Il centro di Ravenna con il proprio amico a 4 zampe | Percorso “Zampa Corta”

Il centro di Ravenna con il proprio amico a 4 zampe | Percorso “Zampa Corta”

Perdersi per Ravenna non è poi così difficile: sarà per la viabilità bizantina, sarà perché si dice che in città cambino spesso i sensi unici, ma questa è di certo un’ottima opportunità per chi visita l’ex capitale bizantina… perdersi intendo.

Innanzitutto perché è sicuramente più facile visitarla a piedi, e poi perché perdersi fra le viuzze a ciottoli è il modo migliore per scoprire una città, soprattutto un centro come Ravenna che custodisce angoli suggestivi inaspettati e monumenti maestosi dietro ogni suo angolo.

Un giro per Ravenna | Foto © poisonlenny, via Instagram

Un giro per Ravenna | Foto © poisonlenny, via Instagram

Un motivo valido per visitare Ravenna a piedi è quello di essere accompagnati dal proprio amico a 4 zampe, che troverà in questa città una calda accoglienza sia in termini di servizi che di possibilità di sgambettare sereno. Ravenna infatti è una delle città emiliano-romagnole che annovera più parchi sgambamento dedicati ai cani.

Ci è piaciuto pertanto percorrere un’ideale passeggiata per la città declinata su tre tipologie di accompagnatore: un bassotto, pervicace esemplare canino dalla zampa corta ma dal temperamento temerario; un border collie, intelligente amico dalla zampa instancabile e un Bovaro del Bernese, grande cane da pastore dedito alle lunghe passeggiate.

Battistero degli Ariani | Foto © Giacomo Banchelli

Battistero degli Ariani | Foto © Giacomo Banchelli

Partiamo oggi quindi dal percorso per i “zampa corta” come il bassotto, immaginando di arrivare in città in treno. La stazione infatti dista poche centinaia di metri dal centro storico pedonale, risultando così un’ottima base di partenza anche per un turismo più sostenibile.

Proprio usciti dalla stazione ferroviaria, percorrendo Viale Farini si entra nella zona pedonale. Merita subito una visita il Battistero degli Ariani*, uno dei patrimoni Unesco della città (Ravenna ne annovera ben 8).
Qui purtroppo il vostro amico si ferma fuori ma vale la pena far aspettare un accompagnatore e alternarsi per l’ingresso, che risulterà comunque rapido anche vista la modesta dimensione del monumento.

Il Battistero risulta curioso per la sua geometria e ubicazione (è interrato per circa 2,5 mt.) e deve il nome alla religione ariana voluta da Re Teodorico come religione ufficiale. Il monumento è noto soprattutto per i mosaici della cupola raffiguranti il battesimo di Cristo. (* il monumento attualmente è chiuso al pubblico per via dell’emergenza sanitaria, ma è ben visibile dall’esterno)

Proseguendo il percorso su Viale Farini, a pochi metri dall’inizio della zona pedonale, fermatevi per un caffè e un buon libro al Caffè Letterario che offre ciotola con acqua all’ingresso e dove i cani di qualsiasi taglia sono sempre i benvenuti.

La passeggiata vi condurrà in Piazza del Popolo, la piazza principale della città. Questa piazza è palcoscenico di diverse manifestazioni e racchiude in un quadrilatero molti antichi palazzi fra cui la sede del Municipio, nel cosiddetto “Palazzo Merlato” in cui si può vedere la scala d’accesso, attualmente in uso, risalente ben al 1411.

Da qui si diramano diverse vie deputate allo shopping, tra cui Via Cairoli o Via IV Novembre dove riscoprire il Mercato Coperto di Ravenna, recentemente ristrutturato con gusto. Anche qui i nostri amici a 4 zampe sono i benvenuti nelle aree non dedicate alla spesa.

