La Ravenna di Lord Byron, il più eccentrico degli inglesi

La Ravenna di Lord Byron, il più eccentrico degli inglesi

Per gli appassionati di letteratura e storia che, quando viaggiano, amano ripercorrere le tracce dei più grandi poeti e scrittori, Ravenna offre diverse possibilità. Oggi è soprattutto nota per essere una delle “capitali” dantesche, ma la città si presta anche a chi vuole avvicinarsi al poeta più eccentrico della letteratura inglese, che soggiornò a lungo tra queste mura. Avete capito chi sarà il protagonista di questo post? Ecco la storia di Lord Byron a Ravenna!

George Gordon Noel Byron (1788 – 1824) ebbe una vita molto avventurosa. Nato a Londra da una famiglia nobile, ebbe modo di viaggiare fin da giovanissimo: il suo animo irrequieto e la sua curiosità lo portarono alla scoperta dell’Europa. Ahhh, i bei tempi del grand tour!
Per la prima volta arrivò in Italia nel 1816, dove si creò la fama di essere un grande amatore. Delle tante donne che frequentò, quella che ebbe più a cuore fu la bella ravennate Teresa Gamba Guiccioli. Si conobbero nel 1819 a Venezia, in primavera, nel salotto della Contessa Benzoni. Fu amore a prima vista. Teresa era già sposata con Alessandro Guiccioli, un conte di oltre quarant’anni più vecchio, ma questo matrimonio combinato non impedì i due giovani innamorati di lasciarsi andare al sentimento. Il 9 giugno 1819 fu la prima volta di Lord Byron a Ravenna, dove si recò per poter stare vicino alla sua amata Teresa.

Lord Byron | © Wikimedia

Lord Byron | © Wikimedia

A Ravenna, dove ormai era diventato l’amante ufficiale e riconosciuto della contessina, Byron trascorse alcuni anni felici. L’influenza di Teresa rese questo soggiorno tra i periodi più sereni della sua vita, anche se non mancò l’avventura. Qui infatti, grazie alla conoscenza di Pietro Gamba, fratello dell’amata, si avvicinò alla setta dei Carbonari, di cui sposò la causa. Quando nel 1821 Guiccioli, il marito di Teresa, lo denunciò, dovette lasciare velocemente Ravenna per raggiungere prima Pisa e poi Livorno, fintantoché, nel 1823, Byron lasciò definitivamente l’Italia (e Teresa). Andò in Grecia per prendere parte alla guerra d’indipendenza dove, l’anno successivo, trovò la morte.

In due anni di permanenza a Ravenna Byron compose quattro grandi opere drammaturgiche: Caino, Marin Faliero, Sardanapalo e I due Foscari, più alcuni brani del Don Giovanni, la Profezia di Dante e il Lamento del Tasso. Oltre a questi, molti frammenti e poesie testimoniano la sua permanenza nel nostro territorio. Di Ravenna, in una lettera del 1819, scriveva:

Ravenna conserva forse del vecchio stile italiano più di qualsiasi altra città. Resta fuori dai tragitti dei viaggiatori e dei soldati e quindi quello stile si è mantenuto originale. La gente fa molto l’amore e assassina ogni tanto. Governa il dipartimento un cardinal legato […] al quale sono stato presentato e che mi ha raccontato qualche aneddoto curioso del passato, su Alfieri e su altri.

Teresa Gamba Guiccioli ritratta da Giuseppe Fagnani (dettaglio) | © finestresullarte.it

Teresa Gamba Guiccioli ritratta da Giuseppe Fagnani (dettaglio) | © finestresullarte.it


Se volete ripercorrere le sue tracce, ecco qui qualche consiglio per andare alla riscoperta dei luoghi di Lord Byron a Ravenna: da quelli che ha vissuto e frequentato, a quelli che hanno ispirato i suoi componimenti.

La Biblioteca Oriani e Palazzo Guiccioli

Se volete visitare i luoghi dove soggiornò Lord Byron a Ravenna, potete partire dalla Biblioteca Oriani. Anche se oggi Casa Rizzetti non esiste più, è qui che sorgeva l’Albergo Imperiale dove il poeta soggiornò durante la sua prima visita a Ravenna nel 1819. Si trovava nel vero cuore della città: a due passi da Piazza San Francesco e dalla Tomba di Dante, dove passava ogni giorno in cerca di ispirazione poetica.

