I dettagli del corteo di Teodora e Giustiniano della Basilica di San Vitale

I dettagli del corteo di Teodora e Giustiniano della Basilica di San Vitale

Se siete in cerca di arte e storia, a Ravenna, male male non cascherete. Tra le tante cose imperdibili da visitare in città, sicuramente spiccano gli otto monumenti del Sito Unesco.
Se chiedete in giro, scoprirete che ogni abitante di Ravenna ha il suo preferito. C’è il fan club del cielo stellato di Galla Placidia, i sostenitori di Sant’Apollinare in Classe, chi preferisce l’austerità del Mausoleo di Teodorico, chi invece ha eletto la Cappella di Sant’Andrea. Volendo si potrebbe pensare di creare un test della personalità ad hoc, del tipo “scegli il tuo monumento preferito di Ravenna e ti dirò chi sei”.

Ecco, tra tutti devo ammettere che forse io preferisco la basilica di San Vitale: imponente, altissima e grandiosa. I mosaici di San Vitale, poi, sono davvero indimenticabili. Sono sicura che possa confermarlo ogni viaggiatore che ha fatto tappa a Ravenna. A sostegno della mia tesi ci sono diversi esempi illustri: sapete, vero, che Klimt si ispirò all’immagine di Teodora per il Ritratto di Adele Bloch-Bauer? E, giusto per fare un altro grande nome, anche Dante ha tratto spunto dai mosaici di San Vitale per la composizione di alcuni versi della Commedia?

Mosaici della Basilica San Vitale di Ravenna | © Isatz via photo.aptservizi.com

Mosaici della Basilica San Vitale di Ravenna | © Isatz via photo.aptservizi.com

La basilica venne costruita nel corso del VI secolo d.C. su un sacello più antico dedicato a San Vitale, successivamente inglobato. Una leggenda vuole che proprio in questo luogo avvenne il martirio del santo, anche se oggi sappiamo che il suo corpo fu in realtà rinvenuto a Bologna.
Oltre alla cupola affrescata secondo il gusto barocco e il labirinto della pavimentazione, a rendere mozzafiato l’interno della basilica sono i mosaici bizantini che decorano l’abside. Tra gli innumerevoli dettagli che rendono unica questa decorazione musiva spiccano le celebri rappresentazioni dei cortei di Teodora e Giustiniano, collocati nella parte inferiore delle pareti, uno di fronte all’altro.

Vediamo insieme questi preziosi pannelli un più nel dettaglio.

Giustiniano e il suo seguito, Basilica di San Vitale | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Giustiniano e il suo seguito, Basilica di San Vitale | © bbcc.ibc.regione.emilia-romagna.it

Giustiniano (482-565) fu eletto imperatore dell’Impero romano d’Oriente nel 527, carica che gli restò fino alla morte. Viene ricordato come uno dei più grandi sovrani di età tardo antica, ricordato soprattutto per il Corpus iuris civilis, ancora oggi alla base del diritto civile. Celebre è il VI canto del Paradiso dantesco, dove il poeta ha dedicato numerose terzine al suo ricordo.
Nei mosaici di San Vitale l’imperatore è rappresentato vestito di porpora con in mano un bacile d’oro, vaso liturgico che porge in offerta in occasione della consacrazione della chiesa. Si noti che Giustiniano è dotato di un’aureola dorata, anche se non è un santo: la figura dell’Imperatore era molto idealizzata. Intorno a lui ci sono diverse figure.
Si possono distinguere tre religiosi che lo precedono alla sua sinistra, recanti simboli sacri, tra cui spicca il vescovo Massimiano, di cui è riportato il nome al di sopra del suo capo. Se alla destra dell’Imperatore si possono distinguere gli abiti di due alti dignitari di corte, molte ipotesi si sono fatte circa l’identità dell’uomo che si frappone tra lui e il vescovo. Potrebbe essere Giuliano Argentario, banchiere e finanziatore della costruzione della basilica, ma anche il prefetto del pretorio, alto funzionario imperiale che risiedeva a Ravenna. In un secondo piano, il corteo è seguito da un gruppo di guardie d’onore armate di tutto punto.

