La Penisola di Boscoforte: un angolo incontaminato nel Parco del Delta del Po

La Penisola di Boscoforte: un angolo incontaminato nel Parco del Delta del Po

Nel cuore delle valli tra le provincie di Ravenna e Ferrara, all’interno della parte romagnola del Parco del Delta del Po, si trova un angolo di paradiso quasi incontaminato che in pochi conoscono, un lembo di terra battuta dal vento e bagnata dalle calde acque salmastre delle Valli di Comacchio: è la penisola di Boscoforte, un antico cordone dunoso formatosi in epoca etrusca grazie agli elementi della natura di queste zone come l’acqua, la sabbia e il vento.

Oasi di Boscoforte | Foto © Museo NatuRa

Oasi di Boscoforte | Foto © Museo NatuRa

Questo relitto dunale, preservato nella sua wilderness da anni di chiusura al pubblico, “sorge” parallelamente dell’Argine Agosta, la famosa strada panoramica che collega Comacchio ad Anita, una piccola frazione del comune di Argenta.

Tale penisola, un vero unicum nel suo genere, si protende in queste vaste valli per circa 6,5 km in lunghezza, ricoprendo una superficie di circa 250 ettari. Grazie alla presenza canali e di un piccolo specchio di acqua dolce al suo interno, alimentati grazie a un sifone dal fiume Reno (ex Po di Primaro), si è venuto a creare un ecosistema estremamente ricco di biodiversità, tale da permettere la presenza di varie specie vegetali e animali anche assai rare.

Valli di Ravenna Fenicotteri | Foto © Flavio Bianchedi

Valli di Ravenna Fenicotteri | Foto © Flavio Bianchedi

Nell’area abbondano la canna palustre, le tamerici e i salicornieti, in grado di accogliere molte specie di uccelli sia stanziali che migratori, come i maestosi fenicotteri rosa, le volpoche, i cavalieri d’Italia, le avocette, le spatole e tante altre ancora.

Tra i rettili in particolare è possibile scorgere la rara e protetta testuggine palustre europeaEmys orbicularis”. L’incontro forse più suggestivo e inaspettato rimane però quello con i cavalli Camargue Delta, che vagano ormai da molti anni allo stato brado su questo lembo di terra così antico e suggestivo.

Oasi di Boscoforte | Foto © Museo NatuRa

Oasi di Boscoforte | Foto © Museo NatuRa

Altro aspetto da non dimenticare è la storia di questo territorio. Durante il Secondo Conflitto Mondiale, la penisola di Boscoforte fu teatro di sanguinosi combattimenti: per più di 3 mesi qui stazionò il fronte di guerra, culminando nella famosa Battaglia delle Valli.

Proprio su questa penisola era dislocato il distaccamento partigiano “Colonna Wladimiro”, così chiamato dal nome di battaglia del suo comandante, Mario Verlicchi. I ricordi di tali avvenimenti risuonano nelle parole di Batòno, al secolo Elio Ghiberti (classe 1928), residente nella vicina dlocalità di Sant’Alberto che proprio a Boscoforte è vissuto fin da bambino, e ancora oggi è appassionato costruttore di esche e modellini in legno di anatre e barche tradizionali.

A breve sarà nuovamente possibile accedere alla Penisola di Boscoforte con una serie di visite guidate organizzate dal Museo NatuRa di Sant’Alberto, in giornate prestabilite e accompagnati da esperte guide ambientali.


Per maggiori informazioni: 0544 528710
Sito web: www.atlantide.net/natura
Pagina Facebook: @museo.natura

A Pelo d’Acqua – La Discesa dei Fiumi Uniti

A Pelo d’Acqua – La Discesa dei Fiumi Uniti

Trasferitami nel ravennate con mio marito da appena un anno, continuavo a navigare in rete alla ricerca di un’esperienza che mi aiutasse a connettermi col nuovo territorio. È in acqua, con l’acqua e dentro l’acqua che mi sento bene: l’acqua unisce, trasporta. Nei sogni rappresenta l’inconscio, anche quello collettivo delle genti passate, presenti e future, ed era lì che cercavo uno spunto da cui partire per conoscere la mia nuova “casa”.

