Ravenna Park Race: correndo nel cuore del Parco del Delta del Po

Ravenna Park Race: correndo nel cuore del Parco del Delta del Po

Domenica 15 Settembre va in scena la 1° edizione di RAVENNA PARK RACE, la nuova proposta tra sport, turismo e natura lanciata da Ravenna Runners Club, l’associazione impegnata già nell’organizzazione della Maratona di Ravenna Città d’Arte in programma il prossimo 10 Novembre.
Un appuntamento sportivo, quello della Ravenna Park Race, che trascende dai canoni classici che caratterizzano questo tipo di manifestazioni e i motivi che lo rendono unico sono molteplici.

Una location unica e di rara bellezza

Poter percorrere gli stradelli che attraversano un ecosistema come quello del Parco del Delta del Po non è cosa da tutti i giorni! La magia ti avvolge procedendo sui sentieri della Pineta San Vitale fra pini, pioppi e il ricco sottobosco, per non parlare poi della bellezza delle grandi lagune salmastre collegate al mare sulle quali si affacciano i caratteristici casolari da pesca.
Lo stupore poi ti coglie nella Pialassa della Baiona con i dossi che emergono dalle acque sui quali si sviluppano piante di rara bellezza e vivono molte specie di uccelli; e poi come tralasciare il fascino delle onde del mare che si infrangono sulla massicciata di Casal Borsetti?

Ravenna Park Race

Ravenna Park Race | Foto © Maratona Ravenna

Un evento per tutti: runner, famiglie, amici e conoscenti

Non è solamente un appuntamento per atleti e sportivi allenati (con un trail da 21,097 km) molti dei quali provenienti da paesi lontani come Russia, Romania e Slovenia. La Ravenna Park Race è un evento speciale adatto a tutti coloro che sono amanti della vita all’aria aperta e che per l’occasione vogliano godere delle bellezze della natura percorrendo un’ecopasseggiata di 8 km.

Un ospite d’eccezione: Marco Olmo

A dare il via alla partenza sarà presente il celebre ultramaratoneta Marco Olmo, un’autentica leggenda per gli ultrarunner di tutto il mondo. A quasi 71 anni il palmares di quest’uomo è impressionante e contempla la partecipazione praticamente a tutte le più grandi sfide di resistenza del Pianeta: un personaggio poliedrico autore di diversi libri, e protagonista di film e documentari sportivi.

Una medaglia da favola

All’arrivo i concorrenti della Half Marathon riceveranno in dono una bellissima medaglia dal design moderno e dai colori sgargianti a richiamare il calore del sole, il blu del mare e del valli del Delta, la natura e le mille varietà di piante della zona.
E per tutti i concorrenti anche una t-shirt tecnica realizzata da JOMA, appositamente studiata per l’evento. Il colore? Ovviamente verde 😉

Segnate in agenda!
Domenica 15 Settembre parte la Ravenna Park Race: un piccolo viaggio nella natura, una bella esperienza da non perdere.

Percorso Ravenna Park Race 2019

Percorso Ravenna Park Race 2019

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

L‘Isola degli Spinaroni, fra storia e suggestioni ambientali

L‘Isola degli Spinaroni, fra storia e suggestioni ambientali

Fra le tante suggestioni – ambientali, turistiche, enogastronomiche – che caratterizzano la zona dei lidi a nord di Ravenna, un richiamo realmente fantastico e forse impareggiabile è quello che viene dall’Isola degli Spinaroni.

Nel cuore delle zone umide a nord di Ravenna sopravvive, infatti, una piccola isola dotata di alto valore ambientale ma soprattutto di interesse storico, che rende una qualunque escursione a questo piccolo lembo di terra posto all’interno della Piallassa della Baiona un’esperienza davvero straordinaria.

Piallassa della Baiona (Ravenna)

Piallassa della Baiona (Ravenna)

Legata alla battaglia per la liberazione della città, combattuta alla fine del 1944, allorché il movimento partigiano decise di costituire qui una base clandestina permanente, l’Isola degli Spinaroni può essere raggiunta facilmente grazie a una motobarca attraccata all’entrata della località di Porto Corsini (circa 15 minuti).

