Oasi e valli per immergersi nella natura a Ravenna

Oasi e valli per immergersi nella natura a Ravenna

Il bello di Ravenna è che è la meta ideale per qualsiasi vacanza o gita si voglia organizzare. Siete appassionati di storia e cultura? Benissimo, le proposte della città d’arte sono ricchissime, a cominciare dagli otto monumenti del sito Unesco. Siete alla ricerca di un po’ di sole, mare e relax? 9 lidi costellano 35 chilometri di costa. Siete amanti della natura e delle attività all’aria aperta? Non tutti conoscono le oasi e le valli che circondano la nostra città, paesaggi unici e affascinanti dove immergersi nel verde: meno note delle Pinete, ma non meno suggestive.

I punti di interesse per gli amanti della natura a Ravenna e dintorni sono numerosi, e molti di questi fanno parte dell’area del Parco del Delta del Po, Patrimonio Unesco. Oggi vi portiamo alla scoperta di alcuni di questi luoghi, punti perfetti per godersi una bella giornata di sole a pochi chilometri dal centro della città.

L’Oasi di Boscoforte

L’Oasi di Boscoforte si trova a nord di Ravenna, a circa 30 chilometri. Si tratta di una piccola penisola che si estende per 6 chilometri lungo l’argine sinistro del Reno, circondata dalle acque delle valli di Comacchio. Al suo interno, tra specchi di acqua dolce, canneti, tamerici, pioppi e salici, trovano il posto ideale per nidificare e sostare numerosissime specie di uccelli. Gli amanti del birdwatching possono ammirare facilmente fenicotteri rosa, avocette, volpoche, spatole e il falco di palude. I più fortunati riusciranno ad ammirare anche l’usignolo di fiume o il basettino (ormai molto raro).

L’Oasi di Boscoforte è molto nota anche per la presenza dei numerosi cavalli di razza Camargue che vivono in libertà in questa piccola lingua di terra incontaminata. Poco distante si trova anche NatuRa – Museo di Scienze Naturali Alfredo Brandolini, ricco di collezioni storiche ornitologiche, oltre che collezioni di conchiglie, rettili e mammiferi del territorio ed esotici.

L’accesso è consentito solamente in giornate prestabilite e con visite guidate: è bene organizzarsi se si vuole godere di questa oasi naturale!


Valle Mandriole e l’Oasi del Bardello

Non molto distante dall’Oasi di Boscoforte, costeggiata dal Fiume Lamone si trova Valle Mandriole, detta anche della Canna. Parliamo di una suggestiva valle di 260 ettari dove specchi d’acqua dolce sono circondati da fitti canneti, a nord del bosco allagato di Punte Alberete. Una torre di avvistamento, collocata sul lato sud, permette agli appassionati di ornitologia di osservare l’area dall’alto. Anche qui, le specie interessanti non mancano. La zona è popolata soprattutto da garzaie di aironi europei, ma nidificano anche la folaga, lo svasso maggiore e l’oca selvatica.

Quella che viene chiamata Oasi o Bassa del Bardello è una piccola area a est di Valle Mandriole, che costituisce l’unica parte di prateria sommersa di acqua dolce della zona. In quest’oasi è possibile ammirare tartarughe d’acqua e una flora variegata, dove spiccano il ranuncolo d’acqua e orchidee selvatiche.

L'Oasi del Bardello - Un tuffo nella natura a Ravenna

L’Oasi del Bardello | Foto © Delio Mancini


La Pialassa della Baiona e Prato Barenicolo

La Piallassa della Baiona si trova a soli 10 chilometri da Ravenna, in direzione nord. 1100 ettari di zone umide che, viste dall’altro, formano un mosaico di terra e acqua poco distante dal Mare Adriatico. Il termine “Piallassa” nasce probabilmente dal sistema dinamico lagunare che riceve (“piglia”) e restituisce (“lascia”) l’acqua marina a seconda delle maree. Una scacchiera di specchi d’acqua, dossi e canali artificiali rendono l’aspetto di questo paesaggio davvero unico.

Il Prato Barenicolo è uno dei più affascinanti chiari dell’area: è una piccola prateria salmastra popolata da una ricca vegetazione e molti uccelli, come avocette, cavalieri d’Italia e limicoli. Durante l’alta marea, l’acqua salmastra sommerge il prato, rendendolo inaccessibile.

La laguna può essere raggiunta dalla Pineta di San Vitale. L’ideale è visitarla partecipando ad un’escursione organizzata a piedi, in bicicletta o a bordo di una barchetta.