Corteo di Teodora del mosaico della Basilica di San Vitae a Ravenna | © Stefano Guerrini, Wikimedia Commons, License CC-BY-SA 3.0

Corteo di Teodora del mosaico della Basilica di San Vitae a Ravenna | © Stefano Guerrini, Wikimedia Commons, License CC-BY-SA 3.0

Di fronte al corteo di Giustiniano si trova quello dell’Imperatrice Teodora. La donna è raffigurata mentre porge verso l’altare un calice dorato tempestato di gemme preziose. Davvero iconica è la decorazione del suo capo: un grande diadema di pietre e perle orna il suo viso chiaro, il cui candore risplende in contrasto con l’oro che la circonda.
La decorazione degli abiti delle sue dame di corte dà un’idea dello sfarzo, del lusso e dello splendore che caratterizzava la corte di Bisanzio, e di cui oggi ci è rimasta traccia nell’oro di questi mosaici. Alle loro spalle, infatti, lo sfondo decorato con tende, colonne, fontane, presumo dovesse rimandare all’aspetto degli interni delle sue stanze. Alla destra dell’imperatrice, completano il corteo i due dignitari di corte che la precedono.

Dettaglio del corteo di Teodora della Basilica di San Vitale a Ravenna

I cortei di Giustiniano e Teodora dei mosaici di San Vitale, oltre che essere un prodigioso esempio di arte bizantina, offrono anche una testimonianza storica che ci racconta come doveva essere Ravenna nel VI secolo. Sarà per questo, forse, che la basilica di San Vitale è il mio monumento preferito del Sito Unesco: con un po’ di immaginazione, visitarla è come fare un tuffo nel passato bizantino della città.

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

5 consigli per andare alla scoperta dei mosaici contemporanei di Ravenna

5 consigli per andare alla scoperta dei mosaici contemporanei di Ravenna

Ravenna è giustamente conosciuta come la capitale del mosaico, ma spesso si commette l’errore di pensare unicamente ai mosaici dei monumenti del Sito Unesco. Sicuramente le decorazioni dei nostri monumenti paleocristiani valgono il viaggio, ma per scoprire davvero questa tecnica artistica è bene dedicare una visita anche ai più bei mosaici contemporanei di Ravenna.

Che l’arte del mosaico, a Ravenna, sia ancora molto viva si percepisce anche nelle strade del centro storico. Le targhe dove sono inscritti i nomi delle vie sono decorate con variopinte tessere di mosaico, che brillano mentre ci si perde tra le viuzze disegnate dagli antichi corsi fluviali che passavano per la città. Diverse sono le botteghe dei mosaicisti contemporanei che si possono scoprire passeggiando, dove gli artisti si possono vedere all’opera e dove talvolta sono organizzati corsi per principianti.

Dopo aver ammirato le brillanti tessere che ci hanno resi famosi in tutto il mondo, averne scoperto la storia, i simboli e il potere fascinatorio, possono essere utili alcuni consigli per andare alla scoperta dei mosaici contemporanei di Ravenna. Ecco 5 delle tappe che potreste aggiungere al vostro percorso se venite in visita nella nostra città!


La collezione di mosaici contemporanei del MAR

Al MAR – Museo d’Arte della città di Ravenna è presente la più importante collezione di mosaici contemporanei di Ravenna. Al piano terra della Loggetta Lombardesca si possono ammirare opere dei più importanti artisti italiani e internazionali. Il primo nucleo di questa esposizione nacque per volere di Giuseppe Bovini alla metà del secolo scorso: dopo aver incoraggiato la riproduzione di alcune delle più note raffigurazioni paleocristiane dei monumenti ravennati, organizzò nel ’59 la “Mostra dei Mosaici Moderni”. Ad alcuni artisti figurativi come Chagall, Guttuso, Reggiani, ma anche Michelangelo Antonioni, venne chiesto di disegnare dei cartoni preparatori affinché maestri mosaicisti ne realizzassero dei pannelli in mosaico. Qui sotto trovate l’immagine del mosaico di Antonio Rocchi, su bozzetto di Marc Chagall: Le coq blue.

Insieme a queste opere, la collezione vanta acquisizioni recenti di affermati artisti ravennati, italiani ed internazionali. Qui sotto potete ammirarne due esempi: Folla di Luca Barberini (2011) e Unicorno di Dusciana Bravura (2007).


