Venezia e Ravenna: un’eredità vecchia di secoli

Venezia e Ravenna: un’eredità vecchia di secoli

Ravenna-Venezia

Spostandosi tra un mosaico e l’altro, tra un parco e l’altro, tra un chiosco di piadina e un ristorante, è possibile seguire un sentiero che porta a Venezia. Un tour nel tour, una mappa nella mappa, per scoprire un momento della storia di Ravenna che ha lasciato impronte indelebili.

Dal 1441 al 1509 Ravenna visse sotto il dominio della Repubblica di Venezia. A quell’epoca la città era ancora circondata dai fiumi e dalla laguna e intesseva scambi e commerci con il Delta del Po e da lì verso l’Adriatico e l’Europa.

I segni della dominazione veneziana sopravvivono ancora in città, incastonati tra gli strati delle varie epoche, ma se li incorniciamo e li osserviamo da vicino ci fanno sentire il rumore dei canali e lo schiocco dei cavalli sui ponticelli di una volta.

Il ricordo più imponente è senz’altro la Rocca Brancaleone, situata appena fuori dal centro storico. Eretta poco dopo l’arrivo dei veneziani in città, è stata teatro della Battaglia di Ravenna che vide per la prima volta l’uso massiccio di artiglieria da campo, cambiando per sempre il modo di guerreggiare e il concetto stesso di cavalleria.

Rocca Brancaleone

Rocca Brancaleone | Foto @ Nicola Strocchi

Abbandonata per alcuni secoli, nel Novecento è stata recuperata e oggi ospita un grande parco, un’arena sotto le stelle e un punto ristoro. Un leone di marmo protegge ancora l’ingresso al ridotto fortificato.

Ravenna - Rocca Brancaleone

Altorilievo del Leone Alato Veneziano

Al centro del passeggio e della vita istituzionale della città c’è Piazza del Popolo, pensata nelle sue forme attuali dalla Serenissima e da allora rimasta inalterata.
Il primo podestà veneziano ordinò di ricostruire il vecchio palazzo comunale, oggi sede del Municipio, facendolo ornare con stemmi, balconcini e ghiere in terracotta. Il palazzo delimitava la piazza dal lato del fiume Padenna che attraversava la città, passando sotto il grande arco dell’attuale via Cairoli.

Piazza del Popolo (Ravenna)

Piazza del Popolo (Ravenna) | Foto @ Delio Mancini

Di fronte al palazzetto furono erette due colonne, molto simili a quelle che in piazza San Marco a Venezia delimitano lo slargo verso la laguna. Su quella più vicina al palazzo venne collocato un leone di San Marco, mentre l’altra sorreggeva il vescovo Apollinare, santo patrono di Ravenna. Oggi il leone non c’è più, sostituito in epoca papale dalla statua di San Vitale. Dalla parte opposta della piazza fu, invece, posto il primo orologio, sancendo definitivamente il ruolo di potere in quel luogo e della presenza dominante di Venezia in quei decenni.

Una delle stradine più belle del centro storico è senz’altro via Cairoli. Stretta come il canale che le scorreva in mezzo, è riservata ai pedoni (nemmeno le bici possono passare, se non condotte a mano), ospita negozi e punti gastronomici, oltre a Casa Loredan, forse dimora del primo podestà e capitano di Ravenna. Finestre a balconcino in stile gotico-veneziano, colonnette in marmo rosso di Verona, capitelli di gusto rinascimentale la rendono una delle più eleganti vestigia del governo di Venezia.

Tra le case d’età veneziana questa è forse la più graziosa. È Palazzina Diedo, in via Raul Gardini. Conserva il cotto ruvido della facciata, alcuni elementi in pietra d’Istria, oltre al balconcino sul quale s’affaccia l’elegante bifora e l’arco d’ingresso, sul quale rimangono scolpite le due bande orizzontali dell’arme dei Diedo.