La Piallassa della Baiona

La Piallassa della Baiona | Foto © Fabrizio Zani


Ortazzo,  Ortazzino e Foce del Bevano    

All’interno della Pineta di Classe, nei pressi della foce del Bevano, le aree denominate dell’Ortazzo e dell’Ortazzino costituiscono il sito costiero che vanta la maggiore biodiversità dell’intero litorale emiliano-romagnolo. La foce di questo torrente è oggi l’ultima foce estuariale meandriforme dell’alto Adriatico che non ha subito interventi e che continua ad evolversi in modo naturale. Quest’area, che si estende per circa 40 ettari, merita di essere visitata perché è testimonianza di come doveva essere la costiera prima che l’uomo intervenisse modificandone l’aspetto.

L’Ortazzo si formò come valle di acqua dolce, ma oggi è contaminata dalla falda salmastra che l’ha reso un ampio stagno costiero, dall’aspetto praticamente incontaminato. Solo durante la bella stagione i punti più bassi si asciugano e si formano vaste distese fangose. Nell’area dell’Ortazzino, a ovest della foce, prati aridi di ginepro e olivello spinoso si alternano ai prati umidi e salmastri, dove svettano dall’acqua giuncheti e salicornieti.

Il sito è l’habitat naturale di numerose specie di uccelli, che si possono trovare nelle fasi di migrazione, svernamento e di nidificazione. In questa zona si possono ammirare anche meravigliosi esemplari di rapaci diurni come le albanelle e l’aquila anatraia maggiore.

L'Ortazzo - Un tuffo nella natura a Ravenna

L’Ortazzo | Foto © Delio Mancini

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

Pavoni, colombi e faraone: gli uccelli nei mosaici di Ravenna

Pavoni, colombi e faraone: gli uccelli nei mosaici di Ravenna

Si parla spesso di Ravenna come della città d’arte, dell’antica capitale che racchiude tra le sue porte ancora tutti i segreti del periodo bizantino e che ha saputo affascinare poeti, artisti e cantori… Ma più di rado viene ricordata come meta di interesse naturalistico, anche se le valli limitrofe sono ricche di paesaggi mozzafiato e offrono la possibilità di fare tante attività all’aperto. Tra queste, il birdwatching è una di quelle che contraddistingue il territorio: Ravenna è infatti una nota meta per chi è appassionato dell’osservazione di uccelli, con oltre 310 specie segnalate, di cui 152 nidificanti e 176 svernanti, la cui presenza ha influenzato anche le decorazioni musive dei monumenti del sito Unesco! Moltissime sono infatti le raffigurazioni di uccelli nei mosaici di Ravenna, bellissime e ricche di simbologie: le conoscete già? Ornitologi di tutto il mondo, questo articolo è per voi!

Gli uccelli della Cappella Arcivescovile (o di Sant’Andrea)

La Cappella Arcivescovile è l’ultima paleocristiana ad essere giunta fino a noi integramente: oggi questo piccolo gioiello si trova all’interno del Museo Arcivescovile. È chiamata anche Cappella di Sant’Andrea in quando, intorno alla metà del VI secolo, le reliquie del Santo furono trasferite da Costantinopoli a Ravenna.

Il sacello cruciforme è preceduto da un vestibolo rettangolare molto interessante. L’ordine inferiore è totalmente rivestito in marmo, mentre la parte superiore in mosaico rappresenta un centinaio uccelli differenti, dagli esemplari presenti nei territori limitrofi fino a quelli esotici. Le rappresentazioni degli uccelli sono intervallate da gigli bianchi stilizzati.

Tra i tanti, importante è la presenza di ben 11 faraone e di 8 storni, animali che raramente vengono rappresentati. Non mancano ovviamente pavoni, fagiani (che non erano considerati cacciagione, ma animali da ammirare per la loro bellezza, come i pavoni) e aironi. La volta dorata, decorata con questi bei fiori e con gli uccelli sgargianti, sembra voler alludere alla gioia paradisiaca e inneggiare alla gloria del creato: a questo link potete avere una panoramica della Cappella Arcivescovile.


Le colombe abbeveranti: dal Mausoleo di Galla Placidia a Invader

I più famosi uccelli nei mosaici di Ravenna sono sicuramente le colombe abbeveranti raffigurate nel piccolo Mausoleo di Galla Placidia. Sono sicuramente uno dei più noti simboli di Ravenna, nonché una delle raffigurazioni che restano più impresse a chi scopre la città. Non a caso, un ospite d’eccezione come il famoso artista francese Invader le ha rivisitate, riproponendole in versione street art. In questo articolo raccontavamo di come lo street artist ami “invadere” le città che visitava creando un dialogo tra il suo stile personale e i simboli del luogo.