Palazzo Guiccioli (via Conte di Cavour 54) dimora di Alessandro Guiccioli e Teresa Gamba, divenne presto anche la casa ravennate di Lord Byron. Al poeta, una volta divenuto amante ufficiale della contessa, vennero affittati gli appartamenti del primo piano di quel prestigioso palazzo. Questo edificio, quando saranno finiti i lavori di ristrutturazione tuttora in corso, diventerà sede della Byron Society e verrà allestito un Museo in sua memoria, dove sarà possibile ammirare preziosi cimeli del poeta.

I busti di Teresa Gamba Guiccioli e Lord Byron, oggi alla Biblioteca Classense | © finestresullarte.it

I busti di Teresa Gamba Guiccioli e Lord Byron, oggi alla Biblioteca Classense | © finestresullarte.it


Le Pinete di San Vitale e di Classe

Negli anni che trascorse qui, Lord Byron amava trascorrere molto tempo negli affascinanti paesaggi naturali nei dintorni di Ravenna. Soprattutto, frequentemente si dedicava ad escursioni a cavallo nella Pineta di Classe e in quella di San Vitale, che gli ispirarono più di un pensiero poetico:

… Dolce ora del crepuscolo!…nella solitudine della Pineta…
sulle rive silenziose cui circoscrive l’immemorabile foresta di
Ravenna che copre quel suolo dove un tempo ruggirono le
onde dell’Adriatico, fino ai luoghi in cui sorgeva l’ultima
fortezza dei Cesari; foresta sempre verde che rendono sacre per
me le pagine di Boccaccio e i canti di Dryden, oh! quanto io
ho amato l’ora del crepuscolo e te!

La Pineta di Classe (Ravenna)

La Pineta di Classe


Palazzo Cavalli

In via Salara 40, dimora del Conte Cavalli, nel 1820 si tenne una delle feste a cui Byron non mancava mai di farsi notare. Grande conoscitore delle raffinatezze della mondanità, sapeva sempre come attirare l’attenzione. Quell’occasione passò alla storia perché, quando fu introdotto come il cavalier servente della bella Teresa Gamba, il poeta fece il suo ingresso accompagnato da sette domestici, nove cavalli, tre pavoni, due gatti, un mastino e un’oca.


La Tomba di Dante

Come poteva, un poeta della sua levatura, non lasciarsi affascinare dalla presenza della sepoltura dantesca? Byron si lasciò ispirare dal ricordo del Sommo Poeta italiano, a cui dedicò molte riflessioni. Nel 1820 si cimentò anche nella traduzione dell’episodio infernale di Paolo e Francesca, forse la coppia di amanti più celebre dell’intera Commedia, la cui storia è profondamente legata al territorio romagnolo.

Questo passo testimonia la devozione che la Tomba di Dante suscitava in Byron, ogni volta che vi passava davanti:

Io passo ogni giorno dove giacciono le ossa di Dante: una
piccola cupola più forbuta che solenne protegge le sue ceneri,
ma è la tomba del bardo, non la colonna del guerriero che quivi
è venerata: tempo verrà in cui, subendo entrambe la stessa

sorte, il trofeo del conquistatore e il volume del poeta
scompariranno nella notte che copre i canti e le guerre anteriori alla
morte del Pelide e alla nascita di Omero.

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

5 cose da non perdere a Ravenna

5 cose da non perdere a Ravenna

Ravenna, siamo tutti d’accordo, offre molti spunti a chi la visita. Questa città al confine tra la costa adriatica e le oasi e le pinete del Parco del Delta del Po è ricca di beni artistici di inestimabile valore, siti e reperti storici per andare alla scoperta del nostro passato, bellezza e ispirazione. Tra le tante storie e meraviglie da scoprire in città, abbiamo provato a stilare una lista delle 5 cose assolutamente da non perdere a Ravenna quando la si visita. Sono sicuramente tra le più amate dai viaggiatori e dagli abitanti perché rappresentano bene l’anima unica della nostra città.

