La mia Maratona di Ravenna

La mia Maratona di Ravenna

Hai voglia di raccontare cosa vuol dire correre la Maratona in una città come Ravenna?

Una domanda apparentemente facile, in considerazione soprattutto del fatto che la corsa è lo sport che amo, la mia passione e che ho corso negli ultimi anni tutte le distanze di questa magnifica gara, dai 10km alla distanza regina, i mitici 42,195 km. Ma soprattutto perché per lavoro collaboro con l’organizzazione e ho il privilegio di poter capire un po’ come gira tutta quella macchina organizzativa che ai più resta, ovviamente, nascosta.
Inoltre sono romagnolo, uno di quei romagnoli innamorati di questa terra e Ravenna è una città che, per chi è nato e cresciuto in questo fazzoletto di terra accarezzato dalle colline e baciato dal mare, emana sempre un fascino carico di storia, di arte e di cultura, valorizzato dalla splendida gente che la Romagna sa così abbondantemente partorire.

Quindi paradossalmente parlare delle proprie passioni e di una cosa così intima come la corsa, per come la concepisco io almeno, risulta decisamente complesso, anche a un chiacchierone di professione come me.

Allora, come sempre accade parto da alcune immagini, che hanno il potere, come le foto, di congelare in eterno un istante tutte le emozioni che quel momento racchiude, per poi restituircele quando abbiamo voglia di riassaporarle.


La partenza

La prima immagine: sono in griglia di partenza. Pressato da altri centinaia di runner. Qualcuno si scalda, un ragazzo guarda nervosamente la punta delle sue scarpette, forse alla ricerca della concentrazione, forse in preda alla tensione per un obiettivo che si è fissato nella sua mente e che ora deve andare a prendere.
Sono immerso in quel mondo parallelo dei partecipanti alla gara, di quelle persone che tra pochi minuti invaderanno le vie di Ravenna, mischiandosi alla città, ma restando sempre però immersi nella loro bolla di concentrazione, presenti ma non del tutto, protagonisti ma indistinti, felici ma tesi e stanchi.

Fuori, oltre le transenne ci sono i curiosi, quelli che vengono a vederti come si guardano gli animali esotici allo zoo, con un misto di ammirazione e di pacato timore. Si chiedono cosa ci spinga a portare il nostro corpo al limite, a correre per ore e ore per arrivare magari millesimi, ma comunque con le braccia al cielo come se avessimo vinto e fatto il record del mondo.


La Fatica

Beh questo è difficile spiegarlo. Anzitutto per me. Almeno senza sembrare un folle ai più. Perché per me il punto di forza di questo sport, la sua scintilla di magia, è tutta racchiusa proprio nella caratteristica che scoraggia chi si approccia per la prima volta. Parlo della Fatica.
Scritto volutamente con la maiuscola, perché dopo tanti chilometri la Fatica diventa un’entità presente, tangibile, quasi fisica e sta sempre lì con te, passo dopo passo. Allora tu puoi semplicemente accettarla, farla tua e tirarne fuori il meglio, perché di pregi ne ha se si sa scavare oltre la superficie.

La fatica ti porta a selezionare le priorità, ad acuire le percezioni a costringerti a guardare ogni cosa con occhio umile e godere di piccoli traguardi intermedi raggiunti che sai già che tutti uniti, alla fine, ti porteranno a tagliare il traguardo più importante. Soprattutto mentre corri devi togliere la tua mente dall’atto tecnico e a relegare l’aspetto meccanico a un automatismo che il tuo corpo può svolgere in autonomia, perché a questo lo hai addestrato nei lunghi mesi di allenamento.

Il mio arrivo - Maratona di Ravenna Città d'Arte

Il mio arrivo – Maratona di Ravenna Città d’Arte

Allora alzi la testa, ti immergi nel luogo dove sei e assapori ogni cosa diversamente. I luoghi e le strade in cui sei passato distrattamente mille volte assumono un altro contorno, un’aurea tutta loro, si illuminano. I ciottoli delle antiche strade del centro non sono una semplice via, ma un insieme di pietre ognuna con una sua fisionomia che ti trasmette sensazioni diverse.

