Lido di Dante – Un lido segreto

Lido di Dante – Un lido segreto

Vivo a Ravenna da quasi 30 anni, ma Lido di Dante è ancora un mistero. Nascosto tra la sua pineta secolare e le villette a schiera per villeggianti si prende gioco di chi ci arriva attirato da quello che si legge nei depliant. Non è Marina di Ravenna, e chi viene qui lo sa bene: non è trendy, non è il posto adatto per vedere gente, non ci trovi i locali di tendenza. Ma nemmeno gli slogan dell’industria turistica calzano: «gioiello naturalistico», «oasi protetta», «riserva naturale»: nomi troppo esotici per Ravenna.
All’inizio delude: il parcheggio, il chiosco, i due o tre bagni in puro stile anni ’60. Tutto qui? Non proprio.

La Riserva Naturale della Bassona

La Riserva Naturale della Bassona | Foto © lidodiclasse.com

Lido di Dante è un vecchio romagnolo: cuore grande, scorza dura e un pessimo carattere. Gli sta stretta qualsiasi definizione. Figurarsi la “reclame”.
D’altra parte, qui non si arriva per caso. L’unica strada che porta al mare, la Marabina, è stretta e polverosa: da un lato l’argine del Fiume Uniti, dall’altro la campagna lagunare piatta. Qualche pino spezza il paesaggio, per il resto è polvere e noia.

Fino a qualche anno fa, la prima immagine che appariva al visitatore era quella di qualche capanno abusivo a due passi dal mare. Dopo la riqualificazione, ti accolgono un parcheggio, un’area attrezzata e un chiosco di piadina. Scendi dalla macchina, e sei con i piedi a mollo. Dopo chilometri di polvere e terra, te la schiaffano lì la spiaggia, in puro stile romagnolo: senza fronzoli, senza le barriere degli stabilimenti balneari o della pineta ad ostacolare la vista. Intendiamoci, la pineta c’è ed è molto rinomata: alta, ombreggiata, profumata come tutte quelle che costeggiano i lidi. Ma è spostata di lato.

Come a dire: «Scegli o me o la spiaggia». Il paesaggio ricorda gli anni del primo boom turistico in Riviera: ombrelloni circoscritti nella zona più vicina al parcheggio e spiaggia libera che regna sovrana. Gli stabilimenti sembrano degli intrusi: due o tre, tanto per dare ai turisti qualcosa da bere nell’afa estiva. Il più grande, quello più vicino al parcheggio, si chiama Classe (dal nome dalla vicina località turistica): quasi una sfida. Ci trovi ancora i gelati Sammontana e nessuno ti guarda storto se decidi di mangiare un cartoccio di patatine fritte in riva al mare. Con gli annunci all’altoparlante in sottofondo: «Pronta la pizza», «Mario, vieni a prendere il tuo panino». Altro che il sushi e i cibi dietetici di Marina.

Le comodità sono davvero un optional qui: niente alberghi di lusso, o residence. Al massimo Lido di Dante ti offre graziose villette a schiera da affittare oppure centinaia e centinaia di piazzole di sosta per camper o tende per il turismo all’aria aperta. È la Natura che detta le regole del gioco.
Se ci si spinge oltre i primi bagni, con una passeggiata sulla spiaggia o in mezzo alla pineta (a piedi o in bicicletta perchè le auto sono bandite), si arriva alla riserva naturale della Bassona. È qui che Lido di Dante mostra davvero sé stessa: non a tutti, solo a chi va oltre le apparenze. Il paesaggio cambia continuamente: le dune si disfano e si rimodellano al soffio dei venti e a seconda degli umori del mare.

Passeggiare in riva è come visitare una mostra di design: i tronchi bianchi portati a riva dalla vicina foce del fiume Bevano somigliano a complementi d’arredo, elegantissimi nella loro nodosità. In inverno, se si è fortunati, si possono vedere pescatori di telline affaticati su strumenti da pesca d’altri tempi come il rastrello. Sullo sfondo, una piattaforma petrolifera che con il suo rosso pallido di nebbia dà un tocco di colore all’intera scena.