Il nuovo Mercato Coperto

Il nuovo Mercato Coperto di Ravenna

Se il vostro piccolo accompagnatore non è ancora stanco, potrete decidere di ritornare verso la stazione scegliendo di fare una piccola deviazione per Via Fantuzzi (un piccolo vicolo suggestivo fra la Piazza Kennedy – visitate qui il bellissimo giardino di Palazzo Rasponi dalle Teste – e Via Gardini) dove troverete il Piccolo Museo delle Bambole che, nato dalla passione della collezionista Graziella Gardini Pasini, raccoglie la storia della produzione delle bambole e dei giocattoli dal 1860: si visita in circa mezz’ora e permette un viaggio nel tempo non scontato.

Infine, proseguendo per Via Gordini sul cammino del ritorno troverete a destra Via Dante Alighieri che ospita in fondo appunto il monumento dedicato alla Tomba di Dante (attualmente in fase di restauro in vista dell’Anniversario per i 700° anni della morte di Dante): qui infatti il Sommo Poeta trascorse gli ultimi anni della propria vita e vi morì nel 1321.

Tomba di Dante (Ravenna)

Tomba di Dante (Ravenna) | Foto © Giacomo Banchelli

La zona è visitabile tutto l’anno e permette anche di sostare nei bei giardini degli Antichi Chiostri Francescani dove è possibile trovare anche il museo Dantesco (come la tomba di Dante, anche il museo è in corso di restauro in vista dell’Anniversario dantesco). Purtroppo qui il nostro amico si ferma fuori ma è una sosta utile per godere dell’ombra del giardino e riposare le zampette per l’ultimo tratto del tragitto di ritorno.

Ultima sosta infatti prima di tornare al treno è la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo, altro monumento Unesco non accessibile ai cani ma che, se siete appassionati di mosaici, non può che essere una tappa obbligata per godere di uno delle più ampie e complete realizzazioni giunte ai giorni nostri.

In ogni caso il vostro piccolo accompagnatore canino arrivato fin qui sarà sicuramente stanco ma soddisfatto della passeggiata in vostra compagnia, dei parchi e caffè degustati insieme nella città bizantina e potrà riposare all’ombra degli alberi in attesa di tornare al treno.

 

La Bellezza di Ravenna in 5 Tappe

La Bellezza di Ravenna in 5 Tappe

Dostoevskij sosteneva che l’esperienza del bello può influenzare le nostre emozioni, dunque i nostri pensieri, intenzioni e persino le nostre azioni verso l’altro. La bellezza dà speranza, avvicina ed eleva, e più siamo capaci di apprezzarla, più innalziamo il nostro livello di benessere. Insomma: la bellezza fa bene!

Ma cosa vuol dire Bellezza? Esiste una Bellezza universale, un bello che vale per tutti? Un fiore, un sorriso, un’opera d’arte famosa sono belli per forza? Difficile dirlo. Più probabilmente esiste il concetto di Bellezza, che ognuno può incontrare dove vuole, trovare le sue bellezze, quelle che lo ispirano e lo rendono migliore.

E se è vero che una certa predisposizione a fare esperienza della bellezza è innata, è altrettanto vero che l’occhio da esteta può essere esercitato. Proviamo dunque a proporre un allenamento in cinque tappe, attraverso le bellezze di Ravenna. Ce ne sono ovunque. A volte le diamo per scontate. Riscopriamole, come il sentiero verso una nuova ispirazione.


Il bel Guidarello

La rigidità dell’armatura, scolpita nel marmo, contrasta con la morbida espressività del volto di Guidarello Guidarelli, cavaliere ravennate al soldo dei Borgia nel ‘500, la cui ultima immagine dimora al MAR – Museo d’Arte di Ravenna.
Partiamo da qui, dal contrasto tra un esterno aspro ma funzionale e un interno delicato, che quasi straborda, nell’unico punto vulnerabile della corazza, il punto più vero: il volto. Cerca dolcezza, cerca luce, cerca vita al di là e al di fuori del suo abito d’acciaio, oltre la battaglia, oltre il sacrificio. La sua leggenda, non a caso, è legata a un bacio.
Un gesto di speranza, un gesto di bellezza, dove non ci si aspetterebbe di trovare né l’una, né l’altra. Attorno alla sua figura si irradia la pinacoteca, che già nel nome si presenta come uno “scrigno” di bellezze, da assaporare, con occhi nuovi, con lentezza e delizia.