Palazzina Diedo (Ravenna)

Palazzina Diedo (Ravenna) | Foto © Giampiero Corelli Fotoreporter (edificistoriciravenna.it)

La semplice armonia di questo edificio stride con un fatto di sangue che nella notte del 29 gennaio 1576 lo vide protagonista. Girolamo Rasponi, con i suoi seguaci, compì una missione punitiva contro la nipote e la famiglia del marito, venendo poi esiliato dalla città. L’orrendo crimine, tuttavia, non scalfì la secolare egemonia dei Rasponi nel ravennate.

MAR - Museo d'arte della Città di Ravenna

MAR – Museo d’arte della Città di Ravenna | Foto @ Archivio Comune di Ravenna

Per evitare gli assalti via mare ai Canonici regolari lateranensi, la cui sede si trovava troppo vicino alla costa, i veneziani invitarono i religiosi a spostarsi nel nuovo monastero di Santa Maria in Porto, chiamata così poiché si trovava alla foce del fiume Badareno, poi scomparso. Veneziano fu il primo priore, e squisitamente veneziano l’impianto architettonico del nuovo monastero, con l’elegante armonia di forme e proporzioni che caratterizza l’elegante loggiato a due ordini, affacciato su quelli che oggi sono i Giardini Pubblici. Veneziano anche il massiccio impiego di pietra d’Istria e il chiostro, sempre a due ordini. Oggi l’edificio ospita il MAR – Museo d’Arte di Ravenna. Per informazioni sulle mostre in corso ecco il sito del museo.

Ravenna - Palazzo Bracci

Ravenna – Palazzo Bracci (Ravenna)

Palazzo Bracci è l’ultimo dei nostri suggerimenti di questo percorso tra Ravenna e Venezia. Prima che la piazza maggiore venisse ampliata dai veneziani, di fronte a Palazzo Bracci doveva trovarsi il centro pulsante della vita della città. In quella che oggi è piazza Andrea Costa, di fronte al mercato coperto, incastonata tra la chiesa di San Michele in Africisco (oggi un negozio di abbigliamento) e la chiesa di San Domenico (oggi una sala espositiva) si trovava un nodo di acque: il Padenna, che giungeva da nord e un altro piccolo fiume che scendeva parallelo all’attuale via Cavour. Il palazzo, che oggi ospita un albergo, è austero, in laterizio grigio, con qualche tocco di bianco in pietra d’Istria, lavorata a finissimi intagli. Un’eleganza semplice, che culmina nel balconcino tipico delle dimore signorili dell’epoca. All’interno, interessanti pitture ornano il soffitto ligneo della sala lunga, di gusto tipicamente quattrocentesco, e celebrano l’unione tra i Bracci e – non potevano mancare! – i Rasponi, che ricevettero insieme il titolo di Conti, dall’Imperatore, nel 1469.

Non vi abbiamo detto tutto sull’eredità veneziana a Ravenna. Vi sono altri edifici di quell’epoca, custoditi nel centro storico. Ma vorremmo lasciare che sia l’ispirazione – o la fortuna – a farveli incontrare.

Mappa della Ravenna Veneziana

Mappa della Ravenna Veneziana

La chiesa che si è fatta teatro: la storia del Rasi di Ravenna

La chiesa che si è fatta teatro: la storia del Rasi di Ravenna

Che Ravenna sia una città d’arte in tutte le sue sfaccettature è noto a tutti. Per i viaggiatori interessati alla cultura e all’arte è la meta ideale: i suoi monumenti Unesco e la bellezza dei mosaici testimoniano la  sua grande storia. Insieme al pregio del suo patrimonio artistico, un altro buon motivo per visitare Ravenna è per venire a teatro. Uno dei teatri del centro storico nasconde nella sua struttura un’origine antica e più di un aneddoto da raccontare. Ravenna, si sa, è una città ricca di storie da svelare, alcune più conosciute e altre meno. Alcuni di voi probabilmente avranno già capito che sto parlando del teatro Rasi, ma prima di svelare la misteriosa vicenda, è bene partire con ordine.
Sapete chi erano i da Polenta?

