Gli animali fantastici della basilica San Giovanni Evangelista a Ravenna

Gli animali fantastici della basilica San Giovanni Evangelista a Ravenna

Basilica di San Giovanni Evangelista (Ravenna)

Basilica di San Giovanni Evangelista | Foto © edificistoriciravenna.it

Fra le pagine famose de Il nome della rosa di Umberto Eco vi sono quelle dedicate al portale della chiesa dell’abbazia, abitato da un lungo elenco di creature immaginifiche che spaziano dalle sirene ai dracontopodi, dai minotauri ai grifoni, dai coccodrilli ai cinocefali ai draghi. Un omnicomprensivo «bestiario di Satana» che lascia Adso in bilico tra fascinazione e terrore. 

Si tratta probabilmente di uno degli omaggi moderni più riusciti a quel capitolo della cultura e dell’arte medievale che non cessa di incantare per i suoi contenuti fantastici e favolistici: quello dei bestiari, dilagati nel mondo occidentale sul modello del Physiologus alessandrino.

La chiesa di San Giovanni Evangelista a Ravenna ne conserva un esempio in mosaico, eseguito in date lontane dall’epoca aurea e gloriosa della città. È il 1213 quando Guglielmo, abate del monastero benedettino sorto a ridosso della basilica placidiana, ordina l’innalzamento del piano pavimentale dell’edificio e la realizzazione di una nuova decorazione musiva.

I soggetti scelti rispondono al gusto enciclopedico del tempo, accostando alla vicende della Quarta Crociata da poco conclusa alcune scene ispirate a leggende e romanzi in voga e, appunto, un bestiario del quale oggi possiamo ammirare le raffigurazioni, più prosaiche, del lupo, dell’oca, dei pesci, della mucca, del cervo, e quelle, più favolose, della pantera, del grifone, dell’unicorno, della sirena e della lamia.

Basilica di San Giovanni Evangelista (Ravenna)

Basilica di San Giovanni Evangelista | Foto © edificistoriciravenna.it

Disposte originariamente in maniera contigua lungo la navata mediana, le immagini del mondo animale assumono valenze simboliche che disvelano ai mortali dogmi dottrinali e insegnamenti etici e morali.
La realtà fenomenica, creazione divina, è infatti intesa dall’uomo medievale come specchio di verità superiori. Tutto il sapere antico, dalle sacre scritture ai testi enciclopedici e ai trattati scientifici greci e latini, partecipa alla decifrazione di questa foresta di simboli, la cui corretta interpretazione più farsi guida nel percorso di riavvicinamento al divino.

Incontriamo così il LUPO, che nei testi sacri è sovente contrapposto all’agnello. Come quest’ultimo, animale sacrificale per eccellenza nella sua immacolata perfezione, è immagine di Cristo, così la bestia selvaggia si fa incarnazione del demonio, costante minaccia per il gregge dei fedeli disperso nel mondo. Al contempo, in base alla leggenda per cui il collo del lupo è rigido e impossibilitato a chinarsi, la fiera diviene emblema e monito contro il peccato della superbia, colpa somma Lucifero, il principe degli angeli ribelli.

Al lupo segue il CERVO, che nel Salmo 42,1 è similitudine, nella sua brama dell’acqua, dell’anima del fedele che anela a Dio. Il cervo è anche immagine del peccatore che purga i suoi peccati: era infatti credenza antica che quest’animale fosse in grado di stanare il serpente, divorarlo, e poi purificarsi dal veleno bagnandosi in fonti di acqua pura.

Nei bestiari medievali il nome della PANTERA affonda le proprie radici nel greco pan, tutto; per questo motivo la fiera diviene simbolo di Cristo, salvatore di tutto il creato. Il parallelismo con il Cristo è sottolineato anche nel Physiologus dove si racconta come la pantera, dopo aver mangiato, dorma tre giorni per poi emette un ruggito e un dolce profumo che invita tutti gli animali a seguirla: facile trasposizione della morte e resurrezione del Signore e del suo farsi guida del genere umano verso la salvezza.