I grandi monumenti ti trasmettono un senso di trasporto, quasi ti sussurrano di proseguire, perché loro ne hanno visti passare tanti e ti dicono che arrendersi non è una scelta praticabile. Sai che stai facendo quello che ami passando proprio davanti alla tomba del Sommo Poeta, sfiorando le chiese che hanno reso l’arte bizantina un faro di cultura, accarezzando l’imponenza del mausoleo di Teodorico che dorme placido nel verde non perdendo nulla della sua maestosità.

Allora ti senti che forse non sei davvero un folle che fa uno sport incomprensibile ma, anzi, ti senti quasi un privilegiato, perché godere di una città in questo modo vuol dire assaporarla e soprattutto significa che da ora in poi non potrai più guardarla nello stesso modo. Ogni via, ogni sua pietra ti ricorderà, da oggi, un’emozione, un momento particolare, una piccola difficoltà, il sorriso di una persona che correva di fianco a te.

Poi arriva il momento che amo di più, quando dalle larghe vie ti immetti nei dedali di stradine, dove, in modo quasi inaspettato, le urla ti distolgono dai tuoi pensieri. Ti rendi conto di nuovo che stai facendo fatica, che tanti chilometri hai già fatto e tanti te ne mancano e ti assale il solito dubbio: ce la farò?
Ma quelle urla, che ti strappano al tuo mondo sono il carburante che in realtà ti serve. E hanno il volto di centinaia di bimbi che ti guardano come un campione, che si sporgono in strada per darti un cinque e tu sprechi qualche passo in più per raggiungerli, perché quel battito delle mani è una scossa che ti spinge. Sono i visi di persone che hanno scelto di stare qualche ora in piedi al bordo della strada per applaudire un contabile, un avvocato, uno studente che per un giorno è semplicemente uno sportivo, uno che ha deciso di mettersi in gioco e di portare la sua storia in giro per le vie della città.


Gli ultimi metri

La seconda immagine che mi è subito venuta in mente all’inizio di questo piccolo racconto è invece quella diametralmente opposta. La diapositiva chiara dei pochi metri che ti separano dall’arrivo. Quando, voltata l’ultima curva, vedi in lontananza il gonfiabile dell’arrivo. Il momento in cui non esiste più fatica e tutto si scioglie in un sorriso. In cui la gente si accalca dietro le transenne e ti spinge letteralmente in quegli ultimi passi urlando e battendo le mani, scandendo il tuo nome che legge sul pettorale e facendoti capire come tu stia davvero partecipando non a un’esperienza riservata, ma a una festa di tutta la città. Quella città che oggi si è messa davvero il vestito bello delle ricorrenze e che ha capito che quelle migliaia di folli che corrono e invadono le sue vie sono un privilegio, un’occasione per mostrare a una fetta di Italia e di mondo le cose splendide che questa città ha da mostrare.

Prima di alzare le braccia al cielo e festeggiare la mia medaglia da finisher, mi assale sempre una marea di pensieri.
In primis mi ricordo perché lo faccio, perché tolgo tempo a tante cose per allenarmi. Per sentire proprio quella gente che ti spinge, che tifa per te anche se non ti conosce e si dimenticherà di te dopo un minuto. Mi viene in mente che sono uno fortunato anzi, quasi un privilegiato. Perché ancora una volta ho finito quella che per me non è una semplice gara. È una delle poche occasioni che ho di coniugare lavoro e passione, di portare i miei sogni dentro un mondo che amo, di poter mettere la mia competenza al servizio dell’ottima riuscita di un evento a cui sono affezionato. Ringrazio perché ho potuto guardare, dal mio piccolo angolino, la fatica e gli sforzi di Stefano, Benedetta, Sabrina e di tutti coloro che si impegnano perché per noi runner questo sia semplicemente un giorno di sport, coccolandoci con un’organizzazione puntuale. Di poter conoscere quelli che per molti sono soltanto nomi e che per me sono diventati invece compagni di viaggio e di condivisione.