Lastra tombale di Guidarello Guidarelli, Museo MAR di Ravenna (1525 d.C.)

Lastra tombale di Guidarello Guidarelli, Museo MAR di Ravenna (1525 d.C.) | Foto © Archivio Comune di Ravenna


La Biblioteca delle Biblioteche

Sulla porta dell’antica biblioteca del monastero camaldolese, oggi Aula Magna della Biblioteca Classense (momentaneamente in restauro), troneggia il monito: “In Studium, non in Spectaculum.”
È uno stucco dorato, in cima a due scalinate convergenti, che conducono a un massiccio portone in legno. Come a dire: da qualunque parte tu giunga, ti è concesso entrare, ma rifletti con attenzione. Ciò che è importante, ciò che è vero e che è degno (in una parola, il Bello), non sta nello spettacolo, nello sfoggiare (o in un’altra accezione del termine latino, nell’essere mero spettatore), ma nello studio e nella contemplazione. I libri non sono oggetti di arredo, vanno aperti e letti e vissuti.

La biblioteca Classense (Ravenna)

La biblioteca Classense (Ravenna) | Foto © Maratona Fotografica arRAngiati

Una volta oltrepassata la soglia si può rimanere in soggezione per lo splendore antico del luogo e per la mole di conoscenza che conserva. E quella è solo la prima di una serie di stanze molto simili, che si susseguono (ma non si vedono). Poi sovviene il monito sul portale. Non stare solo a guardare, esplora e cogli ciò che puoi. E quando uscirai di qui, ricordati di questo modo di cercare la Bellezza.

A volte, poi, la Storia crea dettagli così densi che si decide di non cancellarli, anche quando si potrebbe. La parete dell’ex refettorio del monastero, dal 1921 “Sala Dantesca” adibita a conferenze e cerimonie, è stato riaperto nel 2017 dopo anni di restauro.
I lavori hanno ripristinato, tra le altre cose, anche il dipinto “Le Nozze di Cana” del pittore Luca Longhi, situato sulla parete settentrionale. Nella parte in basso il dipinto appare più chiaro, quasi sbiadito. Il gesto è voluto, secondo le teorie del restauro moderno, per segnalare una parte mancante, frutto di un’alluvione che nel Seicento penetrò in quelle stanze e lambì i piedi dei convitati alle nozze, conferendo una seconda storia all’opera, oltre a quella della sua fattura. Oggi possiamo vedere il segno delle sue traversie, che sono poi quelle del complesso che la ospita e di tutta la città.

La Bellezza a volte può giacere nell’imperfetto, nel danneggiato, nell’irrimediabilmente compromesso. Ci ricorda che nulla è intoccabile ma anche che non ci sono errori, solo occasioni.

Le nozze di Cana di Luca Longhi (Biblioteca Classense, Ravenna)

Le nozze di Cana di Luca Longhi (Biblioteca Classense) | Ph. © Nitto1, via Wikimedia


Le Valli di Ravenna

Chiamare “valle” una distesa d’acqua lagunare compresa tra due sponde sabbiose ricoperte di canne è forse una delle massime espressioni poetiche della toponomastica romagnola. Ravenna è circondata da “valli” dove è possibile navigare, camminare, e osservare una natura sorprendente, così vicina alla città e alle opere dell’uomo.