Mostri compositi e dalle molteplici nature sono sia la SIRENA sia il GRIFONE. Tentatrice per eccellenza fin dalle pagine dell’Odissea, la sirena, creatura metà donna e metà pesce, è ammonimento costante contro le seduzioni effimere dei piaceri terreni. Significato simile ha il grifone, simbolo del pericolo e degli inganni che sempre incombono sull’uomo penitente. Al contempo però, col suo corpo di leone e le ali e artigli d’aquila, il grifone si fa nel pensiero teologico immagine del Cristo nella sua duplice natura umana e divina.

Solitario e inavvicinabile è l’UNICORNO nelle credenze medievali, e solo con l’inganno può essere catturato: ancora il Physiologus racconta infatti come quest’animale si lasci avvicinare esclusivamente da giovani vergini, nel cui grembo cade addormentato. Nell’interpretazione cristiana esso si fa quindi immagine del Figlio, incarnatosi nel ventre della Vergine Maria.
Forte fu la delusione di Marco Polo quando, nel suo viaggio in Oriente, scoprì che gli unicorni erano grandi quanto elefanti, pelosi, con la testa di cinghiale e amanti della melma e del fango. L’immaginario fantastico medievale mal si conciliava infatti con la realtà concreta, e il rinoceronte poco aveva a che fare con l’incanto seduttivo degli aristocratici unicorni.

Alcuni consigli di lettura per conoscere meglio Ravenna

Alcuni consigli di lettura per conoscere meglio Ravenna

Il periodo non è dei migliori, lo sappiamo. Non possiamo farci nulla se non rispettare le norme che ci vengono imposte giustamente dal nostro Governo che ci richiedono lo sforzo di rimanere a casa.

Ben presto la situazione tornerà alla normalità ma nel mentre dobbiamo usare la testa e usare il tempo a nostra disposizione per informarci e conoscere di più il mondo attorno a noi.

Torneremo a viaggiare, questo è sicuro. E Ravenna sarà ancora qui per accogliervi e stupirvi, come sempre solatia, divertente, colta e golosa. 

Per alleggerire la vostra permanenza in casa abbiamo selezionato un piccolo elenco di libri che raccontano qualcosa di più sulla nostra città. Così da trarre qualche ispirazione, rigorosamente seduti sul divano, in vista di un prossimo viaggio, magari proprio da queste parti.


Guide (non convenzionali) su Ravenna

Partiamo col botto. Proviamo a mettere in campo subito un Premio Nobel, un cittadino onorario di Ravenna, il Giullare per eccellenza. Avete capito di chi si tratta, vero?

Dario Fo ha scritto LA VERA STORIA DI RAVENNA (Franco Cosimo Panini), una raccolta dal titolo volutamente provocatorio di aneddoti e leggende della storia romana e bizantina.
Oltre alla parte testuale, al suo interno sono raccolte anche 150 tavole pittoriche dello stesso Fo, per illustrare meglio, tra curiosità e leggenda, gli eventi di cui parla. Ne abbiamo parlato nel dettaglio qualche tempo fa in in un altro articolo.
Insomma, una storia irriverente e volutamente provocatoria, per suscitare qualche risata ma anche qualche sana stortura di naso. Una staffilata, come solo Dario Fo era in grado di fare.

Ingrid Perini ha scritto RAVENNA, UNA GUIDA (Odós). Si tratta di un approccio innamorato, da insider, attraverso il quale riesce a regalarci dieci passeggiate alla scoperta dei mosaici, dei giardini, delle piallasse, dei festival, dei silenzi e delle piadine. Dalla Sicilia, sua terra d’adozione, ci porta nel cuore di Ravenna che ogni volta la accoglie con il suo calore, il dialetto, e i cappelletti della nonna.

Eraldo Baldini ci porta invece tra I MISTERI DI RAVENNA. LA FACCIA NASCOSTA DELLA STORIA E DELLA MEMORIA (“Il Ponte Vecchio” edizioni). Una città che ha attraversato così tanti secoli e che è stata tre volte capitale ha sempre molto da svelare e nascondere. Tra momenti di splendore e periodi d’ombra, pinete e lagune, tesori d’arte e di natura, è possibile incontrare il fascino forte e duraturo dei personaggi che ne furono protagonisti, a volte quasi sconosciuti.