Fra capanni da pesca, aironi e garzette, e placido sciabordio delle onde, trascorrere una giornata in questi luoghi può servire per staccare dalla quotidianità e immergersi in un’atmosfera davvero fuori dal mondo.

Isola degli Spinaroni (Ravenna)

Isola degli Spinaroni (Ravenna) | Foto © resistenzamappe.it

Una volta sbarcati sull’isola, e al netto dei racconti che ricordano le gesta partigiane, il visitatore può percorrere gli spazi selvaggi accanto al capanno dell’ANPI e scoprire non solo gli “spinaroni” (ovvero una particolare varietà di arbusti tipica di queste zone), ma anche imbattersi in aironi, garzette, padelloni, silenzi, odori e profumi di valle, mediamente sconosciuti ai più.

Insomma, la visita agli Spinaroni diventa davvero una gita allettante e comoda per qualsiasi turista si trovi a transitare lungo la nostra Riviera.

Visite Guidate Isola degli Spinaroni

Il mio lavoro sedentario è lo stimolo costante a utilizzare il resto del mio tempo per viaggiare. Mi piace l’Italia, con tutti i suoi molteplici e straordinari richiami: l’arte, la cultura, l’ambiente, i sapori, le persone…

Ricco di sapore e di storia: il castrato di Romagna

Ricco di sapore e di storia: il castrato di Romagna

Tenero, saporito e inconfondibile, il castrato di Romagna è tra le carni più tipiche della nostra terra e fa parte dell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali. Il nome, in dialetto romagnolo “e Castrè”, indica la carne fresca ottenuta da ovini maschi con 5-9 mesi di età e un peso tra 40 e 80 kg sottoposti al processo di castrazione.

L’origine di questa tradizione risale al tempo dei Romani. Nonostante la diffusione dei suini nella Pianura Padana, infatti, i concittadini di Giulio Cesare mantennero la tradizione mediterranea dell’allevamento ovino durante la loro permanenza in questa regione. La netta separazione tra usi alimentari introdotte dai Romani e quelli delle popolazioni padane divenne ancora più marcata nel Medio Evo con l’arrivo dei Longobardi, che si fermarono a Bologna. La Romagna, il cui nome fu coniato proprio in questo periodo, rimase all’interno dei territori bizantini: qui, a differenza dell’Emilia, le carni di maiale hanno continuato da allora ad accompagnarsi a quelle di pecora e, in particolare, quelle del castrato.

Il castrato di Romagna | © baciamiancora.com

La presenza di agnelli al pascolo sul territorio ravennate tra l’inizio del XIV secolo e la fine del XVI è documentata negli Statuti di Ravenna: un soldo di Ravenna era la tassa da pagare al Massaro del Comune “per ogni pecora, montone, capra, becco e castrato” che entrasse nel territorio da settembre a febbraio. In questo periodo il “castrone” era tra le carni utilizzate per la preparazione di banchetti e pranzi di rappresentanza, come riporta nel suo libro di cucina Messisbugo (1559). In Bassa Romagna l’uso della carne ovina si è mantenuto anche successivamente poiché le aree di pianura erano la meta invernale dei pastori appenninici che trasferivano lì le loro greggi e spesso compensavano l’ospitalità delle famiglie locali cedendo uno o più agnelli. Nel corso del Novecento però la diffusione del Castrato è a poco a poco diminuita. Se l’almanacco ravennate del 1956 testimonia la presenza di ben 16.000 capi ovini nel territorio provinciale, già all’inizio degli anni ’70 il numero si era ridotto a 6.000 capi.

A tavola il castrato esprime il meglio di sé in diverse preparazioni: tra le ricette pubblicate da Pellegrino Artusi nel libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene spiccano quelle del cosciotto o della spalla di Castrato in casseruola (due varianti) e della lombata di Castrato ripiena. Le braciole di Castrato ai ferri rimangono però ancora oggi la preparazione più diffusa e amata in Romagna. Un’occasione speciale per gustare questa carne morbida e succulenta lungo la Strada della Romagna è la Sagra del Castrato di Fossolo a Faenza, nata nel 1973 come Festa del Passatore prima di prendere l’attuale nome. L’ultima edizione si è tenuta dal 16 al 20 maggio, mentre a Bagnara di Romagna un analogo appuntamento si è tenuto alla fine di aprile.