Gli otto monumenti del Sito Unesco

Tra le cose da non perdere a Ravenna sicuramente spiccano gli otto monumenti del Sito Unesco, proclamati nel 1996 Patrimonio dell’Umanità. Questi monumenti paleocristiani testimoniano un periodo importante della storia europea, e soprattutto sono una finestra sul glorioso passato di Ravenna, tre volte capitale tra il V e il VII secolo: dell’Impero Romano d’Occidente, del Regno Goto di Teodorico, dell’Impero Bizantino. Il Mausoleo di Galla Placidia, il Battistero Neoniano e quello degli Ariani, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo e di Sant’Apollinare in Classe, la Cappella Arcivescovile di Sant’Andrea, la maestosa Basilica di San Vitale e l’imponente Mausoleo di Teodorico sono autentiche finestre sul passato che riusciranno a strabiliarvi, e che difficilmente dimenticherete.


La Tomba di Dante

Grande vanto di Ravenna è custodire le spoglie del più grande poeta della letteratura italiana, Dante Alighieri: da non perdere assolutamente. La Tomba di Dante, costruita tra il 1780 e il 1782, fu progettata da Camillo Morigia in stile neoclassico, con il proposito di conferire nobiltà e decoro alla sepoltura dantesca, fino ad allora ospitata all’interno di una semplice cappella. Le spoglie del poeta, come abbiamo raccontato in questo post, sono state nascoste a lungo e rivenute casualmente solamente nel 1865, quando furono spostate nella sepoltura ufficiale. La Tomba si trova nella Zona del Silenzio, nel cuore della città, dove la presenza delle spoglie dantesche ispirano grande solennità.

Tomba di Dante (Ravenna)

Tomba di Dante (Ravenna) | Foto © Giacomo Banchelli


Il Parco Archeologico di Classe e Classis – Museo della Città e del Territorio

Il nuovo museo di Cassis Ravenna – Museo della Città e del Territorio ha recentemente arricchito il percorso del Parco Archeologico di Classe, costituito dalla Basilica di Sant’Apollinare in Classe e dall’Antico Porto. Se quest’ultimo è ciò che resta di uno dei principali scali portuali del mondo romano e bizantino, presso il museo di Classis sono ammirabili oltre 600 reperti originali che, insieme a ricostruzioni e filmati, ripercorrono la storia di Ravenna dalle origini etrusco-umbre all’Alto Medioevo.

Classis - Museo della Città e del Territorio | © RavennAntica

Classis – Museo della Città e del Territorio | © RavennAntica


La collezione di Mosaici Contemporanei del MAR

Ravenna è giustamente nota come la capitale del mosaico, antico e contemporaneo. Quest’arte è ancora ben viva nelle botteghe della città e nei suoi musei. La più importante collezione di mosaici contemporanei si trova oggi al MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna. Al piano terra della Loggetta Lombardesca si possono ammirare opere dei più importanti artisti italiani e internazionali. Tra questi, sono presenti anche alcune collaborazioni tra artisti figurativi e mosaicisti, come l’opera qui sotto, Le coq blue, realizzata da Antonio Rocchi sul disegno preparatorio di Marc Chagall.

Le coq blue di March Chagall e Antonio Rocchi | © mosaicoravenna.it

Le coq blue di March Chagall e Antonio Rocchi | © mosaicoravenna.it


La Cripta della Basilica di San Francesco

In Piazza San Francesco, nel cuore di Ravenna, si trova la grande Basilica che dà il nome alla piazza. Nel Trecento era frequentata anche da Dante Alighieri, di cui in questo luogo furono celebrati anche i riti funebri. Vale la pena di essere visitata soprattutto per poter ammirare la sua suggestiva Cripta: pensata per ospitare le spoglie del vescovo Neone, oggi risulta allagata a causa della subsidenza, e nelle sue acque brillano alcuni pesci rossi.

La Cripta della Basilica di San Francesco, Ravenna | © edificistoriciravenna.it

La Cripta della Basilica di San Francesco, Ravenna | © edificistoriciravenna.it

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Mito e storia di Stefano Pelloni, il “Passator Cortese” di Romagna

Mito e storia di Stefano Pelloni, il “Passator Cortese” di Romagna

Tra le tante leggende del territorio di Ravenna, sicuramente quella del “Robin Hood” di Romagna ha il suo gran fascino. Il mito del Passator Cortese è stato raccontato da numerosi libri, canzoni popolari, persino dal poeta Giovanni Pascoli, da un film e da una serie televisiva. Dietro alla figura di questo personaggio romanzesco, però, si nasconde la storia di un temibile brigante, che si macchiò dei più efferati crimini.

