Le Caterine: storia e ricetta dei biscotti tradizionali di Ravenna

Le Caterine: storia e ricetta dei biscotti tradizionali di Ravenna

Come da tradizione, ogni anno a Ravenna il giorno di Santa Caterina (25 novembre) vengono preparati dei biscotti buonissimi. Sono le Caterine, piccole prelibatezze a forma di bambolina, gallina o gallo, molto amate da grandi e piccini per la loro dolcezza e la simpatica forma.

Ricoperti di cioccolato e decorati con zuccherini e glassa, vengono tradizionalmente regalati ai più piccoli. Se il biscotto a forma di donnina è un omaggio alla Santa; le galline, invece, vogliono essere di buon auspicio per una vita florida mentre i galli essere simbolo di rinascita e nuovo inizio.

La tradizione riguarda solo il centro della città e la sua origine è alquanto incerta. D’altronde, come spesso accade nella storia di Ravenna, anche dei semplici biscotti come le Caterine hanno una leggenda.
Si narra, infatti, che un pasticcere e una giovane sarta innamorati, fossero ostacolati nei loro incontri dalla famiglia di lei. Fu così che lui, per trovare il modo di ricordarle i sentimenti che provava nei suoi confronti, ideò un biscotto a forma di bambola per sorprenderla e rincuorarla.

Ma c’è molto di più…
Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, a cui i biscotti sono dedicati, è patrona delle sarte, degli studenti, dei filosofi, dei mugnai, dei ceramisti e dei lavoratori dell’industria cartaia… Praticamente di una città intera!
Il 25 novembre si ricorda il suo tremendo martirio ma, dal 1999, è diventato grazie all’ONU un giorno ancora più importante. Lo stesso giorno infatti viene commemorato anche come La Giornata Internazionale Contro La Violenza Sulle Donne.

Le caterine | © fabievale.blogspot.com

Le Caterine | © fabievale.blogspot.com

La ricetta dei biscotti è molto semplice. Ecco gli ingredienti che servono per preparare 6 porzioni :

• 500 gr. di farina bianca
• 100 gr. di burro fuso
• 200 gr. di zucchero
• 2 uova intere
• 1 bustina di lievito per dolci
• scorza di limone grattugiata
• granella di zucchero, palline colorate e d’argento, cioccolatini colorati, glassa per dolci.

Preparazione:

Amalgamate bene lo zucchero e le uova, dopodiché aggiungete il burro fuso e la scorza grattugiata del limone e procedete nell’impasto. Unite la farina e il lievito setacciati e amalgamate il tutto sino a ottenere un composto liscio e omogeneo. 
Coprite l’impasto e lasciate riposare per una 20 minuti in frigorifero, mentre preriscaldate il forno a 180 C°.
Stendete l’impasto con il matterello sino a ottenere la pasta di uno spessore di circa 1 cm. Da questo ricavate le figure desiderate con un coltello o, se le avete, con delle formine.
Coprite una teglia coperta con carta da forno e disponete le figurine. Procedete decorandole a piacimento con glassa, granella di zucchero, piccoli cioccolatini colorati o perline commestibili.
Infornate e fate cuocere per circa 10- 12 minuti sino a raggiungere la doratura. Lasciate raffreddare i biscotti prima di consumarli.

Lo staff di Ravenna Tourism spera che vi divertiate a cucinare e a decorare le vostre Caterine, ma soprattutto vi augura di condividerle con chi più amate!

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

Il mostro di Ravenna: una storia da brividi

Il mostro di Ravenna: una storia da brividi

La storia di Ravenna è costellata di racconti popolari e leggende, e alcuni sono più misteriosi di altri. La storia che vi vogliamo raccontare oggi inizia l’8 marzo 1512. Da una monaca e da un frate nasce una creatura mostruosa: frutto di un amore illecito e presagio di cattiva sorte.

Una testimonianza dell’epoca dipinge un “quadretto” a dir poco raccapricciante: pare che il cosiddetto mostro di Ravenna avesse la testa enorme, un corno in fronte e una bocca esagerata. Una delle due gambe, quella dall’aspetto più “umano”, aveva un occhio nel ginocchio, mentre quella più bestiale era pelosa come la zampa del diavolo. Sul petto, tre lettere: Y X V. «Mai homo se recorda simile cosa».