I da Polenta erano una nobile famiglia italiana con casato nella signoria feudale di Ravenna (1275 – 1441). Fu la principale famiglia guelfa della città e alla sua testa spiccava la figura di Guido il Vecchio, che divenne signore assoluto di Ravenna nel 1287. Se il suo nome non vi è molto noto, sicuramente avrete sentito quello di sua figlia, Francesca da Polenta, resa celebre per il racconto che Dante fece del suo amore per Paolo nel V canto dell’Inferno.
Un membro meno “chiacchierato” della famiglia, ma non per questo meno importante, fu suor Chiara da Polenta, sorella di Francesca. Nel 1255, insieme a una comunità di clarisse ravennati, fondò un monastero e una chiesa dedicati a Santa Chiara, lasciando a Ravenna un edificio fondamentale per la cultura della città. La comunità di Santo Stefano in fundamenta Regis crebbe sulle fondamenta di quello che oggi si crede fosse un antico palazzo imperiale o, diversamente, un oratorio.

Il teatro Rasi di Ravenna | © Ravenna Festival

Il teatro Rasi di Ravenna | © Ravenna Festival

Camillo Morigia a fine Settecento ridisegnò la chiesa e l’adiacente monastero, che vennero quasi completamente ricostruiti. Dopo secoli di incessata attività, la vita del monastero si concluse bruscamente nel 1805, con la soppressione ordinata da Napoleone. Questo monastero non fu l’unico ad essere chiuso in città: stessa sorte è toccata anche a quello camaldolese (ospitato dove oggi si trova la Biblioteca Classense) e a quello del complesso di San Vitale (dove oggi si trova il Museo Nazionale). L’edificio conventuale fu demolito in seguito alla sua chiusura, ma la chiesa e il ciclo di affreschi nel presbiterio furono risparmiati. Gli affreschi, attribuiti a Pietro da Rimini e datati al secondo decennio del XIV secolo, oggi sono ammirabili presso il Museo Nazionale, dove sono stati riposti perché fossero maggiormente al riparo.  Rappresentano la storia della Salvezza, gli Evangelisti e i Dottori della Chiesa.

La chiesa, adattata prima a cavallerizza, alla fine del XIX secolo fu ceduta all’Accademia Filodrammatica e trasformata in teatroNel 1919 il teatro fu intitolato “Luigi Rasi in onore dell’attore, drammaturgo e storico ravennate di fine Ottocento. Oggi il grande artista ravennate è ricordato soprattutto perché si è a lungo dedicato alla ricerca di un metodo di recitazione più spontanea e meno artificiale.

Il teatro Rasi oggi

Oggi il teatro Rasi, in via di Roma 39, è sede di Ravenna Teatro, centro di produzione teatrale fondato dalle compagnie teatrali Teatro delle Albe e Drammatico Vegetale. La stagione teatrale di prosa che ospita è sempre notevole: le proposte sono di grande interesse e rilevanti nel panorama del teatro contemporaneo. Tra le tante iniziative, merita di essere ricordato il il “cantiere Dante” di Marco Martinelli e Ermanna Montanari, omaggio l’opera del grande poeta invitando la cittadinanza a prenderne parte. Oltre alla stagione dei teatri, il Rasi ospita molte altre iniziative nel corso dell’anno, ed è inoltre sede di manifestazioni importanti come quella di Polis Teatro Festival  (a maggio) o del rinomato Ravenna Festival (giugno-luglio).

Ciò che rimane dell’antica chiesa sono la facciata, attuale ingresso del teatro, e l’abside, inserito nell’area scenica e composto dagli stessi antichi mattoni. Questa caratteristica conferisce un carattere suggestivo all’ambiente, soprattutto per l’aspetto raccolto e intimo del palcoscenico. Insomma, il teatro Rasi sfoggia con orgoglio la sua storia portandola sempre con sé in scena… letteralmente!

La storia racchiusa nel Museo Nazionale di Ravenna

La storia racchiusa nel Museo Nazionale di Ravenna

Se cercate un museo che vi sorprenda, il Museo Nazionale di Ravenna è quello giusto. Tra le tante cose da visitare in città, forse è rimasto un po’ più di nicchia, e proprio per questo si presta ad essere rivalutato dai visitatori più attenti e curiosi. La pace che si respira nei suoi chiostri e la storia che racchiude sono tutte da assaporare con una visita accurata. Sapete come è nato e quali collezioni custodisce?

