La Bellezza di Ravenna in 5 Tappe

La Bellezza di Ravenna in 5 Tappe

Dostoevskij sosteneva che l’esperienza del bello può influenzare le nostre emozioni, dunque i nostri pensieri, intenzioni e persino le nostre azioni verso l’altro. La bellezza dà speranza, avvicina ed eleva, e più siamo capaci di apprezzarla, più innalziamo il nostro livello di benessere. Insomma: la bellezza fa bene!

Ma cosa vuol dire Bellezza? Esiste una Bellezza universale, un bello che vale per tutti? Un fiore, un sorriso, un’opera d’arte famosa sono belli per forza? Difficile dirlo. Più probabilmente esiste il concetto di Bellezza, che ognuno può incontrare dove vuole, trovare le sue bellezze, quelle che lo ispirano e lo rendono migliore.

E se è vero che una certa predisposizione a fare esperienza della bellezza è innata, è altrettanto vero che l’occhio da esteta può essere esercitato. Proviamo dunque a proporre un allenamento in cinque tappe, attraverso le bellezze di Ravenna. Ce ne sono ovunque. A volte le diamo per scontate. Riscopriamole, come il sentiero verso una nuova ispirazione.


Il bel Guidarello

La rigidità dell’armatura, scolpita nel marmo, contrasta con la morbida espressività del volto di Guidarello Guidarelli, cavaliere ravennate al soldo dei Borgia nel ‘500, la cui ultima immagine dimora al MAR – Museo d’Arte di Ravenna.
Partiamo da qui, dal contrasto tra un esterno aspro ma funzionale e un interno delicato, che quasi straborda, nell’unico punto vulnerabile della corazza, il punto più vero: il volto. Cerca dolcezza, cerca luce, cerca vita al di là e al di fuori del suo abito d’acciaio, oltre la battaglia, oltre il sacrificio. La sua leggenda, non a caso, è legata a un bacio.
Un gesto di speranza, un gesto di bellezza, dove non ci si aspetterebbe di trovare né l’una, né l’altra. Attorno alla sua figura si irradia la pinacoteca, che già nel nome si presenta come uno “scrigno” di bellezze, da assaporare, con occhi nuovi, con lentezza e delizia.

Lastra tombale di Guidarello Guidarelli, Museo MAR di Ravenna (1525 d.C.)

Lastra tombale di Guidarello Guidarelli, Museo MAR di Ravenna (1525 d.C.) | Foto © Archivio Comune di Ravenna


La Biblioteca delle Biblioteche

Sulla porta dell’antica biblioteca del monastero camaldolese, oggi Aula Magna della Biblioteca Classense (momentaneamente in restauro), troneggia il monito: “In Studium, non in Spectaculum.”
È uno stucco dorato, in cima a due scalinate convergenti, che conducono a un massiccio portone in legno. Come a dire: da qualunque parte tu giunga, ti è concesso entrare, ma rifletti con attenzione. Ciò che è importante, ciò che è vero e che è degno (in una parola, il Bello), non sta nello spettacolo, nello sfoggiare (o in un’altra accezione del termine latino, nell’essere mero spettatore), ma nello studio e nella contemplazione. I libri non sono oggetti di arredo, vanno aperti e letti e vissuti.

La biblioteca Classense (Ravenna)

La biblioteca Classense (Ravenna) | Foto © Maratona Fotografica arRAngiati

Una volta oltrepassata la soglia si può rimanere in soggezione per lo splendore antico del luogo e per la mole di conoscenza che conserva. E quella è solo la prima di una serie di stanze molto simili, che si susseguono (ma non si vedono). Poi sovviene il monito sul portale. Non stare solo a guardare, esplora e cogli ciò che puoi. E quando uscirai di qui, ricordati di questo modo di cercare la Bellezza.

