Lungo il fiume Lamone sulle tracce della storia

Lungo il fiume Lamone sulle tracce della storia

Camminare lungo le rive di un fiume scoprendo i tesori della natura tra antiche leggende, tradizioni secolari e sapori genuini. C’è un modo migliore per salutare l’arrivo della Primavera?

Un percorso lungo il fiume Lamone

Punto di partenza ideale per una gita tra natura e cultura è il Palazzo San Giacomo di Russi. È un edificio quasi millenario che custodisce al suo interno il più vasto ciclo pittorico giunto in Romagna tra Seicento e Settecento. Da qui, costeggiando l’argine destro del Lamone e ammirando la fioritura primaverile delle piante fluviali, si arriva in poco tempo, dopo aver attraversato il corso d’acqua, a Boncellino per poi proseguire verso sud e giungere fino a Faenza. Oppure si può seguire la corrente e giungere a Traversara e poi a Villanova di Bagnacavallo e piano piano arrivare alla foce del Lamone a Marina Romea.

Un percorso in piena sicurezza che attraversa paesaggi naturali di grande fascino e ricchi di storia e cultura.

Gli amanti del buon bere sapranno che siamo nella patria del Bursôn, un vino davvero unico. Perché è unico? Nasce da un’uva identificata un secolo fa dalla famiglia Longanesi e battezzata proprio con il loro nome: Uva Longanesi.

Passeggiata lungo il fiume Lamone | Strade della Romagna

Passeggiata lungo il fiume Lamone | Strade della Romagna

Alla scoperta di un vini e sapori tipici

L’azienda agricola Longanesi Daniele diventa quindi una tappa obbligata per conoscere la storia di quella strana vite abbarbicata a una quercia scoperta nel 1913. Il vino che ne deriva è un vino rosso di grande struttura e sapore, che merita di essere gustato davanti a un buon piatto di carne o un tagliere di salumi e formaggi romagnoli. Il luogo ideale per sperimentare questo connubio di sapori è sicuramente l’agriturismo Celti Centurioni. Dista pochi chilometri e qui si può gustare anche un secondo vino prodotto da un altro vitigno autoctono, l’uva Balsamina.

Per chi ama invece i formaggi il Paradiso a pochi passi è l’azienda agricola “Il Buon Latte” nella vicina San Bernardino di Lugo. Partendo da oltre duecento vacche di razza frisona allevate in più di cento ettari di prati verdi vengono prodotti in regime biologico latte fresco di prima qualità, yogurt e una vasta gamma di formaggi tipici romagnoli, dallo Sqaucquerone al Raviggiolo.

Tra natura e artigianato romagnolo

Oltre ai sapori genuini di un angolo incantevole di Romagna la Primavera è la stagione ideale per scoprire le vegetazioni spontanee della pianura ravennate e il grande patrimonio di biodiversità ambientale e sapere artigiano che vi ruota intorno. Impossibile, quindi, non fare tappa all’Ecomuseo delle Erbe palustri a Villanova di Bagnacavallo, che da oltre trent’anni tutela l’economia e le tradizioni contadine e artigianali del territorio attraverso progetti di turismo lento, consapevole e sostenibile.

Un piccolo tesoro di mare e di terra: il pinolo mediterraneo delle pinete di Ravenna

Un piccolo tesoro di mare e di terra: il pinolo mediterraneo delle pinete di Ravenna

Piccolo, profumato, goloso: il pinolo, in dialetto romagnolo pignôl, è protagonista di un’interessante sagra ospitata ogni anno a Fosso Ghiaia tra fine aprile e inizio maggio.

Un tempo, in questi giorni, migliaia e migliaia di pigne raccolte in autunno venivano distese sulle aie per essere battute con le mazze al fine di aprirle e lasciarne uscire i prelibati frutti tra freschi profumi di resina.

Se oggi le pinete storiche rimaste nel Ravennate sono solo due, quelle di San Vitale e di Classe per un totale di circa 2.030 ettari (a cui si aggiungono altri 600 ettari di pineta demaniale piantati tra fine Ottocento e inizio Novecento lungo la costa), in passato la loro superficie era molto più estesa. I documenti storici datano l’origine delle pinete di pino domestico a Ravenna nel XII secolo.