Fatalità volle che quell’anno (parliamo ormai di oltre due anni fa) per sfruttare appieno la “nuova” vicinanza al mare e all’acqua, io e mio marito comprammo un bel kayak doppio. Un modello assolutamente dozzinale ed economico, col quale fare brevi gite in riviera e nuove esperienze e soprattutto per stare sull’acqua anche fuori stagione, quando ancora i lidi nord sono distese spoglie di sabbia fredda, dall’aspetto inusitatamente selvatico e meditabondo, che in parte mi ricordavano alcune spiagge frequentate da surfisti nelle canarie oceaniche…. Con meno onde, naturalmente!

L’occasione che cercavo arrivò sotto forma di un nome, che è proprio di un fiume ravennate: “Fiumi Uniti”, ovvero la discesa del fiume fino al mare. Mi attrasse proprio questo nome, che credevo fosse lo slogan della mission dell’iniziativa, ovvero unire genti e sport d’acqua minori, quali la canoa, il kayak e il SUP (stand up paddle), ma che era invece (anche) il nome che il corso d’acqua assume all’unione dei fiumi Ronco e Montone dalla chiusa di S. Marco, interessante opera idraulica di interesse storico, fino al suo fluire nell’Adriatico, a Lido di Dante.

La discesa dei fiumi uniti Trail Romagna from medialabstore.it on Vimeo.

L’iniziativa, organizzata da Trail Romagna, si svolge solitamente a metà maggio [anche se l’edizione 2019 è stata rimandata al 9 giugno causa maltempo – ndr], ed è abbinata ad un altro modo unico per avvicinarsi a questo particolare ed affascinante territorio pluvio-Adriatico, ovvero “Capanni Aperti”. Si tratta un’iniziativa dove si può fare una sorta di trekking cultural-gastronomico ospitati da genuini capannisti che con grande ospitalità aprono le porte (e i fornelli) per i fortunati ospiti, che passeranno un pranzo unico in compagnia di nuovi amici. La discesa dei Fiumi Uniti in realtà coinvolge il fiume, i suoi argini e il lido di Dante tutto: si può camminare o pedalare sull’argine, ma soprattutto su può pagaiare coi propri mezzi natanti (o affittare canoe dai gestori dell’iniziativa) per percorsi di 14Km o di soli 4 km, imbragandosi in momenti diversi della discesa del fiume.

Devo dire che per un attimo mi era sembrato che la città e le strade fossero lontanissime, e, scherzando con mio marito, dicevamo “Ecco, ora inizia la discesa del Mekong!”. L’iniziativa vede sempre la partecipazione di diversa gente, persone che spolverano il mezzo acquatico per l’occasione dopo magari anni di inutilizzo in garage, padri con figli piccoli, professori delle superiori con scolaresca di vivaci adolescenti al seguito, donne di mezz’età sole che si cimentano in quest’avventura, kayakisti più esperti che sfrecciano in capofila e poi tanti surfisti da SUP che si spingono sull’acqua in equilibrio sulla loro tavola… insomma, si è a Ravenna, il centro è proprio lì, oltre l’argine erboso, a qualche kilometro in linea d’aria, ma si potrebbe essere in qualunque luogo.

La discesa dei Fiumi Uniti | © Trail Romagna

La discesa dei Fiumi Uniti | © Trail Romagna

La discesa, per chi si cimenta nel più lungo percorso di 14 km, presenterà tante sorprese, che mi rendono ogni volta la giornata memorabile (sono già discesa per due anni di seguito): l’inizio del percorso è selvaggio e frascoso, poi il fiume si allarga e tra la “giungla pluviale” emergono scheletri di vecchie imbarcazioni di legno e capanni coi classici “padelloni”. Spesso la gente saluta e offre cibo a chi sta scendendo il fiume, ricordo per esempio di aver mangiato una bruschetta accompagnata da un bicchiere di frizzante bianco e freschissimo, allungatami direttamente dai capannisti mentre ero in canoa, che mi parvero il cibo migliore del mondo… bhé, dopo ormai tre ore di pagaiata… il tutto accompagnato da un ottuagenario che, vestito di tutto punto, suonava allegramente la sua fisarmonica in riva la fiume rendendo l’esperienza nel suo complesso davvero sorprendente.