Appena oltre la sponda nord del fiume Lamone si erge solitaria, quasi medievale, una torre di avvistamento. Salendo in cima e dando le spalle alla strada ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e protetto, che resiste tra mare e campagna. Per qualche ora, la bellezza la cerchiamo in ciò che già esiste, ciò che non è stato toccato o modificato, per dargli un senso o uno scopo. La Natura è così, senza filtri o metafore. È bella per il suo equilibrio, a volte tremendo, ma puro e perfetto. Dall’alto della torre ci ricorda da dove proveniamo e ci chiede di non andarcene più.

Valli di Marina Romea | Foto © Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Valli di Marina Romea | Foto © Archivio Fotografico Comune di Ravenna


Sulle spiagge di Ravenna

I ponti levatoi possono alimentare una sensazione di grandiosità via d’accesso a un luogo e un’epoca mitici, rievocano trombe d’ottone e zoccoli scalpitanti. La stessa impressione di preludio alla grandezza si può avere mettendo il primo piede nudo sulle passerelle che da alcuni anni introducono alle spiagge di Ravenna, solcando con grazie la pineta.

Inducono al silenzio, al rispetto, alla contemplazione. Si passa adagio un confine fisico, ma anche simbolico. Perché la spiaggia è un altro mondo, invisibile dalla strada, un mondo con i suoi tempi, i suoi odori, il suo orizzonte così diverso dalla città. Una città “terragna” come Ravenna, ma sorella del mare, che la attende poco distante, in ogni stagione, appena possibile. E allora godiamoci la passeggiata, un volo radente, anche per preservare questo habitat oramai ridotto, per entrare in punta di piedi verso l’incontro tra terra e acqua.


Il mausoleo di Galla Placidia

Facciamo un gioco. Non subito, ma tra poco. Ci siamo. Eccoci giunti al patrimonio dell’Umanità (non che il resto, fin qui declamato, non lo fosse!). Ne abbiamo scelto uno, tra gli otto, per concludere il nostro percorso di “educazione”, nell’accezione di “conduzione” ma anche di “estrazione” di bellezza. E ancora una volta restiamo sui dettagli e le ispirazioni inconsuete. Stiamo per entrare nel Mausoleo di Galla Placidia.

Attraversiamo il prato e ci dirigiamo verso un edificio minuto, quieto, come un cofanetto senza etichette. L’ingresso è stretto e buio e si entra pochi alla volta. Il gioco inizia adesso. Poggiamo la mano sulla parete e chiudiamo gli occhi. Entriamo adagio, in silenzio. Troviamo un posto sicuro, più o meno al centro della stanza. Respiriamo per qualche istante i quindici secoli che ci hanno condotto lì dentro. Poi alziamo la testa e apriamo lentamente gli occhi. Godiamoci i riflessi dell’oro, nel blu profondo. Vediamo il cielo, ma al chiuso. Lo spoglio cofanetto diviene uno scrigno di preziosi. Piccolo e meraviglioso.

E infine entrammo a riveder le stelle.

Mausoleo di Galla Placidia | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Mausoleo di Galla Placidia | Foto © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Ravenna Park Race: correndo nel cuore del Parco del Delta del Po

Ravenna Park Race: correndo nel cuore del Parco del Delta del Po

Domenica 15 Settembre va in scena la 1° edizione di RAVENNA PARK RACE, la nuova proposta tra sport, turismo e natura lanciata da Ravenna Runners Club, l’associazione impegnata già nell’organizzazione della Maratona di Ravenna Città d’Arte in programma il prossimo 10 Novembre.
Un appuntamento sportivo, quello della Ravenna Park Race, che trascende dai canoni classici che caratterizzano questo tipo di manifestazioni e i motivi che lo rendono unico sono molteplici.

Una location unica e di rara bellezza

Poter percorrere gli stradelli che attraversano un ecosistema come quello del Parco del Delta del Po non è cosa da tutti i giorni! La magia ti avvolge procedendo sui sentieri della Pineta San Vitale fra pini, pioppi e il ricco sottobosco, per non parlare poi della bellezza delle grandi lagune salmastre collegate al mare sulle quali si affacciano i caratteristici casolari da pesca.
Lo stupore poi ti coglie nella Pialassa della Baiona con i dossi che emergono dalle acque sui quali si sviluppano piante di rara bellezza e vivono molte specie di uccelli; e poi come tralasciare il fascino delle onde del mare che si infrangono sulla massicciata di Casal Borsetti?