Cosa abbinare nel calice a un buon castrato di Romagna alla griglia? Una bottiglia di Romagna Doc Sangiovese Superiore è sicuramente un’ottima scelta. Il suggerimento di giornata è il Centurione della cantina Stefano Ferrucci di Castel Bolognese: un Sangiovese dai profumi intensi e persistenti di marasca e viola e con un sapore pieno e asciutto che ben si accompagna al sapore e alla morbidezza del Castrato.


Se volete conoscere alcuni dei prodotti più tipici di Ravenna, continuate la lettura su questo post!

5 semplici idee per fare una gita nei dintorni di Ravenna

5 semplici idee per fare una gita nei dintorni di Ravenna

Se state organizzando un viaggio a Ravenna e avete già pianificato una visita alle sue attrazioni imperdibili, che cosa potete fare per arricchire il vostro itinerario? Nel nostro blog troverete sicuramente molti buoni consigli.
Se volete rimanere all’interno delle mura della città, potete dare un’occhiata a questo post per scoprire quali storie celino le vie del centro, mentre se volete scoprire le bellezze low cost di Ravenna, a questo link troverete altri ottimi spunti. Qualora voleste invece allungare la vostra permanenza perlustrando anche territori limitrofi, che mete potreste scegliere?

La vicinanza al mare, al Parco del Delta del Po con i suoi paesaggi naturali notevoli e la bellezza dell’entroterra romagnolo sapranno ispirarvi sicuramente la voglia di fare una gita fuoriporta. In questo post vi consiglio cinque mete nei dintorni di Ravenna, cinque luoghi incantevoli a pochi chilometri dalla città per scoprire qualcosa in più sul suo territorio. Vi siete armati di mappa, carta e penna? 😉


Le saline di Cervia

Mi sento di eleggere a buon ragione le saline di Cervia a meta n. 1 da visitare nei dintorni di Ravenna. Il sale di Cervia è noto per la sua qualità: si tratta di un sale marino integrale ma soprattutto dolce, che si presta ad essere largamente usato in cucina. La raccolta del sale avviene nei mesi estivi ancora secondo tradizione: se siete curiosi di assistervi, una visita in questo periodo è l’ideale!

Il sito, all’interno del Parco del Delta del Po, è davvero suggestivo: i riflessi rosacei delle sue vasche donano atmosfere indimenticabili, soprattutto al tramonto. Dal punto di vista naturalistico, si segnala anche la presenza di numerose specie di uccelli migratori che vengono a nidificare nelle vicinanze, come i fenicotteri e i cavalieri d’Italia. Per conoscere la storia della produzione e del commercio del sale, vi consiglio di aggiungere al vostro itinerario anche una tappa ai Magazzini del sale di Cervia, oggi sede del MUSA – Museo del Sale.

Tutte le informazioni per visitare le saline le trovate qui.

Bacino salante rosa delle saline di Cervia | © salinadicervia.it

Bacino salante rosa delle saline di Cervia | © salinadicervia.it


Brisighella

All’atmosfera di un borgo romantico proprio non sapete resistere? Perfetto, ho quello che fa per voi. Ad un’oretta scarsa di macchina da Ravenna si erge la bella Brisighella. Ogni stagione è la stagione giusta per andarci, che sia primavera, quando il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola si offre nel suo momento migliore; estate, quando le luci della sera si confondono con tramonti mozzafiato e il borgo si fa ancora più suggestivo; autunno, tempo di sagre paesane; inverno, quando il borgo si inneva e il paesaggio diventa da cartolina.

Brisighella vale davvero una visita: il piccolo borgo è reso speciale dall’Antica Via del Borgo, detta anche “via degli asini”. Si tratta di una strada sopraelevata e coperta del XII secolo, dotata di fori ad arco che una volta avevano funzione difensiva. La sua architettura davvero unica vi stupirà! Il paesaggio che circonda Brisighella è caratterizzato da tre colli su cui spiccano i simboli del borgo: l’imponente Rocca Manfrediana (in foto), il santuario della Beata Vergine del Monticino, e la cosiddetta torre dell’Orologio.