Il fiume poi si snoda sotto diversi ponti e viadotti, permettendo di vedere la città da una prospettiva diversa ed avventurosa. L’acqua di solito è calma e il percorso non presenta particolari difficoltà, sicché, dopo avere rotto un po’ il fiato col kayak, ci si inizia a godere il paesaggio che non ti aspetteresti. Il mio scorcio preferito è quando, ormai a pochi metri dalla fine del percorso, si inizia ad intravedere il mare, che in quel tratto è spesso agitato, con alti cavalloni ma, in quella stagione, incredibilmente celeste, in contrasto col verde intenso del fiume. In quel punto, quando ormai l’odore del sale e l’acqua più mossa annunciano l’arrivo al mare, ovvero la fine del percorso, sulla sponda destra si scorge un vecchio porticciolo, con palizzate di legno e barche da pesca di piccole dimensioni ormeggiate un po’ alla rinfusa tra i pontili barcollanti. Assieme ai gabbiani e al vecchio capanno che pare un assembramento casuale di assi appoggiato sull’acqua, quella porzione di argine mi sorprende sempre, mi fa pensare a un vecchio villaggio fantasma di un approdo remoto di un qualche paese orientale inghiottito dalla foresta.

La discesa dei Fiumi Uniti ha la sua festosa conclusione nel parco pubblico di Lido di Dante dove lasagna, saranghina grigliata e birra chiudono in gusto e compagnia quella è stata l’attraversata di Ravenna più inattesa a cui ho partecipato.


A questo link trovate l’evento sul sito di Trail Romagna: l’edizione 2019, che si terrà il 9 giugno, sarà preceduta dalla discesa in bicicletta dell’8 giugno. Trovate tutte le informazioni sul sito!

Lungo il fiume Lamone sulle tracce della storia

Lungo il fiume Lamone sulle tracce della storia

Camminare lungo le rive di un fiume scoprendo i tesori della natura tra antiche leggende, tradizioni secolari e sapori genuini. C’è un modo migliore per salutare l’arrivo della Primavera?

Un percorso lungo il fiume Lamone

Punto di partenza ideale per una gita tra natura e cultura è il Palazzo San Giacomo di Russi. È un edificio quasi millenario che custodisce al suo interno il più vasto ciclo pittorico giunto in Romagna tra Seicento e Settecento. Da qui, costeggiando l’argine destro del Lamone e ammirando la fioritura primaverile delle piante fluviali, si arriva in poco tempo, dopo aver attraversato il corso d’acqua, a Boncellino per poi proseguire verso sud e giungere fino a Faenza. Oppure si può seguire la corrente e giungere a Traversara e poi a Villanova di Bagnacavallo e piano piano arrivare alla foce del Lamone a Marina Romea.

Un percorso in piena sicurezza che attraversa paesaggi naturali di grande fascino e ricchi di storia e cultura.

Gli amanti del buon bere sapranno che siamo nella patria del Bursôn, un vino davvero unico. Perché è unico? Nasce da un’uva identificata un secolo fa dalla famiglia Longanesi e battezzata proprio con il loro nome: Uva Longanesi.

Passeggiata lungo il fiume Lamone | Strade della Romagna

Passeggiata lungo il fiume Lamone | Strade della Romagna

Alla scoperta di un vini e sapori tipici

L’azienda agricola Longanesi Daniele diventa quindi una tappa obbligata per conoscere la storia di quella strana vite abbarbicata a una quercia scoperta nel 1913. Il vino che ne deriva è un vino rosso di grande struttura e sapore, che merita di essere gustato davanti a un buon piatto di carne o un tagliere di salumi e formaggi romagnoli. Il luogo ideale per sperimentare questo connubio di sapori è sicuramente l’agriturismo Celti Centurioni. Dista pochi chilometri e qui si può gustare anche un secondo vino prodotto da un altro vitigno autoctono, l’uva Balsamina.

Per chi ama invece i formaggi il Paradiso a pochi passi è l’azienda agricola “Il Buon Latte” nella vicina San Bernardino di Lugo. Partendo da oltre duecento vacche di razza frisona allevate in più di cento ettari di prati verdi vengono prodotti in regime biologico latte fresco di prima qualità, yogurt e una vasta gamma di formaggi tipici romagnoli, dallo Sqaucquerone al Raviggiolo.

Tra natura e artigianato romagnolo

Oltre ai sapori genuini di un angolo incantevole di Romagna la Primavera è la stagione ideale per scoprire le vegetazioni spontanee della pianura ravennate e il grande patrimonio di biodiversità ambientale e sapere artigiano che vi ruota intorno. Impossibile, quindi, non fare tappa all’Ecomuseo delle Erbe palustri a Villanova di Bagnacavallo, che da oltre trent’anni tutela l’economia e le tradizioni contadine e artigianali del territorio attraverso progetti di turismo lento, consapevole e sostenibile.