Come poi dimenticare, invece, un recente volume sulla storia della città, edito sempre da “Il Ponte Vecchio”, dal titolo STORIA DI RAVENNA. DALLA PREISTORIA ALL’ANNO DUEMILA e scritto a due mani da Paola Novara e Alessandro Luparini.
Un vero e proprio viaggio senza soluzione di continuità che dall’impareggiabile patrimonio artistico e architettonico dell’Antichità ci porta, passando per Dante e il Medioevo, dritti fino alla storia del Novecento con il movimento cooperativo e la nascita di alcuni partiti destinati a segnare la storia d’Italia.

In Romagna, e pertanto anche a Ravenna, non si può prescindere dal dialetto, forse uno dei più divertenti d’Italia. Ed è così che Marcello Minghetti ha pensato di mettere insieme una quarantina di sonetti romagnoli (con traduzione, non vi preoccupate!) e un centinaio di foto d’epoca per lo più inedite, per un’originalissima guida agli antichi rioni della città.
A VAION PER RAVENNA (A SPASSO PER RAVENNA) è l’affascinante rivisitazione degli studi toponomastici di Don Mario Mazzotti, corredata da notizie storiche, poesie e illustrazioni.


LIBRI PER I PIÙ PICCOLI

E per i più piccoli? Anche per le famiglie e i loro figli ci sono un sacco di spunti letterari a cui far riferimento se si vuole conoscere la storia della città di Ravenna, divertendosi.

Si può iniziare ad esempio da un’eroina nazionale dell’editoria per bambini, la celebre cagnolina PIMPA di Altan.
LA PIMPA VA A RAVENNA (Franco Cosimo Panini) è un bellissimo modo per conoscere i particolari della città, giocando e seguendo il mitico personaggio di Altan. Un nascondino tra monumenti e piazze, per svelare a poco a poco la città e il mare.

Imperdibili poi sono i due volumi scritti dalla guida turistica locale Silvia Togni UNA PIGNA PER RAVENNA e A RAVENNA UNA PIGNA TIRA L’ALTRA. ANDANDO PER VALLI E PINETE, entrambi Longo editore.
Due piccoli libri, rivolti sopratutto ai ragazzi, per comprendere meglio l’importanza della storia di Ravenna e del patrimonio naturalistico, inseguendo i consigli di una simpatica pigna.

PASSEGGIATA PER RAVENNA. 100 MONUMENTI IN 1 GIORNO. MINI GUIDA PER GIOVANI PEDONI (edizioni del Girasole) è invece la guida pensata da Scilla Cicognani con il desiderio di far sentire ai giovanissimi il fascino di questa città, camminando per le sue strade ciottolate con il naso all’insù a osservare ogni particolare.


LIBRI DI CUCINA

E infine, come abbiamo già iniziato a fare in un articolo di qualche tempo fa, alcuni spunti per iniziare a gustare la Romagna da casa vostra, in attesa di incontrarci da queste parti, brindando alla ritrovata libertà.

LA CUCINA ROMAGNOLA ILLUSTRATA (Edit Romagna) tra le oltre 200 ricette tipiche delle varie province contiene anche la versione ravennate di piadina e cappelletti, passateli e tante prelibatezze di carne e pesce.

A seguire, LA CUCINA DELLA ROMAGNA (Newton Compton Editori), un libricino facile e veloce ma davvero ben fatto, della bolognese Laura Rangoni, che lo illustra così:

Piadina a parte, la Romagna è ormai più nota come luogo di divertimenti che di cultura gastronomica. In realtà i romagnoli sono sempre stati maestri nell’arte di trarre il meglio dalla loro terra, indiscutibilmente più povera rispetto alla grassa e vicina Emilia, sostituendo con l’inventiva e la fantasia ciò che la natura somministrava con parsimonia. E le preparazioni tradizionali sono impregnate dello spirito un po’ anarchico e “ruvido” della gente, come dimostrano, simbolicamente, gli strozzapreti. Ricca e variegata, poi, è la cucina di pesce, che pure resta improntata all’essenzialità, poiché, in Romagna, ciò che conta è lo spirito, il cuore aperto, l’amicizia e la generosità nella condivisione. E questo principio a tavola vale in ogni occasione, sia per le pietanze della festa, come i cappelletti, sia davanti a qualche semplice ma gustoso sardoncello alla griglia.