La medaglia 2018 della Maratona di Ravenna Città d'Arte | © maratonadiravenna.com

La medaglia 2018 della Maratona di Ravenna Città d’Arte | © maratonadiravenna.com

E mentre ringrazio e mi chiedo se potrò essere ancora così fortunato alzo automaticamente le braccia al cielo e passo sotto al gonfiabile.

Una sorridente ragazza mi mette la più bella medaglia del mondo, tutta in mosaico, al collo e come nello spezzarsi un incantesimo Ravenna torna a riaddormentarsi e ridiventa la città di sempre. Ma io so che l’ho vissuta nella sua essenza e che potrò sempre trovarla lì, splendidamente allestita a festa, nella mia mente. Poi rispondo a uno dei mille messaggi che mi sono arrivati e che mi chiede se anche quest’anno ne è valsa la pena. E semplicemente e d’istinto rispondo ancora una volta che si, vale sempre la pena di correre a Ravenna, perché torni a casa ogni volta senza un piccolo prezzo di cuore lasciato in quelle strade, come succede sempre nei grandi amori.

Ravenna in luce: i sogni luminosi della città

Ravenna in luce: i sogni luminosi della città

Anche l’edizione 2018 di Ravenna in Luce è stata un successo… E come poteva non esserlo?
L’appuntamento di quest’anno si è fatto in tre. Dal 21 dicembre al 6 gennaio 2019, ogni sera dalle 18.00 alle 22.00, tre luoghi della città hanno preso vita illuminandosi a festa con sorprendenti proiezioni.

Il primo – Visioni di Eterno® di Andrea Bernabini (N.E.O. Project) – ha animato la prestigiosa Basilica di San Vitale, monumento Unesco dal 1996, con un suggestivo videomapping 3D dal titolo Il dono dell’Imperatrice. Un’animazione capace d’instaurare un dialogo perfetto tra la sua decorazione musiva e le suggestioni che suscita quando la si visita.
Ogni sera al calare della luce la coppia imperiale bizantina, Giustiniano e Teodora, risplende sulla basilica, dando forza a quel legame esistente tra arte e bellezza. Tra i mosaici proiettati compaiono nella notte l’opera di Klimt, il Ritratto di Adele Bloch-Bauer, ispirato dai viaggi compiuti a Ravenna (trovate qui il racconto!) e l’inconfondibile profilo del Sommo Poeta Dante Alighieri, che proprio a Ravenna trovò dimora e ispirazione per completare la sua Commedia (leggete un nostro vecchio articolo).

Giustiniano e Teodora a Visioni di Eterno 2018, Ravenna in Luce, Basilica di San Vitale, ad opera di Andrea Bernabini - N.E.O. Project | Photo © Nicola Strocchi

Giustiniano e Teodora a Visioni di Eterno 2018, Ravenna in Luce, Basilica di San Vitale, ad opera di Andrea Bernabini – N.E.O. Project | Photo © Nicola Strocchi

Se dalla basilica ci si sposta in Piazzetta Unità d’Italia, s’incontra il secondo spettacolo dalla rassegna Ravenna In Luce. Accanto a Piazza del Popolo, è qui che myRavenna Be Inspired narra attraverso due diversi video cosa significhi sognare e scoprire una città come Ravenna.
Alice in RavennaLand è un cartone animato confezionato da Panebarco & C. e racconta di una bambina che, mentre è in viaggio verso la nostra città, fantastica sui suoi tesori. She Walks in Beauty di Matteo Bevilacqua, invece, segue il cammino di una ragazza alle prese con la bellezza di Ravenna e il suo potenziale onirico e suggestivo.