Stefano Pelloni nacque nel 1824 al Boncellino, una frazione di Bagnacavallo. Il suo singolare pseudonimo ha origine nel mestiere che la sua famiglia faceva da generazioni, ossia quello di traghettare le persone da una parte all’altra del fiume Lamone. Pare che la predisposizione ad una vita violenta l’avesse già nel DNA: viso truce, sguardo arcigno, si avviò alla carriera criminale fin da giovanissimo. Il primo colpo lo fece a soli 18 anni, quando rubò alcuni fucili a danno di braccianti. Prese parte alle ruberie che alcune squadre di malviventi organizzavano nelle campagne di Ravenna, Lugo, Faenza, dove estorcevano sotto minaccia denari e beni alimentari. Venne arrestato per la prima volta il 10 ottobre 1843 a Russi, ma riuscì ad evadere in un solo mese (cosa che, successivamente, avvenne senza difficoltà altre volte).

Viveva in clandestinità e aveva una banda tutta sua, con la quale si dava a furti e omicidi. Fra il 1847 e il 1851 si affiancarono e avvicendarono nella squadra del Passatore una settantina di scagnozzi, che lo accompagnavano nelle sue missioni criminali. Oltre alle rapine di strada, aveva un modus operandi tutto suo: entrando in un paese, per prima cosa si preoccupavano di mettere fuori gioco i rappresentanti della giustizia. Dopodiché, si recavano nei caffè, nei teatri, nei ristoranti o nelle sale da ballo, ossia nei luoghi dove si riunivano le persone più facoltose della zona. Sequestrati i signorotti, si facevano accompagnare presso le loro abitazioni, dove la squadraccia dava il via alle danze. Quando non era rimasto più niente di valore, i briganti si disperdevano con il loro bottino, pronti a prendere di mira una nuova cittadina. Il suo agire era spinto soprattutto dal desiderio di rivalsa nei confronti dei benestanti e dal proposito di vendicarsi di chi collaborava con la giustizia per acciuffarlo.

Un fotogramma del film Il Passatore (1947), regia di Duilio Coletti | © ffdl.it

Un fotogramma del film Il Passatore (1947), regia di Duilio Coletti | © ffdl.it

Come nacque i mito del Passator Cortese

Il Passatore fu ucciso il 23 marzo 1851, ancora molto giovane, nei pressi di Russi. Era insieme al suo compagno Giazzolo, quando un gruppo di guardie armate riuscì a scovarli nascosti in un capanno, dove si erano fermati a riposare. Si racconta che il suo corpo esangue venne fatto sfilare per i paesi che aveva messo a ferro e fuoco, in un macabro festeggiamento della sua morte. Oggi, la domanda sorge spontanea: se, in fin dei conti, Stefano Pelloni era uno spietato criminale, come mai nacque il mito del Passator Cortese? Ad aver alimentato la leggenda del “ladro gentiluomo” furono sicuramente i romanzi a lui dedicati, che all’indomani della sua morte proliferarono numerosi. Ce ne furono almeno una trentina, senza tener conto delle ristampe. Tra questi, l’anonima Rapsodia o storia di Stefano Pelloni, detto il Passatore in versi del 1862 lo volle addirittura figlio naturale di Papa Pio IX, corrotto dalla malizia di un prete e innamorato di Carmela che, ingannato, gli viene sottratta.

Il mito si creò grazie ad un’interpretazione romanzesca della sua vicenda biografica. Pare che quando era ancora adolescente, venne mandato dalla madre alle Terme di Riolo perché il soggiorno potesse giovare alla sua salute. Il centro termale era frequentato soprattutto da persone facoltose, e la disparità economica e sociale tra la sua condizione e quella degli aristocratici che conobbe in quell’occasione sembra essere all’origine del suo desiderio di rivalersi sui più ricchi. La leggenda del “Passator Cortese” come Robin Hood di Romagna nacque sulla falsa idea che il Pelloni ridistribuisse ai poveri ciò che rubava ai benestanti. In realtà, il Pelloni era grato solo a chi, per salvarsi la pelle, cedeva ai suoi ricatti e lo aiutava a nascondersi dalla giustizia!