Ravenna Park Race

Ravenna Park Race | Foto © Maratona Ravenna

Un evento per tutti: runner, famiglie, amici e conoscenti

Non è solamente un appuntamento per atleti e sportivi allenati (con un trail da 21,097 km) molti dei quali provenienti da paesi lontani come Russia, Romania e Slovenia. La Ravenna Park Race è un evento speciale adatto a tutti coloro che sono amanti della vita all’aria aperta e che per l’occasione vogliano godere delle bellezze della natura percorrendo un’ecopasseggiata di 8 km.

Un ospite d’eccezione: Marco Olmo

A dare il via alla partenza sarà presente il celebre ultramaratoneta Marco Olmo, un’autentica leggenda per gli ultrarunner di tutto il mondo. A quasi 71 anni il palmares di quest’uomo è impressionante e contempla la partecipazione praticamente a tutte le più grandi sfide di resistenza del Pianeta: un personaggio poliedrico autore di diversi libri, e protagonista di film e documentari sportivi.

Una medaglia da favola

All’arrivo i concorrenti della Half Marathon riceveranno in dono una bellissima medaglia dal design moderno e dai colori sgargianti a richiamare il calore del sole, il blu del mare e del valli del Delta, la natura e le mille varietà di piante della zona.
E per tutti i concorrenti anche una t-shirt tecnica realizzata da JOMA, appositamente studiata per l’evento. Il colore? Ovviamente verde 😉

Segnate in agenda!
Domenica 15 Settembre parte la Ravenna Park Race: un piccolo viaggio nella natura, una bella esperienza da non perdere.

Percorso Ravenna Park Race 2019

Percorso Ravenna Park Race 2019

L‘Isola degli Spinaroni, fra storia e suggestioni ambientali

L‘Isola degli Spinaroni, fra storia e suggestioni ambientali

Fra le tante suggestioni – ambientali, turistiche, enogastronomiche – che caratterizzano la zona dei lidi a nord di Ravenna, un richiamo realmente fantastico e forse impareggiabile è quello che viene dall’Isola degli Spinaroni.

Nel cuore delle zone umide a nord di Ravenna sopravvive, infatti, una piccola isola dotata di alto valore ambientale ma soprattutto di interesse storico, che rende una qualunque escursione a questo piccolo lembo di terra posto all’interno della Piallassa della Baiona un’esperienza davvero straordinaria.

Piallassa della Baiona (Ravenna)

Piallassa della Baiona (Ravenna)

Legata alla battaglia per la liberazione della città, combattuta alla fine del 1944, allorché il movimento partigiano decise di costituire qui una base clandestina permanente, l’Isola degli Spinaroni può essere raggiunta facilmente grazie a una motobarca attraccata all’entrata della località di Porto Corsini (circa 15 minuti).

Fra capanni da pesca, aironi e garzette, e placido sciabordio delle onde, trascorrere una giornata in questi luoghi può servire per staccare dalla quotidianità e immergersi in un’atmosfera davvero fuori dal mondo.

Isola degli Spinaroni (Ravenna)

Isola degli Spinaroni (Ravenna) | Foto © resistenzamappe.it

Una volta sbarcati sull’isola, e al netto dei racconti che ricordano le gesta partigiane, il visitatore può percorrere gli spazi selvaggi accanto al capanno dell’ANPI e scoprire non solo gli “spinaroni” (ovvero una particolare varietà di arbusti tipica di queste zone), ma anche imbattersi in aironi, garzette, padelloni, silenzi, odori e profumi di valle, mediamente sconosciuti ai più.