Si riferì la notizia al Papa Giulio II, che ordinò che venisse subito abbandonato nel bosco: ne facesse Dio quello che riteneva più giusto. Intanto, però, la notizia dilagò: tutti ne parlavano, tutti ne volevano sapere qualcosa. La storia si arricchì di dettagli: il mostro di Ravenna sembrava sempre più spaventoso.

Nel XVI secolo le persone erano molto superstiziose, e questa nascita venne interpretata come una punizione divina, nonché come segno di un’imminente disgrazia.

Il mostro di Ravenna | © diravenna.it

Il mostro di Ravenna | © diravenna.it

La tragedia non tardò ad arrivare: l’11 aprile del 1512 Gaston de Foix, alla guida dell’esercito francese e degli estensi, attaccò le truppe della Lega Santa nei pressi della nostra città. Questa terribile giornata è ricordata come la battaglia di Ravenna, una delle più sanguinose della Guerra della Lega di Cambrai, ricordata anche da Ludovico Ariosto per i suoi effetti devastanti. Viene ancora oggi ricordata perché fu una delle prime occasioni in cui vennero utilizzati gli efficaci e terribili cannoni di Alfonso d’Este: era l’inizio di una svolta epocale che segnò per sempre la storia della guerra e dell’uomo.

Ravenna dichiarò la resa senza condizioni ai francesi e agli Este, che vinsero la battaglia, ma fu comunque brutalmente saccheggiata e depredata. La leggenda si insinua anche in questa triste pagina della nostra storia: sembra che, per le strade della città ferita, il mostro di Ravenna si aggirasse ridendo sguaiatamente… La mefistofelica creatura godeva della sofferenza della città che l’aveva mandata a morire!

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La vera storia di Ravenna raccontata da Dario Fo

La vera storia di Ravenna raccontata da Dario Fo

C’è chi dice che a volte le favole siano importanti quanto la Storia vera, e anche io penso sia così. Non si può prescindere dalla veridicità delle fonti storiche per conoscere il nostro passato, ma anche le fiabe e le leggende contribuiscono al racconto di ciò che è accaduto. La Storia non è solo ciò che è successo, ma anche il ricordo che ne viene tramandato.

Questo lo sapeva bene anche un grande giullare che amava molto la nostra città e che ne divenne anche cittadino onorario. Di chi sto parlando? Di Dario Fo, ovviamente! Artista poliedrico, si lasciò ispirare dal forte fascino dell’antica capitale bizantina e dalle sue leggende… E alla vigilia del XXI secolo diede alle stampe un bel libro illustrato, emblematicamente intitolato La vera storia di Ravenna.

Ad avvicinare Fo a Ravenna è stata la collaborazione che strinse con l’Accademia di Belle Arti della città tra il ’98 e il ’99. Era un periodo molto particolare: lui fresco fresco di Nobel, l’ABA in procinto di trasferirsi alla Loggetta Lombardesca per fare posto al MAR. L’artista collabora con gli studenti per la realizzazione di briose tende da mare variopinte, alla maniera di una volta. Si rivela un successo: i soldi raccolti con la vendita finanziano attività didattiche dei ragazzi.

Intanto, l’amore è sbocciato: Dario Fo di Ravenna è fortemente entusiasta:

Ravenna può esibire avvenimenti e situazioni uniche e irripetibili, tali da far schiattare di meraviglia ogni abitante di questo mondo, specie se giapponese.

Il lavoro su La vera storia di Ravenna è così che nasce: spontaneamente, con slancio e gioia, ammirazione e senso di appartenenza. L’artista inizia il suo racconto coinvolgendo gli allievi dell’Accademia nella realizzazione di grandi tavole pittoriche dal forte impatto visivo, che dovevano servire anche come invito ai giovani e meno giovani di Ravenna perché ricominciassero a ritrarre la loro città. Fo dipinge, in piedi, con un bastone su cui ha fissato il pennello, come fanno i pittori di scena.