Forse non tutti sanno che nel complesso monumentale della basilica di San Vitale, dove oggi si trova il Museo Nazionale di Ravenna, si trovava anche un monastero benedettino cassinese, fondato nel 999 e rimasto aperto fino alla sua chiusura del 1797. Era il più ricco e potente della città. L’abbazia ospitava monaci e serventi e godeva di un patrimonio fondiario di lasciti e donazioni, privilegi imperiali e pontifici. I terreni di proprietà del monastero si estendevano per 6400 ettari: terre coltivate, pascolive, vallive e la pineta che tutt’ora chiamiamo di San Vitale. Dopo la soppressione in epoca napoleonica, il monastero divenne di proprietà militare e fu usato da caserma e, in seguito, come dimora per i senzatetto.

Il Museo Nazionale di Ravenna che conosciamo oggi nacque tra il 1877 e il 1889 grazie allo scultore ravennate Enrico Pazzi. L’artista volle creare un istituto progettato sul modello dei musei civici che si erano sviluppati in alcuni capoluoghi del nord Italia. Il Museo, nato anch’esso come Civico, nel 1885 fu tramutato in Nazionale. Inizialmente fu allestito nell’abbazia soppressa di Classe in Città e nel 1910 si trasferì all’abbazia di San Vitale, la sua sede odierna. I primi materiali esposti del Museo Nazionale di Ravenna furono quelli recuperai dalle grandi abbazie cittadine.

Le collezioni del Museo Nazionale di Ravenna

Il Museo Nazionale si Ravenna si articola lungo tre chiostri originari di quello che era il monastero benedettino. All’interno del primo chiostro, o “chiostro della cisterna”, si possono notare antiche finestrelle strombate e resti di archi che attestano l’impianto altomedievale. In questo piano si trovano reperti lapidei di epoca romana, caratterizzati da una vasta raccolta di epigrafi, stele e porzioni di sarcofagi collocabili tra il I e il III secolo; la scultura sepolcrale più celebre è il Bassorilievo di Augusto, la più ricca documentazione di Ravenna romana.

Salendo al secondo chiostro attraverso lo Scalone Fiandrini non si possono non notare il busto di Papa Innocenzo X Pamphili, attribuito ad Algardi, e le due colonne di marmo greco provenienti dal pronao di San Vitale. Al centro del chiostro si trova una statua in marmo di Carrara raffigurante Papa Clemente XII, scolpita nel 1738 da Pietro Bracci. Andando avanti si può osservare una raccolta di capitelli in vario stile, frammenti marmorei di diversa natura e altri manufatti del X-XII secolo; nel lato nord sono presenti alcuni mosaici pavimentali provenienti dall’area della basilica classicana di San Severo. Oltre tutto, si trova l’importante ciclo di affreschi del ‘300 dipinti da Pietro da Rimini, provenienti dal complesso conventuale di Santa Chiara (attuale Teatro Rasi) e visibilmente influenzati dalla pittura giottesca.


Al piano superiore, infine, si trovano numerose collezioni eterogenee. C’è la collezione di bronzetti e placchette, che fanno parte del nucleo più antico del Museo. Il bronzo era simbolo di prestigio e di potere: in epoca ellenistica romana il bronzetto divenne oggetto di collezionismo da esporre in casa. All’interno del Museo è conservato anche il mobilio settecentesco e le ceramiche di un’antica farmacia, acquistato nel 1909 dalla farmacia de’ Mori, che si chiamava così perché due teste di mori, in legno, una volta ornavano i lati del bancale. Proseguendo per le sue sale, vi imbatterete in collezioni di avori, tessuti antichi, oggetti sacri prevenienti dalle abbazie, armi e armature. Seguendo il percorso si troverà una sala intera dedicata alla nascita del Museo stesso e altre sale che percorrono gli anni della Ravenna tardoantica, dove sono collocate le tre transenne e la croce sommitale provenienti dalla chiesa di San Vitale, e bizantina.