All’epoca i pinoli delle pinete di Ravenna non erano l’unico tesoro che queste aree verdi offrivano. Dai pini venivano estratti anche la resina, il fumo di resina e la pece greca, usata dagli stampatori per produrre l’inchiostro. Il pinolo, tuttavia, era il frutto più pregiato della pineta in virtù delle sue proprietà salutistiche: considerato un vero elisir per polmoni, reni e vescica, nel Seicento se ne faceva largo uso alimentare e gastronomico.

Pineta di San Vitale a Ravenna | © turismo.ra.it

Pineta di San Vitale a Ravenna | © turismo.ra.it

Per comprendere la sua importanza basti sapere che esisteva una rigida regolamentazione sui tempi di accesso alle pinete e di raccolta del legno e dei frutti spontanei. Nel XVI e XVII secolo, quando i boschi appartenevano alle abbazie ravennati, il popolo aveva solo il diritto di pascolo, oltre a quello di caccia e pesca; lo sfruttamento economico vero e proprio delle pinete era appannaggio esclusivo dei monaci.

I pinoli romagnoli erano considerati già a quei tempi i migliori d’Italia ed erano al centro di un fiorente commercio. L’estensione delle pinete ravennati a fine Settecento era di circa 7.000 ettari. Successivamente, a partire dalla soppressione degli ordini religiosi seguita alla Rivoluzione francese e con l’avanzare di superfici agricole meno dispendiose, c’è stata una riduzione continua della loro superficie.

Ricco di proteine e impreziosito dalle brezze marine, il pinolo è un prodotto che si conserva molto bene e può essere gustato durante tutto l’anno. In cucina i suoi utilizzi sono davvero infiniti. Se già nel Seicento veniva utilizzato per la preparazione di pasticci, polpette e minestre, in primavera il pinolo è un ottimo ingrediente per accompagnare le erbe di campo in golose insalate.

I Pinoli di Ravenna | © romagna.com

I Pinoli di Ravenna | © romagna.com

La torta di pinoli dell’Artusi

Tra le ricette più note a base di questo frutto prelibato c’è la torta con i pinoli di cui Pellegrino Artusi svela la ricetta nel suo libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene (ricetta n. 582). “Una torta che alcuni pasticceri vendono a ruba – scrive l’Artusi – e che chi non è pratico di queste cose penserà che l’abbia inventata un dottore della Sorbona”.

Nella ricetta i pinoli sono l’ingrediente essenziale che va ad arricchire un impasto a base di semolino, latte, uova, burro e zucchero. Il risultato è una torta soffice e golosa in cui i pinoli regalano un tocco di rinfrescante aromaticità. Un dessert ideale per un pranzo di primavera che trova un connubio enologico perfetto nei profumi suadenti del Famoso. Il vino suggerito per accompagnarla è lo Strafamoso della Cantina Randi, dove uve stramature di Famoso danno vita a un vino dorato dai profumi fruttati leggermente caramellati e dal sapore dolce e fresco.


La Sagra del Pinolo 2019 del Parco 1° maggio della Pineta di Classe, in via Fosso Ghiaia 1 (RA),  quest’anno si terrà nei giorni 25 aprile, 28 aprile e 1° maggio 2019. A questo link potete trovare maggiori informazioni sull’evento!

Visite guidate ed escursioni per scoprire Ravenna in primavera

Visite guidate ed escursioni per scoprire Ravenna in primavera

Ci sono molti modi per godersi la primavera. Le giornate si allungano, le temperature si alzano, viene voglia di passare più tempo all’aria aperta, di passeggiare per le vie del centro e di scoprire cose nuove. Se avete aperto questo post, siete probabilmente alla ricerca di buoni consigli per visitare Ravenna. Beh, siete nel posto giusto! Qui troverete qualche suggerimento per scegliere tra le tante visite guidate di Ravenna quella che fa per voi. Ce n’è davvero per tutti i gusti, che abbiate voglia di immergevi nella natura o che vogliate approfondire il passato glorioso della città.