A volte, poi, la Storia crea dettagli così densi che si decide di non cancellarli, anche quando si potrebbe. La parete dell’ex refettorio del monastero, dal 1921 “Sala Dantesca” adibita a conferenze e cerimonie, è stato riaperto nel 2017 dopo anni di restauro.
I lavori hanno ripristinato, tra le altre cose, anche il dipinto “Le Nozze di Cana” del pittore Luca Longhi, situato sulla parete settentrionale. Nella parte in basso il dipinto appare più chiaro, quasi sbiadito. Il gesto è voluto, secondo le teorie del restauro moderno, per segnalare una parte mancante, frutto di un’alluvione che nel Seicento penetrò in quelle stanze e lambì i piedi dei convitati alle nozze, conferendo una seconda storia all’opera, oltre a quella della sua fattura. Oggi possiamo vedere il segno delle sue traversie, che sono poi quelle del complesso che la ospita e di tutta la città.

La Bellezza a volte può giacere nell’imperfetto, nel danneggiato, nell’irrimediabilmente compromesso. Ci ricorda che nulla è intoccabile ma anche che non ci sono errori, solo occasioni.

Le nozze di Cana di Luca Longhi (Biblioteca Classense, Ravenna)

Le nozze di Cana di Luca Longhi (Biblioteca Classense) | Ph. © Nitto1, via Wikimedia


Le Valli di Ravenna

Chiamare “valle” una distesa d’acqua lagunare compresa tra due sponde sabbiose ricoperte di canne è forse una delle massime espressioni poetiche della toponomastica romagnola. Ravenna è circondata da “valli” dove è possibile navigare, camminare, e osservare una natura sorprendente, così vicina alla città e alle opere dell’uomo.

Appena oltre la sponda nord del fiume Lamone si erge solitaria, quasi medievale, una torre di avvistamento. Salendo in cima e dando le spalle alla strada ci si ritrova in un paesaggio selvaggio e protetto, che resiste tra mare e campagna. Per qualche ora, la bellezza la cerchiamo in ciò che già esiste, ciò che non è stato toccato o modificato, per dargli un senso o uno scopo. La Natura è così, senza filtri o metafore. È bella per il suo equilibrio, a volte tremendo, ma puro e perfetto. Dall’alto della torre ci ricorda da dove proveniamo e ci chiede di non andarcene più.

Valli di Marina Romea | Foto © Archivio Fotografico Comune di Ravenna

Valli di Marina Romea | Foto © Archivio Fotografico Comune di Ravenna


Sulle spiagge di Ravenna

I ponti levatoi possono alimentare una sensazione di grandiosità via d’accesso a un luogo e un’epoca mitici, rievocano trombe d’ottone e zoccoli scalpitanti. La stessa impressione di preludio alla grandezza si può avere mettendo il primo piede nudo sulle passerelle che da alcuni anni introducono alle spiagge di Ravenna, solcando con grazie la pineta.

Inducono al silenzio, al rispetto, alla contemplazione. Si passa adagio un confine fisico, ma anche simbolico. Perché la spiaggia è un altro mondo, invisibile dalla strada, un mondo con i suoi tempi, i suoi odori, il suo orizzonte così diverso dalla città. Una città “terragna” come Ravenna, ma sorella del mare, che la attende poco distante, in ogni stagione, appena possibile. E allora godiamoci la passeggiata, un volo radente, anche per preservare questo habitat oramai ridotto, per entrare in punta di piedi verso l’incontro tra terra e acqua.


Il mausoleo di Galla Placidia

Facciamo un gioco. Non subito, ma tra poco. Ci siamo. Eccoci giunti al patrimonio dell’Umanità (non che il resto, fin qui declamato, non lo fosse!). Ne abbiamo scelto uno, tra gli otto, per concludere il nostro percorso di “educazione”, nell’accezione di “conduzione” ma anche di “estrazione” di bellezza. E ancora una volta restiamo sui dettagli e le ispirazioni inconsuete. Stiamo per entrare nel Mausoleo di Galla Placidia.

Attraversiamo il prato e ci dirigiamo verso un edificio minuto, quieto, come un cofanetto senza etichette. L’ingresso è stretto e buio e si entra pochi alla volta. Il gioco inizia adesso. Poggiamo la mano sulla parete e chiudiamo gli occhi. Entriamo adagio, in silenzio. Troviamo un posto sicuro, più o meno al centro della stanza. Respiriamo per qualche istante i quindici secoli che ci hanno condotto lì dentro. Poi alziamo la testa e apriamo lentamente gli occhi. Godiamoci i riflessi dell’oro, nel blu profondo. Vediamo il cielo, ma al chiuso. Lo spoglio cofanetto diviene uno scrigno di preziosi. Piccolo e meraviglioso.