Gorilla Davide Rivalta a Ravenna | Lupi al Museo Nazionale di Ravenna per Terre Promesse di Davide Rivalta | © fineartsmag.com

Lupi al Museo Nazionale di Ravenna per Terre Promesse di Davide Rivalta | © fineartsmag.com

Tra tanti dettagli e testimonianze della Ravenna antica, spicca un’opera contemporanea che sorprende sempre i visitatori. Se l’avete già vista, non avrete dubbi: sto parlando dei lupi di Davide Rivalta, artista molto presente in città, che ha portato il suo bestiario nei luoghi più impensati.

Il Museo Nazionale di Ravenna, nel complesso di San Vitale, abbraccia con la pace dei suoi chiostri i visitatori che vanno alla sua esplorazione. Come ogni buon museo, anche questo lascia gli avventori un po’ più ricchi di quando sono entrati. Se vi lascerete guidare, i dettagli delle sue collezioni vi porteranno attraverso tutte le storie che hanno da raccontare.

5 semplici idee per fare una gita nei dintorni di Ravenna

5 semplici idee per fare una gita nei dintorni di Ravenna

Se state organizzando un viaggio a Ravenna e avete già pianificato una visita alle sue attrazioni imperdibili, che cosa potete fare per arricchire il vostro itinerario? Nel nostro blog troverete sicuramente molti buoni consigli.
Se volete rimanere all’interno delle mura della città, potete dare un’occhiata a questo post per scoprire quali storie celino le vie del centro, mentre se volete scoprire le bellezze low cost di Ravenna, a questo link troverete altri ottimi spunti. Qualora voleste invece allungare la vostra permanenza perlustrando anche territori limitrofi, che mete potreste scegliere?

La vicinanza al mare, al Parco del Delta del Po con i suoi paesaggi naturali notevoli e la bellezza dell’entroterra romagnolo sapranno ispirarvi sicuramente la voglia di fare una gita fuoriporta. In questo post vi consiglio cinque mete nei dintorni di Ravenna, cinque luoghi incantevoli a pochi chilometri dalla città per scoprire qualcosa in più sul suo territorio. Vi siete armati di mappa, carta e penna? 😉


Le saline di Cervia

Mi sento di eleggere a buon ragione le saline di Cervia a meta n. 1 da visitare nei dintorni di Ravenna. Il sale di Cervia è noto per la sua qualità: si tratta di un sale marino integrale ma soprattutto dolce, che si presta ad essere largamente usato in cucina. La raccolta del sale avviene nei mesi estivi ancora secondo tradizione: se siete curiosi di assistervi, una visita in questo periodo è l’ideale!

Il sito, all’interno del Parco del Delta del Po, è davvero suggestivo: i riflessi rosacei delle sue vasche donano atmosfere indimenticabili, soprattutto al tramonto. Dal punto di vista naturalistico, si segnala anche la presenza di numerose specie di uccelli migratori che vengono a nidificare nelle vicinanze, come i fenicotteri e i cavalieri d’Italia. Per conoscere la storia della produzione e del commercio del sale, vi consiglio di aggiungere al vostro itinerario anche una tappa ai Magazzini del sale di Cervia, oggi sede del MUSA – Museo del Sale.

Tutte le informazioni per visitare le saline le trovate qui.

Bacino salante rosa delle saline di Cervia | © salinadicervia.it

Bacino salante rosa delle saline di Cervia | © salinadicervia.it


Brisighella

All’atmosfera di un borgo romantico proprio non sapete resistere? Perfetto, ho quello che fa per voi. Ad un’oretta scarsa di macchina da Ravenna si erge la bella Brisighella. Ogni stagione è la stagione giusta per andarci, che sia primavera, quando il Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola si offre nel suo momento migliore; estate, quando le luci della sera si confondono con tramonti mozzafiato e il borgo si fa ancora più suggestivo; autunno, tempo di sagre paesane; inverno, quando il borgo si inneva e il paesaggio diventa da cartolina.