Alla scoperta del patrimonio storico-artistico di Ravenna e del suo sito Unesco

Tanto ricco è il patrimonio storico, artistico e archeologico di Ravenna, tante sono le visite ad esso dedicate: sul sito turismo.ra.it troverete numerose offerte che propongono percorsi dedicati alle Tessere di Mosaico e ai principali monumenti del Sito Unesco (come Ravenna Welcome, La Tomba del Re, Visione di Paradiso…). Tra tutte le visite guidate di Ravenna, mi sento di consigliarvi quelle al Parco Archeologico di Classe, a pochi chilometri dalla città, per scoprire i segreti dell’Antico Porto e il nuovo Classis – Museo della Città e del Territorio.


Passeggiate ed escursioni per immergersi nella natura di Ravenna

Ravenna è molto famosa per il suo patrimonio storico e artistico, ma non è solo questo: i territori che la circondano sono ricchi di bellezza, che si tratti delle Pinete o delle valli dove poter fare birdwatching. Questa primavera molte sono le visite guidate e le escursioni organizzate che vi porteranno alla scoperta della natura di Ravenna. Il Museo NatuRa e il Centro Visite Cubo Magico Bevanella, da sempre in prima linea, offrono moltissime possibilità, a partire dal tour delle Valli meridionali di Comacchio alla scoperta dei fenicotteri (sia in bici che in pulmino), fino alle passeggiate alla ricerca delle orchidee selvatiche e dei punti più suggestivi del Parco del Delta del Po. Qui trovate tutti gli apputamenti!

Se volete scegliere sentieri poco battuti, vi consigliamo anche la Passeggiata delle Erbe, un’escursione adatta a tutti per imparare a riconoscere le erbe aromatiche che crescono in natura e scoprire come si possono utilizzare in cucina.

Fenicotteri | © Flavio Bianchedi

Fenicotteri | © Flavio Bianchedi


Scoprire la tecnica del Mosaico

Quasi tutte le visite guidate di Ravenna hanno a che fare con le brillanti tessere dei mosaici che hanno reso questo luogo la capitale italiana di questa antica arte, ma solo con il tour guidato in una vera bottega potete osservare come questa tecnica sia più viva che mai in città. Ravenna Incoming e Koko Mosaico organizzano ogni sabato mattina (fino al 30/06/19) una visita in italiano e una in inglese: un’esperienza davvero unica che di certo vi sorprenderà.

Un mosaicista all'opera | © Ravenna Incoming

Un mosaicista all’opera | © Ravenna Incoming


Non la solita visita: conoscere la vera cucina ravennate

Walk and Taste è la visita organizzata per scoprire la città insieme alle sue tradizioni a tavola. Cosa c’è di meglio che passeggiare assaggiando la piadina, i cappelletti di Ravenna, la ciambella, sorseggiando i vini tipici del territorio? Questa è la visita guidata che dovete scegliere se pensate che non si possa davvero conoscere un territorio finché non si sono assaporati i prodotti locali. Per maggiori informazioni, potete dare un’occhiata a questa pagina di Ravenna Incoming.

Se assaggiare non vi basta, ma avete proprio voglia di mettere le pani in pasta… Beh, c’è la Romagna Cooking Experience con le azdore!

Romagna Cooking Experience | © Ravenna Incoming

Romagna Cooking Experience | © Ravenna Incoming


Ravenna, città dantesca

Se siete appassionati di letteratura, non potete perdervi le visite guidate dedicate al legame profondo che nacque tra Dante e Ravenna negli anni che trascorse in città. Scopri Ravenna prende le mosse proprio dalla Zona del Silenzio per mostrare la città, partendo dalla Basilica di San Francesco, frequentata dal poeta, e dalla Tomba di Dante. Raccontando Dante è invece tra le visite guidate di Ravenna quella che dovete scegliere se volete scoprire proprio tutto sulla sui suoi ultimi anni: in due date (27/04/19 o 25/05/19) una guida esperta vi porterà per le vie del centro alla scoperta dei luoghi legati alla sua storia.