Questa è Lido di Dante: autentica, come i capanni che si trovano tutt’attorno alla foce del Bevano (una piccola “boca” nostrana che raccoglie le seconde case dei ravennati). Residuo di un turismo d’altri tempi riservato a quanti, grattando via la patina dei pregiudizi e delle impressioni, hanno il coraggio di spingersi fin qui. Ne vale la pena.

Daniela Verlicchi


9 spiagge in cerca d’autrice

Nove lidi e 40 chilometri di spiaggia, nove storie, nove stili diversi di vivere la vacanza, un microcosmo di realtà del litorale ravennate che offre sguardi differenti. Nascono così nove racconti imperniati sull’identità di ogni luogo, tra memorie, ricordi e fascinazioni.
Casal Borsetti, Marina Romea, Porto Corsini, Marina di Ravenna, Punta Marina Terme, Lido Adriano, Lido di Dante, Lido di Classe, Lido di Savio. Nove località raccontate da altrettante giornaliste.
Un viaggio in parole dove l’innovazione si affianca all’offerta balneare più tradizionale, con modalità diverse, passando da antichi borghi di pescatori, alle lottizzazioni degli anni ’70, alle riqualificazioni urbane ai grandi progetti del porto turistico e del terminal crociere, dalla pineta agli stabilimenti balneari più trendy, dalla natura incontaminata ai bagni attrezzati per lo sport.

Lido Adriano – Un mosaico di realtà

Lido Adriano – Un mosaico di realtà

Le case vacanze, i palazzoni che guardano a picco sul mare, le famiglie a passeggio nelle affollate sere estive e gli inverni silenziosi, avvolti dalla nebbia e illuminati dalle luci di bar e negozi. L’Eva 2000, locale storico degli anni Settanta e Ottanta riaperto da poco e i laboratori teatrali di Ravenna Teatro.

Lido Adriano è nata e cresciuta in fretta dove c’erano le risaie e qualche pino, lunga e stretta guarda il mare tra Punta Marina Terme e Lido di Dante. È tante cose, diversissime tra loro: è la sua forza e la sua modernità. Ha circa ottomila residenti ed è la frazione del comune di Ravenna più popolosa, con abitanti che provengono da oltre cinquanta differenti nazioni. Arrivano dal Sud e dall’Est del mondo, ma anche da altre parti d’Italia, dal meridione soprattutto. Passeggiando lungo le sue strade, il profumo del cous cous si mischia a quello della piadina.

Mondi diversi convivono, si sfiorano, a volte si incrociano: i ravennati che ci abitano tutto l’anno, pochi rispetto a quelli che trascorrono l’estate qui da sempre nel cuore della località. E gli stranieri con i figli dall’accento romagnolo. Simile a una metropoli per il melting pot di etnie, lingue, culture e religioni presenti, metafora dei cambiamenti della società contemporanea, è una realtà in continuo movimento che sta riscoprendo nuove radici e identità.

Lido Adriano | Foto © ravennaedintorni.it

Lido Adriano | Foto © ravennaedintorni.it

Luogo di mare, ma anche periferia di Ravenna, Lido Adriano è stata edificata negli anni ’50 del secolo scorso e destinata, in principio, a un turismo di massa.
D’estate la popolazione si moltiplica, la spiaggia è affollata e sullo sfondo, in mare, le scogliere antierosione – le prime a essere realizzate in questo tratto di costa – proteggono la località come in un abbraccio. Sono una caratteristica del paesaggio, come la spiaggia ‘corta’ e le piscine, nate negli anni Novanta per sfidare la mucillagine, e ancora oggi in uso ad arricchire l’offerta turistica. ‘Lido’, come la chiama chi ci abita o la conosce bene, non si arrende e negli anni ha trasformato le proprie debolezze in forza.

‘Porta d’Oriente’
l’hanno definita Laura Gambi e Luigi Dadina nel loro libro che racconta la storia del paese, della sua edificazione, dando voce alle diverse realtà che ci vivono. Un viaggio nella memoria di chi è nato qui e di chi è invece arrivato da molto lontano.