I mosaici danteschi al museo TAMO

Il TAMO – Tutta l’Avventura del Mosaico è il museo di Ravenna interamente dedicato all’arte musiva. Allestito nella suggestiva chiesa di San Nicolò, propone un affascinante percorso che parte dall’epoca antica, con le pavimentazioni di una domus imperiale romana rinvenuta nel centro storico, fino ad arrivare a produzioni contemporanee. La sezione “Mosaici tra Inferno e Paradiso”, imperdibile, è dedicata a raffigurazioni della commedia dantesca.

Gli iracondi di Renato Signorini (su disegno di Domenico Cantatore) | © tamoravenna.it

Gli iracondi di Renato Signorini (su disegno di Domenico Cantatore) | © tamoravenna.it


La fontana dell’Ardea Purpurea

La fontana dell’Adrea Purpurea di Marco Bravura (2004) sorge in Piazza della Resistenza a Ravenna, a due passi dal centro storico. Maestosa nei suoi 12 metri di altezza, è composta da due grandi ali che si torcono su se stesse e sembrano danzare, o abbracciarsi. La sua forma ricorda un po’ quella del DNA, ma è ispirata all’Araba Fenice, l’uccello mitico che rinasce dalle proprie ceneri. Sul sito di mosaicoravenna.it si legge:

L’iconografia è fortemente simbolica e ispirata soprattutto a lingue antiche e orientali: sul prezioso fondo oro le tessere compongono lettere dell’alfabeto fenicio, simboli della religione giudaica, parole in sanscrito, aramaico ed anche in greco e giapponese antico.

Il monumento ravennate ha in realtà un antecedente libanese: Bravura, nel 1999, ne aveva già realizzata una versione per Beirut, leggermente più piccola. La fontana contribuì a dare nuova vita alla città, che doveva rinascere dalle macerie della guerra.

L'Ardea Purpurea di Marco Bravura | © toursinemiliaromagna via Twitter

L’Ardea Purpurea di Marco Bravura | © toursinemiliaromagna via Twitter


La Gerusalemme Celeste ai Giardini Speyer

A pochi passi dalla Stazione e antistante la Basilica di San Giovanni Evangelista, c’è la piccola area verde dei Giardini Speyer, chiamati così in onore della città tedesca di Spira, gemellata con Ravenna. La Gerusalemme Celeste (2003) è la preziosa colonna in mosaico progettata da Enzo Pezzi e realizzata dagli allievi del Consorzio Provinciale per la Formazione Professionale di Ravenna. L’opera si ispira all’iconografia dei mosaici bizantini della Basilica di San Vitale e del Sant’Apollinare nuovo, dove sono rappresentate le torri delle città sante di Betlemme e Gerusalemme. Una scultura in mosaico di arte contemporanea ispirata dai mosaici antichi ravennati: quando passato e presente si fondono armoniosamente.

La Gerusalemme Celeste | via Pinterest

La Gerusalemme Celeste | via Pinterest


Invader a Ravenna

Se siete alla ricerca di mosaici contemporanei di Ravenna, non dovete dimenticarvi della presenza delle opere di Invader, artista francese che fonde street art e mosaico. Questo “UFA” (Unidentified Free Artist) si ispira agli alieni pixelati del celebre gioco Space Invaders, che raffigura con piccole mattonelle colorate che applica nei più disparati angoli delle città del mondo con la tecnica del mosaico. A Ravenna ha già compiuto due incursioni, nel 2014 e nel 2015. Se passeggiate per la città, facilmente troverete una delle sue opere: ne ha realizzate una quarantina! Buona caccia al tesoro 😉

Invader al Porto di Marina di Ravenna | © www.space-invaders.com

Invader a Marina di Ravenna | © space-invaders.com


Oltre a queste 5 tappe proposte, molti altri sono le opere contemporanee di interesse a Ravenna e dintorni, a cominciare dal Parco della Pace, concepito come un museo all’aria aperta, fino ad arrivare all’Onda che esonda, opera simbolo del nuovo museo di Classis.

L’arte del mosaico a Ravenna è più viva che mai: si respira per le strade, nei musei, nei parchi, nelle botteghe. Non ne avete abbastanza? Quest’anno ci sarà anche la biennale di Ravenna Mosaico!

Il viaggio è la mia dimensione, l’amore per la scoperta una delle sue forme.

