ravenna romana e bizantina viene ripercorsa passo passo, da quando ancora era un insieme di isole, attraverso i fatti salienti, le storie popolari e le leggende. Il titolo è provocatorio:

Tirate a secco quelle storie, le ho ben sbattute in soluzione di lisciva e ve le vado a riproporre, cercando di divertire il lettore e magari anche di scandalizzarlo fino a una salutare indignazione, proprio a partire dal titolo. In questo mondo di sonno collettivo da rintronati, un sussulto con fremito ogni tanto non ci sta male!

I grandi protagonisti del nostro passato sono raccontati attraverso aneddoti poco noti, che Fo ha trovato grazie a un’attenta ricerca bibliografica. Per fare qualche esempio… L’imperatore Onorio, fratello di Galla Placidia, aveva una gallina di nome Roma che amava immensamente, più di sua moglie e di Roma stessa. La portava sempre con sé, e non permetteva a nessuno di prenderlo in giro. Rifugiatosi a Ravenna con la corte, iniziò a temere che qualcuno potesse volergli rubare il suo amatissimo volatile per mangiarselo, visto che con le tempeste e le mareggiate la città si trovava di fatto isolata. Allora fece addestrare un cane che la proteggesse e per un po’ la cosa funzionò… Fintanto che non fu lo stesso cane a cibarsene! Disperato, per vendicare l’onta subita e il gran dolore lo infilzò con la spada e lo fece arrostire: venne servito infarcito di gallina.

Grande attenzione viene dedicata anche all’imperatrice Galla Placidia: la sua biografia è costellata di episodi e avventure, e fu messa alla prova dalla sorte svariate volte. «Sarebbe la storia ideale per costruire un dramma romanzesco – dice Fo -, una soap-opera da 100 puntate minimo». Non mancano nemmeno le leggende che la riguardano! Pare che, in seguito al tentativo di usurpazione di Giovanni Primicerio, quando Galla dovette lanciare l’attacco dell’esercito per riprendersi il trono di Ravenna, il comandante Ardaburio ebbe una guida d’eccezione… Un angelo! La leggenda narra che fu un angelo a indicare il cammino giusto da seguire ai bizantini, tra le sabbie mobili e acquitrini invalicabili, così che Galla poté riottenere la corona imperiale.

Galla Placidia ritratta da Dario Fo

Galla Placidia ritratta da Dario Fo

Il narratore Fo di certo non poteva omettere la leggenda della morte dell’Imperatore Teodorico. Diverse sono le versioni, e una è più fantasiosa dell’altra! Una di queste vuole che l’Ostrogoto, in groppa al suo fidato destriero, si trovasse sulla cima di un vulcano, l’Etna o lo Stromboli. Il cavallo, impazzito senza motivo, si sarebbe gettato nel cratere infuocato, trascinando con sé il disgraziato re imprecante. Un’altra, racconta di un Teodorico ormai triste, depresso, roso dai sensi di colpa. I suoi cuochi cercavano sempre di tirarlo su con deliziosi manicaretti, finché…

Steso su un vassoio molto grande viene portato in sala da pranzo un grosso pesce rosato pronto per essere servito a tavola. La bocca del pesce si spalanca  e fra i suoi denti appare la testa di un uomo: è quella del senatore Simmaco! Il re, qualche giorno prima, aveva ordinato che gli fosse mozzato il capo, e quindi gettato a mare.
A Teodorico sfugge un urlo di raccapriccio, trema, poi spalanca gli occhi e la bocca in una terrificante smorfia. Si rovescia in avanti verso il pesce e si ritrova faccia a faccia con il capo mozzo del senatore. Entrambi morti stecchiti.

Le fiabe e le leggende, gli aneddoti curiosi e le bizzarrie segrete dei personaggi della nostra storia riescono ad essere sempre più memorabili che i fatti realmente accaduti… Almeno per me. Sarà che hanno a che fare con un immaginario fantasioso, folle, surreale, in grado di aggrapparsi a sogni e incubi, risultando più verosimile del verosimile.

Se questi pochi esempi vi hanno incuriosito, sono sicura che La vera storia di Ravenna di Dario Fo ha per voi in serbo tante sorprese! Sulla pagina Facebook di Ravenna Tourism (a questo link), c’è disponibile anche un video-racconto di Fo sulla sua storia di Ravenna. Enjoy!

 

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.