La sua storia venne resa celebre da Il Passatore, film del 1947 girato da Duilio Coletti a cui partecipò come sceneggiatore anche il cineasta romagnolo Federico Fellini. Il Pelloni era interpretato dell’affascinante Rossano Brazzi, mentre un giovanissimo Alberto Sordi era nei panni di uno dei briganti. La trama del film ha poco a che vedere con la realtà storica: il Passator Cortese, innamorato della bella Barbara, viene ostacolato nel coronamento del suo amore e si vendica brutalmente della felicità che gli è stata negata. Ecco il fotogramma all’inizio del film che vi invitiamo a vedere, se siete curiosi di approfondire questa storia popolare romagnola 😉

Un fotogramma del film Il Passatore (1947), regia di Duilio Coletti | © Wikimedia

Un fotogramma del film Il Passatore (1947), regia di Duilio Coletti | © Wikimedia

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Isotta Gervasi: la storia della Dottoressa in bici che continua ad ispirare

Isotta Gervasi: la storia della Dottoressa in bici che continua ad ispirare

Che cos’è una città se non la storia che, pezzo per pezzo, le persone che l’hanno vissuta hanno costruito? Credo che narrare la vita di una grande donna di Ravenna sia, in occasione dell’8 marzo, la cosa migliore che la redazione di #myRavenna possa scegliere di fare.
C’è bisogno di leggere racconti che ci ispirino, che ci rendano ottimisti e speranzosi e la storia della “dottoressa in bicicletta” è una di queste. Umile ma elegante, colta ma alla mano, coraggiosa e gentile: Isotta Gervasi sarà un buon esempio per tutti. Conoscete già la sua storia?

Isotta Proserpina Saffa Gervasi nacque il il 21 novembre 1889 a Castiglione di Ravenna, prima di otto sorelle. Fin da piccola si dedicò agli studi spinta dai suoi genitori che tenevano molto alla sua formazione. Se ci pensate, questa non è una cosa scontata per l’epoca in cui visse: al tempo la maggior parte delle famiglie preferiva che fossero i figli maschi a dedicarsi agli studi, e per le ragazze era più difficile accedere al mondo della cultura.
Isotta, in un’intervista rilasciata nel ’65, sosterrà che decise di diventare medico in seguito ad un piccolo incidente di cui fu protagonista da giovane. Imitando gli acrobati del circo, mentre giocava su dei pioppi piombò improvvisamente su un contadino, stordendolo. Sembrava non dare più segni di vita, ma Isotta tentò di rianimarlo in ogni modo. Quando rinvenne, stremato, la ringraziò per essersi presa cura di lui: questo fu il momento che la ispirò a intraprendere gli studi di medicina.

Si laureò in Medicina all’Università di Bologna, e poi si specializzò in Pediatria nel 1919. Pochissime erano le donne a riuscire ad accedere a questi studi, e la quasi totalità era incoraggiata a scegliere questa specializzazione. Nonostante questo, decise – non senza una titubanza iniziale – di diventare medico condotto.
Il suo era un primato: nel 1919 divenne la prima Dottoressa in Italia a ricoprire questo ruolo. Fu una rivoluzione. Dovette affrontare una certa resistenza iniziale, visto che questa professione era ricoperta quasi totalmente da figure maschili, ma la sua preparazione e la sua competenza non lasciarono alcun dubbio nei pazienti: la giovane Dottoressa era davvero in gamba.

Isotta Gervasi | © scienzaa2voci.unibo.it

Isotta Gervasi | Foto da M. Ricci, E. Gagliardi, Nel paese del vento. Grazia Deledda, Lina Sacchetti, Isotta Gervasi a Cervia, Ravenna, Longo editore, 1998.

La Dottoressa dei poveri, angelo in bicicletta

Iniziò a lavorare a Savarna e a San Zaccaria, per poi continuare sempre tra Ravenna e Cervia, dove era conosciuta come “la dottoressa dei poveri” o l’“angelo in bicicletta”. Con il tempo, divenne infatti famosa per la sua grandissima generosità e perché, ogni giorno, faceva molti chilometri in bicicletta per raggiungere i suoi pazienti.

Lavorava con il piacere di aiutare i più deboli: iniziava il giro di visite dalle persone più facoltose, che la ringraziavano donandole i regali che poi ridistribuiva ai pazienti più poveri, che visitava dopo.

Solo alla fine degli anni Venti si acquistò una macchina, prima una Fiat 509 e poi una Balilla, ma durante gli anni della Seconda Guerra mondiale dovette ritornare alla sua bicicletta, poiché c’era grande penuria di benzina. Questi anni furono molto duri: lavorava a Savio, a ridosso della linea gotica, curando gratuitamente gli sfollati e i soldati di ogni nazionalità, senza risparmiarsi.