Brisighella vale davvero una visita: il piccolo borgo è reso speciale dall’Antica Via del Borgo, detta anche “via degli asini”. Si tratta di una strada sopraelevata e coperta del XII secolo, dotata di fori ad arco che una volta avevano funzione difensiva. La sua architettura davvero unica vi stupirà! Il paesaggio che circonda Brisighella è caratterizzato da tre colli su cui spiccano i simboli del borgo: l’imponente Rocca Manfrediana (in foto), il santuario della Beata Vergine del Monticino, e la cosiddetta torre dell’Orologio.

La Rocca di Brisighella | © Umberto Paganini Paganelli via Wiki loves monuments

La Rocca Manfrediana di Brisighella | © Umberto Paganini Paganelli via Wiki loves monuments


Comacchio

Mi accorgo mentre scrivo che oggi vengo ispirata da mete particolarmente romantiche e che offrono tramonti mozzafiato: anche Comacchio, come le saline di Cervia e Brisighella, è fantastica all’ora del crepuscolo.

Situata a 40 km a nord di Ravenna, Comacchio è la città sull’acqua del Parco del Delta del Po, patrimonio Unesco. Non a caso spesso è definita “piccola Venezia”! Il suo simbolo è sicuramente il complesso dei Trepponti, che un tempo aveva la funzione di porta d’accesso al suo centro.

Se scegliete Comacchio per una gita fuoriporta, vi segnalo anche il nuovo Museo del Delta Antico, dove potete scoprire a storia dell’area del Delta del Po, e Palazzo Bellini, Galleria d’Arte Contemporanea nonché sede dell’Archivio Storico cittadino. Da non perdere anche il Duomo di San Cassiano, la Loggia del Grano, la Torre Civica ed il famoso Loggiato dei Cappuccini: 142 archi si susseguono e dal centro portano all’antico Santuario dedicato a Santa Maria in Aula Regia.

Tramonto a Comacchio | © Wiki Loves Monuments

Tramonto a Comacchio | © Wiki Loves Monuments


Faenza e la ceramica

Faenza dista una quarantina di chilometri da Ravenna e vale la pena di visitarla soprattutto perché è la patria dell’arte ceramica. Se volete una dimostrazione, lo sapevate che all’estero è largamente diffuso l’utilizzo di faience, nome francesizzato della città, per indicare la maiolica? Già nel Cinquecento Faenza era nota per il pregio artistico di questi prodotti. Se Ravenna è la capitale del mosaico, Faenza è quella della ceramica e per le sue strade si trovano più di 50 botteghe che portano avanti questa tradizione. Qui, non a caso, si trova anche il MIC – Il Museo Internazionale delle Ceramiche, una grandissima raccolta tipologica dedicata alla ceramica.

Il centro storico di questa città sulla via Emilia accoglie i visitatori nelle sue due piazze congiunte, quella del Popolo e quella della Libertà. Palazzo del Podestà e il Palazzo Comunale ornano la prima, mentre nella seconda si erge la cattedrale rinascimentale dedicata a San Pietro Apostolo. Ad unire i due spazi ci sono la barocca fontana monumentale in pietra d’Istria e bronzo e la torre civica dell’Orologio, simboli della città.

Faenza | © TeleRomagna24

Faenza | © TeleRomagna24


La Bassa Romagna

Ok, va bene, quest’ultima proposta non è solo una meta, diciamo che è più un tour. Ma volete venire a Ravenna senza esplorare il territoio romagnolo? La Bassa Romagna, la cosiddetta “Terra del Benvivere”, è la zona che si sviluppa tra Faenza, Ravenna e Ferrara. Dieci sono i comuni dell’area: Bagnacavallo, Lugo, Massa Lombarda, Fusignano, Conselice, Alfonsine, Russi, Cotignola, Bagnara di Romagna e Sant’Agata sul Santerno. Visitandoli ci si perde nelle campagne, tra strade e stradine, e la vita sembra farsi più distesa. C’è un posto migliore per farsi un bicchiere di Sangiovese che in una trattoria di provincia? Non credo!