La Rocca di Brisighella | © Umberto Paganini Paganelli via Wiki loves monuments

La Rocca Manfrediana di Brisighella | © Umberto Paganini Paganelli via Wiki loves monuments


Comacchio

Mi accorgo mentre scrivo che oggi vengo ispirata da mete particolarmente romantiche e che offrono tramonti mozzafiato: anche Comacchio, come le saline di Cervia e Brisighella, è fantastica all’ora del crepuscolo.

Situata a 40 km a nord di Ravenna, Comacchio è la città sull’acqua del Parco del Delta del Po, patrimonio Unesco. Non a caso spesso è definita “piccola Venezia”! Il suo simbolo è sicuramente il complesso dei Trepponti, che un tempo aveva la funzione di porta d’accesso al suo centro.

Se scegliete Comacchio per una gita fuoriporta, vi segnalo anche il nuovo Museo del Delta Antico, dove potete scoprire a storia dell’area del Delta del Po, e Palazzo Bellini, Galleria d’Arte Contemporanea nonché sede dell’Archivio Storico cittadino. Da non perdere anche il Duomo di San Cassiano, la Loggia del Grano, la Torre Civica ed il famoso Loggiato dei Cappuccini: 142 archi si susseguono e dal centro portano all’antico Santuario dedicato a Santa Maria in Aula Regia.

Tramonto a Comacchio | © Wiki Loves Monuments

Tramonto a Comacchio | © Wiki Loves Monuments


Faenza e la ceramica

Faenza dista una quarantina di chilometri da Ravenna e vale la pena di visitarla soprattutto perché è la patria dell’arte ceramica. Se volete una dimostrazione, lo sapevate che all’estero è largamente diffuso l’utilizzo di faience, nome francesizzato della città, per indicare la maiolica? Già nel Cinquecento Faenza era nota per il pregio artistico di questi prodotti. Se Ravenna è la capitale del mosaico, Faenza è quella della ceramica e per le sue strade si trovano più di 50 botteghe che portano avanti questa tradizione. Qui, non a caso, si trova anche il MIC – Il Museo Internazionale delle Ceramiche, una grandissima raccolta tipologica dedicata alla ceramica.

Il centro storico di questa città sulla via Emilia accoglie i visitatori nelle sue due piazze congiunte, quella del Popolo e quella della Libertà. Palazzo del Podestà e il Palazzo Comunale ornano la prima, mentre nella seconda si erge la cattedrale rinascimentale dedicata a San Pietro Apostolo. Ad unire i due spazi ci sono la barocca fontana monumentale in pietra d’Istria e bronzo e la torre civica dell’Orologio, simboli della città.

Faenza | © TeleRomagna24

Faenza | © TeleRomagna24


La Bassa Romagna

Ok, va bene, quest’ultima proposta non è solo una meta, diciamo che è più un tour. Ma volete venire a Ravenna senza esplorare il territoio romagnolo? La Bassa Romagna, la cosiddetta “Terra del Benvivere”, è la zona che si sviluppa tra Faenza, Ravenna e Ferrara. Dieci sono i comuni dell’area: Bagnacavallo, Lugo, Massa Lombarda, Fusignano, Conselice, Alfonsine, Russi, Cotignola, Bagnara di Romagna e Sant’Agata sul Santerno. Visitandoli ci si perde nelle campagne, tra strade e stradine, e la vita sembra farsi più distesa. C’è un posto migliore per farsi un bicchiere di Sangiovese che in una trattoria di provincia? Non credo!

Ogni comune ha la sua particolarità e un buon motivo per essere visitato. A Russi, ad esempio, si trova una villa romana conservatasi in modo notevole, Cotignola si distingue per le opere di street art, Bagnacavallo per la sua particolarissima Piazza Nuova. Volete un assaggio? Eccolo:


I dintorni di Ravenna, così come il centro della città, sono ricchi di bellezze da scoprire. Questi sono solo alcuni spunti che potete cogliere per organizzare la vostra permanenza nel territorio. Ma, in fondo, qual è la cosa migliore di un viaggio? Sorprendersi delle piccole cose che non ci si aspettava di trovare. Ecco, per quelle non c’è guida che tenga. Basta seguire il proprio istinto!

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

La mia Maratona di Ravenna

La mia Maratona di Ravenna

Hai voglia di raccontare cosa vuol dire correre la Maratona in una città come Ravenna?