Tomba di Dante (Ravenna)

Tomba di Dante (Ravenna) | Foto © Giacomo Banchelli


Qui avete trovato giusto qualche assaggio, quindi vi consigliamo di consultare la sezione Eventi del sito turismo.ra.it, sempre aggiornata con passeggiate e visite guidate di Ravenna. Tra quelle proposte alcune è possibile prenotarle in anticipo, in particolare quelle organizzate da Ravenna Incoming (date un’occhiata anche al loro sito!).

Bene, ora che siete preparatissimi… vi aspettiamo a Ravenna!

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

Il Paguro di Ravenna: un relitto in fondo al mare

Il Paguro di Ravenna: un relitto in fondo al mare

Quello che oggi può essere considerato il più un importante sito di biologia marina di Ravenna si è costituito in circostanze del tutto imprevedibili. Conoscete la storia del relitto del Paguro?

La piattaforma Paguro venne fatta costruire dall’AGIP tra il 1962 e il 1963 a Porto Corsini. Nacque come piattaforma mobile per la perforazione di pozzi per l’estrazione di gas metano nel mare Adriatico. Nel 1965 fu posizionata sul nuovo sito di PC7 (Porto Corsini 7), ad una dozzina di miglia dalla foce dei Fiumi Uniti. Il 28 settembre 1965 si consumò la tragedia: quando la trivella raggiunse i 2900 metri di profondità, un’improvvisa eruzione di gas causò il cedimento delle pareti del pozzo. A scatenare questo disastro fu l’intaccamento di un giacimento sottostante quello che era interessato dalla perforazione di cui non si conosceva l’esistenza. La piattaforma cedette, avvolta dalle fiamme alimentate dalla fuoriuscita del gas, e il giorno seguente si inabissò in mare. L’incidente costò la vita a tre persone.

Esplosione della piattaforma Paguro (1965, Ravenna) | Wikimedia

Il crollo della piattaforma Paguro (1965, Ravenna) | Wikimedia

 

Il relitto del Paguro, nonostante le tragiche circostanze a cui è legato, negli anni è divenuto una meta di grande interesse per gli appassionati di immersioni e di biologia marina grazie alla grande varietà di flora e fauna che accoglie. Nel 1991 ai resti del relitto sono stati aggiunti nuovi materiali ferrosi provenienti dallo smantellamento di altre piattaforme affinché si integrassero con quelli dell’area. Dal 1995 è attiva l’Associazione Paguro, creata per salvaguardare il sito e regolamentare le immersioni. In anni più recenti, questo reef artificiale è divenuto anche il primo e unico sito marino ad essere nominato Sito d’Interesse Comunitario nella Regione Emilia Romagna.

Oggi la struttura del relitto del Paguro è già dalla zona più alta interamente ricoperto di specie come mitili, ostriche e altri organismi sessili quali i tunicati, i celentenari e i policheti, ad esempio. Sul fondale fangoso c’è una grande presenza di pinna pectinata. La particolarità del sito del relitto del Paguro è quella di ospitare pesci tipici dei fondali rocciosi, altrimenti difficilmente repelibili nella nostra costa. Sono presenti corvine, occhiate, mormore, gronghi, spigole e scorfani neri. Molti anche gli invertebrati mobili, a partire dagli ofiuridi, echinodermi, olotulidi, asteroidi. Diverse sono le varietà di granchi, che talvolta sono difficili da scorgere perché, se fermi, sanno mimetizzarsi benissimo. Presenti anche l’astice, il riccio e la cicala di mare.

Il relitto del Paguro è oggi tra i reef naturali ed artificiali dell’Adriatico al centro del progetto europeo di AdriReef, che ha come scopo quello di incentivarne la valorizzazione con la cosiddetta “economia blu” e di incoraggiare la ricerca scientifica di questi siti.