E infine entrammo a riveder le stelle.

Mausoleo di Galla Placidia | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Mausoleo di Galla Placidia | Foto © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Venezia e Ravenna: un’eredità vecchia di secoli

Venezia e Ravenna: un’eredità vecchia di secoli

Ravenna-Venezia

Spostandosi tra un mosaico e l’altro, tra un parco e l’altro, tra un chiosco di piadina e un ristorante, è possibile seguire un sentiero che porta a Venezia. Un tour nel tour, una mappa nella mappa, per scoprire un momento della storia di Ravenna che ha lasciato impronte indelebili.

Dal 1441 al 1509 Ravenna visse sotto il dominio della Repubblica di Venezia. A quell’epoca la città era ancora circondata dai fiumi e dalla laguna e intesseva scambi e commerci con il Delta del Po e da lì verso l’Adriatico e l’Europa.

I segni della dominazione veneziana sopravvivono ancora in città, incastonati tra gli strati delle varie epoche, ma se li incorniciamo e li osserviamo da vicino ci fanno sentire il rumore dei canali e lo schiocco dei cavalli sui ponticelli di una volta.

Il ricordo più imponente è senz’altro la Rocca Brancaleone, situata appena fuori dal centro storico. Eretta poco dopo l’arrivo dei veneziani in città, è stata teatro della Battaglia di Ravenna che vide per la prima volta l’uso massiccio di artiglieria da campo, cambiando per sempre il modo di guerreggiare e il concetto stesso di cavalleria.

Rocca Brancaleone

Rocca Brancaleone | Foto @ Nicola Strocchi

Abbandonata per alcuni secoli, nel Novecento è stata recuperata e oggi ospita un grande parco, un’arena sotto le stelle e un punto ristoro. Un leone di marmo protegge ancora l’ingresso al ridotto fortificato.

Ravenna - Rocca Brancaleone

Altorilievo del Leone Alato Veneziano

Al centro del passeggio e della vita istituzionale della città c’è Piazza del Popolo, pensata nelle sue forme attuali dalla Serenissima e da allora rimasta inalterata.
Il primo podestà veneziano ordinò di ricostruire il vecchio palazzo comunale, oggi sede del Municipio, facendolo ornare con stemmi, balconcini e ghiere in terracotta. Il palazzo delimitava la piazza dal lato del fiume Padenna che attraversava la città, passando sotto il grande arco dell’attuale via Cairoli.

Piazza del Popolo (Ravenna)

Piazza del Popolo (Ravenna) | Foto @ Delio Mancini

Di fronte al palazzetto furono erette due colonne, molto simili a quelle che in piazza San Marco a Venezia delimitano lo slargo verso la laguna. Su quella più vicina al palazzo venne collocato un leone di San Marco, mentre l’altra sorreggeva il vescovo Apollinare, santo patrono di Ravenna. Oggi il leone non c’è più, sostituito in epoca papale dalla statua di San Vitale. Dalla parte opposta della piazza fu, invece, posto il primo orologio, sancendo definitivamente il ruolo di potere in quel luogo e della presenza dominante di Venezia in quei decenni.

Una delle stradine più belle del centro storico è senz’altro via Cairoli. Stretta come il canale che le scorreva in mezzo, è riservata ai pedoni (nemmeno le bici possono passare, se non condotte a mano), ospita negozi e punti gastronomici, oltre a Casa Loredan, forse dimora del primo podestà e capitano di Ravenna. Finestre a balconcino in stile gotico-veneziano, colonnette in marmo rosso di Verona, capitelli di gusto rinascimentale la rendono una delle più eleganti vestigia del governo di Venezia.

Tra le case d’età veneziana questa è forse la più graziosa. È Palazzina Diedo, in via Raul Gardini. Conserva il cotto ruvido della facciata, alcuni elementi in pietra d’Istria, oltre al balconcino sul quale s’affaccia l’elegante bifora e l’arco d’ingresso, sul quale rimangono scolpite le due bande orizzontali dell’arme dei Diedo.