Dario Fo dipinge | © accademiaravenna.net

Dario Fo dipinge | © accademiaravenna.net

Il libro si struttura in brevi capitoletti corredati da vivacissime immagini (sono oltre 150!), dove la storia della Ravenna romana e bizantina viene ripercorsa passo passo, da quando ancora era un insieme di isole, attraverso i fatti salienti, le storie popolari e le leggende. Il titolo è provocatorio:

Tirate a secco quelle storie, le ho ben sbattute in soluzione di lisciva e ve le vado a riproporre, cercando di divertire il lettore e magari anche di scandalizzarlo fino a una salutare indignazione, proprio a partire dal titolo. In questo mondo di sonno collettivo da rintronati, un sussulto con fremito ogni tanto non ci sta male!

I grandi protagonisti del nostro passato sono raccontati attraverso aneddoti poco noti, che Fo ha trovato grazie a un’attenta ricerca bibliografica. Per fare qualche esempio… L’imperatore Onorio, fratello di Galla Placidia, aveva una gallina di nome Roma che amava immensamente, più di sua moglie e di Roma stessa. La portava sempre con sé, e non permetteva a nessuno di prenderlo in giro. Rifugiatosi a Ravenna con la corte, iniziò a temere che qualcuno potesse volergli rubare il suo amatissimo volatile per mangiarselo, visto che con le tempeste e le mareggiate la città si trovava di fatto isolata. Allora fece addestrare un cane che la proteggesse e per un po’ la cosa funzionò… Fintanto che non fu lo stesso cane a cibarsene! Disperato, per vendicare l’onta subita e il gran dolore lo infilzò con la spada e lo fece arrostire: venne servito infarcito di gallina.

Grande attenzione viene dedicata anche all’imperatrice Galla Placidia: la sua biografia è costellata di episodi e avventure, e fu messa alla prova dalla sorte svariate volte. «Sarebbe la storia ideale per costruire un dramma romanzesco – dice Fo -, una soap-opera da 100 puntate minimo». Non mancano nemmeno le leggende che la riguardano! Pare che, in seguito al tentativo di usurpazione di Giovanni Primicerio, quando Galla dovette lanciare l’attacco dell’esercito per riprendersi il trono di Ravenna, il comandante Ardaburio ebbe una guida d’eccezione… Un angelo! La leggenda narra che fu un angelo a indicare il cammino giusto da seguire ai bizantini, tra le sabbie mobili e acquitrini invalicabili, così che Galla poté riottenere la corona imperiale.

Galla Placidia ritratta da Dario Fo

Galla Placidia ritratta da Dario Fo

Il narratore Fo di certo non poteva omettere la leggenda della morte dell’Imperatore Teodorico. Diverse sono le versioni, e una è più fantasiosa dell’altra! Una di queste vuole che l’Ostrogoto, in groppa al suo fidato destriero, si trovasse sulla cima di un vulcano, l’Etna o lo Stromboli. Il cavallo, impazzito senza motivo, si sarebbe gettato nel cratere infuocato, trascinando con sé il disgraziato re imprecante. Un’altra, racconta di un Teodorico ormai triste, depresso, roso dai sensi di colpa. I suoi cuochi cercavano sempre di tirarlo su con deliziosi manicaretti, finché…

Steso su un vassoio molto grande viene portato in sala da pranzo un grosso pesce rosato pronto per essere servito a tavola. La bocca del pesce si spalanca  e fra i suoi denti appare la testa di un uomo: è quella del senatore Simmaco! Il re, qualche giorno prima, aveva ordinato che gli fosse mozzato il capo, e quindi gettato a mare.
A Teodorico sfugge un urlo di raccapriccio, trema, poi spalanca gli occhi e la bocca in una terrificante smorfia. Si rovescia in avanti verso il pesce e si ritrova faccia a faccia con il capo mozzo del senatore. Entrambi morti stecchiti.

Le fiabe e le leggende, gli aneddoti curiosi e le bizzarrie segrete dei personaggi della nostra storia riescono ad essere sempre più memorabili che i fatti realmente accaduti… Almeno per me. Sarà che hanno a che fare con un immaginario fantasioso, folle, surreale, in grado di aggrapparsi a sogni e incubi, risultando più verosimile del verosimile.

Se questi pochi esempi vi hanno incuriosito, sono sicura che La vera storia di Ravenna di Dario Fo ha per voi in serbo tante sorprese! Sulla pagina Facebook di Ravenna Tourism (a questo link), c’è disponibile anche un video-racconto di Fo sulla sua storia di Ravenna. Enjoy!