Località balneare per famiglie e giovani ma anche terreno di sperimentazioni, come tutti i luoghi di confine. Non a caso Lido Adriano è da quasi dieci anni una delle ‘officine’ più prolifiche della ‘non scuola’, progetto di Ravenna Teatro dedicato agli adolescenti. “Un’incursione nel territorio multietnico di Lido Adriano è un’occasione per riflettere sulla periferia come luogo privilegiato di nuove esplorazioni da compiere attraverso l’arte, la scrittura, la coscienza politica”.
Così la compagnia teatrale spiega il lavoro che sta portando avanti nel paese dove non esistono cinema né teatri, ma ragazzi dalla vitalità sorprendente.

Annamaria Corrado


9 spiagge in cerca d’autrice

Nove lidi e 40 chilometri di spiaggia, nove storie, nove stili diversi di vivere la vacanza, un microcosmo di realtà del litorale ravennate che offre sguardi differenti. Nascono così nove racconti imperniati sull’identità di ogni luogo, tra memorie, ricordi e fascinazioni.
Casal Borsetti, Marina Romea, Porto Corsini, Marina di Ravenna, Punta Marina Terme, Lido Adriano, Lido di Dante, Lido di Classe, Lido di Savio. Nove località raccontate da altrettante giornaliste.
Un viaggio in parole dove l’innovazione si affianca all’offerta balneare più tradizionale, con modalità diverse, passando da antichi borghi di pescatori, alle lottizzazioni degli anni ’70, alle riqualificazioni urbane ai grandi progetti del porto turistico e del terminal crociere, dalla pineta agli stabilimenti balneari più trendy, dalla natura incontaminata ai bagni attrezzati per lo sport.

Punta Marina Terme – Mare, Natura e Cultura

Punta Marina Terme – Mare, Natura e Cultura

“Onde onde” esclamava felice la piccola con i piedini nell’acqua nelle sue prime giornate di mare. E che emozione qualche anno dopo nuotare sulla cresta dell’onda, al largo, lontana dalla vista di mamma e papà accompagnata da esperti maestri di nuoto. Eh sì il nuoto fa bene. Bracciate in libertà, altro che piscina. A quella magari ci si penserà durante l’inverno. E che fame dopo il bagno! Un bel panino o un gelato, l’immancabile cornetto, gustato lentamente trotterellando sulla spiaggia.

Gli amici sono tanti, le ore trascorrono in allegria nella calura estiva che non fiacca gli entusiasmi infantili. Non si fa mancare nulla. Costruisce castelli sulla riva, gioca a biglie o a bocce o, perché no, a tamburelli sulla sabbia o al mitico biliardino, quel calcio balilla che occhieggia ancor’oggi qua e là negli stabilimenti balneari. Poi una canzone sul juke-box da cantare sottovoce o a squarciagola.

Mare, estate, vacanza. Ombrelloni e lettini, cabine zeppe di giochi, costumi e ciabatte e, per i più sportivi, un bel windsurf. La tavola un tempo così amata dai ravennati. I bagnini dispensano pedaloni con scivolo o i mitici ‘mosconi’. “Attenti alla bandiera ragazzi” ricorda il muscoloso bagnino (si fa per dire… in confronto ai palestrati di ultima generazione). Bandiera rossa, bandiera bianca. Intanto i più pigri si crogiolano al sole accompagnati da un romanzo o dalle parole crociate fatte in solitaria o in comitiva con gli amici, o leggendo un romanzo.

Terme di Punta Marina Terme

Terme di Punta Marina Terme

La settimana scivola nel fine settimana più affollato e frenetico. “C’è una macchina da spostare… Il signor Tal dei Tali è desiderato al telefono”. Eh già il telefono, solo quello dello stabilimento. Nessuno squillo di cellulare trilla e sveglia con un sobbalzo chi sonnecchia sotto ai raggi del sole. “Ehi ragazzi è ora di pranzo”. È il richiamo delle mamme. C’è chi si ferma sotto l’ombrellone, chi torna a casa per sfuggire alla calura del primo pomeriggio, chi invece armato di borsa termica dispiega un pranzo che profuma di cappelletti al ragù e se lo gusta sui tavoloni del bar o in pineta.