Palazzina Diedo (Ravenna)

Palazzina Diedo (Ravenna) | Foto © Giampiero Corelli Fotoreporter (edificistoriciravenna.it)

La semplice armonia di questo edificio stride con un fatto di sangue che nella notte del 29 gennaio 1576 lo vide protagonista. Girolamo Rasponi, con i suoi seguaci, compì una missione punitiva contro la nipote e la famiglia del marito, venendo poi esiliato dalla città. L’orrendo crimine, tuttavia, non scalfì la secolare egemonia dei Rasponi nel ravennate.

MAR - Museo d'arte della Città di Ravenna

MAR – Museo d’arte della Città di Ravenna | Foto @ Archivio Comune di Ravenna

Per evitare gli assalti via mare ai Canonici regolari lateranensi, la cui sede si trovava troppo vicino alla costa, i veneziani invitarono i religiosi a spostarsi nel nuovo monastero di Santa Maria in Porto, chiamata così poiché si trovava alla foce del fiume Badareno, poi scomparso. Veneziano fu il primo priore, e squisitamente veneziano l’impianto architettonico del nuovo monastero, con l’elegante armonia di forme e proporzioni che caratterizza l’elegante loggiato a due ordini, affacciato su quelli che oggi sono i Giardini Pubblici. Veneziano anche il massiccio impiego di pietra d’Istria e il chiostro, sempre a due ordini. Oggi l’edificio ospita il MAR – Museo d’Arte di Ravenna. Per informazioni sulle mostre in corso ecco il sito del museo.

Ravenna - Palazzo Bracci

Ravenna – Palazzo Bracci (Ravenna)

Palazzo Bracci è l’ultimo dei nostri suggerimenti di questo percorso tra Ravenna e Venezia. Prima che la piazza maggiore venisse ampliata dai veneziani, di fronte a Palazzo Bracci doveva trovarsi il centro pulsante della vita della città. In quella che oggi è piazza Andrea Costa, di fronte al mercato coperto, incastonata tra la chiesa di San Michele in Africisco (oggi un negozio di abbigliamento) e la chiesa di San Domenico (oggi una sala espositiva) si trovava un nodo di acque: il Padenna, che giungeva da nord e un altro piccolo fiume che scendeva parallelo all’attuale via Cavour. Il palazzo, che oggi ospita un albergo, è austero, in laterizio grigio, con qualche tocco di bianco in pietra d’Istria, lavorata a finissimi intagli. Un’eleganza semplice, che culmina nel balconcino tipico delle dimore signorili dell’epoca. All’interno, interessanti pitture ornano il soffitto ligneo della sala lunga, di gusto tipicamente quattrocentesco, e celebrano l’unione tra i Bracci e – non potevano mancare! – i Rasponi, che ricevettero insieme il titolo di Conti, dall’Imperatore, nel 1469.

Non vi abbiamo detto tutto sull’eredità veneziana a Ravenna. Vi sono altri edifici di quell’epoca, custoditi nel centro storico. Ma vorremmo lasciare che sia l’ispirazione – o la fortuna – a farveli incontrare.

Mappa della Ravenna Veneziana

Mappa della Ravenna Veneziana

5 cose da non perdere a Ravenna

5 cose da non perdere a Ravenna

Ravenna, siamo tutti d’accordo, offre molti spunti a chi la visita. Questa città al confine tra la costa adriatica e le oasi e le pinete del Parco del Delta del Po è ricca di beni artistici di inestimabile valore, siti e reperti storici per andare alla scoperta del nostro passato, bellezza e ispirazione.

Tra le tante storie e meraviglie da scoprire in città, abbiamo provato a stilare una lista delle 5 cose assolutamente da non perdere a Ravenna quando la si visita. Sono sicuramente tra le più amate dai viaggiatori e dagli abitanti perché rappresentano bene l’anima unica della nostra città.