#myRavenna. Be inspired è il video contest che vuole valorizzare la città di Ravenna come fonte di ispirazione. Avete tempo fino al 30 novembre per partecipare al concorso! Basta girare un breve video lasciandosi ispirare dalla città oppure dalla mostra del MAR ?War is over e dal Guidarello Guidarelli e la sua leggenda.In palio ci sono ricchi premi in denaro!

SCARICA IL REGOLAMENTO (.pdf)
Regolamento completo anche su: www.turismo.ra.it | www.mar.ra.it | www.laboratoriaperti.it | www.comune.ra.it 

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

Droctulfo, difensore di Ravenna: la storia che ha ispirato Borges

Droctulfo, difensore di Ravenna: la storia che ha ispirato Borges

Vicino al Battistero degli Ariani c’è un muro molto particolare, terminante in tre grandi cuspidi con croci e ornamenti in marmo, che si distingue dalle altre mura di Ravenna (di cui abbiamo già parlato qui e qui). In molti lo hanno visto, ma non tutti ne conoscono il nome: viene detto il Muro di Droctulfo.

Secondo lo storico ravennate Agnello (IX secolo d.C.), in quest’area aveva vissuto Droctulfo, un cavaliere di origini longobarde del VI secolo, noto per la sua particolarissima storia. Oggi non si sa quanto del muro sia originale, e quanto sia stato aggiunto in epoche successive, ma resta la certezza del sito.

Ma cosa rende così speciale questo Droctulfo? 

Il muro di Droctulfo | © www.edificistoriciravenna.it

Il muro di Droctulfo | © www.edificistoriciravenna.it

Aveva origine sveva o alamanna e in gioventù fu schiavo presso la corte del re longobardo Alboino. Nonostante questo, divenne duca longobardo per i suoi grandi meriti. Nel 572 la svolta che lo rese celebre: durante la guerra tra il suo popolo e i Bizantini per la conquista dell’Italia, disertò i suoi e si mise a combattere a fianco dei ravennati per la difesa della città.

Non si sa il motivo di questa scelta, ma lo storico Paolo Diacono ipotizzò che il cambio di bandiera avvenne per vendicare lo stato di prigionia subito da giovane. Da allora, Droctulfo visse e combatté sempre a fianco dei Bizantini e si distinse in imprese importanti, come la liberazione di Classe. Morì lontano da Ravenna ma, per sua stessa richiesta, fu sepolto qui.

Fu celebrato con tutti gli onori e la sua tomba collocata a fianco del martire Vitale. Gli fu dedicato un bellissimo epitaffio, lodato per la sua qualità letteraria da Benedetto Croce e che ha ispirato un racconto del grandissimo Jorge Luis Borges

Jorge Luis Borges | © www.cultora.it

Jorge Luis Borges | © www.cultora.it

Il racconto dello scrittore argentino si intitola Storia del guerriero e della prigioniera e oggi si può trovare nella raccolta L’Aleph. Borges rielabora la storia del guerriero Droctulfo, difensore “per caso” di Ravenna, raccontando il colpo di fulmine che provò per la città. Eccone un breve brano:

Vede un insieme che è molteplice senza disordine; vede una città, un organismo fatto di statue, di templi, di giardini, di case, di gradini, di vasi, di capitelli, di spazi regolari e aperti. Nessuna di quelle opere, è vero, lo impressiona per la sua bellezza; lo toccano come oggi si toccherebbe un meccanismo complesso, il cui fine ignoriamo, ma nel cui disegno si scorgesse un’intelligenza immortale. Forse gli basta. vedere un solo arco, con un’incomprensibile iscrizione in eterne lettere romane. Bruscamente, lo acceca e lo trasforma questa rivelazione: la Città. Sa che in essa egli sarà un cane, un bambino, e che non potrà mai capirla, ma sa anche ch’essa vale più dei suoi dèi e della fede giurata e di tutte le paludi di Germania. Droctulft abbandona i suoi e combatte per Ravenna.

Non c’è niente da fare: non si può aggiungere niente di più efficace di quanto non abbia già scritto Borges, autentico genio della parola. Del racconto potete leggere alcuni stralci qui, mentre in questo video ne potete ascoltare una lettura in lingua originale:


#myRavenna. Be inspired è il video contest che vuole valorizzare la città di Ravenna come fonte di ispirazione. Avete tempo fino al 30 novembre per partecipare al concorso! Basta girare un breve video lasciandosi ispirare dalla città oppure dalla mostra del MAR ?War is over e dal Guidarello Guidarelli e la sua leggenda.In palio ci sono ricchi premi in denaro!