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

Oasi e valli per immergersi nella natura a Ravenna

Oasi e valli per immergersi nella natura a Ravenna

Il bello di Ravenna è che è la meta ideale per qualsiasi vacanza o gita si voglia organizzare. Siete appassionati di storia e cultura? Benissimo, le proposte della città d’arte sono ricchissime, a cominciare dagli otto monumenti del sito Unesco. Siete alla ricerca di un po’ di sole, mare e relax? 9 lidi costellano 35 chilometri di costa. Siete amanti della natura e delle attività all’aria aperta? Non tutti conoscono le oasi e le valli che circondano la nostra città, paesaggi unici e affascinanti dove immergersi nel verde: meno note delle Pinete, ma non meno suggestive.

I punti di interesse per gli amanti della natura a Ravenna e dintorni sono numerosi, e molti di questi fanno parte dell’area del Parco del Delta del Po, Patrimonio Unesco. Oggi vi portiamo alla scoperta di alcuni di questi luoghi, punti perfetti per godersi una bella giornata di sole a pochi chilometri dal centro della città.

L’Oasi di Boscoforte

L’Oasi di Boscoforte si trova a nord di Ravenna, a circa 30 chilometri. Si tratta di una piccola penisola che si estende per 6 chilometri lungo l’argine sinistro del Reno, circondata dalle acque delle valli di Comacchio. Al suo interno, tra specchi di acqua dolce, canneti, tamerici, pioppi e salici, trovano il posto ideale per nidificare e sostare numerosissime specie di uccelli. Gli amanti del birdwatching possono ammirare facilmente fenicotteri rosa, avocette, volpoche, spatole e il falco di palude. I più fortunati riusciranno ad ammirare anche l’usignolo di fiume o il basettino (ormai molto raro).

L’Oasi di Boscoforte è molto nota anche per la presenza dei numerosi cavalli di razza Camargue che vivono in libertà in questa piccola lingua di terra incontaminata. Poco distante si trova anche NatuRa – Museo di Scienze Naturali Alfredo Brandolini, ricco di collezioni storiche ornitologiche, oltre che collezioni di conchiglie, rettili e mammiferi del territorio ed esotici.

L’accesso è consentito solamente in giornate prestabilite e con visite guidate: è bene organizzarsi se si vuole godere di questa oasi naturale!


Valle Mandriole e l’Oasi del Bardello

Non molto distante dall’Oasi di Boscoforte, costeggiata dal Fiume Lamone si trova Valle Mandriole, detta anche della Canna. Parliamo di una suggestiva valle di 260 ettari dove specchi d’acqua dolce sono circondati da fitti canneti, a nord del bosco allagato di Punte Alberete. Una torre di avvistamento, collocata sul lato sud, permette agli appassionati di ornitologia di osservare l’area dall’alto. Anche qui, le specie interessanti non mancano. La zona è popolata soprattutto da garzaie di aironi europei, ma nidificano anche la folaga, lo svasso maggiore e l’oca selvatica.

Quella che viene chiamata Oasi o Bassa del Bardello è una piccola area a est di Valle Mandriole, che costituisce l’unica parte di prateria sommersa di acqua dolce della zona. In quest’oasi è possibile ammirare tartarughe d’acqua e una flora variegata, dove spiccano il ranuncolo d’acqua e orchidee selvatiche.

L'Oasi del Bardello - Un tuffo nella natura a Ravenna

L’Oasi del Bardello | Foto © Delio Mancini


La Pialassa della Baiona e Prato Barenicolo

La Piallassa della Baiona si trova a soli 10 chilometri da Ravenna, in direzione nord. 1100 ettari di zone umide che, viste dall’altro, formano un mosaico di terra e acqua poco distante dal Mare Adriatico. Il termine “Piallassa” nasce probabilmente dal sistema dinamico lagunare che riceve (“piglia”) e restituisce (“lascia”) l’acqua marina a seconda delle maree. Una scacchiera di specchi d’acqua, dossi e canali artificiali rendono l’aspetto di questo paesaggio davvero unico.

Il Prato Barenicolo è uno dei più affascinanti chiari dell’area: è una piccola prateria salmastra popolata da una ricca vegetazione e molti uccelli, come avocette, cavalieri d’Italia e limicoli. Durante l’alta marea, l’acqua salmastra sommerge il prato, rendendolo inaccessibile.