Il labirinto della Basilica di San Vitale

Il labirinto della Basilica di San Vitale

La Basilica di San Vitale a Ravenna non ha certo bisogno di presentazioni: la fama della sua bellezza la precede. Le tessere dei suoi mosaici hanno incantato, nel corso dei secoli, poeti e artisti da tutto il mondo, da Dante a Dario Fo, da Klimt a Lagerfeld… Ma c’è un dettaglio del suo interno che, sebbene sia meno conosciuto, conquista l’attenzione di ogni visitatore che si imbatte nel suo intrigante disegno.

Nell’area ottagonale al centro della basilica, proprio al di sotto dei gradini del presbiterio, si può ammirare nella pavimentazione la rappresentazione di un labirinto a forma circolare, che parte dalla figura di una conchiglia. Questi due simboli, comuni nell’iconografia cattolica, sono però rarissimi insieme.

I labirinti hanno sempre un grande fascino. La loro trama geometrica invita l’osservatore alla riflessione, ad indagarne la risoluzione apparentemente più logica. Questo, però, non è uno di quelli in cui ci si smarrisce: questo è un labirinto unicursale, dove il percorso è determinato e unisce la conchiglia al centro esatto della trama. Sapreste dirne il motivo?

Il mosaico del labiritno alla Basilica di San Vitale | © wsimag.com

Il mosaico del labiritno alla Basilica di San Vitale | © wsimag.com

Il labirinto nella simbologia cristiana è figura del pellegrinaggio delle anime in Terra Santa. Per chi non aveva la possibilità di intraprendere quello vero, questo cammino sul posto valeva da sostituto. Il centro rappresenta la meta, il sacro, e l’intimità dei rapporti con il divino, che è il fine ultimo della peregrinazione del fedele. Il suo messaggio è rafforzato appunto dall’immagine della conchiglia, simbolo del pellegrinaggio per eccellenza.

Da alcuni è considerato uno dei labirinti più antichi di Europa, in quanto la Basilica risale al VI secolo, ma non è un dato molto attendibile. Gli esperti infatti sostengono che sia più antico, forse del XV o del XVI secolo, o che comunque sia stato rimaneggiato in quel periodo.

Durante uno dei viaggi che Klimt intraprese a Ravenna (qui trovate il racconto del nostro blog), l’artista scrisse alla madre una lettera dove descriveva questa opera d’arte:

C’è un labirinto raffigurato sul pavimento di fronte all’altare: è un percorso di purificazione che conduce al centro del tempio e che quando lo si percorre fa sentire più leggeri.

Se l’ha detto Klimt, io mi fido. E voi, avete provato a percorrerlo?

RavennaTourism è l’ente ufficiale di promozione turistica del Comune di Ravenna. Ogni giorno la nostra redazione racconta attraverso immagini e contributi di vario tipo la città al di fuori dei luoghi comuni, in un percorso in bilico tra arte, cultura, mare e natura.

Pavoni, colombi e faraone: gli uccelli nei mosaici di Ravenna

Pavoni, colombi e faraone: gli uccelli nei mosaici di Ravenna

Si parla spesso di Ravenna come della città d’arte, dell’antica capitale che racchiude tra le sue porte ancora tutti i segreti del periodo bizantino e che ha saputo affascinare poeti, artisti e cantori… Ma più di rado viene ricordata come meta di interesse naturalistico, anche se le valli limitrofe sono ricche di paesaggi mozzafiato e offrono la possibilità di fare tante attività all’aperto. Tra queste, il birdwatching è una di quelle che contraddistingue il territorio: Ravenna è infatti una nota meta per chi è appassionato dell’osservazione di uccelli, con oltre 310 specie segnalate, di cui 152 nidificanti e 176 svernanti, la cui presenza ha influenzato anche le decorazioni musive dei monumenti del sito Unesco! Moltissime sono infatti le raffigurazioni di uccelli nei mosaici di Ravenna, bellissime e ricche di simbologie: le conoscete già? Ornitologi di tutto il mondo, questo articolo è per voi!

Gli uccelli della Cappella Arcivescovile (o di Sant’Andrea)

La Cappella Arcivescovile è l’ultima paleocristiana ad essere giunta fino a noi integramente: oggi questo piccolo gioiello si trova all’interno del Museo Arcivescovile. È chiamata anche Cappella di Sant’Andrea in quando, intorno alla metà del VI secolo, le reliquie del Santo furono trasferite da Costantinopoli a Ravenna.