Una domanda apparentemente facile, in considerazione soprattutto del fatto che la corsa è lo sport che amo, la mia passione e che ho corso negli ultimi anni tutte le distanze di questa magnifica gara, dai 10km alla distanza regina, i mitici 42,195 km. Ma soprattutto perché per lavoro collaboro con l’organizzazione e ho il privilegio di poter capire un po’ come gira tutta quella macchina organizzativa che ai più resta, ovviamente, nascosta.
Inoltre sono romagnolo, uno di quei romagnoli innamorati di questa terra e Ravenna è una città che, per chi è nato e cresciuto in questo fazzoletto di terra accarezzato dalle colline e baciato dal mare, emana sempre un fascino carico di storia, di arte e di cultura, valorizzato dalla splendida gente che la Romagna sa così abbondantemente partorire.

Quindi paradossalmente parlare delle proprie passioni e di una cosa così intima come la corsa, per come la concepisco io almeno, risulta decisamente complesso, anche a un chiacchierone di professione come me.

Allora, come sempre accade parto da alcune immagini, che hanno il potere, come le foto, di congelare in eterno un istante tutte le emozioni che quel momento racchiude, per poi restituircele quando abbiamo voglia di riassaporarle.


La partenza

La prima immagine: sono in griglia di partenza. Pressato da altri centinaia di runner. Qualcuno si scalda, un ragazzo guarda nervosamente la punta delle sue scarpette, forse alla ricerca della concentrazione, forse in preda alla tensione per un obiettivo che si è fissato nella sua mente e che ora deve andare a prendere.
Sono immerso in quel mondo parallelo dei partecipanti alla gara, di quelle persone che tra pochi minuti invaderanno le vie di Ravenna, mischiandosi alla città, ma restando sempre però immersi nella loro bolla di concentrazione, presenti ma non del tutto, protagonisti ma indistinti, felici ma tesi e stanchi.

Fuori, oltre le transenne ci sono i curiosi, quelli che vengono a vederti come si guardano gli animali esotici allo zoo, con un misto di ammirazione e di pacato timore. Si chiedono cosa ci spinga a portare il nostro corpo al limite, a correre per ore e ore per arrivare magari millesimi, ma comunque con le braccia al cielo come se avessimo vinto e fatto il record del mondo.


La Fatica

Beh questo è difficile spiegarlo. Anzitutto per me. Almeno senza sembrare un folle ai più. Perché per me il punto di forza di questo sport, la sua scintilla di magia, è tutta racchiusa proprio nella caratteristica che scoraggia chi si approccia per la prima volta. Parlo della Fatica.
Scritto volutamente con la maiuscola, perché dopo tanti chilometri la Fatica diventa un’entità presente, tangibile, quasi fisica e sta sempre lì con te, passo dopo passo. Allora tu puoi semplicemente accettarla, farla tua e tirarne fuori il meglio, perché di pregi ne ha se si sa scavare oltre la superficie.

La fatica ti porta a selezionare le priorità, ad acuire le percezioni a costringerti a guardare ogni cosa con occhio umile e godere di piccoli traguardi intermedi raggiunti che sai già che tutti uniti, alla fine, ti porteranno a tagliare il traguardo più importante. Soprattutto mentre corri devi togliere la tua mente dall’atto tecnico e a relegare l’aspetto meccanico a un automatismo che il tuo corpo può svolgere in autonomia, perché a questo lo hai addestrato nei lunghi mesi di allenamento.

Il mio arrivo - Maratona di Ravenna Città d'Arte

Il mio arrivo – Maratona di Ravenna Città d’Arte

Allora alzi la testa, ti immergi nel luogo dove sei e assapori ogni cosa diversamente. I luoghi e le strade in cui sei passato distrattamente mille volte assumono un altro contorno, un’aurea tutta loro, si illuminano. I ciottoli delle antiche strade del centro non sono una semplice via, ma un insieme di pietre ognuna con una sua fisionomia che ti trasmette sensazioni diverse.