La laguna può essere raggiunta dalla Pineta di San Vitale. L’ideale è visitarla partecipando ad un’escursione organizzata a piedi, in bicicletta o a bordo di una barchetta.

La Piallassa della Baiona

La Piallassa della Baiona | Foto © Fabrizio Zani


Ortazzo,  Ortazzino e Foce del Bevano    

All’interno della Pineta di Classe, nei pressi della foce del Bevano, le aree denominate dell’Ortazzo e dell’Ortazzino costituiscono il sito costiero che vanta la maggiore biodiversità dell’intero litorale emiliano-romagnolo. La foce di questo torrente è oggi l’ultima foce estuariale meandriforme dell’alto Adriatico che non ha subito interventi e che continua ad evolversi in modo naturale. Quest’area, che si estende per circa 40 ettari, merita di essere visitata perché è testimonianza di come doveva essere la costiera prima che l’uomo intervenisse modificandone l’aspetto.

L’Ortazzo si formò come valle di acqua dolce, ma oggi è contaminata dalla falda salmastra che l’ha reso un ampio stagno costiero, dall’aspetto praticamente incontaminato. Solo durante la bella stagione i punti più bassi si asciugano e si formano vaste distese fangose. Nell’area dell’Ortazzino, a ovest della foce, prati aridi di ginepro e olivello spinoso si alternano ai prati umidi e salmastri, dove svettano dall’acqua giuncheti e salicornieti.

Il sito è l’habitat naturale di numerose specie di uccelli, che si possono trovare nelle fasi di migrazione, svernamento e di nidificazione. In questa zona si possono ammirare anche meravigliosi esemplari di rapaci diurni come le albanelle e l’aquila anatraia maggiore.

L'Ortazzo - Un tuffo nella natura a Ravenna

L’Ortazzo | Foto © Delio Mancini

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Pavoni, colombi e faraone: gli uccelli nei mosaici di Ravenna

Pavoni, colombi e faraone: gli uccelli nei mosaici di Ravenna

Si parla spesso di Ravenna come della città d’arte, dell’antica capitale che racchiude tra le sue porte ancora tutti i segreti del periodo bizantino e che ha saputo affascinare poeti, artisti e cantori… Ma più di rado viene ricordata come meta di interesse naturalistico, anche se le valli limitrofe sono ricche di paesaggi mozzafiato e offrono la possibilità di fare tante attività all’aperto. Tra queste, il birdwatching è una di quelle che contraddistingue il territorio: Ravenna è infatti una nota meta per chi è appassionato dell’osservazione di uccelli, con oltre 310 specie segnalate, di cui 152 nidificanti e 176 svernanti, la cui presenza ha influenzato anche le decorazioni musive dei monumenti del sito Unesco! Moltissime sono infatti le raffigurazioni di uccelli nei mosaici di Ravenna, bellissime e ricche di simbologie: le conoscete già? Ornitologi di tutto il mondo, questo articolo è per voi!

Gli uccelli della Cappella Arcivescovile (o di Sant’Andrea)

La Cappella Arcivescovile è l’ultima paleocristiana ad essere giunta fino a noi integramente: oggi questo piccolo gioiello si trova all’interno del Museo Arcivescovile. È chiamata anche Cappella di Sant’Andrea in quando, intorno alla metà del VI secolo, le reliquie del Santo furono trasferite da Costantinopoli a Ravenna.

Il sacello cruciforme è preceduto da un vestibolo rettangolare molto interessante. L’ordine inferiore è totalmente rivestito in marmo, mentre la parte superiore in mosaico rappresenta un centinaio uccelli differenti, dagli esemplari presenti nei territori limitrofi fino a quelli esotici. Le rappresentazioni degli uccelli sono intervallate da gigli bianchi stilizzati.