La colomba è presente anche in altri monumenti come nella Basilica di San Vitale, nella Cappella Arcivescovile e nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Da sempre simbolo dello Spirito Santo, se la colomba è accostata alla fonte può rappresentare anche l’anima del cristiano assetata della grazia divina.


Il bosco incantato dell’abside di Sant’Apollinare in Classe

Sant’Apollinare in Classe, considerato una delle più belle basiliche paleocristiane, colpisce chi lo visita per la decorazione musiva dell’abside, dove il Santo patrono è al centro di un armonioso bosco popolato da numerose specie vegetali, dal gregge sacro e da numerosi uccelli. Molti di questi attori hanno valore figurativo, come gli ulivi, simboli di pace, che toccano il cielo dorato con le loro chiome. Altri, come il pino domestico, hanno un forte legame con il territorio ravennate per l’importanza delle pinete di Classe e di San Vitale.

Tra la vegetazione, sono raffigurati molti uccelli: ci sono colombi, il pollo sultano e il parrocchetto dal collare, fagiani, la coturnice e altri difficilmente identificabili. I pennuti danno colore e dinamismo alla scena, arricchendo il paesaggio e contribuendo all’amenità di questo bosco sacro.


Alla ricerca dei pavoni di Ravenna: da San Vitale alla Classense

Forse meno noto della colomba ma non meno importante, il pavone è davvero molto presente nelle decorazioni musive ravennati. Questo bellissimo animale rappresentava già nelle antiche religioni pagane l’immortalità, in quanto una leggenda voleva che le sue carni non si decomponessero dopo la morte. Questa simbologia fu adottata anche dai cristiani, che la adattarono al concetto di risurrezione e vita eterna.

Vi sfidiamo a cercare tutti i pavoni presenti nella Basilica di San Vitale! Sapreste elencarne alcuni? Alla base di una delle vele dell’abside, dove sono raffigurate molte specie animali e volatili, si distinguono due begli esemplari. A questi se ne aggiungono altri quattro posti alla base dei festoni floreali, dove sono rappresentati poggiati su globi azzurri mentre fanno la ruota. Oltre a quelli sgargianti del soffitto, in San Vitale si possono ammirare pavoni anche nella pavimentazione in mosaico dell’abside e nella lastra dei resti del sacello risalente alla prima metà del V secolo, oltre all’immagine incisa sul sarcofago dell’esarca Isacio.

Il pennuto blu si può trovare anche in altri luoghi della città e, per iniziare la caccia al tesoro, ve ne segnaliamo altri tre: ne potrete ammirare uno alla Biblioteca Classense, nella sala del mosaico, dove è al centro di un bellissimo pavimento del VI secolo; l’ingresso della Cappelleria Inglese, in via Raul Gardini 3, ospita una di queste affascinanti creature in un’opera di mosaico contemporaneo del 1998 di Cesare Vitali; infine, due pavoni sono scolpiti in uno dei pannelli centrali della cattedra eburnea del vescovo Massimiano del VI secolo, il fiore all’occhiello del Museo Arcivescovile.

 


 

Aggiungereste qualcosa a questa lista? Scrivetecelo nei commenti 😉

 

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La Torraccia: l’emblema dell’indissolubile legame tra Ravenna e le sue acque

La Torraccia: l’emblema dell’indissolubile legame tra Ravenna e le sue acque

Immersa nella campagna di Classe, in prossimità della pineta, spicca la cosiddetta Torraccia: un’antica torre di avvistamento. L’edificio, costruito a guardia e difesa del Porto Candiano, sorge a circa tre chilometri dal mare e a uno e mezzo dall’argine dei Fiumi Uniti. La torre, chiamata «Gaetana», in ricordo del legato pontificio Bonifazio Caetani, fu edificata nell’agosto del 1617 e originariamente si ergeva sulla sponda destra del Candiano. Il porto annesso al canale in epoca moderna fu lo snodo marittimo principale di Ravenna e tale rimase fino al 1737, quando si inaugurò un nuovo raccordo col mare nel canale “Corsini”. A quest’ultimo venne poi assegnato l’idronimo “Candiano” tanto era forte, per i cittadini di Ravenna, il legame con il vecchio punto d’approdo.

Alba alla Torraccia

Alba alla Torraccia

Interamente costruita in laterizio, la Torraccia è una struttura a base quadrata della quale si conserva la zona inferiore a larga scarpata e, come sottolinea Gaetano Savini, munita di tre cannoniere al piano terra: una rivolta a mare e due verso la zona anticamente occupata dalla spiaggia. L’edificio è ormai danneggiato alla sommità, ma all’interno ancora si conserva una stretta scala che conduce al piano superiore. Considerata la presenza di questo secondo livello, l’altezza originaria della torre era sicuramente maggiore di quella attuale di circa 13 metri. Come ipotizzato da studi recenti, la sommità probabilmente era dotata di terrazza e merlature.