Il terzo spettacolo di Ravenna In Luce, infine, si presenta davanti allla facciata del Museo MAR che fino al 13 gennaio ospita la mostra ?War is Over. Arte e Conflitti tra mito e contemporaneità (se ancora non avete avuto modo di vederla, sbrigatevi prima che finisca).
A risplendere questa volta – in dialogo con le opere presenti all’interno dello spazio espositivo – è forse la più importante opera d’arte del Novecento di denuncia alla guerra: Guernica di Pablo Picasso.

Se ancora non vi abbiamo convinto, ecco qui una galleria d’immagini della rassegna Ravenna in Luce.
Pronti a sognare? Avete tempo fino a domenica 6 gennaio!

Quando i mosaici di Ravenna hanno ispirato la collezione di Chanel

Quando i mosaici di Ravenna hanno ispirato la collezione di Chanel

Tutti sanno che la nostra città ha ispirato poeti, scrittori, e musicisti, ma è meno noto che i mosaici di Ravenna abbiano suggestionato anche una collezione di moda. Tutto ha inizio con una visita di Karl Lagerfeld, stilista e fotografo tedesco, alla nostra città, una decina di anni fa. L’artista rimane molto colpito da Ravenna e, in particolar modo, dai mosaici e dalla luce dei loro bagliori.

Fare un viaggio a Ravenna, lo sappiamo, è fare un po’ anche un viaggio esotico nel passato: le decorazioni musive dei nostri patrimoni Unesco sono una grande testimonianza della storia bizantina. Insomma, da questa esperienza nascono due grandi progetti dell’artista: il libro fotografico Byzantine Fragments e la collezione Pre-Fall 2010/2011 di Chanel, di cui Lagerfeld è il capo esecutivo dei disegnatori.

In un’interessante intervista-commento alla collezione, Lagerfeld spiega il motivo del suo viaggio: Istambul non è più bizantina, è diventata una città ottomana. «Le uniche tracce di Bisanzio che esistono – dice – sono a Ravenna». Ecco il filmato:

Coco Chanel come Teodora: una donna e il suo impero

La bellezza dei mosaici non è tutto, conta anche la storia che raccontano: Lagerfeld confronta il destino della nostra Teodora e quello di Coco Chanel, la celebre donna che fondò la casa di moda di cui porta il nome. Teodora, di cui si ammira il ritratto musivo nella Basilica di San Vitale, nacque da un guardiano di bestie dell’Ippodromo e fu poi teatrante, ma divenne comunque una grandissima Imperatrice, anche se per i suoi detrattori era poco più che una prostituta.

Allo stesso modo anche Coco Chanel veniva dal nulla e conobbe un’ascesa inarrestabile, determinata ad ottenere un futuro che fosse alla sua altezza. Nata da un venditore ambulante e cresciuta in un ospizio per poveri e poi in un orfanotrofio, cominciò a distinguersi poco più che ventenne per il suo stile unico e anticonformista e, partendo dal nulla, pian piano creò il suo personale impero della moda. Lagerfeld inoltre ricorda che la rivoluzionaria stilista francese amava i gioielli con un tocco di esotico e bizantino.

Coco Chanel | © vogue.in

Coco Chanel | © vogue.in

 

Paris – Byzance

La sfilata Pre-Fall 2010/2011 è stata emblematicamente intitolata Paris – Byzance: gli abiti pensati da Lagerfeld e dai suoi collaboratori sono tutti da ammirare. Per chi conosce bene Ravenna e i suoi mosaici sarà un grande orgoglio riconoscere l’influenza delle tessere tanto amate nella collezione della grande casa di moda francese! L’ambiente non poteva che essere ricco di riflessi dorati e suggestioni orientaleggianti. Qui sotto trovate il video completo dello spettacolo:

L’immagine di Teodora è il primo riferimento iconografico che si nota, soprattutto per l’acconciatura e i gioielli ornamentali che indossano le modelle, ma ci sono molte altre citazioni ravennati nella collezione. Cosa vi ricordano le decorazioni del maglione indossato della modella al centro, nell’immagine sottostante? 😉