Tra i tanti, importante è la presenza di ben 11 faraone e di 8 storni, animali che raramente vengono rappresentati. Non mancano ovviamente pavoni, fagiani (che non erano considerati cacciagione, ma animali da ammirare per la loro bellezza, come i pavoni) e aironi. La volta dorata, decorata con questi bei fiori e con gli uccelli sgargianti, sembra voler alludere alla gioia paradisiaca e inneggiare alla gloria del creato: a questo link potete avere una panoramica della Cappella Arcivescovile.


Le colombe abbeveranti: dal Mausoleo di Galla Placidia a Invader

I più famosi uccelli nei mosaici di Ravenna sono sicuramente le colombe abbeveranti raffigurate nel piccolo Mausoleo di Galla Placidia. Sono sicuramente uno dei più noti simboli di Ravenna, nonché una delle raffigurazioni che restano più impresse a chi scopre la città. Non a caso, un ospite d’eccezione come il famoso artista francese Invader le ha rivisitate, riproponendole in versione street art. In questo articolo raccontavamo di come lo street artist ami “invadere” le città che visitava creando un dialogo tra il suo stile personale e i simboli del luogo.

La colomba è presente anche in altri monumenti come nella Basilica di San Vitale, nella Cappella Arcivescovile e nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Da sempre simbolo dello Spirito Santo, se la colomba è accostata alla fonte può rappresentare anche l’anima del cristiano assetata della grazia divina.


Il bosco incantato dell’abside di Sant’Apollinare in Classe

Sant’Apollinare in Classe, considerato una delle più belle basiliche paleocristiane, colpisce chi lo visita per la decorazione musiva dell’abside, dove il Santo patrono è al centro di un armonioso bosco popolato da numerose specie vegetali, dal gregge sacro e da numerosi uccelli. Molti di questi attori hanno valore figurativo, come gli ulivi, simboli di pace, che toccano il cielo dorato con le loro chiome. Altri, come il pino domestico, hanno un forte legame con il territorio ravennate per l’importanza delle pinete di Classe e di San Vitale.

Tra la vegetazione, sono raffigurati molti uccelli: ci sono colombi, il pollo sultano e il parrocchetto dal collare, fagiani, la coturnice e altri difficilmente identificabili. I pennuti danno colore e dinamismo alla scena, arricchendo il paesaggio e contribuendo all’amenità di questo bosco sacro.


Alla ricerca dei pavoni di Ravenna: da San Vitale alla Classense

Forse meno noto della colomba ma non meno importante, il pavone è davvero molto presente nelle decorazioni musive ravennati. Questo bellissimo animale rappresentava già nelle antiche religioni pagane l’immortalità, in quanto una leggenda voleva che le sue carni non si decomponessero dopo la morte. Questa simbologia fu adottata anche dai cristiani, che la adattarono al concetto di risurrezione e vita eterna.

Vi sfidiamo a cercare tutti i pavoni presenti nella Basilica di San Vitale! Sapreste elencarne alcuni? Alla base di una delle vele dell’abside, dove sono raffigurate molte specie animali e volatili, si distinguono due begli esemplari. A questi se ne aggiungono altri quattro posti alla base dei festoni floreali, dove sono rappresentati poggiati su globi azzurri mentre fanno la ruota. Oltre a quelli sgargianti del soffitto, in San Vitale si possono ammirare pavoni anche nella pavimentazione in mosaico dell’abside e nella lastra dei resti del sacello risalente alla prima metà del V secolo, oltre all’immagine incisa sul sarcofago dell’esarca Isacio.

Il pennuto blu si può trovare anche in altri luoghi della città e, per iniziare la caccia al tesoro, ve ne segnaliamo altri tre: ne potrete ammirare uno alla Biblioteca Classense, nella sala del mosaico, dove è al centro di un bellissimo pavimento del VI secolo; l’ingresso della Cappelleria Inglese, in via Raul Gardini 3, ospita una di queste affascinanti creature in un’opera di mosaico contemporaneo del 1998 di Cesare Vitali; infine, due pavoni sono scolpiti in uno dei pannelli centrali della cattedra eburnea del vescovo Massimiano del VI secolo, il fiore all’occhiello del Museo Arcivescovile.

 


 

Aggiungereste qualcosa a questa lista? Scrivetecelo nei commenti 😉

 

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