L’ora del tramonto sul mare ha sempre un fascino particolare. Le ombre lunghe sulla spiaggia. È il momento giusto per una corsa in riva o una passeggiata sulla battigia raccogliendo conchiglie.
Le sere d’estate a Punta Marina sono all’insegna del relax dopo le piacevoli fatiche della spiaggia. Si fa un giro al ‘pistino’, o una partita al minigolf e girovagando lungo viale dei Navigatori si può dare un’occhiata alla bancarella dei libri.

Mare, estate, vacanza. A Punta Marina. Anzi ora a Punta Marina Terme. Eh sì, le terme, un tempo solo luogo di cura, ora sono pronte a coccolarci nei percorsi benessere. Dalla città si pedala tranquillamente verso ‘Punta’, come sono soliti chiamarla i ravennati, lungo una bella pista ciclabile che trascolora nel percorso natura in pineta.

La vita da spiaggia conserva un sapore molto familiare ma l’intrattenimento offre svariate possibilità, dalle gare di aquiloni alle letture animate per bambini ai corsi di mosaico. Numerosi anche gli sport sulla spiaggia. Si fa yoga e acquagym. E chi non possiede una racchetta per una sfida a racchettoni? Un tempo pesantissime sagome di legno ora super tecniche racchette da beach tennis. Sull’acqua fa capolino qualche tavola e qualche vela. Al calar del sole ci si scatena un po’ nei familiari happy hour per grandi e piccini, mentre la sera si cena in riva al mare, e la ristorazione ha una marcia in più, si è arricchita di eventi culturali, come presentazioni di libri, concerti e feste.

In paese il ‘pistino’ continua a farla da padrone mentre il minigolf ha lasciato il posto ai giochi gonfiabili. Ma i libri sul viale sono ancora lì. Tra natura e cultura. Tra passato e presente.

Marcella Matacena


9 spiagge in cerca d’autrice

Nove lidi e 40 chilometri di spiaggia, nove storie, nove stili diversi di vivere la vacanza, un microcosmo di realtà del litorale ravennate che offre sguardi differenti. Nascono così nove racconti imperniati sull’identità di ogni luogo, tra memorie, ricordi e fascinazioni.
Casal Borsetti, Marina Romea, Porto Corsini, Marina di Ravenna, Punta Marina Terme, Lido Adriano, Lido di Dante, Lido di Classe, Lido di Savio. Nove località raccontate da altrettante giornaliste.
Un viaggio in parole dove l’innovazione si affianca all’offerta balneare più tradizionale, con modalità diverse, passando da antichi borghi di pescatori, alle lottizzazioni degli anni ’70, alle riqualificazioni urbane ai grandi progetti del porto turistico e del terminal crociere, dalla pineta agli stabilimenti balneari più trendy, dalla natura incontaminata ai bagni attrezzati per lo sport.

Dalla città al mare in motonave

Dalla città al mare in motonave

Durante il periodo estivo per noi è prassi comune prendere la macchina, partire da Ravenna e arrivare al mare in una quindicina di minuti (beh ecco, magari di domenica non proprio in tempi così brevi). Sappiate però che auto, moto e bici non sono le uniche alternative che la città oggi può offrire in questo periodo per raggiungere le agognate spiaggie di Marina di Ravenna.

A inizio stagione, infatti, è stata inaugurata la “Stella Polare – Alchimia Navigazione”: un nuovo servizio di trasporto che permette di arrivare al mare a bordo di una piccola motonave.

La scorsa settimana ho provato per voi quest’esperienza. Ora vi racconterò come è andata a finire.

Che cos’è la Stella Polare?