E infine come non perdersi nella lettura dei libri del giornalista e gastronomo Graziano Pozzetto che ci porta dritti alla scoperta della cucina romagnola in tutte le sue forme e i suoi piatti. Il nostro consiglio allora è lasciarsi andare alla lettura dell’ENCICLOPEDIA ENOGASTRONOMICA DELLA ROMAGNA (VOLUME I, II E III) ma anche il più recente e irriverente CARO VECCHIO PORCO TI VOGLIO BENE. LA TRADIZIONE DEL MAIALE IN ROMAGNA.

Buona lettura a tutti e #iorestoacasa!

I dettagli del corteo di Teodora e Giustiniano della Basilica di San Vitale

I dettagli del corteo di Teodora e Giustiniano della Basilica di San Vitale

Se siete in cerca di arte e storia, a Ravenna, male male non cascherete. Tra le tante cose imperdibili da visitare in città, sicuramente spiccano gli otto monumenti del Sito Unesco.

Se chiedete in giro, scoprirete che ogni abitante di Ravenna ha il suo preferito. C’è il fan club del cielo stellato di Galla Placidia, i sostenitori di Sant’Apollinare in Classe, chi preferisce l’austerità del Mausoleo di Teodorico, chi invece ha eletto la Cappella di Sant’Andrea. Volendo si potrebbe pensare di creare un test della personalità ad hoc, del tipo “scegli il tuo monumento preferito di Ravenna e ti dirò chi sei”.

Ecco, tra tutti devo ammettere che forse io preferisco la basilica di San Vitale: imponente, altissima e grandiosa. I mosaici di San Vitale, poi, sono davvero indimenticabili. Sono sicura che possa confermarlo ogni viaggiatore che ha fatto tappa a Ravenna. A sostegno della mia tesi ci sono diversi esempi illustri: sapete, vero, che Klimt si ispirò all’immagine di Teodora per il Ritratto di Adele Bloch-Bauer? E, giusto per fare un altro grande nome, anche Dante ha tratto spunto dai mosaici di San Vitale per la composizione di alcuni versi della Commedia?

Mosaici della Basilica San Vitale di Ravenna | Foto © Isatz, via Wikimedia

Mosaici della Basilica San Vitale di Ravenna | Foto © Isatz, via Wikimedia

La basilica venne costruita nel corso del VI secolo d.C. su un sacello più antico dedicato a San Vitale, successivamente inglobato. Una leggenda vuole che proprio in questo luogo avvenne il martirio del santo, anche se oggi sappiamo che il suo corpo fu in realtà rinvenuto a Bologna.

Oltre alla cupola affrescata secondo il gusto barocco e il labirinto della pavimentazione, a rendere mozzafiato l’interno della basilica sono i mosaici bizantini che decorano l’abside. Tra gli innumerevoli dettagli che rendono unica questa decorazione musiva spiccano le celebri rappresentazioni dei cortei di Teodora e Giustiniano, collocati nella parte inferiore delle pareti, uno di fronte all’altro.

Vediamo insieme questi preziosi pannelli un più nel dettaglio.

Giustiniano e il suo seguito, Basilica di San Vitale | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Giustiniano e il suo seguito (Basilica di San Vitale, Ravenna) | Foto © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Giustiniano (482-565) fu eletto imperatore dell’Impero romano d’Oriente nel 527, carica che gli restò fino alla morte. Viene ricordato come uno dei più grandi sovrani di età tardo antica, ricordato soprattutto per il Corpus iuris civilis, ancora oggi alla base del diritto civile. Celebre è il VI canto del Paradiso dantesco, dove il poeta ha dedicato numerose terzine al suo ricordo.