Gli otto monumenti del Sito Unesco

Tra le cose da non perdere a Ravenna sicuramente spiccano gli otto monumenti del Sito Unesco, proclamati nel 1996 Patrimonio dell’Umanità. Questi monumenti paleocristiani testimoniano un periodo importante della storia europea, e soprattutto sono una finestra sul glorioso passato di Ravenna, tre volte capitale tra il V e il VII secolo: dell’Impero Romano d’Occidente, del Regno Goto di Teodorico, dell’Impero Bizantino.

Il Mausoleo di Galla Placidia, il Battistero Neoniano e quello degli Ariani, la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo e di Sant’Apollinare in Classe, la Cappella Arcivescovile di Sant’Andrea, la maestosa Basilica di San Vitale e l’imponente Mausoleo di Teodorico sono autentiche finestre sul passato che riusciranno a strabiliarvi, e che difficilmente dimenticherete.


La Tomba di Dante

Grande vanto di Ravenna è custodire le spoglie del più grande poeta della letteratura italiana, Dante Alighieri: da non perdere assolutamente.

La Tomba di Dante, costruita tra il 1780 e il 1782, fu progettata da Camillo Morigia in stile neoclassico, con il proposito di conferire nobiltà e decoro alla sepoltura dantesca, fino ad allora ospitata all’interno di una semplice cappella.

Le spoglie del poeta, come abbiamo raccontato in questo post, sono state nascoste a lungo e rivenute casualmente solamente nel 1865, quando furono spostate nella sepoltura ufficiale. La Tomba si trova nella Zona del Silenzio, nel cuore della città, dove la presenza delle spoglie dantesche ispirano grande solennità.

Tomba di Dante (Ravenna)

Tomba di Dante (Ravenna) | Foto © Giacomo Banchelli


Il Parco Archeologico di Classe e Classis – Museo della Città e del Territorio

Il nuovo museo di Cassis Ravenna – Museo della Città e del Territorio ha recentemente arricchito il percorso del Parco Archeologico di Classe, costituito dalla Basilica di Sant’Apollinare in Classe e dall’Antico Porto.

Se quest’ultimo è ciò che resta di uno dei principali scali portuali del mondo romano e bizantino, presso il museo di Classis sono ammirabili oltre 600 reperti originali che, insieme a ricostruzioni e filmati, ripercorrono la storia di Ravenna dalle origini etrusco-umbre all’Alto Medioevo.

Classis - Museo della Città e del Territorio | © RavennAntica

Classis – Museo della Città e del Territorio | Foto © RavennAntica


La collezione di Mosaici Contemporanei del MAR

Ravenna è giustamente nota come la capitale del mosaico, antico e contemporaneo. Quest’arte è ancora ben viva nelle botteghe della città e nei suoi musei. La più importante collezione di mosaici contemporanei si trova oggi al MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna.

Al piano terra della Loggetta Lombardesca si possono ammirare opere dei più importanti artisti italiani e internazionali. Tra questi, sono presenti anche alcune collaborazioni tra artisti figurativi e mosaicisti, come l’opera qui sotto, Le coq blue, realizzata da Antonio Rocchi sul disegno preparatorio di Marc Chagall.

Le coq blue di March Chagall e Antonio Rocchi | © mosaicoravenna.it

Le coq blue di March Chagall e Antonio Rocchi | © mosaicoravenna.it


La Cripta della Basilica di San Francesco

In Piazza San Francesco, nel cuore di Ravenna, si trova la grande Basilica che dà il nome alla piazza. Nel Trecento era frequentata anche da Dante Alighieri, di cui in questo luogo furono celebrati anche i riti funebri. Vale la pena di essere visitata soprattutto per poter ammirare la sua suggestiva Cripta: pensata per ospitare le spoglie del vescovo Neone, oggi risulta allagata a causa della subsidenza, e nelle sue acque brillano alcuni pesci rossi.

La Cripta della Basilica di San Francesco, Ravenna | © edificistoriciravenna.it

La Cripta della Basilica di San Francesco | Foto © edificistoriciravenna.it

La Posterula Vincileonis: un passaggio tra Mondo antico e quotidianità

La Posterula Vincileonis: un passaggio tra Mondo antico e quotidianità

Nelle vicinanze del centro storico di Ravenna si trova il parcheggio di Torre Umbratica: un punto d’accesso per molti ravennati che lo utilizzano quotidianamente, un luogo probabilmente sconosciuto per tutti gli altri, così importante durante l’Antichità, in virtù della sua vicinanza al circuito cittadino delle mura.