Si tratta di una motonave che percorre la tratta Darsena di Ravenna – Marina di Ravenna / Marina di Ravenna – Darsena di Ravenna in poco meno di 50 minuti.
A bordo, lo staff accoglie i suoi passeggeri con solarità e grande disponibilità, garantendo durante il tragitto anche un servizio continuativo di ristorazione. Si può ad esempio gustare un buonissimo aperitivo con vista tramonto durante la navigazione. Che, scusate, non è cosa di poco conto!

Darsena di Ravenna | Il Percorso dalla Darsena di città fino a Marina di Ravenna

E allora perché impiegare così tanto quando in macchina ci si mette ¼ del tempo?
Perché, dovreste saperlo, a volte quello che conta non è la destinazione ma il viaggio. E questa, lasciatemelo dire, è proprio la situazione in cui il protagonista è il viaggio.

Ma cosa si nasconde dietro la traversata in motonave?

Navigando lungo la Darsena, balzano subito agli occhi le trasformazioni territoriali a cui Ravenna è andata incontro nel corso degli ultimi due secoli. Il Canale Candiano, il cui vero nome è Canale Corsini in onore del Papa che lo fece costruire tra il 1738 e il 1780, è lungo all’incirca 12km e oggi costituisce parte integrante del grande porto commerciale e industriale della città, nonché uno dei principali scali dell’Adriatico per il traffico delle merci industriali.

Localizzazione degli operatori logistici del Porto di Ravenna | Foto © Porto di Ravenna

È veramente incredibile vedere con i propri occhi questa parte di territorio dall’acqua. Si vedono navi cisterna per prodotti chimici o per cereali, generiche navi da carico, antichi magazzini degli inizi del ‘900, enormi pontili per la logistica e per lo scarico delle merci. La cosa più simpatica è che ogni nave ha un proprio nome, un po’ come le persone.

Nave Monrovia | Foto © Virginia Felloni

Insomma, un’opportunità straordinaria questa di vedere Ravenna dal Canale Candiano: un’esperienza assolutamente da provare!
Spesso, percorrendo in auto la strada verso il mare, ci domandiamo come funziona il porto industriale. Ora, la motonave è senz’altro l’occasione giusta per scoprirlo e conoscere cosa accade quotidianamente in quest’area.

Il tramonto dalla motonave al Molo di Marina di Ravenna | Foto © Virginia Felloni

Orari del servizio in navigazione:

Dal martedì al venerdì

Partenza da Ravenna (Testata Candiano): Partenza da Marina di Ravenna (Molo Guardiano Sud):
ore 9.00 ore 12.00
ore 14.30 ore 18.00

Sabato e domenica

Partenza da Ravenna (Testata Candiano): Partenza da Marina di Ravenna (Molo Peschereggi):
ore 9.00 ore 12.00
ore 14.30 ore 16.00
ore 18.30 ore 20.00

Informazioni:

Tel: 328 2081016

Prezzi:

Andata: 5€
Andata/ritorno: 8€
Bici: 2€ a corsa
Bambino fino a 10 anni: gratuito se accompagnato da un adulto

Marina di Ravenna – Una porta aperta sui sogni

Marina di Ravenna – Una porta aperta sui sogni

Vittoria ha scoperto Marina di Ravenna a sette mesi. È stato amore a prima vista.
I bimbi, il sole che appena scotta al mattino presto, il mare che si arriccia sulla sabbia, ninnoli di conchiglie a non finire. Come darle torto? Marina di Ravenna è una bella donna senza trucco: bella già dal mattino, a tutte le ore. Vittoria ha iniziato a parlare in autunno.
Col caldo son partiti i suoi ma-ma-ma. “Nanò”, così chiamano i bimbi in Romagna, “ti piace il mare?”, mi diceva ogni giorno la vicina di ombrellone. Io speravo volesse dire mamma.