I grandi monumenti ti trasmettono un senso di trasporto, quasi ti sussurrano di proseguire, perché loro ne hanno visti passare tanti e ti dicono che arrendersi non è una scelta praticabile. Sai che stai facendo quello che ami passando proprio davanti alla tomba del Sommo Poeta, sfiorando le chiese che hanno reso l’arte bizantina un faro di cultura, accarezzando l’imponenza del mausoleo di Teodorico che dorme placido nel verde non perdendo nulla della sua maestosità.

Allora ti senti che forse non sei davvero un folle che fa uno sport incomprensibile ma, anzi, ti senti quasi un privilegiato, perché godere di una città in questo modo vuol dire assaporarla e soprattutto significa che da ora in poi non potrai più guardarla nello stesso modo. Ogni via, ogni sua pietra ti ricorderà, da oggi, un’emozione, un momento particolare, una piccola difficoltà, il sorriso di una persona che correva di fianco a te.

Poi arriva il momento che amo di più, quando dalle larghe vie ti immetti nei dedali di stradine, dove, in modo quasi inaspettato, le urla ti distolgono dai tuoi pensieri. Ti rendi conto di nuovo che stai facendo fatica, che tanti chilometri hai già fatto e tanti te ne mancano e ti assale il solito dubbio: ce la farò?
Ma quelle urla, che ti strappano al tuo mondo sono il carburante che in realtà ti serve. E hanno il volto di centinaia di bimbi che ti guardano come un campione, che si sporgono in strada per darti un cinque e tu sprechi qualche passo in più per raggiungerli, perché quel battito delle mani è una scossa che ti spinge. Sono i visi di persone che hanno scelto di stare qualche ora in piedi al bordo della strada per applaudire un contabile, un avvocato, uno studente che per un giorno è semplicemente uno sportivo, uno che ha deciso di mettersi in gioco e di portare la sua storia in giro per le vie della città.


Gli ultimi metri

La seconda immagine che mi è subito venuta in mente all’inizio di questo piccolo racconto è invece quella diametralmente opposta. La diapositiva chiara dei pochi metri che ti separano dall’arrivo. Quando, voltata l’ultima curva, vedi in lontananza il gonfiabile dell’arrivo. Il momento in cui non esiste più fatica e tutto si scioglie in un sorriso. In cui la gente si accalca dietro le transenne e ti spinge letteralmente in quegli ultimi passi urlando e battendo le mani, scandendo il tuo nome che legge sul pettorale e facendoti capire come tu stia davvero partecipando non a un’esperienza riservata, ma a una festa di tutta la città. Quella città che oggi si è messa davvero il vestito bello delle ricorrenze e che ha capito che quelle migliaia di folli che corrono e invadono le sue vie sono un privilegio, un’occasione per mostrare a una fetta di Italia e di mondo le cose splendide che questa città ha da mostrare.

Prima di alzare le braccia al cielo e festeggiare la mia medaglia da finisher, mi assale sempre una marea di pensieri.
In primis mi ricordo perché lo faccio, perché tolgo tempo a tante cose per allenarmi. Per sentire proprio quella gente che ti spinge, che tifa per te anche se non ti conosce e si dimenticherà di te dopo un minuto. Mi viene in mente che sono uno fortunato anzi, quasi un privilegiato. Perché ancora una volta ho finito quella che per me non è una semplice gara. È una delle poche occasioni che ho di coniugare lavoro e passione, di portare i miei sogni dentro un mondo che amo, di poter mettere la mia competenza al servizio dell’ottima riuscita di un evento a cui sono affezionato. Ringrazio perché ho potuto guardare, dal mio piccolo angolino, la fatica e gli sforzi di Stefano, Benedetta, Sabrina e di tutti coloro che si impegnano perché per noi runner questo sia semplicemente un giorno di sport, coccolandoci con un’organizzazione puntuale. Di poter conoscere quelli che per molti sono soltanto nomi e che per me sono diventati invece compagni di viaggio e di condivisione.

La medaglia 2018 della Maratona di Ravenna Città d'Arte | © maratonadiravenna.com

La medaglia 2018 della Maratona di Ravenna Città d’Arte | © maratonadiravenna.com

E mentre ringrazio e mi chiedo se potrò essere ancora così fortunato alzo automaticamente le braccia al cielo e passo sotto al gonfiabile.