Un piccolo tesoro di mare e di terra: il pinolo mediterraneo delle pinete di Ravenna

Un piccolo tesoro di mare e di terra: il pinolo mediterraneo delle pinete di Ravenna

Piccolo, profumato, goloso: il pinolo, in dialetto romagnolo pignôl, è protagonista di un’interessante sagra ospitata ogni anno a Fosso Ghiaia tra fine aprile e inizio maggio.

Un tempo, in questi giorni, migliaia e migliaia di pigne raccolte in autunno venivano distese sulle aie per essere battute con le mazze al fine di aprirle e lasciarne uscire i prelibati frutti tra freschi profumi di resina.

Se oggi le pinete storiche rimaste nel Ravennate sono solo due, quelle di San Vitale e di Classe per un totale di circa 2.030 ettari (a cui si aggiungono altri 600 ettari di pineta demaniale piantati tra fine Ottocento e inizio Novecento lungo la costa), in passato la loro superficie era molto più estesa. I documenti storici datano l’origine delle pinete di pino domestico a Ravenna nel XII secolo.

All’epoca i pinoli delle pinete di Ravenna non erano l’unico tesoro che queste aree verdi offrivano. Dai pini venivano estratti anche la resina, il fumo di resina e la pece greca, usata dagli stampatori per produrre l’inchiostro. Il pinolo, tuttavia, era il frutto più pregiato della pineta in virtù delle sue proprietà salutistiche: considerato un vero elisir per polmoni, reni e vescica, nel Seicento se ne faceva largo uso alimentare e gastronomico.

Pineta di San Vitale a Ravenna | © turismo.ra.it

Pineta di San Vitale a Ravenna | © turismo.ra.it

Per comprendere la sua importanza basti sapere che esisteva una rigida regolamentazione sui tempi di accesso alle pinete e di raccolta del legno e dei frutti spontanei. Nel XVI e XVII secolo, quando i boschi appartenevano alle abbazie ravennati, il popolo aveva solo il diritto di pascolo, oltre a quello di caccia e pesca; lo sfruttamento economico vero e proprio delle pinete era appannaggio esclusivo dei monaci.

I pinoli romagnoli erano considerati già a quei tempi i migliori d’Italia ed erano al centro di un fiorente commercio. L’estensione delle pinete ravennati a fine Settecento era di circa 7.000 ettari. Successivamente, a partire dalla soppressione degli ordini religiosi seguita alla Rivoluzione francese e con l’avanzare di superfici agricole meno dispendiose, c’è stata una riduzione continua della loro superficie.

Ricco di proteine e impreziosito dalle brezze marine, il pinolo è un prodotto che si conserva molto bene e può essere gustato durante tutto l’anno. In cucina i suoi utilizzi sono davvero infiniti. Se già nel Seicento veniva utilizzato per la preparazione di pasticci, polpette e minestre, in primavera il pinolo è un ottimo ingrediente per accompagnare le erbe di campo in golose insalate.

I Pinoli di Ravenna | © romagna.com

I Pinoli di Ravenna | © romagna.com

La torta di pinoli dell’Artusi

Tra le ricette più note a base di questo frutto prelibato c’è la torta con i pinoli di cui Pellegrino Artusi svela la ricetta nel suo libro La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene (ricetta n. 582). “Una torta che alcuni pasticceri vendono a ruba – scrive l’Artusi – e che chi non è pratico di queste cose penserà che l’abbia inventata un dottore della Sorbona”.

Nella ricetta i pinoli sono l’ingrediente essenziale che va ad arricchire un impasto a base di semolino, latte, uova, burro e zucchero. Il risultato è una torta soffice e golosa in cui i pinoli regalano un tocco di rinfrescante aromaticità. Un dessert ideale per un pranzo di primavera che trova un connubio enologico perfetto nei profumi suadenti del Famoso. Il vino suggerito per accompagnarla è lo Strafamoso della Cantina Randi, dove uve stramature di Famoso danno vita a un vino dorato dai profumi fruttati leggermente caramellati e dal sapore dolce e fresco.