La Dottoressa divenne famosa anche per la sua passione per i motori e per il volo, in cui dimostrò essere un’antesignana. Sembra che vinse alcune gare in motocicletta e in auto e fu la prima donna ravennate a provare l’emozione del volo: nel 1918 chiese infatti all’aviatore Giovanni Widemer, atterrato a Ravenna, di permetterle di provare l’ebbrezza di salire in alto, nel cielo. Di sicuro non era priva di coraggio!

La dottoressa Isotta Gervasi si distingueva anche per la sua grande cultura. Frequentava artisti e letterati della zona, e sapeva essere anche molto elegante, nonostante gli abiti semplici che era solita usare a lavoro. Molto nota è la sua amicizia con la grande Grazia Deledda, premio Nobel per la Letteratura nel 1926, che conobbe perché la scrittrice era solita trascorrere le vacanze a Cervia. Questa amicizia produsse un bellissimo ritratto della dottoressa, un elzeviro pubblicato su «Il Corriere della Sera» nel 1935 dal titolo Agosto felice, un inno alla sua meravigliosa persona:

«Qui, invece, il Dottore è pronto: come un arcangelo anziano ma arzillo ancora, arriva biancovestito sulle ali della sua bicicletta, e in un attimo le sue parole rischiarano l’abbuiato orizzonte domestico. E le sue ricette non sono dispendiose: «acqua fresca e pura» o, al più, qualche limonata purgativa. Se poi da Ravenna arriva con la sua macchina da traguardo la Dottoressa, bisogna quasi far festa alla malattia, come ad un’ospite ingrata che sappiamo di dover fra qualche ora congedare. La Dottoressa è bella, elegante; alla sera si trasforma come la fata Melusina, coi suoi vestiti e i suoi gioielli sfolgoranti, e gli occhi e i denti più sfolgoranti ancora: ma fata lo è anche davanti al letto del malato, sia un principe o un operaio, al quale, oltre alle sue cure sapientissime, regala generosamente bottiglie di vino antico e polli e fiori. Il suo nome è Isotta.»

Isotta Gervasi | © scienzaa2voci.unibo.it

Isotta Gervasi | © scienzaa2voci.unibo.it

La Dottoressa è stata insignita di diversi premi, in onore del suo operato e della sua dedizione agli altri. Morì nel 1967, a Modena, ospite di sua sorella. Nel 2001 è stata insignita del titolo “Cervese del secolo”, in modo che non sia mai dimenticata.

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Le 5 immagini più amate di @igers_ravenna

Le 5 immagini più amate di @igers_ravenna

Benvenuti in questo breve racconto della mia esperienza come Local Manager per la community di igers_ravenna. Mi presento: sono Sara Capelli, molto piacere. Sono nata a Rimini e amo profondamente la Romagna per le esperienze che questa regione può offrire.
Il team di cui faccio parte è composto da tre ragazze: inizialmente ognuna di noi si è avvicinata al mondo dei social media per passione, ma oggi per noi si è trasformato in un’avventura, in una sfida da vivere. Dalla mia passione per la comunicazione è nato il desiderio di specializzarmi attraverso un Master in “Social Media Marketing and Digital Communication” presso l’Università Iulm di Milano.

La missione di igers_ravenna è rendere noti luoghi, eventi e personaggi del territorio. Grazie a questa attività ho scoperto la ricchezza che ogni comune di Ravenna possiede: ogni luogo di questa provincia dona la propria bellezza a cittadini e turisti senza parsimonia. Ravenna è una città unica, innovativa per gli eventi culturali ed affascinante per la sua storia conosciuta in tutto il mondo.

Su igers_ravenna, insieme a Ilaria Facchini e Martina Babini gestiamo la ripubblicazione delle foto più belle di Ravenna che vengono postate su Instagram dagli utenti. Svolgiamo questa attività da pochi mesi e siamo grate ai nostri follower che apprezzano i contenuti digitali sulla community. Sono attenta ad analizzare anche i dati Insight del nostro profilo: questa attività ci permette di migliorare le nostre prestazioni, capire chi sono i nostri utenti e a quali contenuti siano interessati.
Pubblichiamo diversi argomenti con cadenza programmata, proprio come un magazine. Se siete curiosi di scoprirli, ecco una breve descrizione delle nostre Rubriche:

  • #ComuniOfRavenna ogni lunedì racconta i 18 comuni della provincia attraverso repost e stories. Troviamo foto stupende online, foto che ci offrono la possibilità di far conoscere la Biblioteca Classense nel centro di Ravenna, le campagne incontaminate di Alfonsine, i murales di Cotignola, fino ai fenicotteri rosa delle Saline di Cervia: veramente un viaggio fotografico.
  • #Artistipedia valorizza gli artisti ed influencer della zona, ogni quindici giorni presentiamo un personaggio e in concomitanza esce un articolo dedicato su Ravenna E Dintorni, il settimanale cartaceo della Provincia.
  • #Ravennaintavola rende omaggio alle tradizioni culinarie del territorio: ogni venerdì condividiamo qualche piatto gustoso per gli amanti della buona cucina (e non solo).

Ora vi presento le 5 immagini che hanno riscosso il maggior successo sella pagina di igers_ravenna, cinque luoghi della Provincia che hanno catturato l’attenzione del nostro pubblico su Instagram . “Un’immagine vale più di mille parole”: siete d’accordo anche voi? Ecco gli scatti ed il nome di chi ha realizzato le fotografie.

Un fenicottero rosa alle Saline di Cervia | @bertoni_ivan

Un fenicottero rosa alle Saline di Cervia | @bertoni_ivan


 

Alba al Sant'Apollinare in Classe | @vanni_photos 

Alba al Sant’Apollinare in Classe | @vanni_photos


 

Il Dante Alighieri di Kobra | @simona_esse_

Il Dante Alighieri di Kobra | @simona_esse_


 

L'Aula Magna della Biblioteca Classense | @shadeamini

L’Aula Magna della Biblioteca Classense | @shadeamini


 

Scarpe rosse in Piazza del Popolo | @vincenzos1986 

Scarpe rosse in Piazza del Popolo | @vincenzos1986


Grazie a tutti,  vi aspetto su Instagram 🙂

Sara Capelli di igers_ravenna

5 consigli per andare alla scoperta dei mosaici contemporanei di Ravenna

5 consigli per andare alla scoperta dei mosaici contemporanei di Ravenna

Ravenna è giustamente conosciuta come la capitale del mosaico, ma spesso si commette l’errore di pensare unicamente ai mosaici dei monumenti del Sito Unesco. Sicuramente le decorazioni dei nostri monumenti paleocristiani valgono il viaggio, ma per scoprire davvero questa tecnica artistica è bene dedicare una visita anche ai più bei mosaici contemporanei di Ravenna.

Che l’arte del mosaico, a Ravenna, sia ancora molto viva si percepisce anche nelle strade del centro storico. Le targhe dove sono inscritti i nomi delle vie sono decorate con variopinte tessere di mosaico, che brillano mentre ci si perde tra le viuzze disegnate dagli antichi corsi fluviali che passavano per la città. Diverse sono le botteghe dei mosaicisti contemporanei che si possono scoprire passeggiando, dove gli artisti si possono vedere all’opera e dove talvolta sono organizzati corsi per principianti.

Dopo aver ammirato le brillanti tessere che ci hanno resi famosi in tutto il mondo, averne scoperto la storia, i simboli e il potere fascinatorio, possono essere utili alcuni consigli per andare alla scoperta dei mosaici contemporanei di Ravenna. Ecco 5 delle tappe che potreste aggiungere al vostro percorso se venite in visita nella nostra città!


La collezione di mosaici contemporanei del MAR

Al MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna è presente la più importante collezione di mosaici contemporanei di Ravenna. Al piano terra della Loggetta Lombardesca si possono ammirare opere dei più importanti artisti italiani e internazionali. Il primo nucleo di questa esposizione nacque per volere di Giuseppe Bovini alla metà del secolo scorso: dopo aver incoraggiato la riproduzione di alcune delle più note raffigurazioni paleocristiane dei monumenti ravennati, organizzò nel ’59 la “Mostra dei Mosaici Moderni”. Ad alcuni artisti figurativi come Chagall, Guttuso, Reggiani, ma anche Michelangelo Antonioni, venne chiesto di disegnare dei cartoni preparatori affinché maestri mosaicisti ne realizzassero dei pannelli in mosaico. Qui sotto trovate l’immagine del mosaico di Antonio Rocchi, su bozzetto di Marc Chagall: Le coq blue.