 

Backstage della Pre-Fall 2011 Paris Byzance di Chanel | Photo ©Benoît Peverelli via chanel.com

Backstage della Pre-Fall 2011 Paris Byzance di Chanel | Photo © Benoît Peverelli via chanel.com

Gustav Klimt a Ravenna: due viaggi d’oro

Gustav Klimt a Ravenna: due viaggi d’oro

Se avete seguito gli ultimi articoli del blog, avrete sicuramente notato che si è molto parlato di ispirazione ultimamente. Qui scriviamo di Ravenna, una vera città d’arte, e raccontare della sua storia significa anche ripercorrere i passi dei grandi artisti e scrittori che hanno generato nuova bellezza stimolati da quella che hanno scoperto qui. Dante ha scritto ispirato dai nostri mosaici, D’Annunzio ha composto una poesia per il Guidarello, Dario Fo ha riscritto la storia di Ravenna, Borges ha raccontato di Droctulfo, antico cavaliere… La lista di esempi è lunga, e noi di #myRavenna vogliamo provare a raccoglierli tutti, un pezzo per volta.

Oggi andiamo alla riscoperta del valore del nostro patrimonio artistico attraverso la storia di Gustav Klimt. Il celebre artista austriaco, animatore di quella rivoluzione che fu la cosiddetta secessione viennese, nel 1903 fece due viaggi a Ravenna che furono fondamentali per la sua formazione. Il fatto in sé è piuttosto eccezionale: pare che Klimt fosse un uomo piuttosto ansioso e ipocondriaco, e che non amasse allontanarsi da Vienna e intraprendere lunghi viaggi. Eppure di Ravenna non si fece bastare un solo sopralluogo.

Di questi viaggi restano alcune cartoline, spesso inviate alla sua compagna Emilie Flöge. Una di queste accenna al maltempo e alle avversità che aveva dovuto superare (era appena stato a Venezia, dove c’era l’acqua alta), e racconta di una forte pioggia che gli entrava nella stanza. Ai suoi occhi, Ravenna appariva ancora “molto misera”, forse in confronto alla grande capitale culturale europea che doveva essere Vienna in quegli anni. Quello che però gli interessava davvero del viaggio erano le tessere di mosaici dei nostri monumenti: “di incredibile splendore”.

Gustav Klimt nel 1913, in una foto di Anton Josef Trčka | Photo © Wikimedia

Gustav Klimt nel 1913, in una foto di Anton Josef Trčka | Photo © Wikimedia

Il cuore di Klimt a Ravenna fu rubato proprio dalla grandezza artistica ed espressiva dei nostri mosaici. L’artista era un vero intenditore: quando era ragazzo infatti aveva imparato a padroneggiare i segreti dell’arte musiva alla scuola di arti e mestieri dell’Austria. L’oro dei mosaici di Ravenna inoltre, sicuramente doveva avergli suscitato il ricordo dell’attività del padre e del fratello, che erano orafi di professione.

Ma perché la scoperta di Ravenna è stata così importante per lui?

Con i due viaggi nella nostra città Klimt ha iniziato a scrivere un capitolo fondamentale della sua carriera artistica, il cosiddetto periodo d’oro. I riflessi aurei dei mosaici ravennati hanno ispirato i più grandiosi quadri di quegli anni, come il famoso Ritratto di Adele Bloch-Bauer del 1907, dove la rosea figura femminile sembra liberarsi con un sospiro dal dorato mondo bidimensionale che le fa da sfondo. Non ricordano i nostri mosaici, le decorazioni alle sue spalle e quelle del suo vestito? Molti in lei ravvisano una Teodora! Oltre a questo dipinto, in tanti altri sono riscontrabili le influenze della visita di Klimt a Ravenna: avete forse presente Il bacio?