La Torraccia, utilizzata fino al XVIII secolo, cadde in disuso con la chiusura del canale Candiano. Dapprima fu impiegata come pollaio e stalla, successivamente a fianco alla struttura fu costruita una casa colonica e vennero disposti campi coltivati. Attualmente è raggiungibile solo percorrendo una carraia privata posta sulla via Marabina, la strada che collega Ponte Nuovo a Lido di Dante.

La Torraccia

La Torraccia

La Torraccia è l’emblema dell’indissolubile legame tra Ravenna e le acque che la circondano e, talvolta, la percorrono. Acque stagnati come quelle antiche paludi che oltre a proteggere la città, condizionavano la vita degli abitanti creando un ambiente, come descritto nel V secolo da Sidonio Apollinare, dove «le acque stagnano […] le case crollano e le imbarcazioni si arenano. I vivi muoiono di sete e i morti galleggiano».

Ma la Torraccia ricorda anche quanto l’acqua sia da sempre un bene indispensabile per Ravenna: attraversata da fiumi e canali, fu scalo di commercio marittimo e terrestre fondamentale nell’Adriatico. Percorsi che frammentano e talvolta distruggono, ma allo stesso tempo uniscono fino a divenire vere e proprie vie di comunicazione della nostra città che, proprio dalle acque, affiora.


Se vi è piaciuto questo racconto di Giulia, qui trovate il link al suo articolo sulla Posterula Vincileonisun piccolo varco tra il passato di Ravenna e la nostra quotidianità.

Avete anche voi storie da raccontare sulla nostra città e volete condividerle su #myRavenna? Inviatecele a questo sito: scriviamo insieme questo grande racconto corale!

Sono appassionata d’arte e fortemente legata alla mia città: laureata in Conservazione dei Beni Culturali, lavoro per Ravenna Festival e collaboro con Trail Romagna.

I Giardini di Ravenna: natura, storia, sport e relax!

I Giardini di Ravenna: natura, storia, sport e relax!

La città di Ravenna è ricca di aree verdi, ed è evidente soprattutto se la si guarda dall’alto. I giardini e i parchi sono diversi e hanno caratteristiche e peculiarità differenti, così che ce n’è davvero per tutti i gusti! Sono infatti molto frequentati e apprezzati sia dai ravennati che dai turisti. Che cosa li rende così speciali? Se non li conoscete bene o non li avete ancora visitati, questa piccola guida fa al caso vostro!

I GIARDINI PUBBLICI DI RAVENNA
I giardini pubblici di Ravenna, che si estendono per oltre 3 ettari e mezzo, sono stati inaugurati all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso e sono il primo vero parco Urbano della città. L’area, così vasta, precedentemente era la sede dell’ippodromo e del velodromo ravennati. Il progetto era firmato dall’architetto Arata e il suo nucleo centrale si ispirava molto alla struttura canonica del giardino all’italiana. Il parco è adatto per molte occasioni: ha un bar, molti giochi per bambini, è adatto sia per rilassarsi con un buon libro che per fare attività fisica. L’Associazione Amici della Cardiologia ha infatti collaborato con il Comune creando un’area con attrezzi per fare ginnastica.
Nel 1985 al suo interno è stato inaugurato il Planetario, dove spesso si organizzano conferenze, lezioni, laboratori didattici. La struttura è in possesso di uno strumento in grado di proiettare sulla cupola l’immagine artificiale della volta celeste nelle migliori condizioni di visibilità, grazio al quale si possono osservare le stelle e le costellazioni di entrambi gli emisferi.
Su una delle pareti esterne del Planetario è possibile anche ammirare una grande installazione di mosaico dell’artista Invader, raffigurante lo Spock di Star Treck nell’atto di salutare un alieno venuto ad attaccare la terra. Invader è uno street artist francese di fama internazionale e Ravenna può vantare molte sue opere, sparse in giro per la città.
I giardini pubblici sono aperti dalle 7.30 al tramonto e si trovano tra via Santi Baldini e via Roma, alle spalle del Mar e di Santa Maria in Porto.