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?War is over: una mostra tra sogni e incubi

?War is over: una mostra tra sogni e incubi

Dopo ogni guerra
c’è chi deve ripulire.
In fondo un po’ d’ordine
da solo non si fa.
[…]
Non è fotogenico,
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono già partite
per un’altra guerra.

Wisława Szymborska

?War is over – Arte e conflitti tra mito e contemporaneità è la mostra che quest’autunno è stata organizzata dal MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna. Inaugurata il 6 ottobre, in occasione della Notte d’Oro 2018, chiuderà i battenti il 13 gennaio 2019. L’esposizione è ricca di opere di arte contemporanea, e i riflettori sono puntati sui grandi nomi degli artisti ospitati. Per farne giusto alcuni dei più “chiacchierati”, si possono ammirare opere di Picasso e di De Chirico, della Abramović, di Jan Fabre Andy Warhol, di Christo

Questa è una mostra molto forte e piuttosto complicata. Non tanto perché sia di difficile comprensione, ma perché è molto coinvolgente dal punto di vista emotivo: il percorso di ogni visitatore sarà diverso, e trovo quindi inutile stilare una lista di “cose da non perdere”. Preferisco raccontarvi alcune delle opere che hanno colpito me, nella speranza di invogliarvi ad andare a scoprire di persona le emozioni che vi aspettano. Già il titolo della mostra è di per sé emblematico: ?War is over è una domanda che si maschera da affermazione.

Qui di seguito trovate una galleria con alcune opere che sono stata felice di aver scoperto:

  • La prima è un’opera del 2013 di Alfredo Jaar e ritrae Lucio Fontana nel 1946, al suo ritorno dall’Argentina, dove si era rifugiato durante la guerra. L’artista italiano cammina tra quelle che erano le mura del suo studio a Milano, ridotto in macerie con i bombardamenti. Jaar, fuggito dalla dittatura di Pinochet nel 1982, utilizza l’arte come strumento di riflessione e denuncia politica: anche la gigantografia in mostra vuole rappresentare il riscatto culturale di un artista che può ancora ergersi sulle rovine della guerra nonostante ciò che ha perso. Vicino alla grande stampa, in mostra c’è anche un’opera in ceramica di Fontana, intitolata Battaglia. Le ceramiche, poco note rispetto ai tagli che l’hanno reso celebre, sicuramente meritano attenzione.

 

  • L’opera Senza titolo degli italiani Perino & Vele, che lavorano spesso con la tecnica della cartapesta, colpisce innanzitutto per la sua grandezza. Un grande sacco cela al suo interno una sfera, che grazie al sottotitolo si scopre essere un Mappamondo intrappolato. Il mondo, offeso nella sua cecità, è stato colpito da una scarica di proiettili. Ho trovato significativo l’utilizzo di quotidiani nella sua realizzazione. Le testate utilizzate? “Il Mattino”, “La Gazzetta dello Sport”, “Italia Oggi”, “Il Sole 24 Ore”.

 

  • Non conoscevo Pino Pascali prima di visitare ?War is over, e la sua Bomba a mano mi ha davvero commosso. L’arma si fa Diario quando l’artista, trovando una vera bomba a mano inesplosa, decide di svuotarne il contenuto e di riempirla nuovamente con qualcosa di intimo e personale: un messaggio. Dice: “il 24-1-67 ho ricaricato la bomba con questo biglietto. | Pascali | l’ho riverniciata oggi con smalto verde di cadmio”. Pascali ha notevolmente contribuito a dare importanza internazionale al movimento dell’Arte Povera, di cui fanno parte anche altre opere in mostra.

 

  • La Fucilazione in campagna è stata datata dal suo autore Renato Guttuso al 1939, anche se forse venne dipinta l’anno precedente. Il quadro è stato composto pensando alla fucilazione del poeta Federico García Lorca ad opera dai franchisti, avvenuta nel 1936 durante la guerra civile spagnola. Per  non correre il rischio di essere censurato dai fascisti, Guttuso lasciò credere che rappresentasse un delitto di mafia. La Fucilazione è una dei primi memorabili risultati artistici del pittore e del suo “realismo lirico”.