La Sagra del Pinolo 2019 del Parco 1° maggio della Pineta di Classe, in via Fosso Ghiaia 1 (RA),  quest’anno si terrà nei giorni 25 aprile, 28 aprile e 1° maggio 2019. A questo link potete trovare maggiori informazioni sull’evento!

Visite guidate ed escursioni per scoprire Ravenna in primavera

Visite guidate ed escursioni per scoprire Ravenna in primavera

Ci sono molti modi per godersi la primavera. Le giornate si allungano, le temperature si alzano, viene voglia di passare più tempo all’aria aperta, di passeggiare per le vie del centro e di scoprire cose nuove. Se avete aperto questo post, siete probabilmente alla ricerca di buoni consigli per visitare Ravenna. Beh, siete nel posto giusto! Qui troverete qualche suggerimento per scegliere tra le tante visite guidate di Ravenna quella che fa per voi. Ce n’è davvero per tutti i gusti, che abbiate voglia di immergevi nella natura o che vogliate approfondire il passato glorioso della città.

Alla scoperta del patrimonio storico-artistico di Ravenna e del suo sito Unesco

Tanto ricco è il patrimonio storico, artistico e archeologico di Ravenna, tante sono le visite ad esso dedicate: sul sito turismo.ra.it troverete numerose offerte che propongono percorsi dedicati alle Tessere di Mosaico e ai principali monumenti del Sito Unesco (come Ravenna Welcome, La Tomba del Re, Visione di Paradiso…). Tra tutte le visite guidate di Ravenna, mi sento di consigliarvi quelle al Parco Archeologico di Classe, a pochi chilometri dalla città, per scoprire i segreti dell’Antico Porto e il nuovo Classis – Museo della Città e del Territorio.


Passeggiate ed escursioni per immergersi nella natura di Ravenna

Ravenna è molto famosa per il suo patrimonio storico e artistico, ma non è solo questo: i territori che la circondano sono ricchi di bellezza, che si tratti delle Pinete o delle valli dove poter fare birdwatching. Questa primavera molte sono le visite guidate e le escursioni organizzate che vi porteranno alla scoperta della natura di Ravenna. Il Museo NatuRa e il Centro Visite Cubo Magico Bevanella, da sempre in prima linea, offrono moltissime possibilità, a partire dal tour delle Valli meridionali di Comacchio alla scoperta dei fenicotteri (sia in bici che in pulmino), fino alle passeggiate alla ricerca delle orchidee selvatiche e dei punti più suggestivi del Parco del Delta del Po. Qui trovate tutti gli apputamenti!

Se volete scegliere sentieri poco battuti, vi consigliamo anche la Passeggiata delle Erbe, un’escursione adatta a tutti per imparare a riconoscere le erbe aromatiche che crescono in natura e scoprire come si possono utilizzare in cucina.

Fenicotteri | © Flavio Bianchedi

Fenicotteri | © Flavio Bianchedi


Scoprire la tecnica del Mosaico

Quasi tutte le visite guidate di Ravenna hanno a che fare con le brillanti tessere dei mosaici che hanno reso questo luogo la capitale italiana di questa antica arte, ma solo con il tour guidato in una vera bottega potete osservare come questa tecnica sia più viva che mai in città. Ravenna Incoming e Koko Mosaico organizzano ogni sabato mattina (fino al 30/06/19) una visita in italiano e una in inglese: un’esperienza davvero unica che di certo vi sorprenderà.

Un mosaicista all'opera | © Ravenna Incoming

Un mosaicista all’opera | © Ravenna Incoming


Non la solita visita: conoscere la vera cucina ravennate

Walk and Taste è la visita organizzata per scoprire la città insieme alle sue tradizioni a tavola. Cosa c’è di meglio che passeggiare assaggiando la piadina, i cappelletti di Ravenna, la ciambella, sorseggiando i vini tipici del territorio? Questa è la visita guidata che dovete scegliere se pensate che non si possa davvero conoscere un territorio finché non si sono assaporati i prodotti locali. Per maggiori informazioni, potete dare un’occhiata a questa pagina di Ravenna Incoming.

Se assaggiare non vi basta, ma avete proprio voglia di mettere le pani in pasta… Beh, c’è la Romagna Cooking Experience con le azdore!