Nei mosaici di San Vitale l’imperatore è rappresentato vestito di porpora con in mano un bacile d’oro, vaso liturgico che porge in offerta in occasione della consacrazione della chiesa. Si noti che Giustiniano è dotato di un’aureola dorata, anche se non è un santo: la figura dell’Imperatore era molto idealizzata. Intorno a lui ci sono diverse figure.

Si possono distinguere tre religiosi che lo precedono alla sua sinistra, recanti simboli sacri, tra cui spicca il vescovo Massimiano, di cui è riportato il nome al di sopra del suo capo. Se alla destra dell’Imperatore si possono distinguere gli abiti di due alti dignitari di corte, molte ipotesi si sono fatte circa l’identità dell’uomo che si frappone tra lui e il vescovo. Potrebbe essere Giuliano Argentario, banchiere e finanziatore della costruzione della basilica, ma anche il prefetto del pretorio, alto funzionario imperiale che risiedeva a Ravenna. In un secondo piano, il corteo è seguito da un gruppo di guardie d’onore armate di tutto punto.

Corteo di Teodora (Basilica di San Vitale, Ravenna) | Foto © Stefano Guerrini, via Wikimedia

Corteo di Teodora (Basilica di San Vitale, Ravenna) | Foto © Stefano Guerrini, via Wikimedia

Di fronte al corteo di Giustiniano si trova quello dell’Imperatrice Teodora. La donna è raffigurata mentre porge verso l’altare un calice dorato tempestato di gemme preziose. Davvero iconica è la decorazione del suo capo: un grande diadema di pietre e perle orna il suo viso chiaro, il cui candore risplende in contrasto con l’oro che la circonda.

La decorazione degli abiti delle sue dame di corte dà un’idea dello sfarzo, del lusso e dello splendore che caratterizzava la corte di Bisanzio, e di cui oggi ci è rimasta traccia nell’oro di questi mosaici. Alle loro spalle, infatti, lo sfondo decorato con tende, colonne, fontane, presumo dovesse rimandare all’aspetto degli interni delle sue stanze. Alla destra dell’imperatrice, completano il corteo i due dignitari di corte che la precedono.

Dettaglio del corteo di Teodora della Basilica di San Vitale a Ravenna

I cortei di Giustiniano e Teodora dei mosaici di San Vitale, oltre che essere un prodigioso esempio di arte bizantina, offrono anche una testimonianza storica che ci racconta come doveva essere Ravenna nel VI secolo. Sarà per questo, forse, che la basilica di San Vitale è il mio monumento preferito del Sito Unesco: con un po’ di immaginazione, visitarla è come fare un tuffo nel passato bizantino della città.

I Mosaici Contemporanei di Ravenna in 5 tappe

I Mosaici Contemporanei di Ravenna in 5 tappe

Ravenna è giustamente conosciuta come la capitale del mosaico, ma spesso si commette l’errore di pensare unicamente ai mosaici dei monumenti del Sito Unesco. Sicuramente le decorazioni delle basiliche paleocristiane valgono il viaggio, ma per scoprire davvero questa tecnica artistica è bene dedicare una visita anche ai più bei mosaici contemporanei di Ravenna.

Che l’arte del mosaico in città sia ancora molto viva si percepisce anche nelle strade del centro storico. Le targhe sui cui sono inscritti i nomi delle vie, ad esempio, sono decorate con variopinte tessere di mosaico che brillano alla luce del sole. Diverse poi sono le botteghe artigiane, dove mosaicisti contemporanei sono sempre intenti a creare nuove opere e talvolta organizzano corsi per curiosi, turisti e principianti.

Dopo aver ammirato le brillanti tessere che ci hanno resi famosi in tutto il mondo, averne scoperto la storia, i simboli e il potere fascinatorio, possono essere utili alcuni consigli per andare alla scoperta dei mosaici contemporanei di Ravenna. Ecco 5 delle tappe che potreste aggiungere al vostro percorso se venite in visita nella nostra città!