Alcuni monumenti di Ravenna, come le antiche mura, sono perfettamente integrati nel paesaggio urbano contemporaneo. Passeggiando, si rischia di non notare quelle che per moltissimi secoli costituirono le difese di una potente città e che, assieme alle paludi, furono fondamentali per rallentare l’avanzamento dei nemici.

Mura di Ravenna (V sec. d.C.) | Foto © tamoravenna.info

Mura di Ravenna (V sec. d.C.) | Foto © tamoravenna.info

In occasione dell’evento “A spasso con Teoderico”, una passeggiata culturale dedicata alla vita e alle opere del sovrano goto a Ravenna, partendo dal Mausoleo del re e affiancando la Rocca Brancaleone, si sono costeggiate le mura fino a giungere nell’area adiacente a Porta Serrata: qui, agli inizi del XX secolo, erano ancora in gran parte visibili numerose porte e posterulae (piccole aperture) appartenenti a quelle antiche difese.

Oggi sono pochi i tratti conservati delle mura urbiche, iniziate dopo il 402, quando la corte imperiale d’occidente scelse Ravenna come propria sede, e forse ultimate dal re Odoacre verso la fine del V secolo.

In questa zona, tra lunette ormai poco visibili (esempi di un’attenta decorazione in mattoni facciavista o alloggiamenti per lampade che illuminavano la città nella notte), spicca la posterula Vincileonis: un varco (ora murato) che probabilmente fungeva da passaggio verso l’esterno per uno dei numerosi canali che attraversavano Ravenna nell’antichità. Si trattava infatti di un sistema d’accesso alla città utilizzato anche per scambi commerciali in barca, rendendo Ravenna simile a una piccola “Venezia”.

La posterula Vincileonis è ricordata dallo storico Agnello (800-850 circa) nel IX secolo, all’interno del suo Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis.
L’autore, scrivendo dell’area sacra cittadina dedicata in età romana a Ercole, spiega: «La basilica suddetta si trova nella zona Ercolana. Viene detta Ercolana perché fu dedicata a Ercole, non lontana dalla porta Vincileone, così chiamata perché la costruì Vincilio». Nel testo la posterula è ricordata come il luogo vicino al quale si ergeva la basilica Herculis, un sontuoso edificio restaurato per volere di Teoderico (493-526), secondo quanto ricordato dallo storico Cassiodoro nel VI secolo.

Agnello afferma inoltre che la costruzione della posterula sia da attribuire a Vincilio, dal quale prende il nome, nonostante Vincileonis sembri un richiamo toponomastico che allude proprio all’edificio dedicato a Ercole: l’eroe mitologico che sconfisse il leone Nemeo, in una delle sue celebri dodici fatiche.

Queste antiche tracce evidenti nella nostra città, che conviveva con la presenza di canali, paludi e del mare, sono finestre affacciate sul passato e aperte sulla nostra quotidianità: ci ricordano una storia, quella di Ravenna, a volte celata, altre volte palese, troppo spesso ignorata o osservata soltanto dai turisti, o da chi passeggiando si inoltra nelle strade della città.

ItineRA, festa del cammino consapevole: Orienta-menti

ItineRA, festa del cammino consapevole: Orienta-menti

Dopo il successo della prima edizione, torna ItineRA dal 29 settembre al 14 ottobre. La festa del cammino consapevole è promossa e organizzata da Trail Romagna in compartecipazione con il Comune di Ravenna. Per quindici giorni fra le vie e le aree verdi di Ravenna e dintorni, cittadini e turisti sono invitati alla riscoperta di itinerari laterali e interdisciplinari atti a corroborare una visione inedita della città dove storia, cultura, arte, gastronomia e ambiente si intersecano, arricchendo di nuovi percorsi una mappa già fitta ma in continua espansione. Trait d’union della rassegna è, naturalmente, il cammino declinato e interpretato da ItineRA a seconda delle più svariate necessità: da salutare attività sportiva a privilegiato strumento cognitivo, da motivo d’incontro e condivisione a occasione di riscoperta psicofisica, da atto estetico a intimo percorso spirituale.