A un tiro di schioppo dalla città, d’estate sono scorpacciate di mare. Otto chilometri per arrivare, pochi minuti per parcheggiare, percorriamo lo stradello e già l’odore di pineta ci fa sentire aria di festa. Poi l’ingresso del nostro bagno preferito: chilometri e chilometri
di spiaggia e decine di stabilimenti, hai voglia a scegliere! Per due giorni, una settimana o un mese, non cambia: la spiaggia è familiare e ti fa sentire a casa. Il solito bagnino che ti apre l’ombrellone e ti libera la mano dal secchiello di troppo. Con o senza figli, a fine
giornata sei tonico di fatica. E di piacere.

Marina di Ravenna | Foto © Nicola Strocchi, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Marina di Ravenna | Foto © Nicola Strocchi, Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Dal bar alla battigia andata e ritorno, poi un giro sui giochini, un tuffo in mare e vuoi perderti papà che fa due tiri a racchettoni? Qui prima di uscire si mettono in borsa anche quelli: racchette e palline. Amichevoli e tornei per grandi e piccoli. E sotto il sole, oltre al caldo, sfidi pure i chili di troppo.

Marina è così: ti veste e ti sveste di piacere. Via dal mare, a passeggio su viale delle Nazioni, un giro per i negozi e tiri dritto fino al molo dei pescherecci. Col profumo di mare ancora nel naso, ti assale la voglia di pesce fresco. Un intero isolato di delizie in mostra.
Marina è anche una signora impegnata. Ama le mostre di pittura e non dimentica il suo passato. Un giro nella Fabbrica Vecchia e ne
assaggi un po’ di storia.
Marina è romantica: una passeggiata sulla diga al tramonto, con i capanni che sorvegliano il paesaggio.
Marina ama la musica e gli amici: due chiacchiere al bar, un aperitivo in riva al mare, cena sulla spiaggia e un concertino la sera per finire in bellezza una giornata di mare.
Marina ama i libri: c’è spesso un autore, nelle sue serate, che ti conduce alla scoperta di un romanzo.
Marina è chiasso e pace, a seconda di quello che cerchi.
Marina di notte sono le luci della centrale elettrica, il silenzio del porto turistico di MarinaRa, con i sussurri delle barche ormeggiate che si cullano sull’acqua.

Marina è anche poesia. Mi fa pensare a lei “In fondo all’Adriatico selvaggio” di Umberto Saba: «In fondo all’Adriatico selvaggio, si apriva un porto alla tua infanzia. Navi verso lontano partivano. Bianco, in cima al verde sovrastante colle, dagli spalti d’antico forte, un fumo usciva dopo un lampo e un rombo. Immenso l’accoglieva l’azzurro, lo sperdeva nella volta celeste. Rispondeva guerriera nave al saluto, ancorata al largo della tua casa che aveva in capo al molo una rosa, la rosa dei venti. Era un piccolo porto, era una porta aperta ai sogni». E poi Eugenio Montale che con i versi di Dora Markus le ha regalato l’immortalità.

Viviana Cippone


9 spiagge in cerca d’autrice

Nove lidi e 40 chilometri di spiaggia, nove storie, nove stili diversi di vivere la vacanza, un microcosmo di realtà del litorale ravennate che offre sguardi differenti. Nascono così nove racconti imperniati sull’identità di ogni luogo, tra memorie, ricordi e fascinazioni.
Casal Borsetti, Marina Romea, Porto Corsini, Marina di Ravenna, Punta Marina Terme, Lido Adriano, Lido di Dante, Lido di Classe, Lido di Savio. Nove località raccontate da altrettante giornaliste.
Un viaggio in parole dove l’innovazione si affianca all’offerta balneare più tradizionale, con modalità diverse, passando da antichi borghi di pescatori, alle lottizzazioni degli anni ’70, alle riqualificazioni urbane ai grandi progetti del porto turistico e del terminal crociere, dalla pineta agli stabilimenti balneari più trendy, dalla natura incontaminata ai bagni attrezzati per lo sport.