La Loggetta Lombardesca dai Giardini pubblici di Ravenna | © retealmagia via Instagram

La Loggetta Lombardesca dai Giardini pubblici di Ravenna | © retealmagia via Instagram

 

IL GIARDINO RASPONI O DELLE ERBE DIMENTICATE
Il Giardino Rasponi o delle erbe dimenticate si trova nel centro della città, in Piazzetta Paolo Serra. La sua posizione lo rende ancora più affascinante perché dal suo interno si gode di una bella vista della cupola del Duomo e del suo bel campanile circolare. Il Giardino è detto delle “erbe dimenticate” perché lì vengono coltivate erbe recuperate dagli antichi ricettari degli speziali oltre che ad erbe più note al giorno d’oggi e presenti nelle ricette della cucina mediterranea.
Il Giardino è aperto dalle 9 alle 12.30, dal lunedì al sabato.

Giardino Rasponi o delle erbe dimenticate | © www.fiori-forchette.com

Giardino Rasponi o delle erbe dimenticate | © www.fiori-forchette.com

 

I GIARDINI DELLA ROCCA BRANCALEONE
Questa grande area verde (di oltre 17.000 mq!) sarà la prediletta degli appassionati di storia e di archeologia, che a Ravenna di certo non mancano. Il parco si estende tra le mura dell’antica fortezza veneziana che gli dà il nome. La Rocca Brancaleone fu costruita a partire dalla metà del XV secolo per rafforzare le difese della città. La zona era infatti utilizzata per gli alloggi delle guarnigioni, per i depositi di derrate, delle armi, e anche per le stalle della cavalleria.
I giardini sono stati aperti negli anni Settanta, e oggi è possibile leggere su dei pannelli didattici sia la storia della Rocca veneziana che descrizioni della flora presente nel parco. È attrezzato con giochi per i bambini e panchine per rilassarsi e ammirare il paesaggio.
I giardini si trovano in via Rocca Brancaleone e sono aperti tutti i giorni, ma gli orari variano di mese in mese. Puoi consultarli qui.

Giardini della Rocca Brancaleone | © www.romagnamania.com

Giardini della Rocca Brancaleone | © www.romagnamania.com

 

PARCO DI TEODORICO
In prossimità di Giardini della Rocca Brancaleone, si estende un’altra immensa area verde: quella del Parco di Teodorico. Il nome si rifà all’importante Mausoleo di Teodorico, uno dei simboli di Ravenna, che si erge al suo interno. Il re in persona volle la costruzione del Mausoleo, avvenuta nel 520 d.C..
L’architetto Boris Podrecca ha progettato i giardini per esaltare la bellezza del monumento e per creare scorci suggestivi dai quali poterlo ammirare. Il parco contiene aree molto differenti tra loro: fare una passeggiata qui è una vera immersione nel verde! Al suo interno si trovano zone alberate, orti conclusi, specchi d’acqua in cui in estate fiorisce il loto, aree per i giochi dei bambini… e anche tartarughe, anatre, pesci, oche!
Il Parco è tra via Pomposa e via delle Industrie ed è aperto tutti i giorni dalle 7.30 del mattino all’ora del tramonto. Gli orari di apertura del Mausoleo di Teodorico potete invece trovarli, insieme ad altre informazioni, qui.

Mausoleo di Teodorico, Ravenna | © www.carnetdevoyage.it

Mausoleo di Teodorico, Ravenna | © www.carnetdevoyage.it

 

I GIARDINI PENSILI DEL PALAZZO DELLA PROVINCIA DI RAVENNA – CRIPTA RASPONI
Nel cuore della città, con accesso da Piazza San Francesco, ci sono i giardini pensili del Palazzo della Provincia. Il giardino, molto curato, ha al suo centro una grande fontana che rende l’ambiente ancora più armonioso. Tra la vegetazione svetta una torretta neogotica, sulla quale si può salire per accedere al belvedere da cui ammirare sia Piazza San Francesco che il giardino dall’alto.
L’ingresso è a pagamento (il prezzo intero è di soli 2 euro, e sono previste riduzioni) e permette di far visita anche alla suggestiva Cripta Rasponi, che costituiste il più antico nucleo conservatosi del complesso di Palazzo Rasponi. Risale probabilmente alla fine del Settecento e in realtà non fu mai utilizzato come sepoltura della famiglia. Al suo interno, particolarmente interessante è l’antica pavimentazione in mosaico, forse proveniente dalla chiesa di San Severo a Classe (VI sec.).
Per maggiori informazioni e per gli orari, potete guardare qui.

Giardini pensili del palazzo della Provincia e Cripta Rasponi | © www.criptarasponi.it

Giardini pensili del palazzo della Provincia e Cripta Rasponi | © www.criptarasponi.it

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Guida sentimentale ai prodotti e ai piatti tipici di Ravenna

Guida sentimentale ai prodotti e ai piatti tipici di Ravenna

La tradizione enogastronomica romagnola è ricchissima, e chi vive o visita Ravenna può confermare che la nostra città ne è un’ottima rappresentante! I prodotti e i piatti tipici sono numerosi e vengono apprezzati in tutta Italia: la piadina, ad esempio, è l’ambasciatrice numero 1 della buona cucina romagnola!