Ritratto di Adele Bloch-Bauer di Gustav Klimt (1907) | Photo © Wikimedia

Ritratto di Adele Bloch-Bauer di Gustav Klimt (1907) | Photo © Wikimedia

Quest’anno si ricorda questo grande artista nel centenario dalla sua morte, e Klimt a Ravenna verrà celebrato in un modo molto speciale. Visioni di Eterno, la rassegna di video mapping 3D di Andrea Bernabini, per tutte le festività animerà la Basilica di San Vitale e renderà omaggio anche all’ispirazione che Klimt ha tratto dai mosaici al suo interno, per continuare a gettare ponti tra il nostro glorioso passato artistico e il futuro.

Ma c’è un altro modo per ricordare il passaggio di Klimt a Ravenna: al MAR Museo d’Arte della città di Ravenna è possibile ammirare un suo disegno: Nudo di donna (1914-1915) è uno dei tanti omaggi dell’artista alla femminilità, da cui tutta la vita fu fortemente affascinato.

Nudo di donna di Gustav Klimt (1914-5) | Photo © MAR Museo d'Arte della città di Ravenna

Nudo di donna di Gustav Klimt (1914-5) | Photo © MAR Museo d’Arte della città di Ravenna

La vera storia di Ravenna raccontata da Dario Fo

La vera storia di Ravenna raccontata da Dario Fo

C’è chi dice che a volte le favole siano importanti quanto la Storia vera, e anche io penso sia così. Non si può prescindere dalla veridicità delle fonti storiche per conoscere il nostro passato, ma anche le fiabe e le leggende contribuiscono al racconto di ciò che è accaduto. La Storia non è solo ciò che è successo, ma anche il ricordo che ne viene tramandato.

Questo lo sapeva bene anche un grande giullare che amava molto la nostra città e che ne divenne anche cittadino onorario. Di chi sto parlando? Di Dario Fo, ovviamente! Artista poliedrico, si lasciò ispirare dal forte fascino dell’antica capitale bizantina e dalle sue leggende… E alla vigilia del XXI secolo diede alle stampe un bel libro illustrato, emblematicamente intitolato La vera storia di Ravenna.

Ad avvicinare Fo a Ravenna è stata la collaborazione che strinse con l’Accademia di Belle Arti della città tra il ’98 e il ’99. Era un periodo molto particolare: lui fresco fresco di Nobel, l’ABA in procinto di trasferirsi alla Loggetta Lombardesca per fare posto al MAR. L’artista collabora con gli studenti per la realizzazione di briose tende da mare variopinte, alla maniera di una volta. Si rivela un successo: i soldi raccolti con la vendita finanziano attività didattiche dei ragazzi.

Intanto, l’amore è sbocciato: Dario Fo di Ravenna è fortemente entusiasta:

Ravenna può esibire avvenimenti e situazioni uniche e irripetibili, tali da far schiattare di meraviglia ogni abitante di questo mondo, specie se giapponese.

Il lavoro su La vera storia di Ravenna è così che nasce: spontaneamente, con slancio e gioia, ammirazione e senso di appartenenza. L’artista inizia il suo racconto coinvolgendo gli allievi dell’Accademia nella realizzazione di grandi tavole pittoriche dal forte impatto visivo, che dovevano servire anche come invito ai giovani e meno giovani di Ravenna perché ricominciassero a ritrarre la loro città. Fo dipinge, in piedi, con un bastone su cui ha fissato il pennello, come fanno i pittori di scena.

Dario Fo dipinge | © accademiaravenna.net

Dario Fo dipinge | © accademiaravenna.net

Il libro si struttura in brevi capitoletti corredati da vivacissime immagini (sono oltre 150!), dove la storia della Ravenna romana e bizantina viene ripercorsa passo passo, da quando ancora era un insieme di isole, attraverso i fatti salienti, le storie popolari e le leggende. Il titolo è provocatorio:

Tirate a secco quelle storie, le ho ben sbattute in soluzione di lisciva e ve le vado a riproporre, cercando di divertire il lettore e magari anche di scandalizzarlo fino a una salutare indignazione, proprio a partire dal titolo. In questo mondo di sonno collettivo da rintronati, un sussulto con fremito ogni tanto non ci sta male!