Porto Corsini – Un lembo di terra strappato al mare

Porto Corsini – Un lembo di terra strappato al mare

Un libro di Francis Scott Fitzgerald, sulla copertina un particolare di un celebre dipinto di Tamara De Lempicka. Ogni volta che penso a Porto Corsini è quella la prima immagine che mi viene in mente.
Non c’entra nulla, ma la colpa di questa strana associazione di idee è da imputare, quasi sicuramente, alle vacanze estive che per anni ho trascorso lì, nella casa dei miei nonni.
Per chi ama i libri e la lettura, i mesi estivi liberi dagli impegni scolastici prima e universitari poi, significano soprattutto questo: ore da dedicare alla lettura, a lasciar correre la fantasia dietro ad avventure e personaggi che si amano o che, invece, hanno destato la nostra più profonda antipatia.

Mare verso oriente e valli (o meglio piallasse, cioè “piglia e lascia”, nome che deriva dal continuo scambio di acqua tra valle e mare) a occidente. Due ambienti completamente diversi, a poche centinaia di metri l’uno dall’altro. Da una parte il regno pressoché incontrastato di cavalieri d’Italia, fenicotteri, avocette.

MarinaRa - Il porto turistico di Marina di Ravenna e sullo sfondo | Foto © Fabrizio Zani, Archivio Fotografico Comune di Ravenna Porto Corsini e la sua pineta

MarinaRa – Il porto turistico di Marina di Ravenna e sullo sfondo | Foto © Fabrizio Zani, Archivio Fotografico Comune di Ravenna Porto Corsini e la sua pineta

Dall’altro, una delle spiagge più ampie di tutta la riviera. È bella questa spiaggia. Le sue dune sono ancora lì, pronte a dare rifugio a chi cerca qualche ora di relax. Ancora oggi non ci sono palazzi di cemento a gettare la loro grigia ombra sulla sabbia.
Dietro di loro c’è solo la pineta, che per noi, da bambini, era un regno magico tutto da esplorare. Un regno che le nostre madri avrebbero voluto renderci inaccessibile, ma l’attrazione che esercitava su di noi, come tutte le cose proibite, era irresistibile. Giocare a nascondino all’ombra di quelle chiome irsute, respirando il profumo della resina, è stato il passatempo di tanti pomeriggi infantili, mentre dai “bagni” sulla spiaggia arrivavano le note dei juke-box.

Porto Corsini è adagiata su questo lembo di terra strappato alle acque, e rivederla dopo tanti anni è come ritrovare un amico che non si sente da tanto, ma col quale basta scambiare un cenno di saluto per ritrovare la confidenza di un tempo.
C’è ancora il traghetto, che la unisce alla sorella più corteggiata, Marina di Ravenna, da cui è separata da quel canale, il Candiano, che più che una barriera fisica sembra essere un confine tra due modi di essere. Torna familiare, mentre cammino per raggiungere la palizzata, che si inoltra sul mare con i suoi “padelloni”, il suono metallico delle rampe che si alzano e si abbassano, così come lo sciabordio dell’acqua, spinta verso la sponda di cemento armato dalle eliche del battello che prende il largo.

E anche le sue case basse, a un piano, testimonianze di un passato da villaggio di pescatori, sono ancora lì. Restaurate, ritinteggiate, con giardini curati che d’estate diventano spesso teatro di grigliate di pesce all’aria aperta, non temono il confronto con le nuove villette a schiera. Forti della loro identità, contrarie a ogni omologazione, sono il principale mezzo con cui Porto Corsini comunica al visitatore, anche quello più distratto, la sua essenza profonda, sincera, vera.

Vania Rivalta


9 spiagge in cerca d’autrice

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Casal Borsetti, Marina Romea, Porto Corsini, Marina di Ravenna, Punta Marina Terme, Lido Adriano, Lido di Dante, Lido di Classe, Lido di Savio. Nove località raccontate da altrettante giornaliste.
Un viaggio in parole dove l’innovazione si affianca all’offerta balneare più tradizionale, con modalità diverse, passando da antichi borghi di pescatori, alle lottizzazioni degli anni ’70, alle riqualificazioni urbane ai grandi progetti del porto turistico e del terminal crociere, dalla pineta agli stabilimenti balneari più trendy, dalla natura incontaminata ai bagni attrezzati per lo sport.