Le sagre e le feste in onore della nostra cucina tipica sono tante. Oggi, ad esempio, inizierà la sedicesima edizione di GiovinBacco, Sangiovese in festa che si tiene dal 26 al 28 ottobre a Ravenna, tra piazze e palazzi. Questa manifestazione vuole celebrare i migliori prodotti del territorio, il mangiar bene e lo slow food: in mostra (e nei calici) ci saranno i vini delle cantine di Romagna, i prodotti della terra, street food di qualità, piadine, formaggi e tanto altro ancora!

Insomma, se si dice che pânza pïna us rasòna mej, un motivo ci sarà… No? Ecco una piccola guida (sentimentale) ad alcuni dei piatti tipici di Ravenna e dei prodotti del suo territorio!

I Cappelletti Romagnoli

Quando si pensa all’oro di Ravenna forse la prima cosa che viene in mente sono i mosaici, ma i veri intenditori faranno un pensiero anche a un bel piatto di cappelletti nel brodo fumante. La tipica pasta all’uovo, a differenza degli omonimi cappelletti emiliani e dei tortellini bolognesi, qui dalle nostre parti viene tradizionalmente riempita con formaggi e servita in brodo di cappone, talvolta con il ragù. A Natale non possono mancare in tavola, ma sanno scaldare il cuore in ogni occasione e soddisfare ogni palato.

I Cappelletti Romagnoli | © Travel Emilia Romagna

I Cappelletti Romagnoli | © Travel Emilia Romagna


I Passatelli

Sicuramente mancheranno tanti piatti della tradizione in questa lista (impossibile parlare di tutti!), ma non si poteva evitare di citare i passatelli. Un impasto di uova, formaggio, pane raffermo grattugiato, e noce moscata, viene “schiacciato” con un attrezzo apposito chiamato “il ferro da passatelli” o, quando manca, con uno schiacciapatate a fori grossi. Sono serviti in brodo e sono un piatto tipico dei giorni di festa.


Il Castrato di Romagna

Il castrato (Castrébrasula ‘d castrè) è il tipico piatto di carne di Ravenna: con questo termine si indica solitamente il maschio ovino castrato e le carni che se ne ricavano. Questi animali vengono allevati al pascolo e nutriti con erbe fresche, granaglie e cereali. Solitamente questa carne viene marinata con sale, aglio e rosmarino e cotta in graticola su braci. Infine può essere servita semplicemente con olio d’oliva e limone, oppure in umido con lo scalogno. Molto appetitose sono anche le costolette di castrato, impanate con farina, uova sbattute, pangrattato, parmigiano grattugiato e fritte in abbondante olio d’oliva o alla griglia.


Le Cozze di Marina di Ravenna

Ogni città di mare che si rispetti ha una tradizione culinaria legata al pescato, ma poche possono vantare cozze ottime come quelle di Marina di Ravenna. Quelle di questa località vengono considerate selvatiche e cresce in alto mare. Per raccoglierla, i pescatori devono immergersi per 10/15 metri, e a volte addirittura fino a 25!
Anche le vongole sono presenti in buone quantità, e si possono gustare come le cozze: alla marinara o in guazzetto. Per gli amanti dei piatti di pesce, ottimo è anche il pesce azzurro, sempre pescato fresco.

Le cozze di Marina di Ravenna | © emiliaromagnaturismo.it

Le cozze di Marina di Ravenna | © emiliaromagnaturismo.it


La Piadina Romagnola

La piadina a Ravenna è famosa per essere più alta e soffice rispetto a quella cucinata in altre zone della Romagna, dove è servita più sottile e croccante. Ha origini antiche, ma non certe, e la sua ricetta è davvero semplicissima: si consuma sia farcita, in mille vesti, che come companatico da accompagnare alle varie portate.
Giovanni Pascoli la definiva addirittura «il pane, anzi il cibo nazionale dei Romagnoli». La più famosa? Quella allo squacquerone e rucola. La più “artistica”? Quella in mosaico di Silvia Naddeo, intitolata Romagna Pride ed esposta al MAR – Museo d’Arte della Città di Ravenna.