Insomma, la visita agli Spinaroni diventa davvero una gita allettante e comoda per qualsiasi turista si trovi a transitare lungo la nostra Riviera.

Visite Guidate Isola degli Spinaroni

Ricco di sapore e di storia: il castrato di Romagna

Ricco di sapore e di storia: il castrato di Romagna

Tenero, saporito e inconfondibile, il castrato di Romagna è tra le carni più tipiche della nostra terra e fa parte dell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali. Il nome, in dialetto romagnolo “e Castrè”, indica la carne fresca ottenuta da ovini maschi con 5-9 mesi di età e un peso tra 40 e 80 kg sottoposti al processo di castrazione.

L’origine di questa tradizione risale al tempo dei Romani. Nonostante la diffusione dei suini nella Pianura Padana, infatti, i concittadini di Giulio Cesare mantennero la tradizione mediterranea dell’allevamento ovino durante la loro permanenza in questa regione. La netta separazione tra usi alimentari introdotte dai Romani e quelli delle popolazioni padane divenne ancora più marcata nel Medio Evo con l’arrivo dei Longobardi, che si fermarono a Bologna. La Romagna, il cui nome fu coniato proprio in questo periodo, rimase all’interno dei territori bizantini: qui, a differenza dell’Emilia, le carni di maiale hanno continuato da allora ad accompagnarsi a quelle di pecora e, in particolare, quelle del castrato.

Il castrato di Romagna | © baciamiancora.com

La presenza di agnelli al pascolo sul territorio ravennate tra l’inizio del XIV secolo e la fine del XVI è documentata negli Statuti di Ravenna: un soldo di Ravenna era la tassa da pagare al Massaro del Comune “per ogni pecora, montone, capra, becco e castrato” che entrasse nel territorio da settembre a febbraio. In questo periodo il “castrone” era tra le carni utilizzate per la preparazione di banchetti e pranzi di rappresentanza, come riporta nel suo libro di cucina Messisbugo (1559). In Bassa Romagna l’uso della carne ovina si è mantenuto anche successivamente poiché le aree di pianura erano la meta invernale dei pastori appenninici che trasferivano lì le loro greggi e spesso compensavano l’ospitalità delle famiglie locali cedendo uno o più agnelli. Nel corso del Novecento però la diffusione del Castrato è a poco a poco diminuita. Se l’almanacco ravennate del 1956 testimonia la presenza di ben 16.000 capi ovini nel territorio provinciale, già all’inizio degli anni ’70 il numero si era ridotto a 6.000 capi.

A tavola il castrato esprime il meglio di sé in diverse preparazioni: tra le ricette pubblicate da Pellegrino Artusi nel libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene spiccano quelle del cosciotto o della spalla di Castrato in casseruola (due varianti) e della lombata di Castrato ripiena. Le braciole di Castrato ai ferri rimangono però ancora oggi la preparazione più diffusa e amata in Romagna. Un’occasione speciale per gustare questa carne morbida e succulenta lungo la Strada della Romagna è la Sagra del Castrato di Fossolo a Faenza, nata nel 1973 come Festa del Passatore prima di prendere l’attuale nome. L’ultima edizione si è tenuta dal 16 al 20 maggio, mentre a Bagnara di Romagna un analogo appuntamento si è tenuto alla fine di aprile.

Cosa abbinare nel calice a un buon castrato di Romagna alla griglia? Una bottiglia di Romagna Doc Sangiovese Superiore è sicuramente un’ottima scelta. Il suggerimento di giornata è il Centurione della cantina Stefano Ferrucci di Castel Bolognese: un Sangiovese dai profumi intensi e persistenti di marasca e viola e con un sapore pieno e asciutto che ben si accompagna al sapore e alla morbidezza del Castrato.


Se volete conoscere alcuni dei prodotti più tipici di Ravenna, continuate la lettura su questo post!