 

  • Emilio Isgrò immagina un mondo senza più né nomi, né confini, perché le guerre non debbano più esistere: Weltanschauung, “visione del mondo”, è quasi un’utopia cartografica. L’opera consiste in dodici tavole di carte geografiche di epoca prussiana alle quali sono stati cancellati i nomi con il colore nero. Lo spazio, privato dei suoi toponimi, viene restituito alla pace. Questa tecnica ha reso celebre l’artista: Isgrò iniziò le prime opere di “cancellatura” nel 1964, quando aveva dichiarato morta la parola.

 

  • Andy Warhol non ha certo bisogno di presentazioni, ma alla ?War is over sono esposte due opere meno “pop” di quelle che si vedono di solito. Due sono le serigrafie esposte, entrambe intitolate Sedia elettricaLo strumento di morte è reso con colori saturi e vivaci, come se la foto fosse destinata ad essere usata per una pubblicità,: il risultato visivo è straniante e molto sgradevole. La spettacolarizzazione della morte qui va di pari passo con la critica alla pena capitale in America, molto viva negli anni Settanta quando le serigrafie sono state realizzate.
Marzia Migliore, Pier Paolo Pasolini | © www.theartstack.com

Marzia Migliore, Pier Paolo Pasolini | © theartstack.com

?War is over è un percorso tra sogni di libertà, desideri atavici di pace e un unico incubo ricorrente: la guerra che non finisce mai. Questa mostra non vi deluderà!


Se ancora non avete visitato ?War is over, sarà utile sapere che la mostra è oggetto di una delle sezioni del video contest #myRavenna. Be inspired: avete tempo fino al 30 novembre per partecipare al concorso! Basta lasciarsi ispirare dalle opere in mostra o dal Guidarello Guidarelli e la sua leggenda e girare un breve video. In palio ci sono ricchi premi in denaro!

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Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

#myRavenna. Be Inspired: un video contest per raccontare la città

#myRavenna. Be Inspired: un video contest per raccontare la città

C’è un modo di misurare la bellezza di una città? Non sempre basta enumerare la quantità di monumenti, o ripercorrere i secoli della sua storia e delle sue proprie tradizioni, o sapere il numero di visitatori che accoglie ogni anno. La bellezza non ha criteri certi e standardizzati di valutazione, non si possono avere risposte univoche. Forse, però, c’è il modo di cogliere quale sia l’energia vitale di una città, e sta nella forza ispiratrice che suscita in chi la vive e in chi la visita.

Il video contest #myRavenna. Be inspired sarà inaugurato in occasione della Notte d’Oro e vuole celebrare proprio la capacità di ispirare e suggestionare che la città di Ravenna ha dimostrato di avere nel corso dei secoli e ancora oggi. In cosa consiste? Tutti sono invitati ad inviare entro il 30 novembre un breve video di circa 30 secondi (massimo massimo 90) che abbia per oggetto la mostra al Mar ?War is Over – Arte e conflitti tra mito e contemporaneità e la statua di Guidarello Guidarelli oppure la città di Ravenna in se stessa, quali fonti di ispirazione in chi vi fa visita. Le opere verranno pubblicate sulla pagina YouTube di Ravenna Tourism e quelle che la giuria incaricata stabilirà essere le migliori tre di ciascuna categoria saranno premiate il 14 dicembre 2018.

SCARICA IL REGOLAMENTO (.pdf)

Per chi è interessato a partecipare, forse sarà utile prendere esempio da chi già ha prodotto opere e pensieri in onore della nostra città, ripercorrendo brevemente alcuni esempi di passi della tradizione poetica antica e recente. Molti di voi sicuramente avranno già avuto modo di conoscere i luoghi che hanno influenzato l’opera dantesca, come la pineta di Classe, ma conoscete altri poeti e scrittori che hanno scritto ispirandosi a Ravenna?

Per iniziare, si potrebbe fare l’esempio della statua del Guidarello che, protagonista di una delle sezioni del contest #myRavenna, lo è stato anche di una poesia di Gabriele D’Annunzio: l’eccentrico abruzzese si appella a Ravenna, città la cui sera è «gravida di potenze» e «tragica d’ombre» mentre, altrove, è una «glauca notte rutilante d’oro».