Romagna Pride di Silvia Naddeo | ©Pinterest

Romagna Pride di Silvia Naddeo, esposta al MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna | © Pinterest


Lo Squacquerone di Romagna

Lo Squacquerone è il formaggio tipico del territorio ravennate ed è tradizionalmente consumato con la piadina. Ha origini rurali ed è una variante dello storico formaggio raviggiolo, da cui si differenzia per salatura e maturazione. Molle, tenero e senza crosta, è ottenuto da latte vaccino intero e va consumato fresco. Che sia 100% romagnolo lo dice anche la commissione Europea: lo Squacquerone di Romagna è D.O.P., ovvero di Denominazione Origine Protetta!


I Pinoli

Ogni primavera, a Fosso Ghiaia, una sagra lo celebra: il pinolo delle pinete dell’area circostante Ravenna è da molto tempo uno dei simboli della città, nonché uno dei migliori in Italia. Nel Settecento si era creata una piccola economia intorno alla sua raccolta, e i piccoli semi erano esaltati per i loro effetti medicamentosi.
La raccolta dei pinoli iniziava in ottobre, e in primavera le pigne si stendevano sulle aie delle pinete di San Vitale e Classe, dove erano battute con delle mazze. Poi, grazie al calore del sole e dei falò, le pigne si aprivano lasciando cadere i pinoli, diffondendo nell’aria il tipico odore aromatico e resinoso.

I Pinoli di Ravenna | © romagna.com

I Pinoli di Ravenna | © romagna.com


Lo Scalogno

Dal 1997 il nostro Scalogno di Romagna è I.G.P., a Indicazione Geografica Protetta, si distingue da tutte le altre varietà coltivate in Italia e all’estero. Si tratta di una cipolla della specie “Allium Ascalonicum”. Ha una particolare forma a fiaschetto, la buccia coriacea e un colore bruno rossastro molto vivace. È coltivato senza l’utilizzo di trattamenti e concimi chimici. La zona di produzione principale del prodotto è a Riolo Terme.
Viene utilizzato come base nella preparazione di moltissimi piatti della nostra tradizione: salse, sughi, zuppe, soffritti, ripieni, farciture… Difficile che un ravennate ne faccia a meno quando si mette ai fornelli!

Scalogno di Romagna | © imolafaenza.it

Scalogno di Romagna | © imolafaenza.it


La Pesca Nettarina di Romagna

Anche le pesche nettarine di Romagna hanno l’I.G.P.! Nate dall’incrocio di diverse tipologie a polpa gialla e bianca, sono tra le prime varietà di pesche ad aver ottenuto questo riconoscimento in Europa. La provincia di Ravenna è da sempre stata all’avanguardia per quanto riguarda la floricoltura, anche a livello industriale. I primi impianti a frutteto di pescheti soprattutto, ma anche di altra frutta, iniziarono a essere coltivati intorno a Massa Lombarda verso la fine dell’Ottocento.
La nettarina è anche nota come “pesca noce” e si distingue per la sua buccia molto liscia e compatta. Cosa le rende speciali? Sono ricche di vitamina C e potassio, e hanno una buona presenza di ß carotene e provitamina A. Sono il miglior spuntino della bella stagione!


Gli Asparagi di Pineta

L’Asparago di Ravenna nasce spontaneamente nelle sue pinete, e fino alla metà del secolo scorso era raccolto dai cosiddetti “pinaroli”. Al giorno d’oggi viene però coltivato anche in serra e nei campi, grazie a un progetto di recupero e valorizzazione dei prodotti del territorio.
Ci sono due tipi principali di asparago: il “San Vitale” (Asparagus tenuifolius), più fine e delicato, e il “Bardello” (Asparagus marittimus), rustico e dal gusto pungente. Vengono consumati sia lessati e conditi con olio e limone, oppure utilizzati per ottimi primi piatti, frittate e torte salate.

Asparagi Selvatici di Pineta © auserravenna.it

Asparagi Selvatici di Pineta © auserravenna.it


Il Sale di Cervia

A poco più di 20 chilometri da Ravenna, si trova una delle produzioni più antiche di tutta Italia: le saline di Cervia sono infatti attive da oltre 2000 anni e il loro sale è utilizzato in tutta Italia. In antichità era preziosissimo perché permetteva la conservazione dei cibi, al punto che venne usato anche come moneta: ai tempi di Augusto era il “salario” per il pagamento dei soldati!