La collezione di mosaici contemporanei del MAR

Al MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna è presente la più importante collezione di mosaici contemporanei della città: al piano terra della Loggetta Lombardesca si possono, infatti, ammirare opere dei più importanti artisti italiani e internazionali.

Il primo nucleo di quest’importante esposizione nacque per volere di Giuseppe Bovini attorno alla metà del secolo scorso: dopo aver incoraggiato la riproduzione di alcune delle più note raffigurazioni paleocristiane dei monumenti ravennati, organizzò nel ’59 la “Mostra dei Mosaici Moderni”. Ad alcuni artisti figurativi come Chagall, Guttuso, Reggiani, ma anche Michelangelo Antonioni, fu richiesto di disegnare dei cartoni preparatori affinché maestri mosaicisti ne realizzassero dei pannelli in mosaico. Qui sotto trovate l’immagine del mosaico di Antonio Rocchi, su bozzetto di Marc Chagall: Le coq blue.

Insieme a queste opere, la collezione vanta acquisizioni recenti di affermati artisti ravennati, italiani e internazionali come Folla di Luca Barberini (2011) e Unicorno di Dusciana Bravura (2007).


I mosaici danteschi al museo TAMO

Il TAMO – Tutta l’Avventura del Mosaico è il museo della città interamente dedicato all’arte musiva. Allestito nella suggestiva chiesa di San Nicolò, propone un affascinante percorso che parte dall’epoca antica, con le pavimentazioni di una domus imperiale romana rinvenuta nel centro storico, fino ad arrivare a produzioni contemporanee. La sezione “Mosaici tra Inferno e Paradiso” è dedicata a raffigurazioni della commedia dantesca.

Gli iracondi di Renato Signorini (su disegno di Domenico Cantatore) | © tamoravenna.it

Gli iracondi di Renato Signorini (su disegno di Domenico Cantatore) | Foto © tamoravenna.it


La fontana dell’Ardea Purpurea

La fontana dell’Adrea Purpurea di Marco Bravura (2004) sorge in Piazza della Resistenza a Ravenna, a due passi dal centro storico. Maestosa nei suoi 12 metri di altezza, è composta da due grandi ali che si torcono su se stesse e sembrano danzare, o abbracciarsi. La sua forma ricorda un po’ quella del DNA, ma è ispirata all’Araba Fenice, l’uccello mitico che rinasce dalle proprie ceneri. Sul sito di mosaicoravenna.it si legge:

L’iconografia è fortemente simbolica e ispirata soprattutto a lingue antiche e orientali: sul prezioso fondo oro le tessere compongono lettere dell’alfabeto fenicio, simboli della religione giudaica, parole in sanscrito, aramaico ed anche in greco e giapponese antico.

Il monumento ravennate ha in realtà un antecedente libanese: Bravura, nel 1999, ne aveva già realizzata una versione per Beirut, leggermente più piccola. La fontana contribuì a dare nuova vita alla città, che doveva rinascere dalle macerie della guerra.

L'Ardea Purpurea di Marco Bravura | © toursinemiliaromagna via Twitter

L’Ardea Purpurea di Marco Bravura | © toursinemiliaromagna via Twitter


La Gerusalemme Celeste ai Giardini Speyer

A pochi passi dalla Stazione e antistante la Basilica di San Giovanni Evangelista, c’è la piccola area verde dei Giardini Speyer, chiamati così in onore della città tedesca di Spira, gemellata con Ravenna.
La Gerusalemme Celeste (2003) è la preziosa colonna in mosaico progettata da Enzo Pezzi e realizzata dagli allievi del Consorzio Provinciale per la Formazione Professionale di Ravenna. L’opera si ispira all’iconografia dei mosaici bizantini della Basilica di San Vitale e del Sant’Apollinare nuovo, dove sono rappresentate le torri delle città sante di Betlemme e Gerusalemme. Una scultura in mosaico di arte contemporanea ispirata dai mosaici antichi ravennati: quando passato e presente si fondono armoniosamente.