Come nella precedente edizione, la rassegna si articola in numerosi eventi, conversazioni, passeggiate e incontri dedicati alla rieducazione al cammino, sotto la guida di qualificati istruttori di Nordic Walking Fitwalking. Ad aprire il secondo appuntamento con ItineRA è una passeggiata tutta ravennate sulle evanescenti orme di Dora Markus, musa montaliana il cui ricordo ancora oggi anima di suggestioni la diga foranea di Marina di Ravenna. Rigorosamente ravennati sono anche la Darsena Urban Walk, passeggiata attraverso il sensibile segmento della Darsena di Città che dall’inconscio urbanistico sta lentamente riappropriandosi di una rigenerata e stratificata identità, e il pellegrinaggio dalla solitaria e suggestiva Torre del Candiano (Turrazza) alla Basilica di Santa Maria in Porto, sulle tracce misteriose della Madonna Greca che ancora oggi costituisce un inscindibile legame con l’Oriente.

Darsena Urban Walk | Foto © Trail Romagna

Darsena Urban Walk | Foto © Trail Romagna

A rimarcare il valore spirituale del cammino, intervengono la passeggiata meditativa nella selvaggia penisola di Boscoforte, fra i canneti e i silenzi delle Valli di Comacchio santalbertesi, e un corposo itinerario culturale e antropologico dedicato ai santuari naturali e artificiali della città, alla riscoperta della Pinete e dei principali monasteri, come San Giovanni Evangelista, San Vitale e Classe dentro le mura. I Monasteri saranno anche al centro di un incontro interdisciplinare con il saggista Maurizio Pallante e il monaco Camaldolese Natale Brescianini, che abbraccia filosofia, economia e spiritualità per esplorare il nesso fra monachesimo ed economia sostenibile.

Anche quest’anno, numerosi sono gli incontri promossi da ItineRA con personalità legate al mondo della cultura, dello sport, dell’arte, della gastronomia: lo scrittore e giornalista per Tuttosport Andrea Schiavone, il condirettore della rivista ‘Correre’ Daniele Menarini si confronteranno sul tema del racconto e della visione, con incursioni nel cinema dedicato “all’andare a piedi”. Il Priore Generale dei Monaci Camaldolesi Alessandro Barban terrà assieme a Don Claudio Ciccillo e a Franco Chiarini di ChefToChef un incontro dedicato all’alimentazione sostenibile, alla fine del quale sarà possibile partecipare a una cena solidale presso la Fraternità di San Damiano.

Franco Masotti intraprenderà un sorprendente percorso su quegli artisti – da Campana a Long, passando per Herzog, Cage e Sebald – che hanno fatto del cammino una vera e propria pratica estetica, linfa stessa della loro arte.Lo scrittore Davide Comunale ci guiderà lungo la Magna Via Francigena siciliana, mentre Nicolò Giraldi e Andrea Mattei presenteranno i rispettivi nuovi volumi per Ediciclo (il primo, un drammatico viaggio nella memoria della migrazione dimenticata lungo il confine orientale italiano, mentre il secondo un vademecum sull’arte di fare lo zaino). Infine lo scrittore Fabio Fiori, già collaboratore di Rai Radio Tre e diversi quotidiani e riviste, presenterà il suo Erba buona, ricettario di un girovago, dedicato alle erbe commestibili che chiunque può trovare lungo il proprio cammino.

Questo e molto altro all’interno di una rassegna che, giunta al suo secondo appuntamento, sceglie di approfondire quanto già affrontato lo scorso anno, e di porre dunque con forza il cammino al centro del dibattito culturale e creativo, al fine di costruire percorsi multimediali partendo dal più semplice e spontaneo dei gesti.

Per scoprire il ricco calendario di ItineRa, vi invitiamo a consultare il programma e seguirci su www.trailromagna.eu. Nel sito troverete tutti gli approfondimenti e, in fondo a ogni evento, un form dedicato all’iscrizione.