Il sacello cruciforme è preceduto da un vestibolo rettangolare molto interessante. L’ordine inferiore è totalmente rivestito in marmo, mentre la parte superiore in mosaico rappresenta un centinaio uccelli differenti, dagli esemplari presenti nei territori limitrofi fino a quelli esotici. Le rappresentazioni degli uccelli sono intervallate da gigli bianchi stilizzati.

Tra i tanti, importante è la presenza di ben 11 faraone e di 8 storni, animali che raramente vengono rappresentati. Non mancano ovviamente pavoni, fagiani (che non erano considerati cacciagione, ma animali da ammirare per la loro bellezza, come i pavoni) e aironi. La volta dorata, decorata con questi bei fiori e con gli uccelli sgargianti, sembra voler alludere alla gioia paradisiaca e inneggiare alla gloria del creato: a questo link potete avere una panoramica della Cappella Arcivescovile.


Le colombe abbeveranti: dal Mausoleo di Galla Placidia a Invader

I più famosi uccelli nei mosaici di Ravenna sono sicuramente le colombe abbeveranti raffigurate nel piccolo Mausoleo di Galla Placidia. Sono sicuramente uno dei più noti simboli di Ravenna, nonché una delle raffigurazioni che restano più impresse a chi scopre la città. Non a caso, un ospite d’eccezione come il famoso artista francese Invader le ha rivisitate, riproponendole in versione street art. In questo articolo raccontavamo di come lo street artist ami “invadere” le città che visitava creando un dialogo tra il suo stile personale e i simboli del luogo.

La colomba è presente anche in altri monumenti come nella Basilica di San Vitale, nella Cappella Arcivescovile e nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Da sempre simbolo dello Spirito Santo, se la colomba è accostata alla fonte può rappresentare anche l’anima del cristiano assetata della grazia divina.


Il bosco incantato dell’abside di Sant’Apollinare in Classe

Sant’Apollinare in Classe, considerato una delle più belle basiliche paleocristiane, colpisce chi lo visita per la decorazione musiva dell’abside, dove il Santo patrono è al centro di un armonioso bosco popolato da numerose specie vegetali, dal gregge sacro e da numerosi uccelli. Molti di questi attori hanno valore figurativo, come gli ulivi, simboli di pace, che toccano il cielo dorato con le loro chiome. Altri, come il pino domestico, hanno un forte legame con il territorio ravennate per l’importanza delle pinete di Classe e di San Vitale.

Tra la vegetazione, sono raffigurati molti uccelli: ci sono colombi, il pollo sultano e il parrocchetto dal collare, fagiani, la coturnice e altri difficilmente identificabili. I pennuti danno colore e dinamismo alla scena, arricchendo il paesaggio e contribuendo all’amenità di questo bosco sacro.


Alla ricerca dei pavoni di Ravenna: da San Vitale alla Classense

Forse meno noto della colomba ma non meno importante, il pavone è davvero molto presente nelle decorazioni musive ravennati. Questo bellissimo animale rappresentava già nelle antiche religioni pagane l’immortalità, in quanto una leggenda voleva che le sue carni non si decomponessero dopo la morte. Questa simbologia fu adottata anche dai cristiani, che la adattarono al concetto di risurrezione e vita eterna.

Vi sfidiamo a cercare tutti i pavoni presenti nella Basilica di San Vitale! Sapreste elencarne alcuni? Alla base di una delle vele dell’abside, dove sono raffigurate molte specie animali e volatili, si distinguono due begli esemplari. A questi se ne aggiungono altri quattro posti alla base dei festoni floreali, dove sono rappresentati poggiati su globi azzurri mentre fanno la ruota. Oltre a quelli sgargianti del soffitto, in San Vitale si possono ammirare pavoni anche nella pavimentazione in mosaico dell’abside e nella lastra dei resti del sacello risalente alla prima metà del V secolo, oltre all’immagine incisa sul sarcofago dell’esarca Isacio.