Romagna Cooking Experience | © Ravenna Incoming

Romagna Cooking Experience | © Ravenna Incoming


Ravenna, città dantesca

Se siete appassionati di letteratura, non potete perdervi le visite guidate dedicate al legame profondo che nacque tra Dante e Ravenna negli anni che trascorse in città. Scopri Ravenna prende le mosse proprio dalla Zona del Silenzio per mostrare la città, partendo dalla Basilica di San Francesco, frequentata dal poeta, e dalla Tomba di Dante. Raccontando Dante è invece tra le visite guidate di Ravenna quella che dovete scegliere se volete scoprire proprio tutto sulla sui suoi ultimi anni: in due date (27/04/19 o 25/05/19) una guida esperta vi porterà per le vie del centro alla scoperta dei luoghi legati alla sua storia.

Tomba di Dante (Ravenna)

Tomba di Dante (Ravenna) | Foto © Giacomo Banchelli


Qui avete trovato giusto qualche assaggio, quindi vi consigliamo di consultare la sezione Eventi del sito turismo.ra.it, sempre aggiornata con passeggiate e visite guidate di Ravenna. Tra quelle proposte alcune è possibile prenotarle in anticipo, in particolare quelle organizzate da Ravenna Incoming (date un’occhiata anche al loro sito!).

Bene, ora che siete preparatissimi… vi aspettiamo a Ravenna!

Il Paguro di Ravenna: un relitto in fondo al mare

Il Paguro di Ravenna: un relitto in fondo al mare

Quello che oggi può essere considerato il più un importante sito di biologia marina di Ravenna si è costituito in circostanze del tutto imprevedibili. Conoscete la storia del relitto del Paguro?

La piattaforma Paguro venne fatta costruire dall’AGIP tra il 1962 e il 1963 a Porto Corsini. Nacque come piattaforma mobile per la perforazione di pozzi per l’estrazione di gas metano nel mare Adriatico. Nel 1965 fu posizionata sul nuovo sito di PC7 (Porto Corsini 7), ad una dozzina di miglia dalla foce dei Fiumi Uniti. Il 28 settembre 1965 si consumò la tragedia: quando la trivella raggiunse i 2900 metri di profondità, un’improvvisa eruzione di gas causò il cedimento delle pareti del pozzo. A scatenare questo disastro fu l’intaccamento di un giacimento sottostante quello che era interessato dalla perforazione di cui non si conosceva l’esistenza. La piattaforma cedette, avvolta dalle fiamme alimentate dalla fuoriuscita del gas, e il giorno seguente si inabissò in mare. L’incidente costò la vita a tre persone.

Esplosione della piattaforma Paguro (1965, Ravenna) | Wikimedia

Il crollo della piattaforma Paguro (1965, Ravenna) | Wikimedia

 

Il relitto del Paguro, nonostante le tragiche circostanze a cui è legato, negli anni è divenuto una meta di grande interesse per gli appassionati di immersioni e di biologia marina grazie alla grande varietà di flora e fauna che accoglie. Nel 1991 ai resti del relitto sono stati aggiunti nuovi materiali ferrosi provenienti dallo smantellamento di altre piattaforme affinché si integrassero con quelli dell’area. Dal 1995 è attiva l’Associazione Paguro, creata per salvaguardare il sito e regolamentare le immersioni. In anni più recenti, questo reef artificiale è divenuto anche il primo e unico sito marino ad essere nominato Sito d’Interesse Comunitario nella Regione Emilia Romagna.

Oggi la struttura del relitto del Paguro è già dalla zona più alta interamente ricoperto di specie come mitili, ostriche e altri organismi sessili quali i tunicati, i celentenari e i policheti, ad esempio. Sul fondale fangoso c’è una grande presenza di pinna pectinata. La particolarità del sito del relitto del Paguro è quella di ospitare pesci tipici dei fondali rocciosi, altrimenti difficilmente repelibili nella nostra costa. Sono presenti corvine, occhiate, mormore, gronghi, spigole e scorfani neri. Molti anche gli invertebrati mobili, a partire dagli ofiuridi, echinodermi, olotulidi, asteroidi. Diverse sono le varietà di granchi, che talvolta sono difficili da scorgere perché, se fermi, sanno mimetizzarsi benissimo. Presenti anche l’astice, il riccio e la cicala di mare.

Il relitto del Paguro è oggi tra i reef naturali ed artificiali dell’Adriatico al centro del progetto europeo di AdriReef, che ha come scopo quello di incentivarne la valorizzazione con la cosiddetta “economia blu” e di incoraggiare la ricerca scientifica di questi siti.