Una sorridente ragazza mi mette la più bella medaglia del mondo, tutta in mosaico, al collo e come nello spezzarsi un incantesimo Ravenna torna a riaddormentarsi e ridiventa la città di sempre. Ma io so che l’ho vissuta nella sua essenza e che potrò sempre trovarla lì, splendidamente allestita a festa, nella mia mente. Poi rispondo a uno dei mille messaggi che mi sono arrivati e che mi chiede se anche quest’anno ne è valsa la pena. E semplicemente e d’istinto rispondo ancora una volta che si, vale sempre la pena di correre a Ravenna, perché torni a casa ogni volta senza un piccolo prezzo di cuore lasciato in quelle strade, come succede sempre nei grandi amori.

10 cose da fare a Ravenna (quasi) gratis: un tour low cost

10 cose da fare a Ravenna (quasi) gratis: un tour low cost

Ravenna on a budget, ossia come godersi la città facendo una visita davvero low cost.
La capitale italiana del mosaico è infatti adatta a tutte le tasche. Aldilà dell’itinerario turistico tradizionale, la città offre molte possibilità a chi vuole scoprire le sue bellezze spendendo poco. Se è questo quello che state cercando, questa guida fa al caso vostro!

Ecco una lista di cose da fare o visitare in città, a costo (quasi) zero!


1. Visitare la Basilica di San Francesco e la sua Cripta

Piazza San Francesco, nel centro di Ravenna, nasconde molti tesori. Uno di questi è la Basilica che dà il nome alla piazza, che nel Trecento era frequentata anche da Dante. L’ingresso è gratuito, e pagando 1 € è possibile illuminare la suggestiva Cripta. Questo luogo, che era stato pensato per ospitare le spoglie del vescovo Neone, è speciale perché si è allagato a causa della subsidenza: nelle sue acque brillano diversi pesci rossi.

La Cripta della Basilica di San Francesco, Ravenna | © edificistoriciravenna.it

La Cripta della Basilica di San Francesco, Ravenna | © edificistoriciravenna.it


2. Fare una visita alla Biblioteca Classense

La Biblioteca Classense è una meta da scegliere per tanti motivi: non è solo un’importante biblioteca, ma la sua struttura è anche testimonianza del passato di Ravenna. Questo edificio nacque nel XVI secolo come sede dell’Abbazia camaldolese, e le tracce di questo passato si vedono nei suoi bei chiostri. Bellissima è l’Aula Magna: un tuffo nel passato e una gioia per gli occhi.
Spesso in Classense sono organizzate delle mostre o delle attività culturali a ingresso libero: su questa pagina potete rimanere sempre aggiornati sui loro eventi. Per gli amanti degli animali, sarà piacevole scoprire che le sue stanze ospitano una colonia felina: Byron, Teresa, Matta e Obama scorrazzano tra gli utenti che frequentano questo luogo speciale. In un chiostro interno, invece, vive una tartaruga ormai ottuagenaria.


3. Fare una passeggiata in spiaggia

Il legame di Ravenna con l’acqua è fortissimo. Una volta, al posto di alcune vie dell’odierno centro storico scorrevano dei fiumi, e il mare arrivava fino in città, a due passi dalla chiesa di San Giovanni Evangelista, fatta costruire da Galla Placidia nel V secolo. Per questo scoprire i  9 lidi di Ravenna è molto importante per capire Ravenna.
Il mare ha il suo fascino in tutte le stagioni, e forse ammirare le nostre spiagge “fuori stagione” dà la possibilità di conoscere la loro natura al meglio. Ogni lido e ogni zona della costa ha la sua peculiarità, e cosa c’è di più rilassante di un bel litorale calmo, dove potersi schiarire i pensieri con il suono delle onde in sottofondo?


4. Scoprire Cripta Rasponi e i Giardini Pensili del Palazzo della Provincia

Ravenna è ricca di Giardini, e quelli Pensili del Palazzo della Provincia sono un luogo davvero affascinante: la vegetazione dei giardini all’italiana circonda l’area centrale, rasserenata dal rumore della fontana, e fascia la torretta neogotica della Cripta Rasponi e delle sue terrazze. Il biglietto intero costa solamente 2 €, ma sono previste riduzioni. A questo link potete trovare tutte le informazioni.