5 idee per fare una gita nei dintorni di Ravenna

5 idee per fare una gita nei dintorni di Ravenna

Se state organizzando un viaggio a Ravenna e avete già pianificato una visita alle sue attrazioni imperdibili, che cosa potete fare per arricchire il vostro itinerario? Nel nostro blog troverete sicuramente molti buoni consigli.

Se volete rimanere all’interno delle mura della città, potete dare un’occhiata a questo post per conoscere quali storie celino le vie del centro, mentre se volete scoprire le bellezze low cost di Ravenna, a questo link troverete altri ottimi spunti. Qualora voleste invece allungare la vostra permanenza perlustrando anche territori limitrofi, che mete potreste scegliere?

La vicinanza al mare, al Parco del Delta del Po con i suoi paesaggi naturali notevoli e la bellezza dell’entroterra romagnolo sapranno ispirarvi sicuramente la voglia di fare una gita fuori porta. In questo post vi consiglio cinque mete nei dintorni di Ravenna, cinque luoghi incantevoli a pochi chilometri dalla città per scoprire qualcosa in più sul suo territorio. Vi siete armati di mappa, carta e penna? 😉


Le saline di Cervia

Mi sento di eleggere a buon ragione le saline di Cervia a meta n. 1 da visitare nei dintorni di Ravenna. Il sale di Cervia è noto per la sua qualità: si tratta di un sale marino integrale ma soprattutto dolce, che si presta ad essere largamente usato in cucina. La raccolta del sale avviene nei mesi estivi ancora secondo tradizione: se siete curiosi di assistervi, una visita in questo periodo è l’ideale!

Il sito, all’interno del Parco del Delta del Po, è davvero suggestivo: i riflessi rosacei delle sue vasche donano atmosfere indimenticabili, soprattutto al tramonto. Dal punto di vista naturalistico, si segnala anche la presenza di numerose specie di uccelli migratori che vengono a nidificare nelle vicinanze, come i fenicotteri e i cavalieri d’Italia. Per conoscere la storia della produzione e del commercio del sale, vi consiglio di aggiungere al vostro itinerario anche una tappa ai Magazzini del sale di Cervia, oggi sede del MUSA – Museo del Sale.

Tutte le informazioni per visitare le saline le trovate qui.

Saline di Cervia | Foto © salinadicervia.it

Saline di Cervia | Foto © salinadicervia.it


Brisighella

All’atmosfera di un borgo romantico proprio non sapete resistere? Perfetto, ho quello che fa per voi. A circa 1 h di macchina da Ravenna si erge la bella Brisighella. Ogni stagione è la stagione giusta per andarci: in primavera, quando il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola si offre nel suo momento migliore; in estate, quando le luci della sera si confondono con tramonti mozzafiato e il borgo si fa ancora più suggestivo; in autunno, tempo di sagre paesane; e in inverno, quando il borgo si inneva e il paesaggio diventa da cartolina.

Quello paese adagiato sulle colline faentine vale davvero una visita: il piccolo borgo è reso speciale dall’Antica Via del Borgo, detta anche “Via degli Asini”. Si tratta di una strada sopraelevata e coperta datata al XII secolo, provvista di fori ad arco un tempo usati in funzione difensiva. La sua architettura davvero unica vi stupirà! Il paesaggio che circonda Brisighella è caratterizzato da tre colli su cui spiccano i simboli del borgo: l’imponente Rocca Manfrediana (in foto), il santuario della Beata Vergine del Monticino, e la cosiddetta torre dell’Orologio.

La Rocca Manfrediana di Brisighella | Foto © Umberto Paganini Paganelli, via WikiLoveMonuments

La Rocca Manfrediana di Brisighella | Foto © Umberto Paganini Paganelli, via WikiLoveMonuments


Comacchio

Mi accorgo mentre scrivo che oggi sono ispirata da mete particolarmente romantiche e che offrono tramonti mozzafiato. Comacchio, ad esempio come le saline di Cervia e Brisighella è fantastica all’ora del crepuscolo.