La lastra tombale di Guidarello Guidarelli | © Wikimedia

La lastra tombale di Guidarello Guidarelli | © Wikimedia

Oggi come un tempo, la città è conosciuta anche per i suoi monumenti funebri, e già Boccaccio scriveva che Ravenna «è quasi un generale sepolcro di santissimi corpi, né niuna parte in essa si calca dove su per reverendissime ceneri non si vada». La presenza di sepolture notevoli come quella di Dante, del Mausoleo di Teodorico e di quello di Galla Placidia, hanno una certa potenza fascinatrice perché ci testimoniano momenti importanti della storia italiana.

Anche Oscar Wilde, che dedicò alla città visitata nel 1877 la lunga poesia Ravenna, dedicò ai sepolcri ravennati più di un verso, con attenzione particolare al tumulo dantesco, «porto di pace», al quale si recò con estrema reverenza: «le tue ceneri Ravenna guarda: puoi dormire in pace».

[…] È nelle tombe

Solitarie ove riposano i Grandi del Tempo

Un incantesimo possente, che suscita nel cuore

Dei mortali sogni di gesta magnanime e forti.

La meraviglia di Wilde non si fermò al sepolcro dantesco: nel testo, lo sguardo curioso dell’irlandese indaga le tracce indelebili dell’antica storia della città, delle sue «glorie passate», e anche i segni recenti del passaggio dello stimato Lord Byron.

George Byron soggiornò infatti qualche anno tra le nostre mura, e amò molto la città: innamorato di Teresa Gamba, che aveva conosciuto a Venezia, venne la prima volta a Ravenna nel 1819, soggiornando all’albergo Imperiale (oggi Biblioteca Oriani!). Negli anni che trascorse qui scrisse molto e si dedicò ad escursioni a cavallo nella Pineta di Classe e in quella di San Vitale, che gli ispirarono più di un pensiero poetico:

… Dolce ora del crepuscolo!…nella solitudine della Pineta…

sulle rive silenziose cui circoscrive l’immemorabile foresta di

Ravenna che copre quel suolo dove un tempo ruggirono le

onde dell’Adriatico, fino ai luoghi in cui sorgeva l’ultima

fortezza dei Cesari; foresta sempre verde che rendono sacre per

me le pagine di Boccaccio e i canti di Dryden, oh! quanto io

ho amato l’ora del crepuscolo e te!

Anche il poeta romagnolo Giovanni Pascoli, che ha sempre avuto un occhio di riguardo al mondo vegetale e rurale, non ha perso l’occasione di cantare nella poesia Romagna la suggestione dell’«antica selva […] sul mar che trema / per grida atroci e melodie sante»: la “cinta” arborea di Ravenna si integra alla memoria storica della città, perché è lì che il poeta immagina “agitarsi” al chiaro di luna il poema dantesco.

Oltre alla memoria storica e al suo paesaggio, molti poeti e scrittori sono stati ispirati anche dai mosaici di Ravenna, che rendono la città famosa in tutto il mondo e che per Pasolini erano un incredibile «tappeto orientale». Per Marguerite Yourcenar nelle tessere variopinte risiede uno dei segreti della bellezza della città:

Uno dei segreti di Ravenna sta in questo confinare dell’immobilità con la velocità suprema: essa conduce alla vertigine. Il secondo segreto di Ravenna è quello dell’ascesa al profondo, l’enigma del Nadir. Letteralmente, i personaggi dei mosaici sono minati: hanno scavato in se stessi enormi caverne nelle quali raccolgono Dio.

Di esempi ne sono stati fatti tanti, e molti altri potrebbero essere riportati, ma bastino questi: non serve aggiungere altro per chiarire quale sia stata la forza ispiratrice che ha mosso la composizione di queste parole. Il video contest #myRavenna. Be inspired, infatti, nasce per questo: non vogliamo accontentarci del racconto e delle testimonianze del passato, perché Ravenna continua ad ispirarci ogni giorno… E noi oggi la vogliamo vedere anche con i vostri occhi!

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Regolamento completo anche su: www.turismo.ra.it | www.mar.ra.it | www.laboratoriaperti.it | www.comune.ra.it 

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