I Giardini Pensili del Palazzo della Provincia e la Torretta Neogotica di Cripta Rasponi | © crisptarasponi.it

I Giardini Pensili del Palazzo della Provincia e la Torretta Neogotica di Cripta Rasponi | © crisptarasponi.it


5. Fare una passeggiata in città: un museo a cielo aperto

Se volete godervi una bella giornata all’aria aperta, sappiate che – se state attenti e vi segnate le tappe giuste – scoprirete che Ravenna è un vero museo a cielo aperto.
Imperdibili sono la tomba di Dante e il Quadrarco del Braccioforte, il percorso delle mura di Ravenna, Piazza del Popolo… Ma ci sono anche piccole storie nascoste in luoghi meno noti: vale la pena cercare il muro di Droctulfo e la Posterula Vincileonis… Le cose da scoprire nel centro di Ravenna sono davvero tante!


6. Far visita al cosiddetto Palazzo di Teoderico

Quando si parla del Palazzo di Teoderico si fa riferimento ai resti architettonici di un palazzo che si trova ad angolo tra Via di Roma e Via Alberoni. Anche se viene chiamato così, non si è sicuri di quale sia la sua origine. Secondo alcuni studiosi, doveva essere un corpo di guardia del VII-VIII secolo costruito a protezione del palazzo degli esarchi, ossia dei governatori delle province italiane incaricati da Bisanzio. Altri invece sostengono che la facciata possa essere il resto della chiesa di San Salvatore ad Calchi. Qui trovate orari e info, mentre il costo dell’ingresso è di 1€.


7. Ammirare i mosaici del Battistero degli Ariani

Il Battistero degli Ariani è un piccolo gioiello, e i mosaici della sua cupola influenzarono anche Dante Alighieri mentre ideava l’ultima delle cantiche della Commedia, il Paradiso. Si trova nella Piazzetta degli Ariani, impreziosita anche dal già citato muro di Droctulfo. L’ingresso al Battistero, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, costa solamente 1 €. Qui gli orari di apertura.

La Piazzetta degli Ariani | © cinema.emiliaromagnacreativa.it

La Piazzetta degli Ariani | © cinema.emiliaromagnacreativa.it


8. Scoprire le erbe dimenticate del Giardino Rasponi

C’è un Giardino nel cuore della città, che ci riporta dritti dritti al passato: è detto delle “Erbe Dimenticate” perché lì vengono coltivate erbe recuperate dagli antichi ricettari degli speziali insieme alle erbe più note al giorno d’oggi. La sua posizione in Piazzetta Paolo Serra lo rende ancora più affascinante perché dal suo interno si gode di una bella vista della cupola del Duomo e del suo bel campanile circolare.
Il Giardino è a ingresso libero aperto dalle 9 alle 12.30, dal lunedì al sabato.


9. Cercare le opere di street art in città

Gli appassionati di street art sicuramente conoscono già Ravenna, ma chi non è così esperto in materia può rimanere piacevolmente colpito dalla ricchezza di opere che offre la nostra città. Tra quelli che potete osservare in città, forse l’artista più noto a livello mondiale è Invader, che fonde street art e arte musiva (qui trovate una gallery), ma tantissimi sono i murales: qui trovate una mappa per scoprire quale sia il vostro preferito!


10. Assaporare la Romagna: mangiare una piadina

Dulcis in fundo, se volete scoprire il sapore autentico della Romagna spendendo poco, la piadina è tra i tanti piatti tipici quella con il miglior rapporto qualità-prezzo. Per pochi euro infatti potrete gustare quello che Pascoli definiva “il cibo nazionale dei Romagnoli“! Si può scegliere la più tradizionale, quella squacquerone e rucola, oppure lasciarsi tentare dalle tante possibili combinazioni… La piadina è buona in ogni modo!

Infine, è bene ricordare che per chi ha la residenza a Ravenna molti monumenti sono ad ingresso libero, così come per la prima domenica di ogni mese è gratuito a tutti l’accesso a diversi musei, ville, scavi e monumenti. Controllate prima di visitare ciò che vi interessa: spesso sono attive riduzioni!


Sul sito turistico di Ravenna, inoltre, è sempre possibile trovare un elenco aggiornato di eventi e manifestazioni, spesso gratuiti, per godersi la vita mondana e culturale della città.

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.