Il nuovo Mercato Coperto di Ravenna

Il nuovo Mercato Coperto di Ravenna

In questi giorni a Ravenna ne parlano tutti. Il nuovo Mercato Coperto. Com’è? Ci sei già stata? Hai già comprato, mangiato, assaggiato?
Chi ha più di venti o trent’anni, si ricorda bene il vecchio mercato. I delfini in marmo  del Maltoni, un po’ abbandonati per terra nell’atrio, gli odori forti del pesce e dei formaggi, che decoravano le ultime, sparute, bancarelle. L’atmosfera umida e un po’ buia di un edificio tanto antico quanto desideroso di una nuova vita.

Il nuovo Mercato Coperto

Il nuovo Mercato Coperto

E ora, dopo tanti anni di lavoro, finalmente riapre un tassello importantissimo nel mosaico della città, soprattutto per la sua collocazione. Incastonato tra viuzze e piazze che un tempo ospitavano contorti corsi d’acqua urbani, si è tolto finalmente il vestito scomodo delle impalcature ed è tornato ad aprirsi alla gente, grazie anche al grande lavoro di Coop Alleanza 3.0 e Molino Spadoni.

Lavori di riqualificazione al Mercato Coperto

Lavori di riqualificazione al Mercato Coperto

Da bambino la prima cosa che facevo appena entrato all’interno del mercato era respirare forte e guardare in alto. Cercavo le capriate in ferro all’inglese, il lucernaio, quella sensazione di esotismo, per un edificio che sembrava un po’ una stazione e un po’ un tempio e che qualche anno dopo mi avrebbe ricordato anche il Museo d’Orsay di Parigi.

L'interno del mercato negli anni Cinquanta

I vecchi banchi alimentari all’interno del mercato fino agli anni ’80

Oggi la sensazione è sempre la stessa, forse più forte. Entro e guardo in alto, cerco il soffitto e la luce. Vedo il ferro, il legno, il vetro. È un unico spazio ampio e aperto, ma che disvela una serie di angoli e scomparti contigui ma distinti. Cioccolata, caffè, libri, tagli di carne, pesce, pasta fresca, sedute da cinema, soprammobili dal gusto liberty, lampadari vintage e luci calde.

Uno scorcio del nuovo Mercato Coperto

Uno scorcio del nuovo Mercato Coperto

C’è questo e molto altro nel mercato. Tre bar, uno dei quali è un cocktail bar, una libreria e un grande palco per varie iniziative. Un ristorante, una gelateria, un laboratorio di cioccolata. Un mercato allargato quindi, con anche negozi e un supermercato ma che mantiene al centro il sapore dei banconi di una volta.

Si può comprare cibo fresco, volendo anche farselo cucinare per consumarlo lì accanto. Si può passare anche solo per un aperitivo, o per stare un po’ al riparo, sia in estate che in inverno, per sedersi a leggere, a chiacchierare, a studiare. Sono benvenuti infatti anche gli studenti in visita, che possono utilizzare gli spazi del mercato come sosta o per i servizi, senza obbligo di dover acquistare o consumare, ma solo per il piacere di attraversare un altro luogo storico della città, un monumento tra i monumenti.

L'antica Pescheria 1905-07

L’antica Pescheria 1905-07

In una delibera comunale del 1916 si legge di come:

Il problema di dotare la città di Ravenna d’un fabbricato centrale per la vendita al minuto dei generi alimentari, al riparo dalle intemperie e sotto la salvaguardia dell’Igiene, è ormai penetrato profondamente nella coscienza della popolazione e deve essere risolto.

E così, dopo vari progetti, l’attuale edificio vede la luce nel 1922, ad ampliamento e sostituzione di un antico mercato del pesce, oramai insufficiente, per dimensioni e tipologia di merci. Dopo una sessantina d’anni, all’inizio degli anni Ottanta, il Mercato Coperto subisce un restauro critico non soltanto con l’intento di adeguarlo alle varie norme impiantistiche, igieniche e sismiche, ma anche per donargli nuovo vigore.

Con il nuovo millennio arriva un lento declino e poi la chiusura, ma i nuovi progetti erano già nell’aria. E oggi, dopo 13 milioni di investimenti e 6 anni di lavori, riapre i suoi 4 mila metri quadri con un intervento di qualità che restituisce a cittadini e a turisti un luogo simbolo della città, recuperando uno degli immobili più rappresentativi del centro storico.

Il Mercato Coperto non è quindi solo un luogo, ma tanti luoghi. Questa è una suggestione. Ora non resta che andarci e gustarselo, anche più di una volta.