Ogni comune ha la sua particolarità e un buon motivo per essere visitato. A Russi, ad esempio, si trova una villa romana conservatasi in modo notevole, Cotignola si distingue per le opere di street art, Bagnacavallo per la sua particolarissima Piazza Nuova. Volete un assaggio? Eccolo:


I dintorni di Ravenna, così come il centro della città, sono ricchi di bellezze da scoprire. Questi sono solo alcuni spunti che potete cogliere per organizzare la vostra permanenza nel territorio. Ma, in fondo, qual è la cosa migliore di un viaggio? Sorprendersi delle piccole cose che non ci si aspettava di trovare. Ecco, per quelle non c’è guida che tenga. Basta seguire il proprio istinto!

La Cattedra eburnea del vescovo Massimiano di Ravenna

La Cattedra eburnea del vescovo Massimiano di Ravenna

Ci sono tanti musei a Ravenna che quotidianamente vengono visitati da turisti di ogni Paese: dal Museo Nazionale al MAR, da Classis al Museo Dantesco, l’offerta è davvero ricca e variegata. Uno di questi è forse un po’ meno noto, e oggi vi racconto un buon motivo per includerlo nel vostro tour di Ravenna. Sto parlando del Museo Arcivescovile, primo museo diocesano realizzato in Italia, custode geloso di prestigiosi capolavori del mondo ecclesiastico. Al suo interno si trova anche la Cappella Arcivescovile di Sant’Andrea, dichiarata Patrimonio Unesco dell’Umanità per i suoi magnifici mosaici d’inizio V secolo ma anche perché è l’unica cappella arcivescovile paleocristiana giunta integra sino a noi. In questo post però voglio parlarvi di un’altra opera di inestimabile valore conservata all’interno del Museo: la Cattedra eburnea di Massimiano.

Originariamente realizzata in legno ma completamente ricoperta di avorio, si tratta di un trono episcopale di incredibile pregio. La sua forma è tipica dell’epoca paleocristiana: insieme all’alto schienale semicircolare spicca la particolarità dei pomelli posti sui braccioli. Il nome di “cattedra” gli è attribuito per via del compito a cui ogni Vescovo era chiamato ad assolvere quale guida e maestro dei fedeli affidati, e simbolo di dignità e autorità religiosa.

L’attribuzione e l’origine dell’opera non è certa. L’ipotesi più accreditata è che quest’opera d’arte sia probabilmente stata realizzata a Costantinopoli per l’Arcivescovo di Ravenna Massimiano, in carica tra il 546 e il 556, che era in stretti legami con la corte imperiale dell’antica capitale d’Oriente. Il fascino delle sue decorazioni deriva anche dalle numerose influenze artistiche ravvisabili, come quelle anatoliche, alessandrine, egiziane e siriache. C’è chi sostiene che gli artisti intervenuti alla sua realizzazione siano stati quattro, anche se a riguardo non tutti gli studiosi sono concordi.

Cattedra eburnea di Massimiano | © romagnamare.altervista.org

Cattedra vescovile di Massimiano | Foto © romagnamare.altervista.org

La Cattedra eburnea di Massimiano In origine era ricoperta da 26 piccoli pannelli, corrispondenti a due cicli narrativi differenti. 16 sullo schienale, di cui oggi 9 sono purtroppo andati perduti, raffigurano scene della vita di Gesù. Sui braccioli, invece, sono rappresentate scene del ciclo del patriarca Giuseppe l’ebreo. Nella fronte del bancale compaiono i quattro Evangelisti e San Giovanni Battista con il monogramma di “Maximianus episcopus” sono incorniciati da motivi vegetali e diversi animali tra cui il pavone, molto presente anche nelle decorazioni musive di Ravenna.

Aldilà del valore artistico di questo prezioso oggetto in avorio, la sua funzione rimane a oggi ancora poco chiara: il sedile è infatti troppo fragile per essere utilizzato come  vero e proprio trono episcopale, mentre è più plausibile un suo utilizzo simbolico, come ad esempio una sorta di ripiano su cui poggiare i libri sacri.
E secondo voi qual era la sua vera finalità?