Situata a 40 km a nord di Ravenna, Comacchio è un piccolo borgo costruito su tante isole circondate dall’acqua all’interno del suggestivo paesaggio del Parco del Delta del Po, eletto Patrimonio dell’Umanità (Unesco) nel 1999. Non è un caso che spesso venga definita “piccola Venezia”! Il simbolo del borgo è sicuramente il complesso dei Trepponti, un tempo porta di accesso monumentale al centro storico.

Se scegliete Comacchio per una gita fuori porta, vi segnalo anche il nuovo Museo del Delta Antico, dove scoprire la storia dell’area del Delta del Po, e Palazzo Bellini, Galleria d’Arte Contemporanea nonché sede dell’Archivio Storico cittadino. Da non perdere anche il Duomo di San Cassiano, la Loggia del Grano, la Torre Civica e il famoso Loggiato dei Cappuccini: 142 archi succedenti che dal centro portano all’antico Santuario dedicato a Santa Maria in Aula Regia.

Tramonto a Comacchio | Foto © Wiki Loves Monuments

Tramonto a Comacchio | Foto © Wiki Loves Monuments


Faenza e la ceramica

Faenza dista una 40 km da Ravenna e vale la pena visitarla soprattutto perché è la patria dell’arte ceramica. Volete una dimostrazione? Lo sapevate che all’Estero è largamente diffuso l’utilizzo del termine faience, nome francesizzato della città, per indicare la maiolica?
Già nel Cinquecento Faenza era nota per il pregio artistico di questi prodotti. Se Ravenna è la capitale del mosaico, Faenza è quella della ceramica e per le sue strade si trovano più di 50 botteghe che portano avanti questa tradizione. Qui, non a caso, si trova il MIC – Il Museo Internazionale delle Ceramiche, una grandissima raccolta tipologica dedicata alla ceramica.

Il centro storico di questa città sulla via Emilia accoglie i visitatori nelle sue due piazze congiunte, quella del Popolo e quella della Libertà. Palazzo del Podestà e il Palazzo Comunale ornano la prima, mentre nella seconda si erge la cattedrale rinascimentale dedicata a San Pietro Apostolo. A unire i due spazi ci sono la barocca fontana monumentale in pietra d’Istria e bronzo e la torre civica dell’Orologio, simboli della città.

La città di Faenza | Foto © Paolo Morelli, via Wikipedia


La Bassa Romagna

Ok, va bene, quest’ultima proposta non è solo una meta, diciamo che è più un tour. Ma volete venire a Ravenna senza esplorare il territorio romagnolo? La Bassa Romagna, la cosiddetta “Terra del Benvivere”, è la zona che si sviluppa tra Faenza, Ravenna e Ferrara. Dieci sono i comuni dell’area: Bagnacavallo, Lugo, Massa Lombarda, Fusignano, Conselice, Alfonsine, Russi, Cotignola, Bagnara di Romagna e Sant’Agata sul Santerno. Visitandoli ci si perde nelle campagne, tra strade e stradine, e la vita sembra farsi più distesa. C’è un posto migliore per farsi un bicchiere di Sangiovese che in una trattoria di provincia? Non credo!

Ogni comune ha la sua particolarità e un buon motivo per essere visitato. A Russi, ad esempio, si trova una villa romana conservatasi in modo notevole, Cotignola si distingue per le opere di street art, Bagnacavallo per la sua particolarissima Piazza Nuova. Volete un assaggio? Eccolo:


I dintorni di Ravenna, così come il centro della città, sono ricchi di bellezze da scoprire. Questi sono solo alcuni spunti che potete cogliere per organizzare la vostra permanenza nel territorio. Ma, in fondo, qual è la cosa migliore di un viaggio? Sorprendersi delle piccole cose che non ci si aspettava di trovare. Ecco, per quelle non c’è guida che tenga. Basta seguire il proprio istinto!