La Gerusalemme Celeste | via Pinterest

La Gerusalemme Celeste | via Pinterest


Invader a Ravenna

Se siete alla ricerca di mosaici contemporanei di Ravenna, non dovete dimenticarvi della presenza delle opere di Invader, artista francese che fonde street art e mosaico. Questo “UFA” (Unidentified Free Artist) si ispira agli alieni pixelati del celebre gioco Space Invaders, che raffigura con piccole mattonelle colorate che applica nei più disparati angoli delle città del mondo con la tecnica del mosaico. A Ravenna ha già compiuto due incursioni, nel 2014 e nel 2015.
Se passeggiate per la città, facilmente troverete una delle sue opere: ne ha realizzate una quarantina! Buona caccia al tesoro 😉

Invader al Porto di Marina di Ravenna | © www.space-invaders.com

Invader a Marina di Ravenna | © space-invaders.com


Oltre a queste 5 tappe proposte, molti altri sono le opere contemporanee di interesse a Ravenna e dintorni, a cominciare dal Parco della Pace, concepito come un museo all’aria aperta, fino ad arrivare all’Onda che esonda, opera simbolo del nuovo museo di Classis.

L’arte del mosaico a Ravenna è più viva che mai: si respira per le strade, nei musei, nei parchi, nelle botteghe.
Non ne avete abbastanza? Allora vi consigliamo di visitare il sito del CIDM – Centro Internazionale di Documentazione sul Mosaico, la sezione del Museo d’Arte della città di Ravenna che promuove la ricerca, lo studio e la valorizzazione del mosaico dall’età giustinianea all’età contemporanea.

Il labirinto della Basilica di San Vitale

Il labirinto della Basilica di San Vitale

La Basilica di San Vitale a Ravenna non ha certo bisogno di presentazioni: la fama della sua bellezza la precede. Le tessere dei suoi mosaici hanno incantato, nel corso dei secoli, poeti e artisti da tutto il mondo, da Dante a Dario Fo, da Klimt a Lagerfeld… Ma c’è un dettaglio del suo interno che, sebbene sia meno conosciuto, conquista l’attenzione di ogni visitatore che si imbatte nel suo intrigante disegno.

Nell’area ottagonale al centro della basilica, proprio al di sotto dei gradini del presbiterio, si può ammirare nella pavimentazione la rappresentazione di un labirinto a forma circolare, che parte dalla figura di una conchiglia. Questi due simboli, comuni nell’iconografia cattolica, sono però rarissimi insieme.

I labirinti hanno sempre un grande fascino. La loro trama geometrica invita l’osservatore alla riflessione, ad indagarne la risoluzione apparentemente più logica. Questo, però, non è uno di quelli in cui ci si smarrisce: questo è un labirinto unicursale, dove il percorso è determinato e unisce la conchiglia al centro esatto della trama. Sapreste dirne il motivo?

Il mosaico del labiritno alla Basilica di San Vitale | © wsimag.com

Il mosaico del labiritno alla Basilica di San Vitale | © wsimag.com

Il labirinto nella simbologia cristiana è figura del pellegrinaggio delle anime in Terra Santa. Per chi non aveva la possibilità di intraprendere quello vero, questo cammino sul posto valeva da sostituto. Il centro rappresenta la meta, il sacro, e l’intimità dei rapporti con il divino, che è il fine ultimo della peregrinazione del fedele. Il suo messaggio è rafforzato appunto dall’immagine della conchiglia, simbolo del pellegrinaggio per eccellenza.

Da alcuni è considerato uno dei labirinti più antichi di Europa, in quanto la Basilica risale al VI secolo, ma non è un dato molto attendibile. Gli esperti infatti sostengono che sia più antico, forse del XV o del XVI secolo, o che comunque sia stato rimaneggiato in quel periodo.

Durante uno dei viaggi che Klimt intraprese a Ravenna (qui trovate il racconto del nostro blog), l’artista scrisse alla madre una lettera dove descriveva questa opera d’arte:

C’è un labirinto raffigurato sul pavimento di fronte all’altare: è un percorso di purificazione che conduce al centro del tempio e che quando lo si percorre fa sentire più leggeri.

Se l’ha detto Klimt, io mi fido. E voi, avete provato a percorrerlo?