I grandi protagonisti del nostro passato sono raccontati attraverso aneddoti poco noti, che Fo ha trovato grazie a un’attenta ricerca bibliografica. Per fare qualche esempio… L’imperatore Onorio, fratello di Galla Placidia, aveva una gallina di nome Roma che amava immensamente, più di sua moglie e di Roma stessa. La portava sempre con sé, e non permetteva a nessuno di prenderlo in giro. Rifugiatosi a Ravenna con la corte, iniziò a temere che qualcuno potesse volergli rubare il suo amatissimo volatile per mangiarselo, visto che con le tempeste e le mareggiate la città si trovava di fatto isolata. Allora fece addestrare un cane che la proteggesse e per un po’ la cosa funzionò… Fintanto che non fu lo stesso cane a cibarsene! Disperato, per vendicare l’onta subita e il gran dolore lo infilzò con la spada e lo fece arrostire: venne servito infarcito di gallina.

Grande attenzione viene dedicata anche all’imperatrice Galla Placidia: la sua biografia è costellata di episodi e avventure, e fu messa alla prova dalla sorte svariate volte. «Sarebbe la storia ideale per costruire un dramma romanzesco – dice Fo -, una soap-opera da 100 puntate minimo». Non mancano nemmeno le leggende che la riguardano! Pare che, in seguito al tentativo di usurpazione di Giovanni Primicerio, quando Galla dovette lanciare l’attacco dell’esercito per riprendersi il trono di Ravenna, il comandante Ardaburio ebbe una guida d’eccezione… Un angelo! La leggenda narra che fu un angelo a indicare il cammino giusto da seguire ai bizantini, tra le sabbie mobili e acquitrini invalicabili, così che Galla poté riottenere la corona imperiale.

Galla Placidia ritratta da Dario Fo

Galla Placidia ritratta da Dario Fo

Il narratore Fo di certo non poteva omettere la leggenda della morte dell’Imperatore Teodorico. Diverse sono le versioni, e una è più fantasiosa dell’altra! Una di queste vuole che l’Ostrogoto, in groppa al suo fidato destriero, si trovasse sulla cima di un vulcano, l’Etna o lo Stromboli. Il cavallo, impazzito senza motivo, si sarebbe gettato nel cratere infuocato, trascinando con sé il disgraziato re imprecante. Un’altra, racconta di un Teodorico ormai triste, depresso, roso dai sensi di colpa. I suoi cuochi cercavano sempre di tirarlo su con deliziosi manicaretti, finché…

Steso su un vassoio molto grande viene portato in sala da pranzo un grosso pesce rosato pronto per essere servito a tavola. La bocca del pesce si spalanca  e fra i suoi denti appare la testa di un uomo: è quella del senatore Simmaco! Il re, qualche giorno prima, aveva ordinato che gli fosse mozzato il capo, e quindi gettato a mare.
A Teodorico sfugge un urlo di raccapriccio, trema, poi spalanca gli occhi e la bocca in una terrificante smorfia. Si rovescia in avanti verso il pesce e si ritrova faccia a faccia con il capo mozzo del senatore. Entrambi morti stecchiti.

Le fiabe e le leggende, gli aneddoti curiosi e le bizzarrie segrete dei personaggi della nostra storia riescono ad essere sempre più memorabili che i fatti realmente accaduti… Almeno per me. Sarà che hanno a che fare con un immaginario fantasioso, folle, surreale, in grado di aggrapparsi a sogni e incubi, risultando più verosimile del verosimile.

Se questi pochi esempi vi hanno incuriosito, sono sicura che La vera storia di Ravenna di Dario Fo ha per voi in serbo tante sorprese! Sulla pagina Facebook di Ravenna Tourism (a questo link), c’è disponibile anche un video-racconto di Fo sulla sua storia di Ravenna. Enjoy!