Insieme a queste opere, la collezione vanta acquisizioni recenti di affermati artisti ravennati, italiani ed internazionali. Qui sotto potete ammirarne due esempi: Folla di Luca Barberini (2011) e Unicorno di Dusciana Bravura (2007).


I mosaici danteschi al museo TAMO

Il TAMO – Tutta l’Avventura del Mosaico è il museo di Ravenna interamente dedicato all’arte musiva. Allestito nella suggestiva chiesa di San Nicolò, propone un affascinante percorso che parte dall’epoca antica, con le pavimentazioni di una domus imperiale romana rinvenuta nel centro storico, fino ad arrivare a produzioni contemporanee. La sezione “Mosaici tra Inferno e Paradiso”, imperdibile, è dedicata a raffigurazioni della commedia dantesca.

Gli iracondi di Renato Signorini (su disegno di Domenico Cantatore) | © tamoravenna.it

Gli iracondi di Renato Signorini (su disegno di Domenico Cantatore) | © tamoravenna.it


La fontana dell’Ardea Purpurea

La fontana dell’Adrea Purpurea di Marco Bravura (2004) sorge in Piazza della Resistenza a Ravenna, a due passi dal centro storico. Maestosa nei suoi 12 metri di altezza, è composta da due grandi ali che si torcono su se stesse e sembrano danzare, o abbracciarsi. La sua forma ricorda un po’ quella del DNA, ma è ispirata all’Araba Fenice, l’uccello mitico che rinasce dalle proprie ceneri. Sul sito di mosaicoravenna.it si legge:

L’iconografia è fortemente simbolica e ispirata soprattutto a lingue antiche e orientali: sul prezioso fondo oro le tessere compongono lettere dell’alfabeto fenicio, simboli della religione giudaica, parole in sanscrito, aramaico ed anche in greco e giapponese antico.

Il monumento ravennate ha in realtà un antecedente libanese: Bravura, nel 1999, ne aveva già realizzata una versione per Beirut, leggermente più piccola. La fontana contribuì a dare nuova vita alla città, che doveva rinascere dalle macerie della guerra.

L'Ardea Purpurea di Marco Bravura | © toursinemiliaromagna via Twitter

L’Ardea Purpurea di Marco Bravura | © toursinemiliaromagna via Twitter


La Gerusalemme Celeste ai Giardini Speyer

A pochi passi dalla Stazione e antistante la Basilica di San Giovanni Evangelista, c’è la piccola area verde dei Giardini Speyer, chiamati così in onore della città tedesca di Spira, gemellata con Ravenna. La Gerusalemme Celeste (2003) è la preziosa colonna in mosaico progettata da Enzo Pezzi e realizzata dagli allievi del Consorzio Provinciale per la Formazione Professionale di Ravenna. L’opera si ispira all’iconografia dei mosaici bizantini della Basilica di San Vitale e del Sant’Apollinare nuovo, dove sono rappresentate le torri delle città sante di Betlemme e Gerusalemme. Una scultura in mosaico di arte contemporanea ispirata dai mosaici antichi ravennati: quando passato e presente si fondono armoniosamente.

La Gerusalemme Celeste | via Pinterest

La Gerusalemme Celeste | via Pinterest


Invader a Ravenna

Se siete alla ricerca di mosaici contemporanei di Ravenna, non dovete dimenticarvi della presenza delle opere di Invader, artista francese che fonde street art e mosaico. Questo “UFA” (Unidentified Free Artist) si ispira agli alieni pixelati del celebre gioco Space Invaders, che raffigura con piccole mattonelle colorate che applica nei più disparati angoli delle città del mondo con la tecnica del mosaico. A Ravenna ha già compiuto due incursioni, nel 2014 e nel 2015. Se passeggiate per la città, facilmente troverete una delle sue opere: ne ha realizzate una quarantina! Buona caccia al tesoro 😉

Invader al Porto di Marina di Ravenna | © www.space-invaders.com

Invader a Marina di Ravenna | © space-invaders.com


Oltre a queste 5 tappe proposte, molti altri sono le opere contemporanee di interesse a Ravenna e dintorni, a cominciare dal Parco della Pace, concepito come un museo all’aria aperta, fino ad arrivare all’Onda che esonda, opera simbolo del nuovo museo di Classis.

L’arte del mosaico a Ravenna è più viva che mai: si respira per le strade, nei musei, nei parchi, nelle botteghe. Non ne avete abbastanza? Quest’anno ci sarà anche la biennale di Ravenna Mosaico!

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.