Il pennuto blu si può trovare anche in altri luoghi della città e, per iniziare la caccia al tesoro, ve ne segnaliamo altri tre: ne potrete ammirare uno alla Biblioteca Classense, nella sala del mosaico, dove è al centro di un bellissimo pavimento del VI secolo; l’ingresso della Cappelleria Inglese, in via Raul Gardini 3, ospita una di queste affascinanti creature in un’opera di mosaico contemporaneo del 1998 di Cesare Vitali; infine, due pavoni sono scolpiti in uno dei pannelli centrali della cattedra eburnea del vescovo Massimiano del VI secolo, il fiore all’occhiello del Museo Arcivescovile.

 


 

Aggiungereste qualcosa a questa lista? Scrivetecelo nei commenti 😉

 

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Quando i mosaici di Ravenna hanno ispirato la collezione di Chanel

Quando i mosaici di Ravenna hanno ispirato la collezione di Chanel

Tutti sanno che la nostra città ha ispirato poeti, scrittori, e musicisti, ma è meno noto che i mosaici di Ravenna abbiano suggestionato anche una collezione di moda. Tutto ha inizio con una visita di Karl Lagerfeld, stilista e fotografo tedesco, alla nostra città, una decina di anni fa. L’artista rimane molto colpito da Ravenna e, in particolar modo, dai mosaici e dalla luce dei loro bagliori.

Fare un viaggio a Ravenna, lo sappiamo, è fare un po’ anche un viaggio esotico nel passato: le decorazioni musive dei nostri patrimoni Unesco sono una grande testimonianza della storia bizantina. Insomma, da questa esperienza nascono due grandi progetti dell’artista: il libro fotografico Byzantine Fragments e la collezione Pre-Fall 2010/2011 di Chanel, di cui Lagerfeld è il capo esecutivo dei disegnatori.

In un’interessante intervista-commento alla collezione, Lagerfeld spiega il motivo del suo viaggio: Istambul non è più bizantina, è diventata una città ottomana. «Le uniche tracce di Bisanzio che esistono – dice – sono a Ravenna». Ecco il filmato:

Coco Chanel come Teodora: una donna e il suo impero

La bellezza dei mosaici non è tutto, conta anche la storia che raccontano: Lagerfeld confronta il destino della nostra Teodora e quello di Coco Chanel, la celebre donna che fondò la casa di moda di cui porta il nome. Teodora, di cui si ammira il ritratto musivo nella Basilica di San Vitale, nacque da un guardiano di bestie dell’Ippodromo e fu poi teatrante, ma divenne comunque una grandissima Imperatrice, anche se per i suoi detrattori era poco più che una prostituta.

Allo stesso modo anche Coco Chanel veniva dal nulla e conobbe un’ascesa inarrestabile, determinata ad ottenere un futuro che fosse alla sua altezza. Nata da un venditore ambulante e cresciuta in un ospizio per poveri e poi in un orfanotrofio, cominciò a distinguersi poco più che ventenne per il suo stile unico e anticonformista e, partendo dal nulla, pian piano creò il suo personale impero della moda. Lagerfeld inoltre ricorda che la rivoluzionaria stilista francese amava i gioielli con un tocco di esotico e bizantino.

Coco Chanel | © vogue.in

Coco Chanel | © vogue.in

 

Paris – Byzance

La sfilata Pre-Fall 2010/2011 è stata emblematicamente intitolata Paris – Byzance: gli abiti pensati da Lagerfeld e dai suoi collaboratori sono tutti da ammirare. Per chi conosce bene Ravenna e i suoi mosaici sarà un grande orgoglio riconoscere l’influenza delle tessere tanto amate nella collezione della grande casa di moda francese! L’ambiente non poteva che essere ricco di riflessi dorati e suggestioni orientaleggianti. Qui sotto trovate il video completo dello spettacolo:

L’immagine di Teodora è il primo riferimento iconografico che si nota, soprattutto per l’acconciatura e i gioielli ornamentali che indossano le modelle, ma ci sono molte altre citazioni ravennati nella collezione. Cosa vi ricordano le decorazioni del maglione indossato della modella al centro, nell’immagine sottostante? 😉

 

Backstage della Pre-Fall 2011 Paris Byzance di Chanel | Photo ©Benoît Peverelli via chanel.com

Backstage della Pre-Fall 2011 Paris Byzance di Chanel | Photo © Benoît Peverelli via chanel.com

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