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ItineRA, festa del cammino consapevole: Orienta-menti

ItineRA, festa del cammino consapevole: Orienta-menti

Dopo il successo della prima edizione, torna ItineRA dal 29 settembre al 14 ottobre. La festa del cammino consapevole è promossa e organizzata da Trail Romagna in compartecipazione con il Comune di Ravenna. Per quindici giorni fra le vie e le aree verdi di Ravenna e dintorni, cittadini e turisti sono invitati alla riscoperta di itinerari laterali e interdisciplinari atti a corroborare una visione inedita della città dove storia, cultura, arte, gastronomia e ambiente si intersecano, arricchendo di nuovi percorsi una mappa già fitta ma in continua espansione. Trait d’union della rassegna è, naturalmente, il cammino declinato e interpretato da ItineRA a seconda delle più svariate necessità: da salutare attività sportiva a privilegiato strumento cognitivo, da motivo d’incontro e condivisione a occasione di riscoperta psicofisica, da atto estetico a intimo percorso spirituale.

Come nella precedente edizione, la rassegna si articola in numerosi eventi, conversazioni, passeggiate e incontri dedicati alla rieducazione al cammino, sotto la guida di qualificati istruttori di Nordic Walking Fitwalking. Ad aprire il secondo appuntamento con ItineRA è una passeggiata tutta ravennate sulle evanescenti orme di Dora Markus, musa montaliana il cui ricordo ancora oggi anima di suggestioni la diga foranea di Marina di Ravenna. Rigorosamente ravennati sono anche la Darsena Urban Walk, passeggiata attraverso il sensibile segmento della Darsena di Città che dall’inconscio urbanistico sta lentamente riappropriandosi di una rigenerata e stratificata identità, e il pellegrinaggio dalla solitaria e suggestiva Torre del Candiano (Turrazza) alla Basilica di Santa Maria in Porto, sulle tracce misteriose della Madonna Greca che ancora oggi costituisce un inscindibile legame con l’Oriente.

Darsena Urban Walk | Foto © Trail Romagna

Darsena Urban Walk | Foto © Trail Romagna

A rimarcare il valore spirituale del cammino, intervengono la passeggiata meditativa nella selvaggia penisola di Boscoforte, fra i canneti e i silenzi delle Valli di Comacchio santalbertesi, e un corposo itinerario culturale e antropologico dedicato ai santuari naturali e artificiali della città, alla riscoperta della Pinete e dei principali monasteri, come San Giovanni Evangelista, San Vitale e Classe dentro le mura. I Monasteri saranno anche al centro di un incontro interdisciplinare con il saggista Maurizio Pallante e il monaco Camaldolese Natale Brescianini, che abbraccia filosofia, economia e spiritualità per esplorare il nesso fra monachesimo ed economia sostenibile.

Anche quest’anno, numerosi sono gli incontri promossi da ItineRA con personalità legate al mondo della cultura, dello sport, dell’arte, della gastronomia: lo scrittore e giornalista per Tuttosport Andrea Schiavone, il condirettore della rivista ‘Correre’ Daniele Menarini si confronteranno sul tema del racconto e della visione, con incursioni nel cinema dedicato “all’andare a piedi”. Il Priore Generale dei Monaci Camaldolesi Alessandro Barban terrà assieme a Don Claudio Ciccillo e a Franco Chiarini di ChefToChef un incontro dedicato all’alimentazione sostenibile, alla fine del quale sarà possibile partecipare a una cena solidale presso la Fraternità di San Damiano.

Franco Masotti intraprenderà un sorprendente percorso su quegli artisti – da Campana a Long, passando per Herzog, Cage e Sebald – che hanno fatto del cammino una vera e propria pratica estetica, linfa stessa della loro arte.Lo scrittore Davide Comunale ci guiderà lungo la Magna Via Francigena siciliana, mentre Nicolò Giraldi e Andrea Mattei presenteranno i rispettivi nuovi volumi per Ediciclo (il primo, un drammatico viaggio nella memoria della migrazione dimenticata lungo il confine orientale italiano, mentre il secondo un vademecum sull’arte di fare lo zaino). Infine lo scrittore Fabio Fiori, già collaboratore di Rai Radio Tre e diversi quotidiani e riviste, presenterà il suo Erba buona, ricettario di un girovago, dedicato alle erbe commestibili che chiunque può trovare lungo il proprio cammino.

Questo e molto altro all’interno di una rassegna che, giunta al suo secondo appuntamento, sceglie di approfondire quanto già affrontato lo scorso anno, e di porre dunque con forza il cammino al centro del dibattito culturale e creativo, al fine di costruire percorsi multimediali partendo dal più semplice e spontaneo dei gesti.

Per scoprire il ricco calendario di ItineRa, vi invitiamo a consultare il programma e seguirci su www.trailromagna.eu. Nel sito troverete tutti gli approfondimenti e, in fondo a ogni evento, un form dedicato all’iscrizione.

 

Passione per la natura, il movimento e la gioia di stare insieme. Questo, e molto altro, è Trail Romagna